Yemen & Pistole

 

Quando si parla dello Yemen la prima cosa che viene in mente sono i rapimenti dei turisti. Questo lo ha reso un paese turisticamente “temuto” nonostante il grande fascino che da sempre ispira noi occidentali per le sue bellezze e leggende. Ovviamente il buon senso ci dice che se vissuto in modo corretto, organizzato e consapevole un viaggio nello Yemen non sarà più pericoloso di tante altre mete, ma oggi non voglio parlare di turismo in senso stretto ma dell’aspetto sociale del “vivere Yemenita “ testimoniato da un viaggiatore.
Leggendo i giornali Italiani di questi giorni si trovano notizie di ferimenti ed uccisioni perpetuate anche da giovanissimi…viene da chiederci, ma i nostri ragazzi girano tutti con il coltello in tasca? Dobbiamo temere un’aggressione solo per aver guardato storto qualcuno? Questo m’ha riportato alla mente la testimonianza cui accennavo prima. Questo viaggiatore anni fa si è recato nello Yemen seguendo un percorso “non-turistico ma consapevole”, ovvero girare il paese accompagnato da gente del luogo e integrandosi al loro vivere quotidiano. Per questo motivo appena iniziato il viaggio è stato fornito di un bel pistolone da porre in bella vista appeso alla cintura. Questo perché ogni uomo Yemenita deve possedere un’arma a partire dall’età di 12 anni. Da noi questa usanza sarebbe probabilmente considerata socialmente pericolosa, al contrario, da loro rappresenta un valido deterrente contro la violenza. Un semplice esempio per far comprendere la cosa: nello Yemen difficilmente qualcuno si sognerebbe di sparare un colpo di pistola, in quanto, consapevole del fatto che nel giro di un secondo apparirebbero dal nulla altre 100 pistole rivolte contro di lui! Concludo ribadendo il concetto di contesto sociale del possesso di un’arma; è improponibile fare un paragone tra le nostre due società. L’arma nello Yemen è ben più di uno status symbol, basti pensare che se un uomo commette una “marachella” è sufficiente che il capo villaggio gli sequestri il Kalashnikov o qualunque altra arma in suo possesso per condannarlo ad una forma di pena paragonabile ai nostri arresti domiciliari. La “vergogna” di non possedere l’arma sarebbe tale da impedirgli di uscire di casa e farsi sbeffeggiare da tutti.

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