ago 242008
 

Prologo

Sedeva solo, racchiuso.
Fuori c’erano le stelle, e una stella particolare col suo piccolo sistema di mondi. Poteva vederla con l’occhio della mente; nemmeno se avesse deopacizzato la finestra l’avrebbe vista con tanta chiarezza.
Una piccola stella, rosso-rosa, il colore del sangue e della distruzione, e con un nome appropriato. Nemesis!
Nemesis, la Dea della Punizione Divina.
Pensò di nuovo alla storia che aveva sentito una volta quand’era giovane.., una leggenda, un mito, la storia di un Diluvio Universale che aveva spazzato vi un’umanità degenere e peccaminosa, risparmiando un’unica famiglia con cui ricominciare.
Nessun diluvio, questa volta. Solo Nemesis.
La degenerazione dell’umanità era ritornata e la nemesis che l’avrebbe colpita era un castigo adeguato. Non si sarebbe trattato di un Diluvio Universale. Nulla di così semplice.
E se anche ci fossero stati dei superstiti… Dove sarebbero andati?
Come mai lui non provava dispiacere? L’umanità non poteva continuare così. Stava morendo lentamente per i propri misfatti. Invece di una morte lenta e atroce, una morte molto più rapida… Perché rammaricarsi? Lì, in orbita attorno a Nemesis, un pianeta. Un satellite che ruotava attorno al pianeta. E Rotor attorno al satellite.
Quell’antico Diluvio aveva condotto in salvo alcuni uomini in un’Arca. Lui aveva solo un’idea molto vaga di cosa fosse l’Arca, ma Rotor era l’equivalente dell’Arca. Trasportava un campione di umanità, che sarebbe rimasto al sicuro e avrebbe costituito la base per la costruzione di un mondo nuovo e molto migliore.Ma per il vecchio mondo… soltanto Nemesis! Pensò ancora alla stella. Una nana rossa, che seguiva inesorabile la sua rotta. La stella e i suoi mondi erano ai sicuro. La Terra no. Nemesis stava avanzando, Terra!
Per infliggere la Punizione Divina!

1 — Marlene

L’ultima volta che aveva visto il Sistema Solare, Marlene aveva poco più di un anno. Non lo ricordava, naturalmente.
Aveva letto parecchio sull’argomento, ma malgrado le letture aveva sempre avvertito il Sistema Solare come qualcosa di estraneo a lei, che non le apparteneva.
Nei suoi quindici anni di vita, ricordava solo Rotor. Lo aveva sempre considerato un mondo grande. Aveva un diametro di Otto chilometri, in fin dei conti. Di tanto in tanto da quando aveva dieci anni (una volta al mese, quando poteva) lo percorreva per fare del moto, prendendo, a volte, le corsie a bassa gravità per poter galleggiare un po’. Era sempre divertente. Sia che lei galleggiasse, sia che camminasse, Rotor continuava interminabile, coi suoi edifici, i suoi parchi, le sue fattorie, e soprattutto i suoi abitanti.
Marlene impiegava un giorno intero a percorrerlo, ma sua madre non aveva nulla in contrario. Diceva che Rotor era perfettamente sicuro. «Non come la Terra» diceva. Però non spiegava come mai la Terra non fosse sicura. «Non importa» tagliava corto.
La cosa che a Marlene piaceva di meno erano le persone. Sessantamila abitanti su Rotor, stando al nuovo censimento. Molti. Troppi. Ognuno di loro mostrava una faccia falsa. Marlene detestava vedere quelle facce false, sapendo che sotto si nascondeva qualcosa di diverso. Né poteva fare commenti. A voi te aveva provato, quard’era più giovane, ma sua madre si era arrabbiata e le aveva detto che non doveva mai dire certe cose.
Crescendo, la falsità degli altri le era apparsa in modo ancor più chiaro, ma le aveva dato meno fastidio. Marlene aveva imparato ad accettarla e a stare il più possibile da sola, coi propri pensieri.
Ultimamente, i suoi pensieri erano rivolti spesso a Entro, il pianeta attorno a cui orbitavano da tanti anni, quasi da una vita per lei. Marlene non sapeva come mai quei pensieri le passassero per la testa, ma a tempo perso raggiungeva la piattaforma panoramica e fissava bramosa il pianeta. Le sarebbe piaciuto trovarsi là… proprio là, su Eritro.
Sua madre, spazientita, le chiedeva come mai desiderasse andare su un pianeta arido e deserto, ma Marlene non aveva mai una risposta. Non io sapeva. «Lo desidero, e basta» diceva lo stava osservando, ora, sola sulla piattaforma panoramica.
I rotoriani non andavano quasi mai sulla piattaforma. Avevano già visto tutto quanto, probabilmente, e chissà perché non avevano lo stesso interesse di Marlene per Eritro.
Eccolo; in parte illuminato, in parte buio. Marlene ricordava in modo vago due braccia che la reggevano e le mostravano Eritro emergere dallo spazio; ricordava di averlo visto di tanto in tanto, sempre più grande, via via che Rotor si avvicinava lentamente tanti anni fa.
Era un ricordo vero? In fin dei conti, lei aveva quasi quattro anni allora, quindi forse lo era.
Ma adesso a quel ricordo, vero o falso che fosse, si sovrapponevano altri pensieri, la percezione sconcertante delle dimensioni di un pianeta. Eritro aveva un diametro di oltre dodicimila chilometri, non di otto chilometri. Erano dimensioni che Marlene non era in grado di afferrare. Eritro non sembrava così grande sullo schermo, e lei non riusciva a immaginare di trovarsi sulla sua superficie e di spingere lo sguardo per centinaia di chilometri, o addirittura migliaia. Però sapeva che voleva farlo. Lo desiderava moltissimo.
Ad Aurinel non interessava Eritro, purtroppo. Aurinel diceva di avere altro a cui pensare; prepararsi per l’università, per esempio. Aveva diciassette anni e mezzo. Marlene ne aveva appena compiuti quindici. Una differenza minima dal momento che le ragazze si sviluppavano e maturavano più in fretta, pensò con un moto di ribellione.
Almeno, avrebbero dovuto avere uno sviluppo più rapido. Marlene si guardò e, delusa e costernata come al solito, rifletté che il suo aspetto era ancora quello di una bambina, bassa e tozza.

