Archivio per agosto, 2009

Mi pongo una domanda: ma le persone che di mestiere (orrida definizione) creano leggi, regolamenti e tutto quello che in genere dovrebbe organizzare la vita di noi cittadini, hanno idea di come queste loro creazione si possano applicare nella vita reale? In questi giorni sto collaudando personalmente una di queste genialate.

Un mio familiare ha bisogno di un ricovero ospedaliero. Con il nostro medico concordiamo che la migliore soluzione per il caso sia il ricovero presso una casa di cura convenzionata della zona. La struttura è attrezzata allo scopo e, cosa non di poco conto, quando in passato abbiamo avuto a che fare con questo presidio ci siamo trovati sempre bene. Così di primo mattino ci rechiamo presso lo studio del nostro medico che ci ha già preparato la carta impegnativa di ricovero e con questa ci rechiamo in casa di cura. Ci presentiamo in reparto dal caposala che, in base a tutta una serie di bla-bla-bla di normative restrittive della sanità, non può procedere al ricovero perché il testo dell’impegnativa è “troppo generico”. Facciamo presente che se il nostro medico avesse la risposta precisa al problema forse il ricovero non sarebbe neppure necessario, probabilmente gli basterebbe prescrivere una cura mirata. Il caposala ci da ragione ma purtroppo ha le mani legate; ci consiglia di recarci presso un pronto soccorso e presentare li il nostro problema. Solo tornando con una carta rilasciata dal pronto soccorso si potrà procedere al ricovero. Raggiungiamo il più vicino pronto soccorso e raccontiamo la nostra storia. Anche li il personale si dimostra comprensivo e solidale ma ammette di non avere la soluzione per noi. L’unica cosa da fare è passare la patata al loro primario, l’unico che può sbloccare il tutto. Non dimentichiamo che ci troviamo in un pronto soccorso…armiamoci di pazienza, sarà lunga.

Dopo un paio d’ore (botta di culo?) otteniamo la tanto sospirata carta che portiamo in casa di cura con l’orgoglio pari a quello di un tedoforo con la sua fiaccola olimpica e possiamo finalmente concludere la pratica ricovero. Ora inizia la parte ospedaliera della storia ma questo, per quanto sgradevole, è un aspetto che siamo disposti ad accettare; l’ospedale non è un luogo di villeggiatura. Ci “consola” il fatto che il personale si dimostra comprensivo e (auguriamoci) competente…non è poco.

A concludere: se vogliamo essere precisi anche in casa di cura c’è stato un piccolo episodio che mi ha fatto pensare. Mentre in reparto si procedeva al ricovero il caposala mi ha mandato in accettazione a chiudere la parte “burocratica”. Consegno un foglio all’impiegato che inizia a scrivere (?) sul suo computer. Dopo qualche interminabile minuto mi dice: – “Può darmi indirizzo ed un numero di telefono?” – Vorrei dirgli che indirizzo e telefono sono scritti ed evidenziati in grassetto sul foglio che gli ho consegnato e che ha guardato più volte mentre scriveva. Non ci sono problemi…gli dico indirizzo e telefono. L’impiegato ricomincia a scrivere ma dopo alcuni istanti mi chiede: – “Può ripetermi il suo indirizzo e numero di telefono?”- Mi sorge un dubbio; che mi stia facendo un test? :shock:  Decido di lasciar perdere, in quel momento il mio unico pensiero è quello di finire tutto alla svelta. E’ tutta la mattina che giro e gli altri miei impegni non possono più aspettare. Finalmente l’impiegato finisce di scrivere e manda in stampa i documenti da riconsegnare in reparto. Mi fa firmare anche un paio di fogli; lo ammetto, li ho letti modo distratto, ma se ho afferrato il senso si parla di “trattamento dei dati personali”. Ha del grottesco se pensiamo che mi ha fatto ripetere ben due volte ad alta voce in mezzo ad un sacco di gente in fila il mio indirizzo e numero di telefono. Privacy? :roll:

(Immagine dal film: Un giorno di ordinaria follia)

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Quest’anno più che mai le nostre spiagge si sono riempite di venditori ambulanti, i cosiddetti “vucumprà”, con i loro tappeti (quelli vecchio stile) e borsoni carichi di ogni mercanzia: magliette, asciugamani, fazzoletti, cinture, orologi,ecc… . La loro massiccia presenza ha creato parecchia tensione tanto che in molte località si sono cercate delle soluzioni (a volte discutibili) nel tentativo di frenare il fenomeno. Ma perché quest’estate la presenza dei vucumprà è aumentata così tanto? Possibile che in un momento dove si parla di frenare drasticamente l’immigrazione le nostre spiagge (del nord-est in particolare) brulichino di di venditori africani ed asiatici? Una risposta (magari parziale) la otteniamo si ci fermiamo un istante a parlare con queste persone. Scopriamo così che molti di loro vivono qui in Italia da diversi anni, spesso regolari con tanto di famiglia e figli nati qui. Arrivano da province come Treviso e Vicenza dove lavoravano nei settori tessili, calzaturieri ed edili. Quando è arrivata la crisi si sono trovati per primi senza lavoro e si sono buttati nel primo spazio libero (diciamo…) che hanno trovato.

