mar 292010
 

Saggezza bestiale

Date retta a me, lettori fortunati, voi che state per iniziare a gustare queste delizie, queste storie stuzzicanti e ammiccanti, scritte in una lingua italiana così pulita, così elegante, così piacevole: ebbene mettetevi nelle condizioni d’animo giuste per meglio apprezzare le pagine saporite in cui fra un poco sarete immersi. La cosa migliore da fare, a mio avviso, è quella di tornare con la memoria a certe esperienze che forse avete compiuto. Avete mai visitato un giardino zoologico, siete stati allo zoo, magari anche solo nel piccolo zoo di un circo di passaggio, un po’ mal messo, con pochi animali?

Forse alcuni di voi hanno partecipato addirittura a un safari fotografico, altri hanno passeggiato in parchi naturali, chiusi dentro una jeep, ma non basta ancora: prima di leggere queste storie è bene rammentare altre esperienze, come la frequentazione di un museo di storia naturale, oppure quella di un museo zoologico, o quella di un grande orto botanico. Così, se avete riportato la memoria in quei luoghi o a quelle immagini, siete quasi pronti. Ripensiamoci insieme un momento. Come è noto, gli zoo sono luoghi di delizie per noi che guardiamo, e forse luoghi non proprio lietissimi per gli animali che in essi sono rinchiusi. C’è, però, negli zoo, un’atmosfera speciale, in cui si è immersi. Noi li spiamo, loro contemplano noi, ci sono incroci di sguardi, dopo un po’ le parti sembrano rovesciate. C’è un certo saggio stupore negli occhi di quella scimmietta pensosa che ci guarda immobile. Chissà cosa penserà di noi, mentre segue il nostro sbracciarsi, le bizze che facciamo con i genitori e i loro amici e i figli degli amici, o mentre scuote il capo perché le sembra di capire che abbiamo mangiato troppo fiordilatte in trattoria e ora abbiamo un viso stranamente rosso? Nello zoo, noi e loro siamo molto vicini, siamo messi a confronto. Sentiamo ben presente, proprio per questa ragione, la grande distanza che ci separa. E dire che le bestie, specialmente nei libri, nei fumetti, nei film di animazione, perfino nei documentari scientifici televisivi, ricevono continue trasformazioni che devono rendercele più amiche, più vicine, più simili a noi. Chi pensa mai ai topi, a quei grossi topi di fogna dal muso grifagno, dalle zampette infide, dall’aria inconfondibile del divoratore, mentre legge le avventure di Topolino? E, tuttavia, Topolino è pur sempre un topo. E certo nessuno rammenta il proprio caro micione, addormentato in salotto, grosso e tenero come un ciambellone ricoperto di pelo, quando ammira le furfanterie di Gambadilegno, che è un gatto, come è noto. Gli animali veri hanno ben poco in comune con gli animali descritti, filmati, disegnati.

Un buon rapporto con gli animali si ottiene proprio quando si sa apprezzare la loro diversità, quando li sentiamo lontanissimi da noi, quando non pensiamo di doverli umanizzare ad ogni costo. Anche il micione del salotto, del quale pensiamo di sapere tutto, che spesso ci appare prevedibile (specialmente nel momento, o nei momenti, in cui ci domanda da mangiare, e spesso sembra il proprietario di un buon orologio, tanto è preciso nel chiedere il rispetto degli orari) è pur sempre un mistero, per noi, perfino lui. Moravia è stato il raffinato cronista di questo mistero. Nelle sue storie di animali è partito proprio da lì, dal desiderio di rispettare la loro distanza, la loro lontananza, proprio mentre si avvicina a loro moltissimo, proprio mentre li scruta con un occhio tanto acuto.

Quella che Moravia ha battezzato madre Na Tura, non è una signora buonissima, pronta a far doni, a fornire regali, delizie, premi. No, quando i Maia Lini vanno da lei a protestare perché gli uomini li mangiano, si svolge questa scena esemplare, degna di una attenta meditazione: “Ad un certo momento, quando siamo grassi al punto giusto, ecco, ci legano per i piedi a una specie di catena che scorre. La catena scorre con un fracasso terribile, e loro, via via, ci sgozzano, ci dissanguano, ci squartano, ci fanno a pezzi. Non insisto sul modo con il quale questi pezzi vengono poi preparati; basti dire che veniamo trasformati in tanti oggetti che loro, a quanto pare, chiamano salsicce, prosciutti, zamponi, salami e così via,

(…Prefazione di Antonio Faeti)

mar 262010
 

Parlavo proprio oggi con un paio di ragazzi che dovrebbero andare a votare per la prima volta in questi giorni. Dico “dovrebbero” perché, dalle loro parole, non sembrerebbero particolarmente propensi a recarsi alle urne. Il motivo? La politica gli fa schifo! Saranno giovani e spensierati, le famiglie e la scuola non gli avranno trasmesso il “senso civico” del voto ma…come dargli del tutto torto? I nostri politici sembrano concentrare gran parte delle loro energie nel darsi reciprocamente le colpe di tutti i mali del mondo piuttosto che affrontare con serietà i veri problemi del paese. Demagogia? Può essere, sicuramente è quello che percepiscono tante persone, i più giovano in particolare. Ora: in che modo si possono convincere queste persone a non mollare, a non lasciarsi andare ad uno sconfortato “ma chi se ne frega” e subire passivamente le decisioni che qualcun altro prenderà al loro posto. Già…. perché comunque qualcuno andrà a votare e quel voto, nel bene o nel male, a qualcosa condurrà.

Facciamo una piccola analisi. Proviamo ad osservare le facce dei “canditi” (candidati), non è difficile, sono appiccicate su tutti muri delle nostre città, proviamo a ripetere nella nostra mente i loro slogan, proviamo, se ne abbiamo la forza, a leggere i loro programmi, ed infine, proviamo a ricordare cosa avevano “promesso le altre volte”.

Se siete riusciti a trattenere i conati di vomito complimenti, potete proseguire la lettura di questo post. C’è una cosa che noi tutti possiamo fare per tentare di dare una piccola ma significativa “bottarella” al sistema. Scegliere con cura i candidati. Non importa per quale schieramento batte il vostro cuore, di questo rispondete alla vostra coscienza e alla vostra ideologia, ma pensate a quale grande occasione avete decidendo di andare a votare oculatamente. Potete mandare a casa qualche vecchia cariatide: quelli che fanno politica da così tanto tempo da non ricordare cosa sia un lavoro “normale” e poi dicono di sentirsi “vicino alla gente”, quelli che hanno raggiunto l’orgasmica sensazione di onnipotenza, quelli che pur avendo chiuso il loro mandato si ripresentano perché il partito (in via del tutto “eccezionale”) ritiene giusto ripresentare il cavallo vincente. Tutte queste persone le possiamo mandare a casa e mettere al loro posto gente nuova. Diciamolo subito: non è detto che i nuovi siano migliori, forse se non sono emersi fino ad ora è perché sono degli incapaci, ma non è escluso che tra di loro si possa nascondere qualche bella sorpresa. Pochi “giovanotti” non rivoluzioneranno il mondo ma perché non dare loro un’occasione mandando a casa (ribadisco) gli ottusi scalda sedie di adesso?

Un aneddoto:non voglio smorzare gli entusiasmi ma solo mostrare quale sia la “cruda realtà”. Qualche anno fa un grosso partito convinse un noto professionista della provincia di Treviso a candidarsi alle elezioni politiche nazionali. Lo scopo era ovviamente quello di trascinarsi dietro una valanga di preferenze. Il successo fu tale che in modo del tutto imprevisto il professionista si ritrovò eletto e spedito a Roma. Arrivo al sodo… alle elezioni successive NON si ricandidò. Era andato a Roma pieno di entusiasmo convinto di poter dire la sua anche a nome di chi lo aveva votato nel suo territorio ma la realtà era ben diversa…gli dissero chiaro e tondo che le decisioni venivano prese nella segreteria del partito e lui doveva limitarsi ad eseguire gli ordini. Punto e basta. Meditate….

mar 212010
 

Questo è il titolo del nuovo album del cantautore Americano Eugene Chadbourne (si scrive proprio “Berlosconi” e non Berlusconi”). Il video è tratto da una sua esibizione all’Elefante Rosso di Mestre (VE).

Immagine anteprima YouTube

Gonna write a little song for my Italian friends today
It’s not such a crazy record but I know they’ll give it a play
Roll over Berlosconi, got to hear it again today
When I first got the news, I almost blew a fuse
Now my Italian Friends, everyday they have the blues
Roll over Berlosconi tell Mussolini the news

Ceaser, Nero, he’s no hero
……………………..

 

mar 182010
 
Era una fredda sera d’inverno
il vento soffiava forte come non accadeva da tempo…lo ricordate?
Scendo in garage e sotto i piedi sento lo scricchiolare di vetri rotti
accendo la luce, la finestra accanto alla mia auto è spalancata, rotta.
Mi avvicino camminando trai vetri e d’un tratto lo vedo
esanime  giace a terra il vetro dello specchietto retrovisore (lato guida: siamo precisi)
rotto
sciagura, sciagura, sciagura!
Ma…un attimo…io non sono superstizioso.
Smoccolando raccolgo il povero vetro infranto e lo ripongo amorevolmente sul sedile dell’auto
domani gli darò una degna sepoltura e ordinerò quello nuovo.
Ho detto: io non sono superstizioso ma…
dopo quell’infausto giorno
una strana e sinistra sequenza di eventi ha ravvivato le mie giornate.
Guasto alla caldaia
“solo un filo d’acqua calda”
Guasto alla lavastoviglie
“una resistenza bruciata dal detersivo”
Guasto al telefono cordless
“alcuni tasti non rispondo più i comandi”
Guasto al ferro da stiro
“non si scalda di un solo grado”
Tutto questo in pochi giorni
Un consiglio?
Proteggete gli specchietti delle vostre auto
se si rompono non saranno sette anni di disgrazie ma….
:cry: