gen 112010
 

Chi compra, se la compra, musica esclusivamente da internet rinuncia da subito ad uno dei piaceri che per anni ha accompagnato tutte le produzioni discografiche: la copertina. Se gli va bene, il suo lettore mp3 gli mostrerà una tristissima miniatura che difficilmente desterà il suo interesse. Solo pochi anni fa le cose erano ben diverse; il legame tra un bel disco e una bella copertina poteva dare “l’immortalità” ad un artista. Il bassista dei Clash che spezza il suo strumento in London Calling, i 57 personaggi dei Beatles in Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, tanto per citare un paio d’ esempi, resteranno per sempre impresse nelle memorie di chi ha amato questa musica ma anche chi non li conosce è difficile che possa dire: “io queste immagini non le ho mai viste”.

Una delle mie copertine preferite è quella di Breakfast in America dei Supertramp. Un motivo vero non c’è, forse perché l’ho “capita” dopo parecchio tempo dall’uscita dal disco. Mi limitavo a guardare la facciona simpatica della cameriera senza notare il sottile gioco dell’immagine; un surreale sguardo dall’oblo di un aereo che lascia una New York fatta di tazze, piatti e forchette. E lei… la cameriera in versione statua della libertà con il bicchiere di succo d’arancia al posto della fiaccola. Breakfast in America è stato un disco “trasversale”. Usci nel 1979 in un periodo dove quasi tutti predicavano un’anima post punk (non sempre sincera) e si piazzò in cima alle vendite con il suo pop ben costruito. La canzone più conosciuta di quel disco è The logical Song; ho trovato un recente video dove l’allora leader della band Roger Hodgson la ripropone in versione piano/sax. Gli anni sono passati, non porta più la barbetta stile “Gesù Cristo” ma la voce….quella c’è ancora.

Immagine anteprima YouTube

gen 072010
 

Immaginate d’essere i proprietari di un negozio di frutta e verdura come il signor “C.”. Immaginate d’arrivare in una di queste fredde mattine invernali al negozio e trovare l’inequivocabile traccia di una pisciata sul muro.Immaginate che questo non accada una sola volta ma due, tre, quattro volte….Quali e quanti pensieri attraverserebbero la vostra mente? Al signor “C”.” ne basta uno e lo ha messo nero su bianco.


gen 042010
 

Era il 1965 quando il giovane avvocato statunitense Ralph Nader pubblicava un libro intitolato “ Insicura a qualsiasi velocità”. Protagonista una delle auto più popolari dell’epoca: la Chevrolet Corvair. Ovviamente alla General Motors , la casa automobilistica che produceva l’autovettura, non la presero molto bene, tanto che citarono per diffamazione il giovanotto nato nel Connecticut. A dispetto di tutte le previsioni Nader vinse la causa; i giudici si convinsero che la Corvair era realmente una cassa da morto su quattro ruote e condannò la GM a risarcire l’avvocato e rendergli pubbliche scuse.Questo episodio viene riconosciuto oggi come il padre di tutte le class action, tutte quelle cause ,definite collettive, che da qualche anno rappresentano uno dei pochi spauracchi per le “furberie” delle multinazionali (vedi i processi contro Philip Morris & co.).Oggi la class action arriva anche in Italia; finalmente! Si potrebbe dire…peccato che la famosa genialità Italiana fosse in ferie mentre veniva redatta la versione nostrana di questa procedura.

La forza della class action all’americana sta nel suo potere dissuasivo. Esempio: io (società) imbroglio i miei tanti clienti e rubo loro mille dollari a testa. Se vengo scoperto e condannato so che dovrò restituire i mille dollari ed in più magari sganciarci un milioncino sopra come risarcimento morale. Un bel salasso per le mie tasche! Da noi invece il furbetto di turno sa che in caso di sconfitta dovrà solo restituire il mal tolto senza nessun altro addebito. Morale: truffare il cliente rimane ancora un affare perché prevedo in partenza che non tutte le mie “vittime” parteciperanno alla causa contro di me, insomma, qualcosa m rimane sempre in tasca ed anche se avrò contro un po’ di pubblicità negativa posso contare sul fatto che la gente (purtroppo) ha la memoria corta.

Un’ultima chicca: la class action è applicabile anche contro la pubblica amministrazione. Disservizi, ritardi, spese ingiustificate, ecc… si possono impugnare collettivamente di fronte ad un giudice. Peccato che in questo caso non venga previsto anche il più modesto dei risarcimenti, il giudice può solo ordinare di porre rimedio al disservizio al fine di garantire la prestazione richiesta.

Vabbè…scusate, devo andare a vomitare! :roll: