mag 182009
 

Giorno di spese al supermercato. Mentre giro con il mio carrello tra le corsie avverto una presenza alle mie spalle, mi sposto leggermente per favorire il sorpasso alla donna in arrivo con carrello colmo e cigolante. Questa, giunta al mio fianco si ferma (penso: abbella! Levati che non vedo il prezzo dell’olio d’oliva!). “ Scusa” – dice lei – “ma tu non sei…Giorgio?” – “Dipende” – rispondo io con un mezzo sorriso mentre con la mente scorro rapidamente la mia vita alla ricerca di spose abbandonate all’altare o peggio…non ce ne sono, non dovrei rischiare l’incolumità fisica e quindi posso confermare la mia identità. Lei si presenta, è Patrizia, una vecchia compagna di scuola. Iniziamo con le classiche domande da “rimpatriata”: come stai, dove vivi, matrimonio, figli, lavoro,ecc… Passiamo poi alle domande sui vecchi compagni: hai più visto tizio, caio? Emergono così storie di gente che ha cambiato città, gente serena, gente sfortunata (lei è molto ma molto più informata di me), insomma storie come tante. Storie in ogni caso condizionate anche da quei primi anni di scuola che abbiamo condiviso.

Ripensando al periodo delle elementari mi rendo conto di non ricordare i nomi di nessuna delle sei maestre che abbiamo avuto in cinque anni (buona parte dei miei amici ha fatto tutte le elementari con un solo insegnate) ed a fatica ricordo i loro volti, a parte quella di quarta ma solo perché era pazza (non è una battuta), quarta elementare che abbiamo frequentato in un altro istituto per quasi tutto l’anno a causa di prolungati lavori di manutenzione della nostra scuola. Il tutto sempre di pomeriggio e senza un’aula fissa…alla faccia dell’organizzazione. In questi anni l’unico elemento stabile fu “La Maria”, una bidella a dir poco mitica. Ai nostri occhi di bambini appariva come una enorme signora anziana sempre vestita di nero. Lei accompagnava al bagno i più piccoli, lei incerottava le ginocchia sbucciate dalle cadute, lei separava i teppistelli quando s’azzuffavano (aveva due mani grandi come badili), lei ci faceva compagnia quando le nostre maestre s’assentavano. Questo se le assenze erano brevi, nel caso d’assenza per tutta la giornata allora venivamo sparpagliati in piccoli gruppi nelle altre classi (niente supplente); per la verità questo è successo pochissime volte ma bastò per farmi apprezzare gli insegnanti…degli altri. Un piccolo episodio: un giorno La Maria entrò in classe durante la lezione e senza dire una parola mi prese per mano e mi portò fuori sotto lo sguardo inebetito della maestra, incuriosito dei bambini che non sapevano cosa stesse succedendo e divertito di quelli che invece già sapevano. Mi portò in una classe vicina dove il maestro (uno trooooppo avanti!) aveva pensato di creare un album fotografico di tutti suoi alunni, una specie di facebook (quello vero) stile scuola americana. La Maria aveva deciso (perché lei “decideva”) d’inserire quanti più alunni le fosse possibile in questo album. A testimonianza dell’episodio ho inserito la mia foto come presentazione di questo post, così che si possa vedere che bel pupetto era il Caigo all’età di sette anni. ;-)

Alle medie le cose non andarono meglio. I nostri genitori vennero convinti a farci frequentare il “tempo-pieno” o per meglio dire “lo sperimentale” (questa parola avrebbe dovuto far riflettere…). Venne spacciata l’idea che tenendo a scuola i ragazzi sia il mattino che il pomeriggio questi NON avessero più la necessità di studiare a casa. Cosa ovviamente non vera, tanto più che i programmi non vennero mai rispettati e terminammo le medie con un fortissimo handicap nei confronti degli studenti di altri istituti. Per alcuni anni quando gli studenti della nostra scuola media s’iscrivevano alle superiori vennero etichettati come “Quelli”. Quelli che erano rimasti indietro, quelli tardoni, quelli che non avevano portato a termine il loro vecchio programma…le conseguenze si possono ben immaginare. Di quei tre anni i ricordi più importanti sono: A) Un insegnate (uno sicuramente buono) che m’insegnò a “leggere” i giornali e la politica. B) In anni dove il calcio femminile era agli albori la nostra classe vantava la presenza delle ragazze più brave in questa specialità. Il nostro insegnate di tedesco, prof. Pettorino (e facciamo qualche nome!) era un tipo singolare, uno che, ad esempio, a gennaio con trenta centimetri di neve ti entrava in classe con le infradito ai piedi. Se poi era una bella giornata di sole e lo vedevi fissare silenziosamente fuori dalla finestra era fatta! Dopo qualche minuto diceva: -”Ragazzi! Fuori a giocare a pallone”- . Risultato: la lingua tedesca in quei tre anni non ha dato il meglio di se nella nostra classe ma in compenso vincevamo tutti i tornei calcistici della scuola. Allenandoci a squadre miste, come ho detto, anche le ragazze facevano la loro bella figura a parte qualche lacuna nei colpi di testa da parte di quelle che tenevano particolarmente alla cura della loro chioma ma non si può avere tutto. C) La stupida morte dell’insegnate di musica (per inciso non abbiamo mai preso in mano uno strumento in tre anni). Dopo un paio d’anni venni a sapere che era morto fulminato dal phon dentro la vasca da bagno.