Tra i tanti mestieri da spiaggia nati in questi anni uno dei più recenti è quello della massaggiatrice. Quasi sempre si tratta di Cinesi, gente per  natura meno “chiacchierona” di gran parte degli africani e per questo meno disposta a confidarsi. Di recente però ho avuto un piccolo colpo di fortuna. Ho incontrato una massaggiatrice da spiaggia che ha trovato una zona dove il suo lavoro viene “tollerato”. Un’occasione che non si è lasciata sfuggire visto l’aria che tira nel resto della zona balneare. Quel che segue è la sintesi di una chiacchierata avuta con la signora.

- C’è molto scetticismo sulla qualità dei massaggi da spiaggia. C’è da fidarsi?Ho frequentato una scuola, anche se non riconosciuta qui in Italia, e comunque mi limito a cose leggere. Confermo però che molte mie colleghe improvvisano, è solo un modo per guadagnare qualcosa.Parli abbastanza bene l’Italiano. E’ da tanto che sei qui?Si sono tanti anni ormai. Ci vivo con la mia famiglia. - Come siete arrivati in Italia? – [Non risponde...] – Hai detto che sei qui con la tua famiglia.Si. Con mio marito e i nostri tre figli.- Tre figli? Ma in Cina per legge non è obbligatorio fare un solo figlio? (In seguito ho scoperto che i figli possono essere in alcuni casi anche due ma in quel momento non lo sapevo). – E’ vero in Cina le regole sono molto severe. I miei figli sono nati tutti in Italia. - Cosa intendi con regole molto severe? – [Si rabbuia...] – Non si possono avere figli prima dei ventitré anni. Ero rimasta incinta, le autorità mi hanno fatto abortire anche se mancava poco tempo alla nascita del bambino ed hanno arrestato mia madre..è stata dura , non ho voluto parlare con nessuno per quasi un anno. – [Resto senza parole...] – Arrestarono tua madre? - Si. I genitori vengono considerati responsabili. In prigione sarebbe dovuto andarci mio padre ma lui lavorava e la famiglia non poteva rimanere senza un redditto per vivere, così in prigione per qualche mese è andata mia madre. -

Ci scambiamo ancora qualche parola. Nulla di particolare, solo un modo per alleggerire la mente dalle parole che mi ha detto in precedenza. Alla fine ci salutiamo e ci allontaniamo; lei tra gli ombrelloni alla ricerca di clienti, io verso casa…con la sua storia.

L’immagine di questo post è tratta dal web (La Stampa). Non ho fotografato la signora dell’incontro.


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Di tanto in tanto spunta qualche discussione sull’opportunità di sostituire l’inno nazionale Italiano. Potevo perdere l’occasione di dire la mia su questo tema? Ovviamente no! Premetto che da buon “selvatico” non ho grande simpatia per inni e bandiere perché, per quello che può valere il mio pensiero, troppe volte vedo questi strumenti usati come forma d’allontanamento piuttosto che d’aggregazione (unirsi sotto lo stesso inno+bandiera “contro” gli altri).

Ma ora proviamo ad analizzare i contenuti di qualche inno ufficiale e qualche possibile alternativa.

Fratelli D’Italia

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò………

Questa è la prima strofa del nostro inno, quella che tutti più o meno conosciamo e magari cantiamo a squarciagola quando gioca la nazionale di calcio. Prima strofa che ovviamente cantiamo/ripetiamo all’infinito perché il seguito non lo sappiamo a memoria (io per primo) o addirittura ne ignoriamo l’esistenza

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò…….

Il resto del testo lo trovate qui se vi va. Come gran parte degli inni nazionali anche questo sprizza riferimenti ad orgoglio, Dio, fratellanza e nemici (Austria in questo caso) presi a mazzuolate ed è tutto più che normale, dobbiamo ricordare in quale contesto ed in quali anni l’inno è stato scritto.

