Prendo a prestito il titolo di questo libro di Achille Campanile per scrivere due parole sul tema delle “scappatelle” estive (agosto è qui….). L’estate, e il mare in particolare, hanno la “storica” caratteristica di stimolare il sorgere di nuovi amori, in genere promesse d’eternità che si esauriscono in poche settimane, o mesi, se la distanza in km non è troppo lunga al termine delle vacanze dei due innamorati. Quando si è ragazzini la cosa è del tutto normale, anzi mi permetto di aggiungere che è persino formativa. Le emozioni, le palpitazioni ed infine la sofferenza per la fine dell’amore estivo aiutano sicuramente l’avvicinamento al mondo adulto e, qualche volta, sono pure un bel ricordo per quando diventi grande.
Un po’ diversa è la storia quando coinvolge persone (definite) adulte. Ricordo con divertimento quando sedicenne aiutavo degli amici che gestiva una concessione di mosconi (meglio conosciuti come pedalò). Dico aiutavo perché considerarlo un lavoro mi sembrava eccessivo. Passavo tutti i pomeriggi in spiaggia e ovviamente imparavo a conoscere tutti i bagnanti della zona. Soprattutto in bassa stagione era incredibile il “gioco delle coppie” che si creava durante la settimana. Dal lunedì al venerdì vedevi le coppie “ufficiose” tubare sotto l’ombrellone, poi, nel fine settimana arrivavano (ad esempio) i mariti che avevano lavorato nei giorni precedenti e prendevano il loro posto (diciamo legale) sotto l’ombrellone. Un rimescolamento di posizioni che neppure le palline nelle urne del gioco del lotto si sognano!
Naturalmente nel corso degli anni le cose non sono cambiate…o sono cambiate così tanto da sembrare ancora uguali?….non lo so….il punto è che lo spunto per questo post mi è venuto da un amico che lavora per una ditta di “servizio spiaggia”. Praticamente lui insieme ai suoi colleghi tutte le mattine di buon ora parte armato di trattore e attrezzi vari per pulire il tratto di spiaggia che gli compete e verifica le condizioni di sdrai ed ombrelloni che da lì a poco saranno gestiti dai bagnini. Ebbene…il buon uomo afferma che quest’anno, mentre lavorano, stentano a “difendersi” dalle attenzioni di molte turiste (alcune molto esplicite). Ovviamente lui ci ricama molto sopra nei suoi racconti (ci mancherebbe…) ma so bene che la realtà non è lontanissima dalle sue parole….
L’argomento è come si dice …di stagione…ho intenzione di buttarlo giù sotto forma di domanda in Answers e vedere l’effetto che fa. Il periodo non è favorevolissimo…gli utenti normalmente più attivi sonnecchiano in questo periodo dell’anno, ma non dispero di ricevere qualche riposta interesante o semplicemente divertente.
ps: come prevedevo poche risposte, ma la simpatia non è mancata….

 


L’utente di Answers bsaett ha da poco immesso in rete una domanda/appello relativa alla malattia che affligge un bambino, il piccolo Edoardo. Il bambino è affetto da leucodistrofia metacromatica. Non spaventatevi dei paroloni (al fine contano poco…) appena letta la domanda ho fatto una piccola ricerca e sono finito sul sito dell’associazione “Mauro Baschirotto” e li ho compreso tutto. L’associazione Baschirotto si occupa da anni della lotta alle malattie rare (quasi sempre di origine genetica). Sappiamo bene come vanno queste cose, dove ci sono malattie con pochi soggetti colpiti le case farmaceutiche difficilmente inpiegano risorse per la ricerca (poche prospettive di utili), quindi ci vuole la buona volontà di qualcuno disposto a raccogliere fondi e (diciamolo) rompere le scatole.
Il piccolo Edoardo potrebbe avere dei benefici da un trapianto di midollo osseo…chissà, ma al di là di questa singola ipotesi mi preme sottolineare la necessità di far sentire la voce di chi nella sfortuna della malattia deve subire pure la beffa della sua rarità.

 

