Non c’è scampo. Da quel maledetto venerdì 13, da quando la nave Concordia si è incagliata a pochi metri dall’isola del Giglio tutti ci sentiamo in dovere di dire la nostra in merito a questa tragedia.
Giornali e televisioni in particolare hanno trovato materiale succulento per tenerci attaccati alla notizia. Hanno creato il mostro ed hanno creato gli eroi per alimentare la nostra fantasia, e a noi non sembra quasi vero di poter chiacchierare e teorizzare su questa storia che, per nostra fortuna, non ci coinvolge direttamente e ci consente pure di tener lontano dalla mente i problemi che tutti i giorni dobbiamo affrontare: il lavoro, che magari non c’è, il costo della vita che ci sta scappando di mano e le prospettive per il futuro sempre più incerte.
Ma per fortuna ci sono loro, i mostri e gli eroi protagonisti di questa tragedia, personaggi in grado di farci discutere animatamente con tutti i SE e tutti MA del caso.
Ci siamo tutti trasformati in perfetti “lupi di mare”, esperti in tecnica di navigazione e norme marittime. La cosa non mi sorprende, basta tornare indietro con la memoria ai tempi delle performance di Azzurra o il Moro di Venezia in Coppa America, d’improvviso tutti, dai bambini all’asilo fino ai pensionati riuniti al club bocciofilo iniziammo a parlare di randa e boma, e poi orzare,cazzare, strambare… insomma, niente di nuovo nelle nostre abitudini.
E tu? E tu cosa pensi? Questa domanda ormai mi ha stancato.
Se posso cerco anche di evitare l’argomento perché si gira sempre intorno alle stesse parole e sempre intorno agli stessi protagonisti: il codardo e gli eroi.
Ma siamo sicuri che ai protagonisti di questa storia siano stati attribuiti i ruoli esatti? Non so… Il comandante della nave è sicuramente colpevole del reato di stupidità e per quanto riguarda il resto vedremo cosa gli riserverà il futuro.
Ma nella “gabbia dei colpevoli” non c’è solo lui. Il comandante è l’arma che ha sparato il colpo ma altri hanno premuto il grilletto. Queste navi sono continuamente monitorate da compagnie di navigazione, assicurazioni, capitanerie…. tutti sapevano, tutti vedevano. Possibile che nessuno almeno una volta abbia detto -“Scusa, ma ieri, che cazzo (*) ci facevi li?”-.
Fin tanto che le cose vanno sempre bene si chiude un occhio e a volte anche due, se poi le cose vanno male…peggio per chi ci resta coinvolto. Gli altri? Silenziosamente aspetteranno che il mondo dimentichi.
(*) = Il vocabolo non frequentata abitualmente questo blog, ci è arrivato in quanto sdoganato dall’episodio di cronaca trattato.
“Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!?” – “Beh…un attimo, calma! Intanto chiamami Pompeo e non Romeo!” -
Come minimo fareste un balzo sulla poltrona se durante una rappresentazione teatrale vi proponessero questa brusca variazione nel testo di Romeo e Giulietta, il classico che più classico non si può. Eppure se lo spirito del teatro dovesse in qualche modo intaccare il mondo reale una situazione del genere potrebbe capitare davanti ai nostri occhi.
Questa contorta introduzione mi serve per raccontare la storia di Pompeo C. serenamente deceduto di vecchiaia poche settimane fa.
Ai miei occhi Pompeo C. aveva duecento anni! Ero bambino e lui era già vecchio. Un uomo alto e magro che indossava estate ed inverno una giacca grigia e che a bordo della sua bicicletta passava davanti alla mia casa portando sempre alcune cassette di verdura in equilibrio sul manubrio. Sprezzante dell’età che avanzava, sprezzante dei pericoli della strada (negli ultimi anni la vicina provinciale è diventata quasi un autodromo), sprezzante delle cadute e dei rimproveri di polizia municipale, carabinieri e finanzieri Pompeo C. ha continuato a girare con la sua bicicletta fino a pochi mesi dalla sua morte.
Qualche giorno fa, avendo l’occasione di passare per il cimitero, decisi di far una visita alla sua tomba e li, di fronte alla lapide, ecco la scoperta: Il vero nome di Pompeo C. in realtà era Romeo C.! Rimasi stupito dalla “rivelazione” così come erano rimaste stupite (ho saputo in seguito) le persone che avevano partecipato al funerale. Pochissimi erano quelli che conoscevano il vero nome di Pompeo C. (per me rimarrà tale).
La cosa mi ha fatto riflettere non poco. E’ vero che i soprannomi esistono da sempre; dalle mie parti Giovanni era Bepi, Antonio era Toni, ecc… forme contratte del nome originale oppure nomignoli di pura fantasia, ma qui si parla di un nome reale sostituito da un altro nome reale! E non si tratta di un episodio isolato: ricordo il caso di un uomo ricoverato in ospedale dopo un incidente stradale. Ad un’infermiera venne detto “In pronto soccorso è arrivato un tale *** **** , è un tuo parente?” – “Non so chi sia” – Aveva risposto lei. In realtà era suo zio ma lei, come tutti, lo conosceva con un nome che non era quello scritto sui documenti.
Situazioni analoghe possono presentarsi anche con i cognomi. Faccio un esempio personale. La mia famiglia ha un cognome tipicamente Veneto e diciamo “ordinario” ma per la gente della zona (…le vecchie famiglie) siamo conosciuti come “bùscarei”, forma alterata di “bruscar” ovvero “potare”, questo perché i miei…avi lavoravano nei frutteti/vigneti. In questo esempio il soprannome è facilmente riconoscibile ma conosco famiglie dove le cose si complicano e di parecchio. Immaginate una ipotetica famiglia Bianchi conosciuta come famiglia Rossi, ecco, questa è la situazione.
