In questi giorni i possessori dei blog di casa Tiscali stanno ricevendo delle email dove vengono informati dell’imminente passaggio dei loro blog alla piattaforma WordPress. Per circa un mese le due piattaforme conviveranno in parallelo in modo da permettere agli utenti di provare quella nuova senza dover abbandonare bruscamente quella vecchia. Poi, in modo del tutto automatico, tutto il materiale presente nel vecchio blog (testi, immagini, video…) migrerà definitivamente in quello nuovo. Perché questa decisione da parte di Tiscali? La mia impressione è che abbiano deciso di mollare la piattaforma “fatta in casa” per una semplice questione di opportunità. Perché insistere nell’investire risorse in una piattaforma che non riesce a conquistare il cuore dei blogger, quando si può usufruire di una piattaforma gratuita e popolarissima come wordpress dove basta metter giù quelle quattro personalizzazioni utili a creare il “marchio di fabbrica” e lasciare ad altri la parte rognosa dello sviluppo del programma? Il wordpress di Tiscali è praticamente lo stesso MU (multi-utenti) che usa wordpress.com. Quindi una versione “chiavi in mano” perfettamente testata e fornita di un buon numero di gadget utili ad un uso normale di un blog. L’ideale per un un utente poco esperto, meno ovviamente per i più esigenti che si sentono frenati dalle limitazioni di questa versione; per loro ovviamente la soluzione è il “vero wordpress”. Ho visto che lo staff di Tiscali ha già iniziato a caricare i primi template e, cosa curiosa ma interessante, anche qualcuno diverso dal classico pacchetto wordpress.com. Ad esempio ho trovato Mandigo, lo stesso template che uso in questo momento per il mio blog. La versione non è delle più recenti ma è comunque fornita di tutte quelle opzioni che ne fanno una delle soluzioni più “evolute” per un wordpress in versione MU. Sono curioso di vedere come accoglieranno questa novità i blogger di Tiscali. Immagino bene visto che come comunità non mi sembra goda di buonissima salute; Il numero di blog abbandonati, molti dei quali dopo solo uno o due post di prova, è uno dei più alti che io abbia mai incontrato girando tra le varie comunità. Vedremo se questa nuova linfa favorirà in futuro la crescita di qualche bel blogger con la B maiuscola. Me lo auguro.
Nel mio “essere blogger” posso accettare tutto: critiche, sberleffi, anche insulti, ma di sicuro non posso accettare che mi si venga a dire come devo gestire questo spazio. Non mi si deve “ricattare” con proposte dal velato (ma neppure tanto) sapore commerciale in favore di chicchessia. Non mi si può chiedere di essere quello che non sono; avere quei requisiti standard (?) da rendermi “meritevole” di sedere in tribuna blog-vip o venir messo da parte. Non mi si può chiedere di essere “tuo amico” con la clausola di non essere “suo amico”. Per farla breve…non mi si può rompere le balle per delle seghe mentali partorite da gente che neppure conosco.
A questo punto non mi rimane che fare pulizia. Ci sono tanti modo di fare pulizia, alcuni più tecnici e sottili, altri più grossolani ed evidenti. Ad esempio chi legge questo blog avrà notato che è scomparso il blogroll. Scomparso ma non morto, ora sotto le categorie c’è un collegamento ad una pagina Note Web dove sono elencati un discreto numero di siti/blog che seguo. In buona parte vengono ripresi i vecchi link del blogroll più qualcuno di “nuovo”. Praticamente si tratta della copia di uno dei segnalibri del mio browser preso tale e quale e pubblicato. Ma… (mi si potrebbe contestare) fatto così non è un nuovo blogroll? Risposta: razionalmente possiamo anche dire si, ma per i mental-segaioli di cui sopra ….
Nota: Luglio 2010. Anche la pagina Note Web è stata rimossa.
Le proteste seguite alle elezioni presidenziali del 2009 in Iran sono state segnate dalle drammatiche immagini della morte di una ragazza colpita in pieno petto da una fucilata. Il filmato amatoriale degli ultimi istanti di vita della giovane ha fatto il giro del mondo e lei è diventata, suo malgrado, il simbolo della ribellione alle autorità che comandano quel paese. Nei giorni successi all’omicidio le sue immagini di “vita quotidiana” sono cominciate a girare nei giornali e nel web ed hanno avuto un secondo “incisivo” effetto. Mentre le prime immagine, quella della sua morte, avevano sconvolto tutti per le la loro drammaticità, quelle della “Leda quotidiana” sono state uno schiaffo a tutti i distratti del mondo occidentale. Tutti quelli che generalizzavano senza farsi tanti problemi e s’immaginavano le donne Arabe o Marocchine tutte uguali, coperte da veli, burqa, ecc…(quante persone conoscete che definiscono Arabe/Marocchine tutte quelle persone che provengono da quel “piccolo territorio” compreso tra Marocco e Afghanistan?). Questi si sono trovati davanti le foto di una donna vestita il più delle volte all’occidentale, spesso in situazioni d’allegria o comunque festose (come la foto del suo ventiquattresimo compleanno su Iranian.com). In quel momento molti distratti non hanno più visto la ragazza morta sulle strade di Teheran come un’entità lontana nello spazio ma una persona che poteva essere benissimo la compagna di classe della loro figlia, la commessa del negozio sotto casa o più semplicemente la propria vicina.
