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Io e la 194

L’argomento che mi accingo a trattare in questo post è estremamente delicato. Chiedo scusa a quei lettori che in qualche modo si potranno sentire turbati dalla parola aborto e li invito, qualora non se la sentissero di continuare, a desistere dal seguito della lettura. Non è mia intenzione turbare o provocare nessuno ma semplicemente portarvi la mia testimonianza, a voi poi trarre le conclusioni che meglio riterrete.

Ogni tanto nel nostro paese qualcuno se ne esce con l’idea di ridiscutere la legge 194 che, in modo semplicistico viene chiamata “legge sull’aborto”. Rimettere in discussione una legge è sicuramente più che legittimo, tutto è migliorabile e sarebbe assurdo chiudersi in un ottuso “va ben così”. Peccato che dal semplice ridiscutere si passi rapidamente allo scornarsi tra detrattori e sostenitori…due fazioni che ormai esistono da decenni e che in comune hanno la “meravigliosa” caratteristica di parlare senza ascoltare il pensiero dell’altro. La parola d’ordine è “Lui ha torto!”. Quello che m’irrita, e mi ha spinto a scrivere il presente post, è sentire e leggere opinioni che sanno di sentenze da persone che non hanno la minima idea di cosa tratti la legge, di come tratti il problema soprattutto, di come sia vissuto dalle persone “vere”e non semplici divagazioni filosofiche. Ecco perché ho deciso di raccontare la mia storia, o meglio, gli eventi che in qualche modo mi hanno fatto vivere o semplicemente sfiorare la cosa. Io sono quel che si definisce figlio di ragazza madre….si dice ancora così?…. Il destino ha deciso da subito che tra mia madre e mio padre non ci dovesse essere futuro. Mia madre decise con coraggio (e in quegli anni si parlava di vero coraggio…) di portare avanti la gravidanza che ha dato come risultato lo “scrivente” della pagina che state leggendo. Non fu un periodo facile, non tanto per la gravidanza in se, ma per il sentirsi additata come una poco di buono e comunque una che non si atteneva alle regole della società. La situazione era paradossale: sia che avesse interrotto la gravidanza sia l’avesse completata il risultato era comunque lo stesso. Sei DIVERSA. Non mancarono le piccole cattiverie gratuite. Ad esempio. Subito dopo la mia nascita mia madre ebbe l’occasione irrinunciabile di trovare lavoro in un ospedale. Dimostrando la sensibilità di un ferro da stiro una simpatica capo reparto (che ben conosceva) decise che per il primo giorno di lavoro a questa ragazza avrebbe fatto un gran bene pulire l’obitorio…morale della favola: lo shock le causò la perdita del latte, il mio latte…quello che mi doveva nutrire nei miei primi mesi di vita. Altro episodio. La nostra casa subì dei danni a causa di un’alluvione. Un perito del Comune venne a casa nostra per quantificare la cifra del risarcimento e mi vide. Chiese con un velo di sarcasmo…chi è il papà di questo bambino? Mio bisnonno (grande uomo!) gli rispose che non erano affari suoi. Morale della favola: niente soldi! Dopo molti anni questo perito, ormai in pensione, si scusò con mia madre ammettendo d’averci negato il rimborso per ripicca. Potrei aggiungere altri episodi di cui ho pure maggiori ricordi considerando che mi sono capitati personalmente ed in età buona da “memoria” ma non intendo dilungarmi. Penso possano bastare per dare un’idea delle mie radici.