Come ho scritto prima l’impatto degli studenti della mia scuola con le superiori era piuttosto duro. Lo fu in parte anche per me ma le complicazioni nel mio caso arrivarono per dei seri problemi di salute che m’impedirono di terminare l’anno scolastico. Al mio abbandono è strettamente legato un episodio che (oggi) trovo quasi divertente. Mia madre andò dal preside a spiegare la situazione ed informarlo delle mie condizioni. Il preside (che non sapeva neppure quale fosso la mia faccia) sbottò con una perla di saggezza:-”Se suo figlio se ne va finirà drogato!”- (parole testuali). Mia madre capì che il personaggio non aveva ascoltato/capito una sola parola di quello che lei aveva detto dei minuti precedenti. Si alzò e se ne andò. Per la cronaca il sottoscritto non ha mai fumato (non mi ha mai neppure incuriosito il fumo), non si è mai ubriacato (sono quasi astemio, mi piace solo “assaggiare”, questo nonostante qualcuno si sia fatto delle strane idee su di me visti i miei interessi sulla lavorazione alcolica dei limoni :idea: ), non si è mai bucato (simpatia zero verso gli aghi) e non si è mai impasticcato (purtroppo faccio parte di quella categoria che fatica pure a mandar giù le pastiglie “vere”). Dopo qualche anno ebbi modo di conoscere uno dei figli del mio ex preside e gli ho raccontato l’episodio. Mi disse:- “Sai, mio padre era un tipo un po’ particolare. Non è stato facile vivere accanto a lui”-. :???:

In seguito ripresi anche gli studi ma ormai il giocattolo si era rotto. Adolescente, in piena fase di “ribellione”, gli anni che seguirono non mi arricchirono come persona. Per ritrovare ordine nella mia vita dovetti aspettare d’entrare nel modo del lavoro, partendo con i classici lavori stagionali/tempo determinato per poi via via raggiungere la stabilità professionale.

Oggi quando vedo la tensione che sta passando il mondo della scuola non posso fare a meno di pensare se tutto questo non sia, in qualche modo, l’eredità di episodi del passato riconoscibili anche dalla mia storia. Ok. Il mio sarà forse un caso limite (parliamo comunque di qualche centinaio di studenti coinvolti) però mi piacerebbe sapere se oggi cose del genere ancora si ripetono. Mi auguro proprio di no. Tra tutti i miei ex compagni di scuola quelli che hanno raccolto dei veri frutti dalla loro esperienza scolastica si contano su di una mano. Io mi considero un “miracolato”. A dieci anni quando i miei amichetti leggevano (se leggevano) Topolino io mi “nutrivo” dentro atlanti ed enciclopedie e se proprio volevo viaggiare con la fantasia mi buttavo nella scienze fiction di Campbell e Van Vogt (mattoncini da 600 pagine). Per questo mi rendo conto che la mia cultura “a macchia di leopardo” è figlia della mia curiosità e voglia di sapere piuttosto che dell’istruzione che ho ricevuto. Che faccio, chiedo i danni? Meglio lasciar perdere, visto che a maltrattare verbi e congiuntivi ci si mettono un po’ tutti, anche gli insospettabili…e poi…le lingue non sono vive? In evoluzione? Comunque per il momento ho deciso di non usare tante “K” (ki, perké, anke, kuanto, kosta, kanestro, pikkolo,…)

Ops! Oggi sono  stato più lungo del solito :roll:

mag 132009
 

Nel luglio del 2007 un uomo perse la vita nel tentativo (riuscito) di salvare la vita a due bambini che rischiavano d’annegare alle foci del fiume Piave. Su questo episodio scrissi un articolo dove partendo dal fatto di cronaca coglievo l’occasione per alcune riflessioni su stranieri ed incidenti. La morte di Cigan scosse molto l’opinione pubblica Adesso la storia sembra essere giunta al suo epilogo come si può leggere dal seguente breve articolo. (Fonte Adnkronos)

