Se c’è un mondo dove girano un sacco di soldi questo è quello del tabacco. Nonostante che il fumo, ovvero, sigarette e relativi accessori, negli ultimi anni sia stato attaccato per le ragioni che tutti ben conosciamo, gode sicuramente di buona salute (lui) tante che le aziende coinvolte in questo mercato continuano a far bella mostra di loro intorno a noi con presenza nel mondo dello sport e linee di abbigliamento, tanto per fare un paio d’ esempi. Inoltre, dove ci sono soldi e marketing non può mancare la pubblicità e cosa succede quando queste “entità” hanno dato sfogo a tutte le loro risorse (con reciproca soddisfazione) nel conquistare il mercato? Forse…. a questo punto, bontà loro, possono dedicare un pizzico del loro tempo e denaro alla creatività fine a se stessa, al gioco e alla sperimentazione.

E’ quello che devono aver pensato quelli di una nota azienda Francese produttrice di cartine quando hanno dato vita al progetto BlackThinking. Un sito interattivo dove nella sezione Drive-in Cinema si possono vedere dei surreali cortometraggi realizzati con tecniche particolarmente suggestive. Su Youtube sono presente in po’ tutti questi cortometraggi; ne propongo un paio d’esempio, gli altri sono facilmente rintracciabili. In questo post non inserisco il link diretto all’azienda produttrice perché non ritengo di doverle fare della pubblicità diretta (ha i suoi mezzi per questo), qui si vuole unicamente mostrare il lato creativo e artistico del loro lavoro.

Immagine anteprima YouTube

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Pochi giorni fa mia nonna ha festeggiato le sue 88 primavere. Nella mia famiglia non abbiamo l’usanza di organizzare feste in pompa magna con torte mitragliate di candeline o cose del genere, per l’occasione abbiamo solo scelto il menu del pranzo in base ai suoi gusti che ovviamente ben conosciamo più una bella coppa di gelato finale a completare il tutto. La sorpresa, in teoria doveva venire per cena. In che modo? Beh… il giorno prima facendo la spesa al supermercato in un banco frigo avevo visto delle aringhe salate e li mi sono illuminato: SCOPETON!!!. Parliamo di un semplice piatto della tradizione Veneta. Il pesce va ripulito delle squame e cotto lentamente sulla griglia a brace lenta quindi, una volta cotto, va aperto e liberato dalla lisca. A questo punto va irrorato d’olio e lasciato riposare per qualche ora. Solo a questo punto si può servire in tavola accompagnato da una quantità industriale di polenta. Già… la polenta, è lei la vera protagonista del piatto. Vi ricordo che stiamo parlando di un piatto povero; in passato ad ogni commensale toccava un piccolissimo pezzetto di pesce per cui ci si nutriva quasi esclusivamente della polenta inzuppata, o meglio, “tociata” (il termine è più corretto) nell’olio insaporito dal pesce.

Giunta l’ora di cena annunciamo l’evento: -”Nonna, questa sera cena a base di polenta e scopeton”- “SEMPIO! (sciocco in dialetto) questo non è scopeton, è renga!”- . Ne nasce una discussione con tanto di ricerca enciclopedica dove scopro che scopeton e renga sono due cose ben diverse. Lo scopeton in realtà sarebbe la sardina del Nord Atlantico (Sardina pilchardus) mentre la renga è la più comune aringa (Aringa Clupea harengus). C’è chi pensa che lo scopeton sia il maschio della renga e forse per questo si tende ad associare tra loro i due pesci ma come avrete capito l’unica cosa che li unisce è il modo in cui vengono consumati.

Dopo aver chiarito l’errore ittico colto dall’occhio clinico di nonna finalmente ci siamo seduti a tavola e mi sono preso la mia bella fetta di renga (ex-scopeton). -“SEMPIO!” – … e due. :roll: -”Poca renga, va “tociata” con tanta polenta”-. Avevo già scordato la questione delle dosi mignon imposte dalla tradizione. Nonna non perdona.

