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Peppermint: Attacco al P2P

Sul diritto d’autore da sempre è in corso una guerra. Ora la casa discografica Peppermint tenta un attacco legale di grosse proporzioni. Questo articolo di Giovanni Negri ci presenta…il conto(?)

Il provider deve fornirei dati dei propri clienti se ci sono fonda­ti sospetti di una violazione del di­ritto d’autore. La Sezione specia­lizzata in proprietà intellettuale del tribunale di Roma ha dispo­sto una delle primissime applica­zioni della norma introdotta nel marzo 2006 a modifica della leg­ge sul diritto d’autore (articolo 156 bis, legge 633/1941). E «Pep­permint», casa discografica tede­sca, ha utilizzato le informazioni per un’azione di contrasto al «P2P», modalità di condivisione sulla rete di file musicali, film e vi­deo. Con che tecnica? Al domici­lio di migliaia di persone (per ora sono circa 3.500, ma il numero sa­rebbe in aumento) è arrivata, o sta per arrivare ,una raccomanda­ta con la quale «Peppermint» av­verte di essere a conoscenza che dalla linea internet di cui è titola­re il “sospetto” sono stati scarica­ti file musicali i cui diritti di sfrut­tamento appartengono in esclusi­va alla stessa società. Di conse­guenza, con quella che viene defi­nita un’«Adesione alla proposta transattiva», per sanare la viola­zione, sichiedono 330 euro e si in­tima la cancellazione dalla cartel­la pubblica del Pc di tutti i file degli artisti sotto contratto con «Peppermint».Ma l’iniziativa ha scatenato un putiferio.
Un passo indietro. Il procedi­mento cautelare instaurato da­vanti al tribunale di Roma è stato reso possibile solo dopo che «Peppermint», ingaggiando una società svizzera che ha utilizzato un software in dotazione alla poli­zia polacca. In questo modo è riu­scita a ottenere quella sorta di “carta d’identità” dei Pc costitui­ta dal codice Ip.Il possesso dei co­dici Ip, relativi a utenti che secon­do la casa discografica avevano scaricato i brani musicali di arti­sti «Peppermint», non era però decisivo: bisognava risalire dal computer alla persona fisica e i nominativi erano a disposizione dei soli provider.
Di qui l’azione giudiziaria pa­trocinata dallo studio legale «Mahlknecht &
Rottesteiner» di Bolzano. Che si è conclusa con un’ordinanza, in sede di re­clamo, favorevole a «Pepper­mint».I giudici romani hanno ri­tenuto che la richiesta avanzata dalla società ai provider italiani fosse giustificata: dal 2006 esi­ste, infatti,nell’ambito della tute­la del diritto d’autore, una norma che vincola una parte all’esibizio­ne di dati e documenti quando un’altra parte ha fornito «seri ele­menti» dai quali si può dedurre la fondatezza della propria prete­sa. «Può ottenere altresì, — pre­cisa inoltre la legge — che il giu­dice ordini alla controparte di fornire gli elementi per l’identificazione dei soggetti implicati nella produzione e distribuzio­ne dei prodotti e di servizi che co­stituiscono violazione dei diritti di cui ala presente legge».
I provider avevano provato a respingere le richieste «Pepper­mint» sostenendo di non poter essere considerati autori dell’il­lecito e quindi controparti. Ma la pronuncia ha sottolineato che la forma di tutela offerta oggi dalle norme sul diritto d’autore è più stringente di quella del Codice ci­vile e in sintonia con la direttiva comunitaria sulla protezione della proprietà intellettuale. Quanto alla privacy, l’ordinanza fa notare come le esigenze di tu­tela giurisdizionale valgono co­me deroga all’utilizzo dei dati senza il consenso del titolare. Nella vicenda processuale è, però sceso in campo ieri il Garante per la protezione dei dati perso­nali che ha deciso di costituirsi in giudizio per verificare che non sia stata violata la disciplina a difesa della privacy.


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