nov 152009
 

Dopo la recente chiusura di Geocities un altro pezzo di web che ha fatto storia ci lascia. Si tratta di Bubbleshare, un sito dalle caratteristiche simili a Flickr o Photobucket dove poter caricare immagini e creare degli album. Molto popolare negli u.s.a. da noi non ha mai riscosso grande successo nonostante abbia anticipato caratteristiche che hanno regalato il successo a Flickr e compagnia. Neppure l’appartenere alla galassia Disney è bastato a salvare Bubbleshare dalla sua fine…oppure la causa sta proprio li?

Link: GeocitiesBubbleshare

nov 122009
 

Oggi per quasi tutte le professioni è possibile ricevere una discreta formazione di base. In parte dalla scuola tradizionale, meglio se negli istituti tecnici, ed in parte attraverso corsi di formazione organizzati da associazioni di categoria, regioni, ecc… . In passato la formazione si faceva quasi esclusivamente a “bottega”; si cominciava da ragazzini come garzoni e piano piano s’imparava il mestiere dai “vecchi”. Questo tipo di lavoratori con il cambiamento dei tempi sta lentamente scomparendo nel nome di…tante cose: scolarizzazione, omologazione, evoluzione…insomma metteteci voi il motivo che più vi convince. Tutti motivi sicuramente validissimi ma che hanno messo in luce alcune situazioni paradossali. Si va dalla scomparsa di alcuni mestieri legati al mantenimento/restauro di ponti, campanili, orologi,macchine di vario genere, ecc… a situazioni più terra terra come trovare il muratore (bravo) che rimette a nuovo il davanzale di casa tua.

Queste persone, spesso avanti con gli anni se non addirittura pensionati, incapaci di stare a casa a bighellonare o per necessità economiche, danno il meglio di loro nei lavoretti per i privati dove si possono muovere in libertà. Quando invece si trovano a dover lavorare per qualche ente o comunque in un qualunque luogo dove sono costretti a sottostare ad orari, norme di sicurezza rigide, posizionamento di cantieri e stesure di progetti iniziano ad agitarsi. Le loro capacità manuali sono indiscutibili, l’esperienza, “l’occhio”, sono armi che un giovane, per quanto attrezzato, difficilmente riesce a battere. Il loro tallone d’Achille rimane invece la grammatica perché, ovviamente, chi ha iniziato a spingere la carriola a dodici anni difficilmente ha messo le mani anche sui libri. Capita così d’assistere a delle situazioni dove un bravo muratore viene invitato a mostrare il suo lavoro a tutta una serie di Dott. Ing. Rag. Prof. e minch. (questi non mancano mai). Ha costruito un basamento in mattoni e ne sta descrivendo le caratteristiche. Il problema è che lui non è abituato a parlare in pubblico e in Italiano, così invece di dire correttamente basamento s’inventa “d’Italianizzarlo” come baciamento. Mi guardo attorno, nessuno si sogna di correggerlo, quello che conta è il suo lavoro, per inciso fatto molto bene. Solo il minch sghignazza sotto i baffi…ma lui non fa testo.