Ora: con tutte queste premesse qualcuno penserà che nella mia famiglia siamo tutti antiabortisti…sbagliato! Gli anni della mia adolescenza mi hanno mostrato una fetta di società colma di pregiudizi, ignoranza e (quel che è peggio) ipocrisia. In un mondo perfetto (…e lasciatemi sognare…) il problema dell’aborto dovrebbe essere inesistente. Vuoi per cultura, vuoi per informazione medica, vuoi per scelta, i casi d’interruzione volontaria della gravidanza si dovrebbero contare su di una mano in situazione d’estrema gravità. Oggi invece per molte donne continua ad essere l’alternativa allo scorretto o mancato uso degli anticoncezionali e su questo molti antiabortisti ci marciano. Vorrei ricordare, solo per dovere di cronaca, che lo stato Italiano, tanto criticabile in tantissime sue attività, in questo caso mette a disposizione delle donne/famiglie delle risorse che in altri paesi anche evoluti si sognano. Tralasciamo quella che dovrebbe essere la base di partenza: l’informazione. Inculcata insieme ad una buona dose d’educazione abbatterebbe di colpo il problema ma…sapete com’è….i tabù sono duri a morire. Torniamo a “palla”…una donna che va da un ginecologo o in un consultorio al giungere di una gravidanza imprevista non viene “spedita” a fare l’intervento d’interruzione. Tutt’altro! La prospettiva della prosecuzione della gravidanza viene sostenuta. Nel corso dei mesi c’è sempre la possibilità che la donna prenda coscienza della sua maternità e decida di tenere il figlio; se questo non avviene può benissimo far nascere il bambino (anche in un ospedale “lontano da casa e occhi indiscreti”) e disconoscerlo. Quel bambino troverà una via preferenziale per l’adozione e nel giro di pochissimo tempo incontrerà una famiglia pronto ad amarlo. Su queste soluzioni “morbide” i detrattori della legge fanno spesso finta di niente, non ricordano. Altro punto fondamentale… ma secondo voi se viene tolta la legge sull’aborto…sparisce l’aborto? Certo! Nel paese delle fate! Torneremmo di piombo nell’illegalità per la gioia di gente senza scrupoli disposta ad arricchirsi sulla disperazione della gente. Non ci credete? Sappiate che nonostante l’aborto sia legale (a norma di legge ovviamente…) gli interventi clandestini ci sono tuttora e coinvolgono persone d’ogni genere. Vi posso testimoniare che a mia madre (infermiera) un medico della mia zona propose d’andare a lavorare nella sua “clinica” dove le signore bene andavano a sistemare qualche incidente di percorso nel cornificare i mariti troppo indaffarati a mandare avanti le loro aziende (parole testuale del “buon” medico). Un episodio capitato a me rasenta il grottesco. Mi trovai coinvolto in una discussione pubblica e qualcuno chiese la mia opinione. Tentai d’esporre il mio pensiero ed il senso della 194…dico tentai perché quasi subito venni aggredito verbalmente da un timorato di Dio (auto-definizione) che m’insultò pesantemente e pubblicamente definendomi praticamente un mostro inviato dal demonio, ecc…ecc…La cosa sembrava finita li. Di tanto in tanto ci s’incontrava senza alcun astio per l’episodio passato, nessun’amicizia certamente (non c’era neppure prima) ma un buongiorno o un buonasera cortese non ce lo negavamo. Poi, un bel giorno accade l’incredibile. M’avvicina, mi chiama in disparte e comincia a dire -“Sai mia figlia avrebbe bisogno di un “piccolo aiuto”, so che tu sei uno di quelli che può trovare la “soluzione”. Scusa si in passato sono stato un po’ scortese con te, ma sai com’è…” – . Piccolo aiuto? Soluzione? Scortese?…Ma come! Improvvisamente il paladino della vita e della giustizia mi viene a chiedere una soluzione ILLEGALE per risolvere un problema figlio della sua ottusità! Ammetto d’aver perso le staffe…improvvisamente mi trovavo di fronte a quella realtà che avevo sempre temuto d’incontrare. La realtà della doppia faccia di quella gente che da un lato predica moralità e giustizia e dall’altro è disposta a vendersi nel preciso momento che rischia di trovarsi al livello di tutti gli altri modesti esseri umani.

Metto queste mie esperienze in rete con la speranza di contribuire a fare chiarezza intorno a questa realtà tanto discussa. Mi auguro che soprattutto chi si ci professa Cattolico comprenda che questa legge NON è il nemico. Un atteggiamento coerente con il proprio senso morale è la migliore soluzione al problema il resto è solo rispetto e coscienza della legalità. Non distruggete questo progetto senza conoscerne le sfumature positive, rischieremmo solo di tornare indietro di decenni e gettare realmente al vento il futuro di tante vite…questo si accadrebbe se tutto tornasse ancora su tavoli di cucina o, se va bene, cliniche compiacenti….. Per completezza nel seguente link potete leggere il testo della Legge 194/78. Grazie dell’attenzione.

(Immagine: Salvador Dalì “Donna allo specchio”)

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