Va Pensiero

Va, pensiero, sull’ali dorate;

Va, ti posa sui clivi, sui colli,

Ove olezzano tepide e molli

L’aure dolci del suolo natal!

Del Giordano le rive saluta,

Di Sionne le torri atterrate…

Oh mia patria si bella e perduta!

O membranza sì cara e fatal!

Arpa d’or dei fatidici vati,

Perché muta dal salice pendi?

Le memorie nel petto raccendi,

Ci favella del tempo che fu!

O simile di Solima ai fati

Traggi un suono di crudo lamento,

O t’ispiri il Signore un concento

Che ne infonda al patire virtù!

Questa è la rivale di sempre dell’inno di Mameli. Bella non c’è che dire, Verdi aveva un talento immenso e qui ce ne mostra il meglio. Per quanto riguarda la validità di questo brano come inno Italiano rimango invece dubbioso. Se pensiamo che si tratta di un canto di Ebrei prigionieri in Babilonia mi viene da dire che al limite lo si potrebbe proporre come nuovo inno per Israele. Mi sa tanto che ci faremmo pure un figurone a regalarlo! Mi permetto di scherzare perché problemi di questi genere un paese non se li dovrebbe neppure porre, oppure…ma si…mi può star bene ora, in agosto sotto gli ombrelloni tanto per far due chiacchiere e niente più. A questo punto se proprio volessimo cambiare perché non puntare su di un classico-moderno conosciuto in tutto il mondo?

Nel blu dipinto di blu

Penso che un sogno così non ritorni mai più;
mi dipingevo le mani e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito…

Romanticismo, magia, fantasia, il blu (buono per la nazionale di calcio), non manca proprio nulla. Certo se volessimo farla proprio “sporca” dovremmo prendere spunto dai bambini. Mi è capitato di vedere in spiaggia un…”incontro di calcio” tra Italia e Germania Under 10? Non ricordo bene, alcuni atleti indossavano il pannolino al posto del costume. Comunque prima della partita le squadre hanno cantato il loro inno nazionale. I tedeschi una canzone a me sconosciuta, gli italiani Le tagliatelle di nonna Pina. Quando si dice “il popolo Italico unito sotto la stessa pasta!

Chiudendo: volete sapere qual è il mio inno (tra quelli veri) preferito? Il Tedesco. La melodia (Haydn) è molto bella ed il testo è meno sciovinista di tanti altri: Quel “über alles “ spesso interpretato come arroganza di recente è stato re-interpretato come “voglia di lasciarsi dietro le cose brutte”. Questa interpretazione mi piace…perché il passato resti passato.

Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa fino alla Memel
dall’Adige fino al Baltico:
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,


Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
devono mantenere nel mondo
la loro vecchia, buona fama.
Che ci ispirino a gesta nobili
per tutta la nostra vita
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,


Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
A ciò lasciateci tutti anelare,
fraternamente col cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nel fulgore di questa felicità,
fiorisci, patria tedesca!

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Ricordate la Giulia di Pisa che pubblicizzava “una” famosa bibita gassata? Era veramente poco credibile tanto che le parodie non hanno tardato ad arrivare. Tipo questa… :-)

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Tra le varie iniziative nate per allietare queste serate estive mi ha incuriosito la serie di concerti organizzata all’interno del Veneto Design Outlet di Noventa di Piave (VE). Nick the Nightfly + Sarah James Morris, Malika Ayane e The Manhattan Transfer sono i nomi che l’organizzazione ha scelto per questa settimana all’insegna della musica. Un po’ per scelta, un po’ per necessità (leggasi “serata libera”) decido d’andare a vedere lo spettacolo di Malika Ayane. Quando arrivo la piazzetta all’interno dell’outlet è già bella piena; inizio a girare alla ricerca di una buona postazione per gustarmi lo spettacolo. Scopro con piacere la presenza di un signor palco, a dimostrazione che sta per cominciare un “vero” concerto e non una semplice esibizione tipo: “voce-pianoforte” o “voce-base” come troppo spesso capita negli spettacoli promozionali. Ottimo…questo significa che l’organizzazione ha voluto spendere due soldini per fare giustamente una bella figura e spiega anche l’incazzatura dell’uomo al telefono accanto a me:-”ma come!”- dice al suo interlocutore -”perché il logo (dell’outlet) si trova al fianco del palco e non davanti?”- Raggiungo la zona vicino al mixer dove decido di fermarmi. Sta per iniziare lo spettacolo e mi rimane ancora qualche istante per guardarmi intorno; devo proprio ammettere che questo outlet si presta bene a questo genere di manifestazioni, la piazza è abbastanza grande per contenere un buon numero di persone e da qualunque posizione si vede sufficientemente bene il palco. Quelli più “lontani” possono anche sedersi ai tavoli dei bar e conversare tra loro senza senza doversi sentire per forza “troppo coinvolti” dallo spettacolo. L’unica nota stonata il comportamento di qualche “maleducato” che di fronte ad uno spettacolo gratuito si sente ancora in diritto di far valere tutti i suoi diritti (?) come se avesse pagato 1000 euro a biglietto. Tanto per capirci, c’è stato chi si è fatto tenere il posto occupato ed è arrivato a sedersi quando lo spettacolo era iniziato da un po’ oppure non si è neppure presentato perché ha preferito andare a vedere le vetrine dei negozi…tanto lo spettacolo era gratis…ma la sua sedia è rimasta vuota mentre qualche signora anziana si è vista tutto lo spettacolo rimando in piedi (testimonianza di una ragazza all’uscita).

Il concerto – Un palco minimalista completamente bianco, come bianchi sono gli abiti dei musicisti (tastiere, chitarra, basso, batteria e violoncello) quasi a non voler distrarre il pubblico dalla protagonista della serata, la musica. Malika ha una voce calda e potente, sembra quasi di ascoltarla su disco, solo in poche occasione si avverte la difficoltà a riprodurre quelle timbriche (ma in studio, non dimentichiamo, ci sono appositi strumenti che danno…un aiutino). La band suona bene, guidata da un chitarrista esperto come Giorgio Coccilovo e le canzoni scorrono via piacevolmente. La ragazza ha lavorato tanto nel mondo della pubblicità e parte del pubblico lo scopre solo ora come dimostra il brusio che parte subito dopo le prime note di canzoni come Soul Waver (Sospesa) o la cover di Over The Rainbow. Pubblico appagato ovviamente dall’ascolto delle più popolari Feeling Better o la sanremese Come Foglie. Personalmente trovo che Malika renda di più quando canta in inglese; la versione di Beggin è stata veramente gradevole ed ha fatto entusiasmare il pubblico, solo il solito brusio di stupore quando al termine dell’esibizione ha detto che si trattava di una canzone di Frankie Valli…Frankie chi?… ;-)

Conclusioni – Lo spettacolo mi è piaciuto. Visto il successo di pubblico speriamo che l’Outlet proponga ancora iniziative del genere, anche lontane dall’estate e/o con nomi meno importanti va bene lo stesso. Malika Ayane è un bel soggettino e con un po’ di fortuna potrebbe durare nel tempo e regalarci qualche bella soddisfazione. Le premesse ci sono tutte: su di lei hanno puntato gente come Ferdinando Arnò e Caterina Caselli (grandi…”burattinai”) e musicisti-produttori come Paolo Conte, Tom Elmhirst (Amy Winehouse) Toni Cousins (Massive Attack) Vincent Mendoza (Bjòrk e Joni Mitchell). Chiudi con una riflessione. In una recente intervista Malika ha detto che la collaborazione con Conte è arrivata grazie all’amicizia tra il cantautore e la produttrice Caselli mentre per contattare Elmhirst e soci è “bastata” una email e questi (semplicemente) hanno risposto dicendo che avevano apprezzato la sua musica e che accettavano di lavorare con lei. Altri mondi.

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Nel maggio scorso dialetticon pubblicò l’immagine di una bilancia, o meglio, di una bascula, conosciuta dalle mie parte come “bassacuna”. La mia famiglia ne possiede una praticamente da sempre; la comprò (usata) mio bisnonno al termine della seconda guerra mondiale. Per decenni ha pesato sacchi di mais, un po’ d’uva ed uno o due maiali all’anno. Poi con il tempo è finita sempre più spesso relegata in qualche angolo polveroso o prestata a qualche parente, finché un bel giorno grazie al flash provocato dalla pubblicazione su dialetticon (grazie em ;-) ) io e mio zio siamo partiti alla ricerca della bassacuna errante e, finalmente, oggi posso annunciare che è tornata a casa! Polverosa, più arrugginita di quanto la ricordavo, con qualche sgradevole macchia di colore bianco ma comunque a casa…e per sempre. Una piccola nota: oggi siamo abituati a strumenti d’alta precisione che ti danno peso e volume anche di uno sputo ma , a mio parere, troppo vulnerabili. Senza corrente elettrica sono morti. Uno sbalzo di tensione e sono morti. Troppa umidità e sono morti. Troppa polvere e sono morti. La vecchia bassacuna invece :-) non sarà precisa al grammo ma funziona sempre in qualunque condizione!

A seguire il bassacuna show.

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