 

Con colpevole ritardo pubblico alcune foto relative ad una piacevole settimana passata in Umbria. Come spesso capita in Italia natura, storia, bella gente e buon cibo si concentrano in pochi chilometri di territorio. Mi piace ricordare San Gemini dove abbiamo incontrato un restauratore-gallerista conosciuto via web, Narni che abbiamo avuto la fortuna d’incrociare nel periodo della corsa dell’anello, gli stabilimenti della Perugina con il loro museo storico, o meglio, pubblicitario…un vero capolavoro di marketing. La scontata ma sempre affascinante cascata delle Marmore che, ricordo, non è un fenomeno naturale ma indotto dall’uomo. Ricordo inoltre le tappe a Terni, Spoleto, Todi, Gubbio, Assisi. Ad Assisi l’unico ricordo leggermente negativo; un ristorante dal menu tristemente turistico-dozzinale decisamente fuori da ogni logica se confrontato con la buona qualità trovata negli altri punti di ristoro. A proposito di cibarie: vorrei citare infine il gestore di un bell’agriturismo in località Massa Martana. Un ex operaio delle acciaierie di Terni “specializzato”nel passare trai tavoli dei suoi clienti ad offrire assaggi della sua cantina. Assaggi che ovviamente lo “costringevano” a partecipare alla degustazione. :wink: Ci siamo sorpresi nello scoprire che la sua cantina era composta quasi esclusivamente da vini Veneti! Questo perché (parole sue) dalle sue parti “so’ tutti matti! I vini locali hanno dei prezzi impossibili da proporre in un agriturismo!”. Dopo l’ultimo assaggio si alzava e si allontanava smoccolando contro le maledette nutrie che distruggevano l’argine del suo laghetto….

Qui sotto lo slideshow con una trentina d’immagini pubblicate in ordine sparso.


 

Una delle mie attività preferite in rete è cercare blog di Italiani residenti all’estero, questo perché m’incuriosisce sapere come ci vedono i nostri connazionali quando sono lontani dalla madre patria. Il loro giudizio non è quasi mai “banale” perché, se ci pensiamo bene, il fatto di scrivere un blog in Italiano mentre si trovano all’estero rivela, comunque, il desiderio di non staccare completamente il legame con il loro passato e la voglia di confrontare la loro nuova esperienza con chi vive nella loro terra d’origine. Un altro aspetto interessante di questi blogger è la loro posizione privilegiata nel vedere, e di conseguenza mostrare, situazioni che a noi la stampa tradizionale mostra superficialmente o addirittura per niente. E non sto qui a sindacarne le ragioni, ognuno può trarre le sue conclusioni.

Grazie ad uno di queste blogger (“l’emigrante”) ho scoperto un sito veramente “interessante”: BlueServo.net. Si tratta di un sito che permette a chi si registra di trasformarsi in un surrogato di vice sceriffo. In che modo? Semplice! Ci sono una ventina di webcam posizionate strategicamente lungo il confine tra il Texas ed il Messico attive 24 ore su 24 che il nostro vice sceriffo in pantofole può controllare in ogni momento. Immigrazione clandestina e traffico di droga sono i bersagli preferiti dagli utenti di BlueServo che, una volta avvistati i “tipi sospetti”, li segnalano via email allo sceriffo pronto ad intervenire. A questo punto mi sento di fare alcune considerazioni. E’ vero che probabilmente questa iniziativa nasce come risposta a problemi di criminalità ormai insostenibili ma…. è sensato che le persone passino le loro giornate a fissare un monitor con la speranza (?) di cogliere un movimento sospetto per vivere il loro piccolo momento di gloria? Quanti falsi allarmi vengono inviati (questi non sono citati nel sito) magari per delle coppiette colte “in camporella”? E da noi? Avrebbe successo un’iniziativa di questo genere in Italia? Credo non sia attuabile con le leggi attuali (vedi privacy & co.) ma se conosco bene l’Italica curiosità penso ci sarebbero molte persone disposte anche a pagare pur di passare le domeniche a giocare al vice sceriffo. Altro che guardare il Grande Fratello!

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