Robert Muller

Robert Muller. Fino ad un paio di giorni fa non sapevo nulla di questo atleta, poi ho ascoltato la sua storia in una trasmissione radiofonica. Quello che segue è il testo di un articolo scritto dal giornalista Andrea Tarquini per La Repubblica. Non aggiungo altro, non è necessario.

Gli restano meno di due mesi di vita, ma lui continua a voler giocare e allenarsi fino all’ultimo. Robert Muller, portiere dei Koelner Haie, gli squali di Colonia (la squadra di hockey su ghiaccio della metropoli renana) è condannato da un tumore maligno al cervello, ma non vuole arrendersi. E’deciso a dare a se stesso e alla gente un segnale estremo di speranza. E il suo caso scuote e commuove il mondo dello sport e tutta la Germania.
Robert Muller ha appena ventotto anni, e la sua tragedia è cominciata nel novembre 2006. Stava giocando una partita a Hannover, improvvisamente fu colpito da un malore e dovette abbandonare. I medici gli diagnosticarono un tumore al cervello. L’intervento chirurgico fu immediato, il tumore gli fu asportato a tempo, ma si rivelò maligno. “Robert è un caso limite, ha superato la media di aspettative di vita per i malati di questo tipo spietato, implacabile di tumori”, ha spiegato al settimanale der Spiegel il dottor Wolfgang Wick, oncologo all’illustre clinica universitaria di Heidelberg dove Muller è in cura come paziente. E il medico continua con la sua terribile spiegazione: “La maggior parte di malati di quel tipo di tumore al cervello sopravvivono un anno, solo il tre per cento arriva fino a cinque anni”.
Tutto dovrebbe spingere Robert Muller a cadere vittima di depressioni terminali, oppure a godersi, lui ancora giovane, gli ultimi giorni di una vita che il male sta per stroncare, e a lasciare lo stress dell’impegno sportivo. Ma lui no, non cede. Vuole resistere e combattere contro il male difendendo fino all’ultimo sul ghiaccio la porta della sua squadra. Dopo la prima operazione, ha cambiato team più volte, alla fine è approdato, stimatissimo come portiere di gran classe, agli “Squali di Colonia”. Ed è subito diventato un beniamino del pubblico. Non vuol deludere né i tifosi, né la squadra, né se stesso. “Non ho dolori, e mi sento bene, devo soltanto convivere con il tumore”, spiega Robert. “Non mi resta che essere positivo, perché tanto la mia situazione non cambierebbe”. E aggiunge: “Chiedo soltanto di essere trattato come gli altri, non voglio essere oggetto di compassione”.

Un ultimo tentativo per salvarlo, o quantomeno per allungargli la vita, i medici di Heidelberg l’hanno fatto tre mesi fa, ma l’operazione non ha avuto successo. Robert ha saputo tutto subito, ha reagito sognando di tornare subito in porta. Per Rodion Pauels, direttore sportivo dei Koelner Haie, il coraggio di quel ragazzo è incredibile. “Si allena con un impegno totale, sembra migliorato anche come condizione fisica e preparazione al gioco. E insiste a chiedere una sola cortesia: che nessuno gli conceda favoritismi di nessun genere”.

Aggiornamento

COLONIA (Germania), 22 maggio 2009 – Robert Muller non c’è l’ha fatta. Il portiere tedesco, che in novembre era sceso sul ghiaccio nonostante un tumore al cervello, si è spento ieri all’ospedale di Colonia all’età di 28 anni. “Era un grande essere umano con una forte personalità” lo ha ricordato Thomas Eichin, manager dei Koelner Haie, la squadra con cui Muller ha chiuso la carriera e che in suo onore ritirerà la maglia numero 80. COMMOZIONE — In novembre la storia di questo sfortunato portiere, 127 presenze e due Olimpiadi con la Germania, aveva fatto il giro del mondo. Nel 2006 aveva scoperto il tumore ed era finito sotto i ferri, per poi tornare in campo due mesi dopo con la nazionale tedesca, prologo alla spedizione in Canada per giocare i mondiali 2008. Poi, in agosto, un’altra operazione prima di annunciare che il cancro cresceva troppo rapidamente per poterlo fermare. Ma in novembre Muller aveva deciso di tornare ugualmente sul ghiaccio. “Non ho dolori, devo solo convivere col tumore” diceva allora. I medici, già sorpresi dalla sua tenacia che lo aveva portato a resistere due anni, non gli davano più di sette settimane di vita. Lui li ha sorpresi ancora, per l’ultima volta.

Fonte: Gazzetta dello sport.

9 pensieri riguardo “Robert Muller

  • 14 Novembre 2008 in 19:26
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    Ammirevole.
    E non e’ tanto per dire, non e’ sicuramente facile affrontare con tanta dignita’ un futuro tragico. Mi piacerebbe trovare qualche filmato di una sua partita (anch’io non lo conoscevo)

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  • 14 Novembre 2008 in 23:35
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    Un grande esempio di coraggio, di forza interiore…

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  • 14 Novembre 2008 in 23:59
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    Conosco il giocatore e la sua storia perchè l’Hockey è la mia passione. Io spero sia tutto un errore, secondo i medici doveva essere già morto o per lo meno invalido ed invece è ancora qui.Non è possibile che abbia maturato una qualche forma d’immunità alla malattia e questa non lo uccida? E poi come fanno ad essere così precisi nelle date?
    Non so, spero si sbaglino.

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  • 15 Novembre 2008 in 17:11
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    Dico solo che non è giusto morire così giovani

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  • 18 Gennaio 2009 in 21:00
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    Da togliere il fiato..ma soprattutto che faccia riflettere sul bene prezioso che è la quotidianeita’..che spesso ci soffoca ma che è un bene prezioso…utopico aime’ per molti ragazzi come noi..a sera il mi opensiero è sempre per lui..tifo per lui…per la sua vita…grande sportivo..uomo coraggioso e dignitoso SEMPRE

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  • 22 Maggio 2009 in 15:30
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    Putroppo questo grande atleta ha perso ieri la battaglia contro il cancro. Riposa in pace Robert !

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  • 22 Maggio 2009 in 20:21
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    Grazie del commento Marco.
    Sapevamo che le speranze erano poche ma il trascorrere dei mesi ci aveva illuso un po’ sull’epilogo.
    Mi accodo alle tue parole….riposa in pace Robert

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  • 24 Maggio 2009 in 01:14
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    Non ne sapevo niente.
    Un abbraccio 😥

    Risposta

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