Ora mi chiedo: questo giocare con nomi e cognomi è caratteristico solo del triveneto o funziona così anche altrove? E poi, che senso ha sostituire nomi e cognomi veri con soprannomi altrettanto veri? Se qualcuno me lo sa spiegare……
Come si raccolgono le uova di struzzo?
Un allevatore mi raccontava che le sue recinzioni adibite a “nido” sono dei lunghi corridoi con ad una estremità il punto di cova e ed all’altra una mangiatoia.
Quando è il momento di prelevare l’uovo mamma struzzo viene attirata verso la mangiatoia in modo che l’allevatore possa entrare in sicurezza a raccoglierlo.
Può accadere però che mamma struzzo non abbia fame, non sia in giornata buona per le distrazioni o che sia più furba di quanto si possa immaginare.
La conseguenza è che il povero allevatore, mentre si sta apprestando a raccogliere l’uovo, avverta una presenza alle sue spalle e voltandosi si trovi “vis a vis” con uno struzzo dallo sguardo poco amichevole.
La spiacevole situazione è stata vissuta da questo allevatore che si è trovato scaraventato a terra e pestato. Pestato è il termine corretto perché il pennuto di 150 chili una volta balzato sul corpo dell’uomo iniziò a saltellargli sopra.
All’allevatore non rimase altro da fare che rannicchiarsi in posizione fetale coprendosi la testa con le mani e cercare di rimanere immobile sperando che l’uccello sfogasse rapidamente la sua rabbia.
L’uomo non ricorda se passarono solo pochi secondi o alcuni minuti, quel che conta è che ad un certo punto la tortura finì e lo struzzo si allontanano permettendo così al malconcio allevatore di uscire strisciando dalla recinzione.
Morale: mai più andare da soli a raccogliere le uova. Portare con se qualcuno in grado di gridare “Scappa!!!”
La figlia adolescente dice al padre: – “Papà! Stavo facendo il bagno ed è finita l’acqua calda”! – Il padre rimane di sasso. Ha rinnovato da poco l’impianto di riscaldamento; impianto che gli è costato un super-mega-investimento.
Un sistema ibrido pellets-legna-pannelli solari ad altissimo rendimento (mi ha pure spiegato il funzionamento ma non sto qui a dilungarmi….). L’impianto prevede un sistema d’accumulo d’acqua calda di ben 300 litri, possibile che il “gioiello” sia andato in tilt?
La realtà, scopre poi, è molto più semplice. La figlia è entrata in bagno, ha aperto l’acqua calda, è tornata in camera da letto, ha scelto cosa indossare, è tornata in bagno portando con se un lettore musicale, l’ha acceso e lo ha ascoltato per un po’. Infine si è decisa…ed ha iniziato a lavarsi con quel poco di acqua calda che le era rimasta.
Al termine del racconto il padre mi ha detto:- “ L’estate prossima la mando a lavorare.
E’ arrivato il momento che cominci capire il valore delle cose…..”.
Introduzione: Per chi non conosce il Veneto orientale è doverosa una spiegazione prima di “narrare” la storia vera e propria.
Una delle strade che porta verso il mare segue per buona parte del suo percorso il fiume Sile e, a soli 15 minuti dalle spiagge, con un piccola deviazione dal percorso ci si può fermare all’osteria Pavan.
Un osteria che ha tutte le caratteristiche delle vecchie osterie di campagna, quindi nulla a che vedere con i locali e le attività delle vicine località balneari ed ancor meglio nulla a che vedere con attività legate al mondo del turismo di montagna.
Questo chi vive in zona lo sa bene…o almeno così dovrebbe essere.
La storia: Dino e Silvano sono due “creature acquatiche”; vivono in una località balneare e dedicano buona parte del loro tempo ad attività legate a questo mondo.
Tuttavia sono anche due appassionati di montagna e quando ne hanno l’occasione prendono l’auto e partono per una giornata dedicata alla sci. Può capitare che ai due si uniscano anche altre persone, un’occasione per passare in allegra compagnia le ore dedicate alle piste.
Il Giorno che alla compagnia si unì Giulia non fu diverso dagli altri: partenza di primo mattino, uno spuntino veloce e poi via a sfrecciare sulle piste fino al tardo pomeriggio.
A quel punto i tre, stanchi ma contenti per la bella giornata passata tra le nevi, prendono la strada per casa e tra una chiacchiera e l’altra parte la domanda che segnerà per sempre questo giorno nella storia.
“Giulia. Hai conservato lo skipass?” – “No. Perché? Avrei dovuto?”- Rispose lei perplessa -”Certo, tra poco ci fermeremo allo…Sci Club presso l’osteria Pavan per il rimborso dell’Iva. Basta consegnare lo skipass e ti danno subito i soldi”. Giulia rimase senza parole, nessuno fino a quel momento le aveva mai parlato di rimborsi Iva per lo skipass. Possibile?
Arrivati all’osteria i due uomini scesero dall’auto. “Tu non vieni Giulia?”- “No, io vi aspetto qui, tanto sono senza skipass” – Rispose lei.
Dino e Silvano entrarono nell’osteria a bersi un’ombra.
Risaliti in auto la conversazione prese strada verso altri temi. Ci sarebbero state altre occasioni per decidere se e quando spiegare a Giulia che non esiste nessun rimborso Iva per lo skipass e che si era trattato solo di uno scherzo.
Immagine elaborata da: arthursclipart.org
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Progetto 100 Righe
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