Venezia, 11 mag. ”Vengono consegnate oggi a Banja Luka dai funzionari della Regione del Veneto le chiavi dell’abitazione che un mai sopito senso della solidarietà ha inteso dare alla famiglia Dragan Cigan. Come si ricorderà, il 22 luglio 2007, il cittadino bosniaco perse la vita per aver salvato dall’annegamento due bambini italiani”. Lo annuncia, in una nota, il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. Per questo suo gesto Dragan Cigan e’ stato insignito della medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica. Lo scorso novembre Galan, aveva poi promesso la casa alla vedova e alle due figlie dell’uomo, dopo aver garantito loro 350 euro al mese per l’istruzione e altri 250 per le prime necessita’. ”In buona sostanza oggi a Banja Luka si conclude la prima parte di un percorso di solidarietà che vede la consegna di un’abitazione, l’acquisto degli arredi, nonché il vitalizio per il mantenimento della famiglia e per le spese scolastiche delle figlie – conclude il presidente del Veneto – Il più sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di un gesto di solidarietà che fa onore al Veneto, alle sue istituzioni, alla sua gente. Gente che conosce i valori dell’accoglienza e di una integrazione in grado di favorire in ogni senso la civile convivenza”.

mag 122009
 

Strano destino quello del mio 181.it. Dopo anni di onorata carriere in rete, spesso trascurato dal suo ingrato padroncino, sta trovando in questi giorno una nuova e inaspettata linfa vitale. Sarà stata l’offerta d’acquisto del dominio che mi era stata proposta da un imprenditore della mia zona, sarà il piacere della scoperta di nuove e stimolanti espressive offerte da joomla, sta di fatto che dopo un lungo periodo di sonno il sito ha ricominciato a “produrre” nuove pagine. Nasce così una nuova sezione dedicata alla musica, o meglio, ai videoclip. Siti che parlano di musica in rete ce ne sono a centinaia, molti dei quali veramente ben realizzati. Ma allora cosa posso offrire  di più? Nulla ovviamente. ;-) Mi limito a presentare alcune canzoni degli ultimi decenni dal punto di vista di chi realizza i videoclip promozionali, ovvero i registi. Al momento ho scritto un paio di pagine dedicate alla presentazione del progetto ed alla storia partendo dalle origini dei video musicali. La vera “anima” di questo progetto è quella delle sezioni Registi e Link Video dove un po’ alla volta troveranno spazio le schede /biografie dei registi ed i loro lavori più significati. Per il momento ci sono soltanto video e registi citati nella pagina storia (il minimo necessario per avviare la sezione), con il tempo vedrò d’arricchire di contenuti il tutto.

Quando mi venne l’idea dei videoclip l’unico dubbio fu sul come pubblicare le pagine e se permettere o meno la pubblicazione di commenti da parte dei lettori. Quindi: pagine statiche o pagine dinamiche? Alla fine ho deciso di pubblicare le pagine dedicate ai videoclip sul sito e delle brevissime presentazioni (con link) sul blog dove eventualmente il lettore possa dire la sua. La cosa forse è un po’ dispersiva tanto più che l’amica ventus85 è riuscita a mettermi qualche dubbio presentando un’interessante componente per commenti da utilizzare su joomla! Vabbè…cominciamo così , poi si vedrà.

Con lo stesso stile della sezione Videoclip prossimamente vorrei realizzare delle pagine dedicate agli strumenti musicali. Caratteristiche, musicisti, immagini, clip audio dimostrativi, ecc… Questo lavoro si presenta sicuramente più complesso perchè vorrei usare quanto più materiale “originale”mi sia possibile. Io colleziono chitarre elettriche ma se dovessi basare tutta la sezione sugli strumenti in mio possesso finirei di scrivere fin troppo presto. Una chitarra seria costa come un mese di stipendio e certamente non ho intenzione di finire sul lastrico per “alimentare” le pagine di un sito web. Vedrò se mi riesce di coinvolgere qualche personaggio (magari un negozio di strumenti) in questo progetto, oppure m’inventerò qualcosa…chissà! :-)

mag 082009
 

Domenica 10 Maggio per me sarà giornata di lavoro. Nulla di strano in questo, quasi tutti i mesi sono impegnato una domenica in un servizio di controllo. Questa volta però a “turbare” i miei spostamenti ci si mette il giro d’Italia. Il caso vuole che buona parte dei controlli che mi vedranno occupato domenica m’obblighino a spostarmi lungo le stesse strade impegnate dai ciclisti nei primi chilometri. A questo punto mi trovo costretto a “correre contro di loro” una corsa contro il tempo. Spero di riuscire a terminare il mio “giro” (lavorativo) prima che inizino a muoversi in modo tale che l’organizzazione non mi costringa a fare qualche improbabile percorso alternativo o, peggio, a fermarmi. Esiste una terza possibilità: potrei venir investito/risucchiato/inglobato nella marea dei ciclisti e trascinato mio malgrado verso l’arrivo della tappa a Trieste! Quindi se qualche appassionato di ciclismo dovesse vedere in mezzo agli atleti e le auto ammiraglie un misterioso Doblò bianco con il numero 33 stampato sul portellone posteriore sappia che quello …purtroppo… sono io! ;-)