Abbiamo scoperto il Myanmar

Come tanti sono rimasto colpito dalle dure immagini che arrivano dal Myanmar. Ho cercato del materiale sull’argomento e tra i tanti articoli disponibili mi ha colpito quello di Pablo Trincia (collaboratore della Stampa). Quello che segue è un estratto dal suo articolo.

Non sono mai stato in Birmania, anche se spero di andarci presto. Me ne sono occupato diverse volte con articoli di attualità sulla situazione politica, eccetera. E oggi scrivo (un po’ incazzato, lo ammetto), per dire che quello che sta accadendo in queste ore è assolutamente ridicolo.
Ieri sera accendo il tg e, tra i vari servizi di apertura sulla Birmania (o Myanmar, che importa?) sento dire che qualcuno ha lanciato la proposta di mettersi qualcosa di rosso (il tizio che conduceva il tg aveva una cravatta di quel colore e se l’è persino indicata) in solidarietà con il popolo birmano.
Solidarietà con il popolo birmano?? What??? a momenti cascavo dalla sedia. Non riuscivo a crederci. Mi veniva da ridere.

Premetto:
Viva la solidarietà con i popoli oppressi, sempre e comunque.
Viva i media che si interessano dei Paesi dove vivono gli oppressi.
Viva la comunità internazionale che si scaglia contro quelli che opprimono.

Ma c’è un atteggiamento di fondo che mi pare un po’ ipocrita. Ecco le ragioni:
Fino all’altro giorno, in Italia, quasi nessuno sapeva indicare la Birmania sulle carte geografiche. Pochi conoscevano la storia di Aung San Suu Kyi. I giornali ne parlavano sempre come di una terra lontana ed esotica, governata da un regime militare dispotico. Non fregava granché a nessuno. La gente veniva uccisa, incarcerata, messa in catene nelle campagne. Le popolazioni tribali prese costantemente a calci (alle donne incinta aprivano la pancia con il machete). Tutto questo dal 1962, non dall’altro ieri. Le notizie erano piuttosto rare.
Poi, cosa succede? I monaci inscenano una lunga protesta, giustamente ripresa da tutti i media internazionali. Minacciano il regime, gli puntano contro i riflettori di tutto il mondo, danno il “la” a quella che potrebbe essere una rivoluzione dal basso, fanno tremare gli odiosi generali di Yangon. Quelli replicano sparando e picchiando (hanno sempre e solo fatto quello). Apriti cielo! Hanno colpito dei monaci! Il simbolo della pace e della non-violenza! Lo sdegno raggiunge l’apice. La gente è incazzata, qualcuno propone di scendere in piazza e fare sit-in. Infatti oggi siamo solidali con il popolo birmano e andiamo in giro con la qualcosa di rosso.
Ora facciamoci una domanda: se non fossero stati monaci, ma normali cittadini, stufi di un’oligarchia militare, la notizia sarebbe mai arrivata? Risposta: probabilmente no. (Tant’è che le proteste sono cominciate quest’estate, ma a nessuno è fregato nulla). Qualcuno avrebbe mai proposto di vestirsi di rosso (colore degli abiti dei monaci) in solidarietà con il popolo birmano? Sicuramente no.
E la settimana scorsa, quando si pensava che la Birmania fosse una città del Sudamerica? E dieci, venti, quarantacinque anni fa? Dove eravamo? Cosa sapevamo?
Questo per dire che le notizie vanno di moda. Una settimana, magari due, forse anche un mesetto. Ma poi sono come un vecchio maglione. Quel colore (il rosso?) non va più. Basta.
Oggi abbiamo scoperto che esiste un posto chiamato Birmania. Fico. Abbiamo deciso di dare il nostro supporto e regalare un po’ del nostro sdegno a un popolo di cui ieri non sapevamo nulla. Abbiamo odiato e irriso un regime militare che non conoscevamo.
Tra un po’ ce ne saremo già dimenticati.

E ancora. Ho molti colleghi e amici freelance che, come me, scelgono di girare il mondo per trovare e raccontare storie, spesso legate all’ingiustizia, alla povertà, ai diritti umani, eccetera. In Africa, Asia, Sud America, Medio Oriente. Storie di quella che viene chiamata (e io rifletterei sull’aggettivo) “Informazione Alternativa”. Oppure “Mondo Dimenticato”.
Solo chi fa questo mestiere sa davvero cosa voglia dire andare in posti su cui i riflettori dei media non si sono mai accesi. Posti che nessuno metterà mai in prima pagina e che non verranno mai ripresi dalle telecamere dei tg. Gente di serie C, che resterà sempre in serie C, per cui nessuno si indigna e nessuno protesta.
Oggi la Birmania è stata momentaneamente promossa nella serie A delle news. Ma avete mai visto qualcuno scendere in piazza o scegliere un colore in solidarietà con qualche popolo africano?
Che colore indossiamo per gli orfani del Darfur?

E per i contadini delle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo?
Mai sentito parlare della pulizia etnica in Guinea Equatoriale o in Costa d’Avorio?
Risposta: probabilmente no. Però oggi mettiamo qualcosa di rosso, perché hanno sparato ai monaci in Birmania…..
Facciamo un favore a questa gente: non prendiamola per il culo…

Non mi sento di aggiungere altre parole. Penso che il buon Pablo abbia dato un’immagine più che chiara della situazione.
Nota: mi segnalano il sito dei giornalisti Birmani esuli. Mizzima.com. Potete leggere articoli (in Inglese) e vedere foto ed immagini di quello che sta accadendo in quella terra lontana.

5 pensieri riguardo “Abbiamo scoperto il Myanmar

  • 29 Settembre 2007 in 11:42
    Permalink

    Non è la prima volta che questo popolo cerca di sollevarsi. Nessuno ha mai fatto nulla per aiutarli . perche questa volta dovrebbe essre diverso?

    Risposta
  • 30 Settembre 2007 in 09:41
    Permalink

    Mizzima .com è un sito che tutti dovrebbe guardare almeno una volta per capire la realtà. Ho visto che su Answers pochi hanno capito il sensio della tua domanda. E poi ci stupiamo della superficialità delle persone?

    Risposta
  • 1 Ottobre 2007 in 12:53
    Permalink

    Ti ho già risposto su answer..
    ciao

    Risposta

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