L’UOMO DEL GIORNO DOPO – David Brin

In mezzo alla polvere ed al sangue… con l’odore pungente del terrore nelle narici.., la mente di un uomo tende talvolta a creare strane attinenze. Dopo mezza esistenza trascorsa in zo­ne selvagge e per lo più impegnato nella lotta per la sopravvi­venza, Gordon trovava ancora strano che ricordi ormai sopiti avessero la capacità di venirgli in mente proprio nel bel mezzo di una lotta mortale.
Mentre si nascondeva, ansante, al riparo di una macchia dai rami secchi, strisciando disperatamente alla ricerca di un ripa­ro, venne assalito di colpo da un ricordo nitido come le pietre polverose che aveva sotto il naso: si trattava dell’immagine, in netto contrasto con quanto lo circondava, di un pomeriggio pio­voso trascorso nel caldo e sicuro ambiente di una biblioteca uni­versitaria, molto tempo prima.., un mondo ormai perduto, fat­to di libri, di musica e di spensierate divagazioni filosofiche.
“Parole stampate su una pagina.”
Trascinandosi fra i rami rigidi e secchi, gli pareva quasi di “vederele lettere nere sulla carta bianca e, per quanto non riu­scisse a rammentare il nome dell’autore, le “parole” gli affiora­rono alla mente con assoluta precisione:
«A parte la Morte stessa, non esiste 1’ “assoluta” sconfitta… Non esiste un disastro così devastante che una persona decisa non possa salvare qualcosa fra le ceneri.., rischiando tutto ciò che le sia rimasto…
Al mondo non c’è nulla di più pericoloso di un uomo di­sperato».
Gordon desiderò che quello scrittore, morto ormai da anni, potesse essere adesso là con lui a condividere la situazione in cui si trovava, e si chiese quale speranza da Pollyanna l’autore avrebbe potuto scorgere in “questa “catastrofe.
Graffiato e lacero per la fuga disperata nella fitta boscaglia, continuò a strisciare il più silenziosamente possibile, arrestan­dosi immobile e con gli occhi serrati ogni volta che la polvere fluttuante sembrava sul punto di farlo starnutire. Era un’avan­zata lenta e dolorosa, e lui non sapeva neppure con certezza do­ve fosse diretto.
Pochi minuti prima, era ben rifornito e più comodo di quanto un viaggiatore solitario potesse sperare di essere, in que­sti giorni, mentre adesso era ridotto a possedere una camicia la­cera, jeans sbiaditi ed un paio di mocassini da campo, già la­cerati dalle spine che li stavano facendo a pezzi.
Una fitta di violento dolore seguiva ogni nuovo graffio sulle braccia e sulla schiena, ma in mezzo a quella terribile giungla secca non vi era altro da fare se non continuare a strisciare, pre­gando che quel percorso contorto non lo riportasse verso i suoi assalitori… che, da un punto di vista pratico lo avevano già ucciso.
Alla fine, quando cominciava a temere che quell’infernale boscaglia continuasse all’infinito, un’apertura si profilò poco più avanti. Una stretta fenditura divideva la boscaglia e domi­nava un pendio roccioso. Finalmente libero dalle spine, Gordon rotolò sulla schiena e fissò il cielo offuscato, grato anche solo del fatto che l’aria non fosse più impregnata del fetido odore di legna secca e marcita.
Benvenuto nell’Oregon, pensò con amarezza. Ed io che cre­devo che l’Idaho fosse una brutta Zona!
Sollevò un braccio e cercò di liberarsi gli occhi dalla polvere. O può darsi che stia semplicemente diventando troppo vec­chio per questo genere di cose? Dopotutto aveva ormai oltre­passato la trentina, raggiungendo un’età che superava il perio­do medio di sopravvivenza di un viaggiatore del periodo succes­sivo all’olocausto.
“Oh, Signore, come vorrei essere di nuovo a casa!”
Non stava pensando a Minneapolis: in questo periodo, la prateria si era trasformata in un inferno cui era sfuggito dopo più di un decennio di lotte. No, il termine “casa” significava per Gordon qualcosa di più di un posto specifico.
“Un hamburger., un bagno caldo, musica…
una birra fresca…”
A mano a mano che il respiro affannoso si calmava, altri suoni gli giunsero agli orecchi.., prevalentemente il rumore fin troppo nitido di un allegro saccheggio che proveniva da una trentina di metri più in giù lungo il fianco della montagna. Un suono di risate mentre i rapinatori felici frugavano fra il suo equipaggiamento.
“qualche poliziotto di quartiere…” aggiunse, continuando a catalogare le piacevolezze di un mondo da tempo svanito. I banditi lo avevano colto alla sprovvista mentre sorseggia­va un tè di sambuco nel tardo pomeriggio, vicino al fuoco. Fin dal primo momento, quando avevano puntato dritti verso di lui provenendo dalla pista, era stato chiaro che quegli uomini dal volto acceso lo avrebbero ucciso senza pensarci due volte.
Gordon non era rimasto ad aspettare che si decidessero. Sca­gliato il tè bollente in faccia al più vicino, si era gettato fra i ce­spugli: due colpi di arma da fuoco lo avevano seguito, e que­sto era stato tutto. Probabilmente, per i ladri la sua carcassa non valeva quanto una pallottola sprecata, e comunque erano già riusciti ad appropriarsi di tutte le sue cose.
“O, almeno, così probabilmente credevano”.
Con un amaro sorriso, Gordon si sollevò a sedere con pre­cauzione, indietreggiando lungo il riparo roccioso fino a quando fu certo di non poter essere scorto dal pendio sottostante; quindi ripulì dai rami la cintura da viaggio e prese la borraccia, pie­na a metà, per là lunga bevuta di cui sentiva un disperato bi­sogno. “Sii benedetta, paranoia”, pensò. Sin dalla fine della Guerra Fatale, non aveva mai posato quella cintura a più di un metro di distanza da sé, e quindi era stata l’unica cosa che era riusci­to ad afferrare prima di tuffarsi fra la boscaglia. Il metallo grigio scuro della pistola calibro 38 brillava cupo Sotto un fine strato di polvere quando estrasse l’arma dalla fon­dina , soffiando sulla canna tozza e controllando il meccanismo: un sommesso scatto rese testimonianza in modo fin troppo elo­quente dell’abilità di fabbricazione e della precisione mortale di un’epoca andata. Il mondo del passato se l’era cavata bene an­che nell’arte di uccidere. “Specialmente nell’arte di uccidere“, rammentò Gordon a se stesso. Dal pendio sottostante gli giunse una rauca risata. Di solito, lui viaggiava con quattro soli proiettili nel carica­tore, ma ora estrasse altre due preziose pallottole da una sacca della cintura e riempì le camere vuote sotto e dietro il cane. Le norme di sicurezza non costituivano più una preoccupazione, ….

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Da questo romanzo è stato tratto il film The Postman diretto ed interpretato da Kevin Costner. Spesso i film tratti da romanzi perdono qualcosa dall’originale; in questo caso il “qualcosa” è piuttosto largo. La critica non è stata tenera ed anche il pubblico non ha apprezzato questa ennesima variante sul mondo post-atomico.

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