La fine di Dragan

La cronaca: è domenica, le spiagge sono affollate, due bambini stanno giocando nell’acqua. All’improvviso sono colti dalla corrente che li trascina via. Un giovane Bosniaco si getta in mare e mette in salvo i due ma non riesce a recuperare verso la riva e muore annegato. I genitori dei due bambini prendono i figli in fretta e furia e si allontanano dalla spiaggia tra gli sguardi stupiti degli altri bagnanti e le grida di disperazione della sorella della vittima.
Questo, in sintesi il racconto a caldo, riportato sui giornali, della drammatica fine di Dragan Cigan, l’uomo che ha perso la vita nelle acque di Jesolo (alle foci del fiume Piave) dopo aver salvato due bambini di Roncade (Tv).
Il fatto è arrivato anche nei notiziari nazionali, tanto che si sono mobilitate tutte le autorità politiche del Veneto; dal presidente della regione, al sindaco di Jesolo (per esprimere solidarietà) al sindaco di Roncade (per “difendere” i suoi concittadini e spiegare che la loro non è stata una fuga….).
Non mi voglio certo dilungare sulla cronaca e tutte le sue code polemiche, altri lo faranno con dovizia (fin troppo) di particolari. Io vorrei solo riflettere su due particolari: il primo riguarda la stretta emotiva che ha messo in moto questa storia. Solo poche ore prima della tragedia si discuteva sul problema degli extracomunitari, di come “non fosse giusto” che tanti irregolari girassero per le nostre strade, di quanti furti subiamo nelle nostre case e di quanto “spaccio” si trovi nelle strade…tutto gestito da “loro”….
Improvvisamente (e per qualche giorno) tutto sembra dimenticato. Abbiamo la storia dell’eroe che ha salvato i due bambini. Conosciamo tutta la sua storia, sappiamo che faceva il muratore, che aveva due figli anche lui e che aveva perso la sua famiglia in guerra…ora è partita una gara di solidarietà per aiutare la sua famiglia (c’è un c/c bancario) si parla anche di dare il suo nome ad una via.
Ora mi chiedo: ci deve scappare il morto per “scoprire” che esiste gente per bene, gente normale anche in paesi culturalmente diversi da noi? Mai abbassare la guardia, sia chiaro! Il problema della criminalità che citavo prima esiste fin troppo realmente, ma sarebbe ora che imparassimo a non farci trascinare dall’emotività del momento ogni volta che la cronaca mette in primo piano la storia di uno straniero. Il povero Dragan avrebbe sicuramente preferito vivere cento anni visto con  diffidenza, ma vivo…
Un’altra cosa vorrei sottolineare. Ora ci sono tutte le polemiche sulla modalità dell’incidente, di come sia potuto accadere… Ebbene,  gli incidenti capitano, si sa; ma oltre a lamentarci con le istituzioni per la mancanza di questa o quella sicurezza dovremmo ricordare che siamo noi i primi responsabili dell’incolumità nostra e dei nostri figli.
Mi spiego: la spiaggia vicino alla foce del Piave è un luogo “ambito” dai bagnanti. E’ una zona periferica del litorale, abbastanza lontana dal caos e bella da vedere. Per capirci: credo siano poche le spiagge dove puoi fare il bagno in compagnia dei cigni. Questi hanno imparato a scendere il fiume e raggiungere la spiaggia attirati dalla generosità dei turisti che “condividono” con loro panini e pezzi di frutta. Ma non dobbiamo dimenticare che il fiume ha le sue regole…e non perdona. L’uomo ha perso la vita in 80 centimetri d’acqua; ha raggiunto i bambini in un punto dove “si tocca” e ciò nonostante non è stato in grado di recuperare. Vi basti sapere che quasi ogni anno in quella zona il demanio deve piazzare un cantiere per sistemare la spiaggia erosa dall’azione del mare e del fiume. Un luogo dove la natura è in grado di esprimere tanta forza non va preso alla leggera, va rispettato e anche un po’ temuto. Solo così lo possiamo apprezzare senza temere di vivere nuove tragedie.


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