Stai facendo la coda alle casse del supermercato quando tutto d’un tratto la musica di sottofondo s’interrompe e parte una voce che dice: -” Il proprietario dell’auto targata ****** è pregato di presentarsi urgentemente al box- informazioni.”- Tu non ci fai molto caso, stai pensando agli affari tuoi o stai parlando con qualcuno, al limite pensi “ecco il solito che ha parcheggiato male e la sua auto non permette ad un’altra di uscire”. Poi la voce di miss-box-informazioni ripete l’annuncio, questa volta dice anche il modello della macchina. -”Ma guarda!”- pensi -”una macchina come la mia….la mia?…Mah…è la mia!!!”- Dribbli gli altri clienti del supermercato e raggiungi il box-informazione dove ti dicono (ma ormai posso scrivere “mi” dicono): -”Sono andati addosso alla tua auto. Ti stanno aspettando nel parcheggio”- . La signorina del box è “sintetica e asettica” come sempre ma il suo messaggio è chiaro. Esco e raggiungo il parcheggio dove trovo una coppia ferma dietro alla mia auto (la donna sta scattando delle delle foto), poco lontano c’è un un furgone di una ditta di latte/formaggi con accanto una ragazza a braccia conserte che osserva. La coppia s’accorge di me e si avvicina. L’uomo mi dice -”sprechen sie deutsch?” – Andiamo bene! Sono tedeschi, e chi li capisce adesso questi? -”do you speak english?”- Chiede l’uomo che sicuramente ha notata la mia espressione vuota. Già meglio…possiamo tentare di comunicare. L’uomo mi spiega che mentre stavano caricando la spesa nella loro auto il carrello (a causa della lieve pendenza del parcheggio) si è allontano, ha preso velocità ed è finito contro la mia auto. Guardo l’auto e sotto la targa posteriore vedo il segno dell’impatto. Possibile che un carrello possa fare un danno simile? Sembra abbiano affondato una spada nella carrozzeria. Iniziamo a scambiarci i dati di rito; Franz (questo è il nome dell’uomo), mi propone di chiudere la questione senza coinvolgere la sua assicurazione nel caso il danno non risultasse troppo oneroso. Per la cronaca al momento del pagamento a mezzo bonifico il Sig. Franz mi ha scritto una email dove affermava che, dopo aver chiesto informazioni alla sua assicurazione, quest’ultima aveva escluso la possibilità di un loro risarcimento perché il danno non aveva coinvolto la vettura assicurata presso di loro e quindi Franz e consorte dovevano arrangiarsi.

Comunque alla fine tutto si è risolto per il meglio. Il Sig. Franz se l’è cavata con una cifra accettabile ed io mi sono trovato con l’auto rimessa a nuovo visto che il carrozziere ha colto l’occasione per far sparire anche qualche graffio dall’auto.

E la ragazza accanto al furgone cosa c’entra? Beh… è lei la vera eroina di questa storia. Lei è quella che ha visto l’incidente ed ha avvertito la direzione del supermercato. Lei è quella che ha “placcato” Franz e lo ha trattenuto fino al mio arrivo perché….in un parcheggio semi deserto , il senso civico di questa coppia tedesca sarebbe stato altrettanto vivo se nessuno avesse visto il loro carrello colpire l’auto? Mistero…..

 

In Provincia, come assessori della nuova giunta, si sono aumentati lo stipendio, ma nel proprio Comune, dove sono consiglieri di opposizione, chiedono a chi lo governa di rinunciare all’indennità per dare «un segnale forte a tutta la popolazione» in questi tempi di crisi. Succede a Venezia dove la polemica infuria da quando il nuovo governo di centrodestra, che nel giugno scorso ha conquistato la Provincia, ha deciso di aumentare del 10% i compensi della giunta, facoltà prevista dalla Finanziaria 2009.
Alla polemica di questi di giorni si aggiunge adesso un nuovo capitolo a causa del diverso comportamento tenuto da due membri della giunta provinciale di Ca’ Corner, l’assessore alla Pesca, Polizia provinciale e Protezione civile Giuseppe Canali, ed Emanuele Prataviera, che ha la delega alla Viabilità.
Come neo-assessori, infatti, hanno accettato di veder crescere il loro stipendio da 4.690 euro a 5.322 al mese, mentre solo qualche mese fa come consiglieri comunali di opposizione a S.Stino di Livenza avevano votato un emendamento della minoranza che proponeva la rinuncia totale all’indennità da parte di tutti: emendamento respinto, perché il Comune aveva già deciso di rinunciare all’aumento del 10%.
«Come giunta provinciale abbiamo deciso per il momento di non replicare – dichiara oggi Prataviera – Comunque non mi pare che la delibera sia stata ancora votata, ci hanno solo detto: “la vostra retribuzione sarà questa”. È vero che c’è un aumento, ma come fate a sapere se io con quei soldi in più farò qualche altra cosa? Da parte mia ho già deciso cosa ci farò, però non vi dico cosa».

