L’ANELLO DEL TRITONE – Lyon S. De Camp

Nel prossimo secolo, gli avvenimenti prenderanno una piega mortale per noi — sibilò Drax, dio tritoniano della guerra, rivolto all’assemblea degli dèi dell’Occidente. – A meno di cambiare questo stato di cose.
Il divino consesso rabbrividì, e il brivido si ripercosse per tutto l’universo. La voce di Entigta, dio del mare della Gorgonia (un reame talmente antico da essere già scivolato nella leggenda quando lmhotep costruì per re Zoser la prima piramide), emerse gorgogliando dal viluppo di tentacoli: — E non sapresti dirci la vera natura del pericolo
No. La mia scienza mi offre solo quest’altra traccia: l’origine dei nostri guai sarà il continente Poseidonis, e più precisamente il regno del Lorsk. C’è qualcosa che sembra indicare quale causa di tutto un appartenente a quella famiglia reale. Inoltre credo che anche i miei ci si debbano trovare coinvolti, ma di questo non sono sicuro. Da quando re Ximenon è venuto in possesso di quel maledetto anello non riesco più a entrare in contatto con lui o con i suoi.
— Allora, caro collega, la cosa è nel tuo dipartimento disse Entigta, rivolgendosi a Okma, dio della sapienza di Poseidonis (o Pusahd, per usare il nome più antico). – Come è composta la famiglia reale del Lorsk?
— Re Zhabutir; Vakar e Kuros, suoi figli, e il figlio ancora in fasce di quest’ultimo — rispose Okma. — Io sospetterei del principe Vakar. E talmente ottuso, dal punto di vista spirituale, che non riesco nemmeno a parlargli direttamente.
I tentacoli di Entigta fremettero. — Se non possiamo comunicare con questo mortale, come faremo a convincerlo a cambiar strada?
— Potremmo chiedere consiglio ai nostri dèi. . . — propose scherzando il dio dei coraniani, un piccoletto con orecchie da pipistrello. Tutti gli dèi risero, da perfetti scettici incalliti.
— Un modo esiste — riprese Drax, col suo caratteristico sibilo da serpente. — Possiamo istigare contro di lui altri mortali.— Mi oppongo! — protestò Okma. — Vakar del Lorsk mi è devoto, nonostante il difetto che ha. Non manca mai di sacrificare giovenchi sui miei altari. E poi, non avete pensato che questo corso di eventi potrebbe essere preordinato da un fato inflessibile, che neppure gli dèi potrebbero cambiare? — Non ho mai condiviso questa filosofia servile — sibilò Drax facendo guizzare la lingua biforcuta. Voltò la testa triangolare verso Entigta: — Caro collega, tra tutti noi tu sei quello che ha i guerrieri migliori. Ordina che distruggano la famiglia reale del Lorsk. Anche tutto il paese, se è necessario. — Ehi, un momento! — esclamò Okma. — Anche gli dèi della Poseidonis… — (li cercò con lo sguardo e vide che Tandyla aveva chiuso tutt’e tre gli occhi e che Lyr era intento a grattarsi le incrostazioni) — .. . me compreso. . . dovrebbero dare la loro approvazione prima di scatenare una devastazione simile sopra il loro stesso… Tutti gli altri dèi (quelli almeno di estrazione non pusadiana) si affrettarono a zittirlo. — Faccia di seppia — concluse Drax, — non perder tempo, o fra poco sarà troppo tardi. A Sederado, capitale di Ogygia nelle Hesperidi, la regina Porfi era in camera sua. Aveva i capelli neri come la notte, e gli occhi dello stesso colore degli smeraldi che portava in testa. Stava concedendo udienza a Gara!, primo ministro, un individuo tozzo, pelato e grassoccio, che emanava ingannevolmente un sincero buonumore e una genuina competenza.