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LA SVASTICA SUL SOLE – Philip K. Dick

Per tutta la settimana, Robert Childan aveva tenuto d’occhio ansiosamente la posta, ma il prezioso pacchetto proveniente dagli Stati delle Montagne Rocciose non era arrivato. Così, quando aprì bottega il venerdì mattina, e sul pavimento, sotto la fessu­ra della posta, vide solo lettere, pensò: Quest’oggi dovrò sor­birmi le furie del mio cliente.
Andò a prendersi una tazza di tè in polvere al distributore (funzionante con monetine da cinque cent), afferrò la scopa e cominciò a fare le pulizie. Ben presto ingresso e marciapiede furono spazzati e la ditta Manufatti Artistici Americani fu pronta per la giornata, tutta tirata a lucido, con il registratore di cassa pieno di spiccioli, un vaso di calendule fresche, e la radio che suonava musica in sottofondo. Fuori, sui marciapiedi, gli uo­mini d’affari camminavano svelti, diretti agli uffici lungo Mont­gomery Street. Lontano passò un tram della linea funicolare; Childan interruppe il lavoro per guardarlo, compiaciuto. Pas­sarono alcune donne nei lunghi abiti di seta vivacemente colo­rata.., guardò anche quelle. Poi il telefono squillò. Childan si girò per rispondere.
Sì rispose al suo “pronto” una voce familiare. Childan sentì un tuffo al cuore. Qui è il signor Tagomi. E’arriva­to il mio bando di reclutamento della Guerra di Secessione, si­gnore? La prego di ricordare: me l’aveva promesso la settima­na scorsa. — Parlava con voce monotona, brusca, ai limiti di quel che era prescritto dalla buona educazione, ai limiti delle regole di cortesia. — Non le ho forse dato un acconto, signor Childan, quando abbiamo concluso l’accordo? Deve essere un regalo, vede. Glielo avevo spiegato. Un cliente.

— Le ricerche approfondite che ho fatto a mie spese, signor Tagomi, signore — cominciò Childan — a proposito dell’oggetto promesso, originario di un’altra regione, come lei certo comprenderà e…
Ma Tagomi l’interruppe. — Dunque, non è arrivato.
— No, signor Tagomi, signore.
Una pausa glaciale.
— Non posso aspettare ulteriormente — disse Tagomi.
— No, signore. — Childan guardò tetramente oltre la vetrina, verso la giornata calda e radiosa e verso i palazzi di San Francisco.
— Qualcos’altro, allora. Cosa consiglia, signor Childen? Tagomi sbagliò volutamente a pronunciare il nome; un insulto contenuto entro le regole della buona educazione che fece bru­ciare le orecchie di Childan. Perdita della faccia, la spaventosa mortificazione della sua posizione. Le aspirazioni, le paure e i tormenti di Robert Childan esplosero, lo invasero, gli blocca­rono la lingua. Balbettò, la mano appiccicata al microfono. L’a­ria nel negozio profumava di calendule; la musica continuava a suonare, ma lui si sentiva come se stesse precipitando in un mare lontano.
— Ecco… — riuscì a mormorare. — Una zangola per fare il burro. Una gelatiera del 1900 circa. — La sua mente si rifiuta­va di pensare. Proprio adesso che i ricordi erano confusi e c’era il rischio di ingannarsi. Aveva trentotto anni, e poteva ricordare i tempi prebellici, gli altri tempi. Franklin D. Roosevelt alla Fie­ra Mondiale; il vecchio mondo, migliore dell’attuale. — Potrei portarle alcuni desiderabili esemplari nel suo ufficio? — mor­morò. Presero appuntamento per le due. Avrebbe dovuto chiudere il negozio, pensò, mentre riagganciava il ricevitore. Ma non aveva scelta. Doveva tenersi buoni quei clienti altolocati: tutto il suo commercio dipendeva dalla loro buona volontà.
Intanto si accorse che qualcuno — una coppia — era entrato nel negozio. Un giovanotto e una ragazza, entrambi molto at­traenti e ben vestiti. I clienti ideali. Si calmò e si mosse con fare professionale, con sicurezza, verso di loro, sorridendo. I due si erano chinati per osservare un espositore, e avevano preso in mano uno splendido portacenere. Una coppia sposata, pen­sò. di quei marmittoni con la gomma eternamente in bocca, con le fac­ce avide da contadino, che gironzolavano per Market Street, guardano a bocca aperta gli spettacoli erotici, i filmini pomo, le sale giochi, i night club di quart’ordine con le foto di bionde Viveva di certo nella Città delle Brume Avvolgenti, il nuo­vo, esclusivo quartiere dello Skyline, sopra Belmont.
— Buon giorno — disse, e subito si sentì meglio. Loro gli sorrisero con gentilezza, senza superiorità alcuna. La sua mer­ce — veramente la migliore del suo genere, in tutta la Costa —li aveva messi un po’ in soggezione; lui se ne accorse e gliene fu grato. Loro capivano.
— Pezzi davvero eccellenti, signore — disse il giovanotto.
Childan si inchinò con naturalezza.
I loro occhi, caldi non solo di un legame umano, ma del co­mune piacere nel condividere la vista degli oggetti d’arte da lui venduti, il loro gusto e la loro soddisfazione, lo colpirono; gli erano grati perché Childan aveva cose come quelle, che loro po­tevano vedere, toccare, esaminare e maneggiare, magari senza neanche comprarle. Sì, pensò, sanno in che tipo di negozio si trovano; questa non è chincaglieria per turisti, niente targhe di legno di sequoia con la scritta “Bosco Muir, Marin County, Stati Americani del Pacifico”, o insegne con diciture umoristiche o anelli per ragazzine o cartoline con vedute del Ponte sulla Baia. Soprattutto gli occhi della giovane donna, enormi, neri. Potrei innamorarmi di una donna come questa, pensò Childan. E co­me sarebbe tragica la mia vita, allora: come se non lo fosse già abbastanza. I capelli neri ben pettinati, le unghie laccate, i lobi delle orecchie forati da cui pendevano i lunghi orecchini arti­gianali in rame.
— i suoi orecchini — mormorò. — Li ha acquistati qui, forse?
— No — disse lei. — In Patria.
Childan annuì. Non era arte contemporanea americana: so­lo il passato era rappresentato lì, in un negozio come il suo. —Vi tratterrete a lungo qui — disse — nella nostra San Francisco?
— Io sono assegnato qui a tempo indeterminato — disse l’uo­mo. Con la Commissione di Inchiesta del Piano per il Mi­glioramento del Tenore di Vita nelle Aree Depresse. — Gli si leggeva in faccia l’orgoglio. Non era un militare. Non uno di mezza età che si stringevano i capezzoli tra le dita grinzose e sorridevano oscenamente…

In un mondo dove Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e si sono spartite l’America, un “libro” crea scompiglio. Germania e Giappone sconfitte: un suggestivo gioco dei SE che solo uno scrittore come Dick poteva creare….

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