Fonte: Il Gazzettino (10 Sett. 09)
 

L’estate non fa in tempo a finire che già mi tocca sentire le lamentele dei forzati della tintarella. “Ah…che peccato! (dicono) come faremo?” C’è chi pregusta una vacanza in qualche caldo isolotto e chi si programma un inverno di solarium nel timore di sbiadire anche solo di poco. Di fronte a queste persone io faccio la figura dell’alieno perché, pur abitando a quattro passi dal mare, non ho un grandissimo rapporto con l’abbronzatura, o meglio, non più. Da ragazzo passavo parecchio tempo in spiaggia ma solo per la compagnia, non certo per passione; con il tempo le mie “ore balneari” si sono ridotte sempre di più, anche perché la mia pelle ha cominciato ad avere un cattivo rapporto con il sole (si sarà  offeso?) e passare il tempo a rosolarmi da piccolo piacere si è trasformato in grossa tortura. Chissà, forse questo mio allontanarmi dal sole unito al “sentimento” del preferire le ore dell’alba e del tramonto che provo da sempre sono i segnali di una mia evoluzione verso il mondo dei vampiri o dei lupi mannari (mannari? :mrgreen: ) sarà bene che dia una controllata a denti e sviluppo di peli nelle orecchie. Il dato certo è che al termine dell’estate la mia abbronzatura tende ogni anno di più a diventare multi-color: si parte da una discreta tintarella per quanto riguarda viso e braccia, si schiarisce leggermente sulle gambe (pantaloni corti quando posso) e sulle mani (indosso spesso i guanti) per arrivare ad un certo chiarore al busto ed un ovvio (ma non per tutti) “bianco” delle chiappe.

Se un cultore dell’abbronzatura ha letto queste righe a quest’ora ha già spento il computer se non è stato colto da malore prima. Se invece ha resistito ed è ancora qui gli chiedo: perché? Cosa ti ha portato verso il mondo della tintarella? La mia è una domanda retorica. Le risposte “standard” le conosco già…se però se ne esce con una motivazione tutta sua sarò ben lieto di leggerla.

Riflettevo su come il culto dell’abbronzatura sia cambiato nel corso degli anni, un po’ come succede nella moda. Oggi una bella abbronzatura ci dice che quella persona ha cura del proprio corpo ed ha un buon tenore di vita, questo ovviamente a grandi linee. Alcuni decenni fa la situazione era esattamente all’opposto. Le persone abbronzate erano quelle dei ceti medio-bassi, quelle che lavoravano nei campi. La persona benestante era pallida 365 giorni all’anno, non a caso le signore bene uscivano da casa rigorosamente armate di ombrellino parasole. Oggi le persone quando escono a far vita mondata si vestono/si truccano cercando di far esaltare lo “scuro” della pelle mentre in passato prevaleva l’incipriarsi per diventare bianchi come fantasmi. Ovviamente non mancavano le persone creative in grado di trovare soluzione alternative; soluzioni come quelle adottate da “a càvara” (la capra), una mia lontana parente.

Era il periodo della mezzadria. Mio bisnonno aveva in gestione un terreno insieme ad alcuni figli e nipoti. Più che una famiglia all’epoca si poteva parlare di vere e proprie comunità visto che sotto lo stesso tetto potevano arrivare ad abitare alcune decine di persone e per questo motivo era necessario attuare delle regole ben precise sulla gestione della casa. Ad esempio le donne, a rotazione, dovevano occuparsi dei lavori domestici con dei veri e propri turni settimanali. Ovviamente quando non erano impegnate nei lavori di casa passavano il loro tempo a lavorare con gli uomini, nei campi…sotto il sole! “A càvara”, si narra, fosse all’epoca una ragazza molto graziosa e , di conseguenza, molto corteggiata nelle sue uscite domenicali. Accampando mille scuse riusciva ogni settimana a saltare il suo turno di lavoro nei campi pur di raggiungere il suo scopo: non abbronzarsi. Quelle poche volte che era costretta a cedere ad altre mestoli e lenzuola si presentava infagottata come l’omino michelin, insensibile alle risate e alle battute di tutti i presenti. Poi finiva che invece di zappare via l’erba zappava i fagioli e veniva cacciata a suon di bestemmioni, ma lei non se ne curava perché era riuscita a difendere il suo nobile pallore dal sole. A càvara.

 

Quando si sente parlare di cyber-guerra si pensa subito alle immagini di film anni ottanta come Wargames con protagonista Matthew Broderick o, se vogliamo un po’ di pepe, la saga di Terminator interpretata dal Arnold Schwarzenegger. Al limite la nostra fantasia ci può portare verso qualche intrigo alla “007” ma difficilmente associamo il mondo del computer e della rete alla parola guerra perché, in fondo, se non ci sono bombe e pistole che razza di guerra è? Eppure…

Nel mese di agosto mentre l’Italico popolo esorcizzava le ansie da crisi andando (se poteva) in vacanza, mentre scopriva che il più bel culo d’Italia apparteneva ad un Ministro della Repubblica e la rivista Panorama ci confortava sui numeri delle prestazioni sessuali dei nostri Parlamentari con tanto di appendici regionali per ognuno degli intervistati, mentre attendeva notizia sulla produzione del vaccino per la A-N1H1 (l’influenza “maiala”) ed intanto si chiedeva come George Clooney da potenziale gay si fosse trasformato in potenziale futuro sposo di Elisabetta Canalis, mentre pensava a tutto questo [attimo di respiro...] per alcune ore la rete subiva uno scossone. Uno scossone che non ha colpito tutto il mondo e che non tutti gli utenti hanno avvertito, ma che ha lasciato indubbiamente un profondo segno. Un attacco informatico ha bloccato Twitter e messo in grave difficoltà diversi social network a partire da Facebook e LiveJournal, un attacco rivolto a Cyxymu (versione latinizzata dal cirillico Sukhumi, nome della capitale dell’ Abkazia) un blogger Georgiano che, a quanto pare, con i suoi articoli sta dando fastidio a “qualcuno” ben attrezzato a muoversi nella rete, non un semplice hacker, vista la portata di questa operazione che ha visto coinvolto milioni di utenti della rete. Tutta questa gente ha ricevuto messaggi ed email che invitavano a visitare i diversi profili di Cyximu innescando, insieme all’invio di altri dati paralleli, un traffico in grado di mandare in tilt Twitter.

Cyxumu non è un fantasma della rete: si chiama Georgy, ha 34 anni, è un docente di economia e vive a Tiblisi. Tutto normale salvo il fatto che si dichiara nazionalista e d’avercela con il Russi, quanto basta per attirare l’attenzione su di se dopo che ha avviato il suo blog in occasione della crisi Russia-Georgia per l’Ossezia. Ovvio pensare che un attacco in così grande stile verso una sola persona abbia uno scopo intimidatorio; verso il blogger, verso i suoi lettori e chi lo volesse (forse) in futuro emulare. Per chi volesse sapere qualcosa di più su Cyxymu qui trovate i suoi profili su Twitter, LiveJournal e YouTube.

Questo non è il solo segnale di pericolo che il mese di Agosto ci ha consegnato relativamente alla alla cyber-guerra o alla cyber-sicurezza se trovate la parola guerra esagerata parlando di web. Negli U.S.A . da tempo si sta lavorando ad un disegno di legge che fa discutere. In base a questa legge, se andasse in vigore così come sta oggi, il Presidente avrebbe il diritto d’intervenire su internet fino a disconnettere i computer privati dalla rete in caso di emergenza, anche non è chiaro quale dovrebbe essere il livello di tale emergenza. Aziende informatiche e gruppi per i diritti civili sono in allarme e per questo al Senato se ne sta nuovamente discutendo.

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