ago 112008
 

Dopo una breve pausa delle mie attività sul blog (in parte forzata a causa della prematura fine del mio “vecchio” computer…) propongo un post agganciandomi al un film che ho visto in tivù in una di queste calde sere d’agosto. Il film in questione è Guardami (1999) uno dei film più “forti” del regista Davide Ferrario. Il film all’epoca della sua uscita suscitò parecchio scalpore per le scene decisamente hard che lo caratterizzavano. La storia: la protagonista è Nina (Interpretata da Elisabetta Cavallotti), un’attrice porno che un giorno scopre d’essere malata d’una forma di tumore…e qui il pensiero va alla vicenda personale di Moana Pozzi; in più di una recensione ho trovato collegamenti a questo particolare e qualcuno si è spinto a dire che forse il regista si è ispirato alla storia (mah….). Durante il periodo di cura (chemioterapia) Nina simpatizza con un disincantato infermiere (Gianluca Gobbi) e un altro malato, Flavio un impacciato insegnante (interpretato da un un “inedito” Flavio Insinna). La vicenda rimbalza tra le diverse vite di Nina; il legame con la sua famiglia imperniata sulla figura di un padre modello volontario in Bosnia, il suo lavoro attrice porno mostrato in modo decisamente esplicito e la lotta contro la malattia condivisa con i suoi nuovi amici. Il film non nasconde mai la sua drammaticità di fondo; le numerose scene di sesso spinto e qualche momento leggero servono solo a ritardare quello che sarà il finale amaro. Nina riesce a vincere la sua battaglia con la malattia, ma altrettanto non riesce a fare Flavio (nel frattempo diventato ovviamente qualcosa di molto più importante di un amico). L’ultima parte del film racconta gli ultimi momenti di vita dell’uomo vissuti in compagnia dei suoi nuovo amico e di Nina (“Spicca” una scena di sesso tra i due sul letto d’ospedale…). Il film si chiude con l’immagine di Nina che raggiunge i suoi vecchi compagni di lavoro in un set cinematografico sul mare…siede accanto ad un’attrice che le mostra il suo “pancione” di futura mamma e dice -”E tu Nina quando lo fai un bambino?”- . Nina la stringe a se e rimane li con lo sguardo perso nel vuoto….forse facendo intendere che un bambino sta realmente arrivando. Questa è una mia interpretazione che (a questo punto) mi fa sorgere una domanda…

Mi chiedo se un trattamento pesante come la chemioterapia possa compromettere (anche momentaneamente) la fertilità delle persone e le eventuali conseguenze. Una buona occasione per tastare il pensiero della comunità di Answers

(immagine: locandina del film)