La crisi economica cancella la pena di morte

La crisi economica che in questi mesi ha investito il mondo intero, oltre a tutti i problemi che ovviamente sta creando, ha generato un curioso effetto collaterale. Sembrerebbe che molti Stati dove vige la pena di morte stiano pensando di abolire questa forma di condanna non tanto per questioni etiche ma perché ritenuta antieconomica. Non stiamo parlando di paesi dove la condanna a morte ha il semplice costo di una pallottola conficcata nella testa ma dei 36 Stati USA dove l’esecuzione avviene dopo lunghi processi. Sinceramente non avevo mai considerato la questione pro/contro pena capitale dal punto di vista strettamente economico. Diciamo che, ragionando superficialmente, pensavo che un condannato all’ergastolo costasse più di un condannato a morte, a partire dal “vitto e alloggio” per tutti gli anni di detenzione. A quanto pare non è proprio così. Uno studio condotto per lo stato del Maryland ha messo in luce i seguenti dati: un procedimento che si chiude con una condanna a morte costa circa tre milioni di dollari contro poco più di un milione di dollari per un processo nel quale la pena massima richiesta è l’ergastolo. A ciò si deve aggiungere che spesso i dibattimenti dove il pubblico ministero richiede la pena di morte si concludono con condanne al solo carcere. Inoltre fra tutti i casi di condanna alla pena capitale solo una minima parte si conclude con l’effettiva esecuzione, per gli altri la condanna viene comunque convertita in un ergastolo di fatto. Altro fattore che favorisce gli alti costi è legato alla gestione dei carceri; un carcere dove ci sono dei condannati a morte é più costoso. C’è maggior personale di sorveglianza e più qualificato (gli stipendi si fanno sentire).

Una nota curiosa: come ho scritto gran parte degli Stati dove vige la condanna capitale stanno valutando l’eventuale abolizione della pena. Uno sta andando controcorrente: L’Alaska di Sarah Palin (Governatore reso popolare alle recenti elezioni Americane) sembra voglia inserire la pena di morte nel suo ordinamento. Viene da chiedersi se la Palin (nota cacciatrice di alci) voglia occuparsi personalmente delle esecuzioni.

7 pensieri riguardo “La crisi economica cancella la pena di morte

  • 6 Marzo 2009 in 20:41
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    Già! Come dice Luciana Litizzetto la Palin potrebbe infilare un paio di corna finte in testa i condannati e Bang!

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  • 6 Marzo 2009 in 23:51
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    In barba a anni e anni di lotte e manifestazioni pro abolizione della pena capitale, non tutto il male viene per nuocere, come dire, almeno ‘sta crisi serve a qualcosa!

    ot
    Perché non aggiungi la possibilità di poterci iscrivere al post in maniera che possiamo vedere tramite mail i commenti successivi al proprio?

    Rispondi
  • 7 Marzo 2009 in 09:50
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    Mi associo a novalis : W la crisi economica!
    Ovviamente è una battuta scema ( bisogna sempre spiegare nei commenti sennò la gente si fa strane idee…), anche perchè io insegno nel ‘ricco’ nord est da anni e mai come ora ho avuto un terzo dei genitori in cassa ntegrazione o addirittura licenziati : ancora pochi mesi e la bomba scoppierà gente! Buon fine settimana.

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  • 7 Marzo 2009 in 17:25
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    Buona idea quella della mail, così non si perde il filo del discorso.
    Articolo: mai e poi mai avrei pensato che un condannato a morte costasse più di un detenuto comune!

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  • 8 Marzo 2009 in 10:31
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    La cosa che mi lascia triste e un po’ mi disorienta è che si è deciso di abolirla per motivi economici, e non “umani”. Che mondo balordo, tutto funziona al rovescio.

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  • 8 Marzo 2009 in 23:56
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    Non sono contrario alla pena capitale quando ci vuole, ma qui c’è una cosa non capisco. Possibile che si debba decidere della sorte di un condannato in base ai soldi in cassa? Non si possono cambiare le carte in tavola così!
    Arriveremo al punto che i criminali sceglieranno il crimine da commettere in base all’andamento della borsa?

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