nov 092009
 

A volte ho l’impressione che a certe notizie ci si abitui con troppa facilita’ e si finisca con il dare per scontato che alcune cose succedono e non ci si può fare nulla. Sara’ che di fronte alle truffe e’ facile indignarsi ma e’ altrettanto facile “glissare” il tema se disgraziatamente facciamo parte della categoria delle vittime. Un esempio? E’ di qualche giorno fa la notizia che nella mia provincia, e nella mia città in particolare, ad una serie di controlli da parte delle autorità preposte (scrivo quasi come un giurista…), si è scoperto che alcune pescherie e ristoranti rifilavano ad alcuni clienti del pangasio spacciandolo per cernia. Ora, non voglio entrare nella polemica sull’allevamento del pangasio; di tutti i dubbi legati alla sua provenienza, sulla qualità delle sue carni e se sia giusto o meno che circoli nelle nostre mense, in particolare quelle di scuole e ospedali, di tutto questo stanno dibattendo in tanti ormai da tempo. Quello che invece mi fa prudere i nervetti in questo momento è l’aspetto etico della storia visto che, per l’ennesima volta, ci troviamo di fronte al solito gruppo di “furbetti creativi”. Gente che con il sorriso stampato in faccia ti vende un prodotto, o meglio, l’illusione  di un  prodotto pregiato con un altro di valore infimo guadagnandoci così vagonate di soldi extra che gli permettono di cambiare il macchinone ad ogni cambio di stagione e farsi la vacanza esotica un anno si e un anno…si.
Come ho detto di questa storia si è parlato poco, forse perché coperta da altre vicende più eclatanti o forse perché in una qualche forma di rassegnazione la cosa finisce per passare quasi innoservata ai nostri occhi. Grugniamo due parole di disprezzo mentre leggiamo la notizia e poi la lasciamo nel freezer della nostra memoria insieme ai filetti di cernia (vera cernia?) nel freezer…quello vero.
Possiamo anche immaginare come andrà a finire la storia per i commercianti coinvolti in questa truffa (diciamolo, è una truffa). Solo se c’è qualche pirla nel gruppo, questo avrà dei seri problemi, nel senso che si vedrà chiusa l’attività per qualche tempo, ma è una cosa piuttosto rara, a memoria non ricordo situazioni del genere nel mio territorio. Cosa più logica e probabile per tutti è la condanna a pagare una bella multa, forse neppure tanto salata se riescono a tirarla per le lunghe, sicuramente non tanto salata da metterli economicamente in difficoltà, visti i guadagni interessanti derivati dalla loro gestione creativa degli affari.
E noi? Noi restiamo con il dubbio. Continuiamo a frequentare la nostra pescheria di fiducia sperando che non sia una di quelle coinvolte nel losco affare perché di più non possiamo fare. In realtà qualcosa si potrebbe fare se il nostro sistema giudiziario lo permettesse. Dando per scontato che le indagini siano state fatte in modo corretto e non si rischi di mandare alla pubblica  gogna dei commercianti onesti per delle leggerezze o fretta di concludere, accertato tutto questo, a tempo debito, basterebbe rendere pubblici i nomi dei “furbetti creativi” ed il problema sarebbe risolto. Quale miglior punizione di vedersi abbandonare dai propri clienti delusi e incazzati? Un danno d’immagine (corretto) può dare risultati ben più importanti di una multa o una condanna a qualche mese di galera virtuale. In questo modo si può pensare ad un ridimensionamento  di questo genere di truffe perché a nessuno, “furbetti creativi” in testa piace l’idea di farsi spillare dei soldi dalle tasche, altro che scherzetti.

nov 042009
 

Non sono mai stato un grande appassionato di fumetti, da bambino avrò letto si e no una decina di Topolino e qualche Marvel (Fantastici Quattro). Più fortuna ho avuto con Tex che, in parte perché ereditati, ho collezionato dal numero 1 fin quasi al 300, poi…basta, con i fumetti ho praticamente chiuso. Ciononostante l’arte del disegno mi ha sempre affascinato perché la capacità di raccontare delle storie in punta di matita è un dono meraviglioso e non a caso ho usato la parola “arte”. Arte che a mio parere coinvolge anche i “cugini” dei fumettisti, ovvero i vignettisti; persone in grado di farci sorridere, arrabbiare , riflettere con solo una o due tavole. Pochi centimetri di disegno che sanno colpire come, ed a volte meglio, di un servizio giornalistico lungo ma vuoto. Affascinato da questa forma d’espressione ho deciso di provare ad inserire nel blog tra i tanti post “verbali” anche qualche striscia. Lo dico subito…è una cosa sperimentale che faccio “in punta di piedi” e con una tonnellata di umiltà sulle spalle, sia chiaro. Io non so disegnare, non ho l’istinto da predatore del vignettista, non ho ne tecnica ne esperienza, solo la voglia di giocare un po’ con i colori per raccontare cose che difficilmente approfondirei con i post tradizionali.

L’idea di usare dei vermi come protagonisti delle vignette mi è venuta grazie ad una associazione di idee…Perché non puntare su dei protagonisti di facile realizzazione? (Sono furbissimo, faccio colazione con pane e volpe tutte le mattine!) :-) . Perché non usare dei protagonisti non-umani? Delle creature semplici immuni da logiche di potere e “progresso”.A queste creature si potrebbe dare la capacità di parlare e di stupirsi e le figure dei vermi si prestano benissimo a questa immagine; vivono nel terreno sotto di noi e possono…potrebbero…osservarci e giudicarci. Anche il nome, vermi, è adatto ai protagonisti in quanto si presta a tante interpretazioni favorendo una certa flessibilità nella creazione delle storie. Purtroppo (per modo di dire) ho scoperto che i vermi esistono già ed “appartengono” ad uno bravo, ma veramente bravo, non un pistola del disegno come me. Per questo motivo ho deciso di battezzarli X-Worm ispirandomi ai mutanti del famoso fumetto X-Men, in fondo stiamo parlando di vermi mutanti ;-)

« La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni qualche centinaio di millenni l’evoluzione fa un balzo in avanti. »