mag 212010
 

Quando parliamo di ecologia magicamente ci troviamo tutti d’accordo. Condividiamo l’idea che gli sprechi devono finire, che dobbiamo comprare solo prodotti non inquinanti o comunque riciclabili e che dobbiamo separare con cura i nostri rifiuti per agevolarne la raccolta ed il trattamento. Ma Questi bei propositi non sempre vengono mantenuti perché “essere ecologici” comporta un minimo d’impegno che spesso si scontra con pigrizia e scuse a dir poco ridicole. Ricordo quando il comune che confina con il mio ad est per primo instaurò la raccolta differenziata dei rifiuti; d’improvviso i cassonetti “generici” delle vie confinanti tra i due comuni iniziarono a tracimare di sacchetti colmi d’immondizia. Questo perché molti abitanti del comune “ecologico” ogni mattina si caricavano in auto il loro bel sacchetto nero e andando a lavorare facevano una sosta tattica oltre…confine. Quando il mio comune decise di attrezzarsi pure lui per la raccolta differenziata pensò bene di cominciare la raccolta proprio con la zona al confine tra i due comuni, questo per cercare di creare un cuscinetto in grado di far desistere gli invasori. L’azione non ebbe grande successo, l’unico risultato fu quello di far spostare più ad ovest la zona tormentata. Per ottenere risultati apprezzabili si dovette aspettare che l’area coperta dal servizio di raccolta differenziata venisse ampliata e crescesse (…e meno male) il senso civico della cittadinanza.

Ora tra le mete preferite dai zozzoni ci sono i cassonetti di fronte a casa mia. La foto mostra parzialmente l’opera di chi ha scaricato i suoi rifiuti; fuoricampo sulla destra c’è anche un congelatore, per non parlare poi dei mattoni rotti gettati nel cassone blu (ad uso plastica e vetro). Buona parte dei rifiuti che ogni settimana finiscono tra questi cassonetti sono di origine “professionale”, nel senso che si tratta di materiali di scarto ed imballaggi tipici di dipintori, falegnami ed altri categorie d’ artigiani, ovvero, tutta gente che dovrebbe portare i rifiuti direttamente in discarica. L’aspetto grottesco della cosa è che il centro di raccolta rifiuti si trova a meno di un chilometro dal luogo del misfatto. Questo significa che molti mollano qui le loro schifezze perché arrivano ad orari improponibili e non vogliono tornare a casa con i loro rifiuti o temono di dover pagare qualcosa. Timore praticamente infondato perché si paga qualcosa solo in presenza di abbondanti e ripetute consegne o se vogliamo che l’azienda che gestisce i rifiuti venga a ritirare quelli ingombranti direttamente al nostro indirizzo.

Nota – Questa mattina uscendo per recarmi al lavoro ho intercettato un “signore” (per la cronaca un militare con tanto di uniforme mimetica) intento a gettare dei misteriosi scatoloni di cartone nei cassonetti. Quando mi sono fermato per dirgli che il centro di raccolta era li vicino e non era necessario che ingolfasse inutilmente quei poveri cassonetti mi ha guardato con espressione lessa ed ha risposto: – Mi spiace, ma da noi (il comune che si trova ad est del mio) non c’è più la possibilità di smaltire questi rifiuti. – Andiamo bene! 8O Così adesso ho scoperto che gli invasori mi possono attaccare anche dall’altro fronte!

mag 162010
 

In questo video Ornella Gemini, la mamma di Niki Aprile Gatti, parla della morte del figlio avvenuta in circostanze poco chiare il 24 Giugno 2008. Diversi blog che frequento lo hanno pubblicato o citato e probabilmente chi legge queste pagine lo ha già visto, ma se anche una sola persona in più lo visionerà sarà comunque una persona in più informata. La speranza è che non si dimentichi, che la verità-vera esca qualunque essa sia.

Immagine anteprima YouTube

Riferimenti. nikiaprilegatti, agoradelrockpoeta.

mag 132010
 

Quaranta giorno dopo Pasqua la tradizione Cristiana celebra l’Ascensione, ovvero la salita di Gesù al cielo dopo la sua resurrezione. Per la città di Venezia questa festa assume un doppio significato; oltre a quello strettamente religioso si somma anche quello storico legato agli anni d’oro della Serenissima: il tutto prende il nome di “Festa della Sensa”.

La storia avrebbe inizio nell’anno 1000 proprio il giorno dell’Ascensione (in quell’occasione il 9 maggio) quando il Doge Pietro Orseolo II soccorse con la sua flotta la popolazione della Dalmazia minacciata dagli Slavi. Da quel giorno si cominciò a festeggiare “la Sensa”, ma solo molti anni dopo (nel 1177) in occasione del trattato di pace tra Papato (Papa Alessandro III) e Impero (Federico Barbarossa) firmato proprio a Venezia in presenza del Doge Sebastiano Ziani, la festa prese corpo in tutto il suo splendore. L’immagine simbolo della festa era lo Sposalizio del Mare; un rito probabilmente di origini pagane “sdoganato” al Cristianesimo da Papa Alessandro III. In questa occasione una processione di barche usciva in mare dalla bocca di porto di San Nicolò con alla testa l’imbarcazione del Doge (nel periodo più glorioso di Venezia questa barca era il mitico Bucintoro) che suggellava il matrimonio gettando un anello in mare.

Oggi la Festa della Sensa ha perso buona parte del suo significato originale assumendo quello di rievocazione storica. Il Bucintoro non c’è più, il Doge è stato sostituito dal Sindaco e nel corteo hanno trovato posto delle imbarcazioni sportive appartenenti alle principali società remiere Veneziane. Alla festa sono legate manifestazioni culturali, assegnazioni di premi, mercatini e competizioni di voga; quanto basta per rendere la Sensa un’occasione da non perdere per chi si trovasse a passare dalle parti di Venezia in questi giorni.

(Immagine da: venise-voyage.org)
mag 042010
 

Poniamoci una domanda. Se mentre stiamo passeggiando sentiamo delle grida provenire da una via laterale, meglio se buia, come ci comportiamo? Magari in cuor nostro ci sentiamo degli eroi però la realtà può essere ben diversa, se le forze dell’ordine consigliano alle persone aggredite di non gridare un generico “aiuto” ma un più preciso, anche se falsissimo, “al fuoco”. La gente normale (mi si passi il termine) di fronte all’incognito si spaventa e si allontana, come dimostrano i casi di stupro commessi in presenza di persone che si trovavano a pochi metri di distanza senza intervenire, magari separati da una semplice siepe o un cartellone pubblicitario. Se invece gridiamo al “fuoco” è possibile che qualcuno, magari solo per curiosità, si possa avvicinare per vedere cosa succede e far desistere con la sua presenza l’aggressore. Partendo dal presupposto che la cosa migliore è sperare di non trovarsi MAI in una situazione del genere può essere utile sapere quali altri consigli possono tornare utili in caso d’aggressione. Ad esempio: sembra che un violentatore più che essere attratto da un vestito provocante sia attratto da un vestito facile da togliere e da capi che può utilizzare per immobilizzare la vittima (sciarpe, foulard), i capelli lunghi poi favoriscono la presa. Viceversa: chiudere sempre la macchina, girare con oggetti come ombrelli o borse pesanti, camminare a testa alta e con piglio deciso sarebbero tutte situazioni “poco gradite” ai potenziali aggressori come anche urlare dei “no” perentori piuttosto che supplicarli di lasciarvi andare.

Boh… sono tutte situazioni abbastanza teoriche a mio parere ma se questi sono i consigli probabilmente ci sono dei dati statistici che li avvalorano. Le uniche cose certe sono le pene sempre più severe verso questo genere di crimine. Severe ma fumose in molti casi, ma questo è un’altra storia. :roll: Esempi? In Gran Bretagna lo stupro è punito con un minimo di 5 anni di reclusione fino all’ergastolo per i casi più gravi. L’attenuante del “consenso” non ha valore nel caso in cui la vittima sia ubriaca, drogata sequestrata o se teme violenza, se poi la vittima ha meno di 13 anni non c’è scusa che tenga. In Francia la pena è di 15 anni e si sale a 20 anni nel caso che la vittima abbia meno di 15 anni, ci sia stata violenza di gruppo, minaccia con arma e conseguenze come mutilazioni o invalidità. In Germania si parte da un minimo di 2 anni di reclusione ma si arriva anche all’ergastolo. Negli U.S.A. Le normative cambiano da stato a stato con una media di circa 12 anni per le sentenza ma solo la metà del tempo effettivamente trascorso in prigione. Ed in Italia? La reclusione va dai 5 ai 10 anni, fino a dodici se ci sono aggravanti come l’uso di sostanze alcoliche, narcotiche, armi o la vittima a meno di 14 anni.

Immagine da: thedreamzone.com