La cronaca: è domenica, le spiagge sono affollate, due bambini stanno giocando nell’acqua. All’improvviso sono colti dalla corrente che li trascina via. Un giovane Bosniaco si getta in mare e mette in salvo i due ma non riesce a recuperare verso la riva e muore annegato. I genitori dei due bambini prendono i figli in fretta e furia e si allontanano dalla spiaggia tra gli sguardi stupiti degli altri bagnanti e le grida di disperazione della sorella della vittima.
Questo, in sintesi il racconto a caldo, riportato sui giornali, della drammatica fine di Dragan Cigan, l’uomo che ha perso la vita nelle acque di Jesolo (alle foci del fiume Piave) dopo aver salvato due bambini di Roncade (Tv).
Il fatto è arrivato anche nei notiziari nazionali, tanto che si sono mobilitate tutte le autorità politiche del Veneto; dal presidente della regione, al sindaco di Jesolo (per esprimere solidarietà) al sindaco di Roncade (per “difendere” i suoi concittadini e spiegare che la loro non è stata una fuga….).
Non mi voglio certo dilungare sulla cronaca e tutte le sue code polemiche, altri lo faranno con dovizia (fin troppo) di particolari. Io vorrei solo riflettere su due particolari: il primo riguarda la stretta emotiva che ha messo in moto questa storia. Solo poche ore prima della tragedia si discuteva sul problema degli extracomunitari, di come “non fosse giusto” che tanti irregolari girassero per le nostre strade, di quanti furti subiamo nelle nostre case e di quanto “spaccio” si trovi nelle strade…tutto gestito da “loro”….
Improvvisamente (e per qualche giorno) tutto sembra dimenticato. Abbiamo la storia dell’eroe che ha salvato i due bambini. Conosciamo tutta la sua storia, sappiamo che faceva il muratore, che aveva due figli anche lui e che aveva perso la sua famiglia in guerra…ora è partita una gara di solidarietà per aiutare la sua famiglia (c’è un c/c bancario) si parla anche di dare il suo nome ad una via.
Ora mi chiedo: ci deve scappare il morto per “scoprire” che esiste gente per bene, gente normale anche in paesi culturalmente diversi da noi? Mai abbassare la guardia, sia chiaro! Il problema della criminalità che citavo prima esiste fin troppo realmente, ma sarebbe ora che imparassimo a non farci trascinare dall’emotività del momento ogni volta che la cronaca mette in primo piano la storia di uno straniero. Il povero Dragan avrebbe sicuramente preferito vivere cento anni visto con  diffidenza, ma vivo…
Un’altra cosa vorrei sottolineare. Ora ci sono tutte le polemiche sulla modalità dell’incidente, di come sia potuto accadere….ebbene, gli incidenti capitano, si sa; ma oltre a lamentarci con le istituzioni per la mancanza di questa o quella sicurezza dovremmo ricordare che siamo noi i primi responsabili dell’incolumità nostra e dei nostri figli.
Mi spiego: la spiaggia vicino alla foce del Piave è un luogo “ambito” dai bagnanti. E’ una zona periferica del litorale, abbastanza lontana dal caos e bella da vedere. Per capirci: credo siano poche le spiagge dove puoi fare il bagno in compagnia dei cigni. Questi hanno imparato a scendere il fiume e raggiungere la spiaggia attirati dalla generosità dei turisti che “condividono” con loro panini e pezzi di frutta. Ma non dobbiamo dimenticare che il fiume ha le sue regole…e non perdona. L’uomo ha perso la vita in 80 centimetri d’acqua; ha raggiunto i bambini in un punto dove “si tocca” e ciò nonostante non è stato in grado di recuperare. Vi basti sapere che quasi ogni anno in quella zona il demanio deve piazzare un cantiere per sistemare la spiaggia erosa dall’azione del mare e del fiume. Un luogo dove la natura è in grado di esprimere tanta forza non va preso alla leggera, va rispettato e anche un po’ temuto. Solo così lo possiamo apprezzare senza temere di vivere nuove tragedie.

(Immagine da: turismojesoloeraclea.it)

 

Nei primi mesi del 2006 ebbi l’idea di affiancare al mio sito un blog. I siti sono in genere “statici”, contengono informazioni (normalmente) destinati a rimanere validi nel tempo. Il blog invece permette di pubblicare contenuti praticamente in tempo reale, cogliendo gli eventi nel momento in cui nascono; tutto questo con quello di buono e cattivo che ne deriva, ovvero dalla freschezza nei temi trattati alle gaffe che si possono prendere. Quella prima esperienza, per tutta una serie di motivi si trascinò lentamente fino ad andare in letargo, ma da lì il caso decise di darmi una svolta.
Avevo creato un account con Yahoo allo scopo di gestire la posta legata al blog e lì, girando di pagina in pagina scoprii Answers. In quei giorni avevo visto un film dove, ad un certo punto, si affermava che le donne non potevano lavorare nei sottomarini. Mi chiedevo se la cosa corrispondesse al vero e se sì perché. In due minuti m’iscrissi al servizio con l’idea di far una sorta di “mordi e fuggi”, ed invece oggi sono ancora qui…strano il destino, vero?
Al momento dell’iscrizione dovevo ovviamente scegliere un nick. Non volevo usare lo user Yahoo e quindi dovevo pensare rapidamente ad un’alternativa.
La mente, sappiano, gioca in modi strani…ero nella “nebbia” più totale e proprio questo pensiero prese forma. Proprio quel giorno rincasando ero passato davanti ai ruderi di “Torre Caligo” (la torre della nebbia)…quale migliore ispirazione? ;-) Il dialetto Veneto permette anche la forma contratta, ovvero “Caigo” e su questa parola puntai. Non so bene per quale motivo scrissi la parola con la kappa; forse per una forma di “già visto” che mi prese in quel momento.
In effetti, Kaigo con la kappa è una parola molto diffusa nel web….ho scoperto che ha un legame con il mondo Giapponese (anche se onestamente non l’ho capito); ho scoperto che esiste un’azienda che opera nel mondo della moda; ho scoperto che esiste una band musicale…beh, in effetti, questo lo sapevo già…sono anch’io musicista (in disarmo) e alcuni musicisti della band (come Gianluca Mosole) sono delle mie parti…
Andiamo al sodo: tutto questo ragionamento serve a spiegare che ho intenzione di mettere un po’ d‘ordine in tutto quello che è la mia presenza nel web. Tutte le mie attività sono firmate Blumannaro o Caigo, quindi penso sia giusto che lo stesso avvenga anche su Answers. Ovvio che non c’è nulla di traumatico in tutto questo (ci mancherebbe!) ma ci tengo a dire che alcune cose forzatamente non potranno cambiare. Ad esempio i link al blog kaigolandia dovranno mantenere la kappa. Questo per rispetto a tutti che nei loro blog/siti (ed alcuni status) linkano alcune mia pagine. Cambiare nome al blog non creerebbe problemi alla gestione dello stesso, ma renderebbe “ciechi” i link che finirebbero perduti nella rete. In futuro la cosa potrebbe essere risolta dalla completa attivazione del dominio blumannaro.net, ma questa, come si dice, è un’altra storia e se ne potrà riparlare al momento opportuno.

 

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