apr 152014
 

albero delle patateLa parola “stupore” è scomparsa dal mio vocabolario da molti anni, troppe ne ho viste e troppe ne ho sentite per giustificare la presenza di questa piccola intrusa a zonzo tra i miei (pochi) neuroni. Eppure, di tanto in tanto, eccola tornare e farsi beffa di me esibendo dei virtuali ma espliciti ampi gesti dell’ombrello, come a dire «Pensavi di esserti liberato di me! Eh?».
Un esempio. A tutti sarà capitato di leggere storie che parlano di moderne forme d’ignoranza. Ogni tanto salta fuori qualche inchiesta che vede protagoniste categorie professionali, religioni, popoli…. e magari il classico bambino Americano convinto che le patate crescano sugli alberi come fossero delle mele. Si, la cosa ci stupisce, ci fa sorridere, ma a pensarci bene rispetta pure una certa logica, sia pur triste.
Parliamo di un bambino che quasi sicuramente vive in una grande metropoli di cemento, non è mai andato in campagna e la suo conoscenza della natura deriva da qualche ora passata davanti alla televisione a guardare i documentari del National Geographic. Le uniche patate che conosce, ed ha toccato con mano, sono quelle tagliate a listelli, surgelate e pronte a finire nella friggitrice. Come dicevo, triste (non giustificabile) ma comprensibile.
La storia può assumere contorni ben più inquietanti se sostituiamo l’ipotetico bambino di Detroit con una signora di mezza età nata e cresciuta nell’Italico nordest dove certamente siamo evoluti e moderni ma l’ipad gira comunque da pochi anni, molti di noi tengono ancora una zappa in garage…se vogliano intendere…
Capita così che alla signora, nostra gradita ospite, venga data l’opportunità di gustare i sapori del nostro orto.
«Vieni» La invitiamo. «Raccogliamo i pomodori».
«Se vuoi sono pronte anche le patate, ne vuoi? Sono da quella parte».
Lei inizia a zigzagare nell’orto e dopo un po’ chiede:
«Scusa? Ma dove sono le patate?»
«Ci sei sopra!»
(Silenzio di tomba)
«Quelle piante proprio accanto a te, dai scaviamo!»
«Scavare? Pensavo si potessero raccogliere come i pomodori».
(Mio silenzio di tomba).

apr 112014
 

genteSpesso quando devo raggiungere un determinano luogo a piedi tendo ad estraniarmi da tutto quello che mi circonda, innesco il passo veloce e via! Non mi distraggono i suoni, i profumi, le immagini Nulla! Questo, purtroppo, tante volte mi fa perdere quei piccoli particolari, quelle curiosità di cui in genere sono “ghiotto”, a volte ci scappa pure la brutta figura perché non inquadro neppure le persone che conosco.
«Hei! Perché non mi hai salutato l’altro giorno?». Questa è la frase che da sempre mi ossessiona. «Mi spiace, non ti ho proprio visto». E giù scuse più offerta di caffè per farsi perdonare… con il sospetto che qualcuno ci marci per farsi offrire il caffettino. Chissà.
Al di la della battuta questa divagazione serve ad introdurre il racconto di un fatto che mi è capitato tempo fa.
Stavo camminando velocemente in mezzo alla gente quando d’improvviso mi si para davanti una signora. È un attimo, mi fermo di colpo e vedo che sta muovendo le labbra.
Afferro solo le ultime parole «…mi può dare cinque euro?».
Il tempo non esiste più, anche i rumori del traffico e l’aria gelida che per un istante avevano accompagnato le sue parole sono scomparse. Lei mi fissa, poi avvicina una mano tremante alla bocca, abbassa gli occhi e farfuglia un qualcosa che potrebbe essere «Mi scusi» e la vedo andar via in attimo, così, come mi era apparsa.
Credo d’aver fatto ancora qualche passo, più per inerzia che per volontà di camminare.
Mi giro, torno indietro alla ricerca di quella donna. Sembra assurdo ma in quell’istante mi sembra di nuotare contro corrente, contro una marea di gente che si muove tutta nella stessa direzione e non mi lascia passare.
Desisto. Mi fermo e lascio andare solo lo sguardo dall’altro lato della strada, hai visto mai.
Cento pensieri mi passano per la mente: Chi era? Perché ha fermato proprio me? Cosa cercava? Non era una mendicante, è scappata mostrando quello che sembrava un reale imbarazzo e tutto questo mi porta ad una sola risposta: Aveva bisogno d’aiuto ed io non sono stato lucido e veloce nel capirlo. Bravo pirla.

apr 072014
 

giardinaggioPer chi possiede un orto o un giardino, così come anche un bel terrazzo, l’arrivo della primavera è un momento di grandi soddisfazioni e (diciamolo) alcuno piccole fatiche che si dovrebbero alleviare grazie ai buoni risultati del lavoro svolto.
Rami secchi, cartacce e altre schifezze giunte da chissà dove, erbe infestanti che in pochi giorni attaccano il vostro feudo e parassiti rimasti pazientemente nascosti durante l’inverno sono i nemici che dovete affrontare.
Ma il giardino non è infestato solo da nemici, ci sono pure i traditori!
Parlo degli attrezzi che normalmente usate per svolgere il vostro lavoro. Questi non vi lasciano in autunno quando state per per metterli a riposo e la loro “morte” avrebbe pure un senso dopo mesi e mesi di attività. No! Per farvi girare gli zebedei aspettano la primavera, vi aspettano per ferirvi nel momento in cui siete rilassati e ricchi d’entusiasmo!
Ma come si manifesta il tradimento?
In vari modi Nel mio caso hanno colpito in due fasi.
A) Ore 09:00. È il momento di tagliare l’erba del giardino. Il primo taglio dell’anno è il più impegnativo, l’erba alta non è molta, più che altro a “chiazze” ma è piena d’infestanti già alte e nasconde le famigerate schifezze citate in precedenza. Quindi, il primo taglio non prevede un lavoro di fino con un tosaerba ma il rude passaggio del decespugliatore.
Prendo il decespugliatore (accuratamente pulito e messo a riposo in autunno), verso la miscela nel serbatoio, indosso la tracolla, vi aggancio il decespugliatore e…. sento un odore… sento la gamba bagnata…. Maledizione! Il tubicino che porta la miscela dal serbatoio al motore è spezzato! Tampono la fuoriuscita di miscela ma ormai guanti e pantaloni sono impregnati del liquido. In quel momento non ho la possibilità di riparare la macchina così chiedo in prestito il decespugliatore di mio zio, un archibugio fermo da anni! Per metterlo in moto ci lascio i polmoni e rischio un paio di ernie ma alla fine riesco nel mio intento. Tagliare l’erba.
B) Ore 15:00. Mentre il sottoscritto brandiva il decespugliatore a mo’ di excalibur altri membri della famiglia provvedevano a rinvasare i fiori, in particolare un bel “set” (passatemelo) di geranei. Terminato il mio lavoro mi aggrego alla truppa e mi offro d’annaffiare le piantine. Cerco l’annaffiatoio (ma dove sarà finito?!). Alla fine lo trovo, addirittura ce ne sono ben tre! Decido di prendere il più grande (16 litri) e lo riempio d’acqua.
Lo sollevo, inizio a camminare e…Crack!… un rumore di plastica che si rompe…. sento la gamba bagnata (e due!).
Un solo pensiero, ma quante mancano a domani? Questo giorno proprio non va, non va.

Nota: In questo periodo il blog è un cantiere aperto (seguiranno succose novità).
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