— Suvvia, signora — stava dicendo il ministro, mentre riavvolgeva un papiro. — Non fate davvero il vostro interesse, rifiutando di sposare il re dello Zhysk. Perché date peso a quel piccolo particolare? Anche se il re ha già tre regine e quattordici concubine. . — Piccolo particolare! — strillò la regina Porfia, che per essere vedova era fin troppo giovane. — Vancho non era niente di eccezionale, ma almeno, quando era vivo, quel bauscione era tutto per me. Non ho nessuna voglia di sposare la diciassettesima parte di un uomo, anche se di sangue reale. — La diciottesima — corresse Garal. — Però. — E poi, chi governerà Ogygia mentre io me ne starò a languire in una gabbia dorata ad Amferé? — Forse potreste passare qui la maggior parte del tempo, e farvi consolare dal giovane Thiegos.
— E quanto ci vorrebbe prima che re Shvo scoprisse tutto e ci uccidesse entrambi? Inoltre, nonostante tutte le belle promesse di rispettare la nostra indipendenza, manderebbe subito qualche rapace governatore zhyskiano a spremervi come limoni.
Garal fece un sobbalzo, ma poi si ricompose e continuò tranquillamente: — Eppure, una volta o l’altra, dovrete ben sposarvi. Persino i vostri sostenitori si lamentano perché non c’è. un uomo a capo dello stato. Sarebbero addirittura disposti ad accettare Thiegos…
— Non capisco cosa c’entri. L’isola prospera, e Thiegos, anche se piacevole come amante, come re non me lo vedo proprio.
— Pienamente d’accordo. Ma una volta o l’altra dovrete pure prendervi un marito, e non c’è nessuno che vada meglio di Shvo dello Zhysk. O c’è qualcun altro…?
— No. Tranne forse…
— Chi? — Garal si piegò in avanti, con gli occhi che brillavano interessati.
— Una vecchia sciocca idea. Quando da giovane andai ad Amferé, al matrimonio della figlia di Shvo, dieci anni fa, mi presi una cotta per un giovane principe, Vakar del Lorsk. Non era niente di eccezionale come bellezza e come fisico, ma aveva un certo non so che. .. una specie di arguzia irriverente, una fantasia alata, una profondità di vedute.., insomma, era tutto diverso da quei balordi di Suoi compatrioti. Mah, a quest’ora avrà già una dozzina di mogli, e si sarà dimenticato di Porfia, la ragazzina goffa e imbarazzata. Dunque, per quell’aumento dei diritti portuali…
Zeluud, re delle isole Gorgadi, stava schiacciando il pisolino pomeridiano, sdraiato su un divano dalle gambe d’avorio. Ad ogni inspirazjone la pancia gli si alzava e abbassava, e il fazzoletto di seta che gli copriva il volto si gonfiava ritmicamente sotto la spinta del reale respiro che fuorusciva ronfando sonoramente. Un nano negro, rapito nel Tartaro anni prima dai pirati di sua maestà, si aggirava per la camera in punta di piedi, con uno scacciamosche di foglie di palma, per colpire l’insetto molesto che avesse ardito recare offesa al reale riposo. Il re dell’antica Gorgonia sognava.
Sognava di trovarsi davanti al nero e umido trono di basalto di Entigta dalla testa di seppia, dio del mare della Gorgonia. Il re Capiva dalla colorazione scura che Entigta non era in vena di affabilità, e, dalla velocità con cui i colori si rincorrevano sulla pelle…

3 pensieri riguardo “L’ANELLO DEL TRITONE – Lyon S. De Camp

  • 20 Aprile 2009 in 14:30
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    Ti lascerò un commento verso luglio, quando avrò finito di leggere.

    Rispondi
  • 20 Aprile 2009 in 22:44
    Permalink

    Caigo, non prendertela, Aleph è una persona che quel che pensa dice, ma non è cattiva 🙂
    Io, invece sono più buona! Nemmeno io ho finito di leggerlo, ma non te lo direi mai… 😀

    Baci

    Rispondi
  • 20 Aprile 2009 in 22:49
    Permalink

    In via del tutto eccezionale commento sul “100 Righe”.
    Ha ragione se se dice che finirà a luglio. Io ho pubblicato solo le prime 100 righe, l’intero libro è un mattone bello grosso 😆

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