Oggi Neda Agha-Soltan avrebbe compiuto 28 anni.
Quante volte ci capita di cercare qualcosa e di trovarne un’altra che ormai avevamo dato per scomparsa? E’ capitato a me pochi giorni fa quando mi è letteralmente riapparso davanti il biglietto da visita di un ristorante “ricordo” del mio primo viaggio a New York tanti anno fa. Biglietto che avevo cercato più volte in passato, in particolare nell’occasione del mio secondo viaggio a N.Y.. In quella volta cercai di ritrovare “a memoria” il ristorante contando sul fatto che Manhattan è piuttosto semplice da girare. Non mi riuscì di ritrovare il ristorante e solo ora, biglietto di visita ed indirizzo in mano, ne comprendo il motivo. Il Pisello Restaurant non esiste più; chiuse l’anno successivo al mio viaggio per essere sostituito dal Cuba Cafe, un locale completamente diverso tutt’oggi ancora in attività.
Mentre rigiro tra le mani il vecchio biglietto da visita ripenso a quel lontano giorno d’ottobre: ricordo una giornata di sole disturbata da un vento non forte ma freddo. Io e il mio amico nel corso della mattinata avevamo già preso un paio di caffè per scaldarci le budella ma, vista l’ora e la necessità di ricaricare le batterie dopo la lunga camminata, stavamo valutando le possibili soluzioni per il pranzo. A quell’ora spuntano come zombi dopo il tramonto delle figure che io definirei “butta-dentro”. Davanti ad ogni ristorante, bar, caffè e negozio d’ alimentari questi personaggi, a volte dall’aspetto “umano” ma spesso vestiti da improbabili paperi o panini umani, ti sbattono davanti al naso un pezzo di carta colorato che spacciano per il fantastico menù del giorno offerto dal locale; i più aggressivi arrivano quasi a tentare di trascinarti all’inteso del locale coinvolgendoti in un surreale balletto fatto di scatti e finte. Avevamo superato da poco un’area infestata da zombi quando ci trovammo di fronte ad una graziosa ragazza dai capelli rossi vestita di nero, un nero informale ma comunque elegante. Non disse una parola, accennò un sorriso amichevole ed aprì la porta che le stava alle spalle invitandoci ad entrare nel “Restaurant” (per un attimo avevo intravisto la parola scritta sulla porta del locale che all’esterno era sostanzialmente anonimo). Come automi entrammo nel ristorante accompagnati da un ragazzo, pure lui vestito di nero, che ci fece accomodare al tavolo per poi lasciarci soli per qualche instante. Quel minuto ci fu utile per prendere consapevolezza di quello che era successo e dove ci trovavamo: il locale era piccolo, pochi tavoli, pochissimo personale, arredamento semplice ed elegante in linea con le divise del personale. Un particolare che notammo subito fu che il personale era tutto gay. Ci venne da ridere pensando che mentre davanti a tutti i locali dove eravamo passati i butta-dentro erano tutti uomini (spesso ridicoli) nel locale a gestione gay il butta-dentro era una donna, una bella donna (considerazione personale). Fu così che quando tornò al tavolo il ragazzo per prendere le ordinazioni gli puntai contro (amichevolmente) un dito accusatore e gli dissi in dialetto qualcosa come “Tu ci hai preso in giro amico!”. Il ragazzo in qualche modo capì perché si mise a ridere; dalla cucina spuntò anche la testa del cuoco messicano che, sentendoci parlare in veneto, aveva colto qualche assonanza con lo spagnolo (amigo?). Fu così che avemmo modo di fare due chiacchiere in un inusuale misto di italiano-inglese-spagnolo-veneto; chiacchiere che ci fecero conoscere il “piccolo mondo” rappresentato dal personale del Pisello Restaurant. Un gruppo multietnico di scuola culinaria Francese innamorati della tradizione Italiana. Il risultato? Un mega piatto di agnolotti dal gusto strepitoso! Onestamente avevamo provato un attimo di terrore all’arrivo dei piatti ,vedendo gli agnolotti circondanti da una trincea di polvere bianca come fossero delle fette di pandoro imbiancate dallo zucchero a velo, ed invece scoprimmo un gradevole sapore di vaniglia che ben si legava con il resto degli ingredienti. Ingredienti che dopo tanti anni purtroppo non ricordo; solo la vaniglia mi è rimasta impressa nella memoria, oltre il buon sapore complessivo della pietanza.
Come ho detto dopo tanti anni di quell’esperienza mi rimangono il ricordo di una buona mangiata, la simpatia del personale del locale, la loro ironia (Pisello…), la nostalgia e la consapevolezza di non poter più rivivere quel momento ed un dubbio: ma la ragazza rossa butta-fuori era muta? Fu l’unica a non aprir mai bocca.
Photobucket
Progetto 100 Righe
Commenti recenti