Dai boschi del Cansiglio al Monte Castellazzo (seconda parte)

Dopo aver smaltito fatiche e libagioni del Cansiglio ci siamo trasferiti nella provincia di Trento. Qui dopo una breve sosta a San Martino di Castrozza abbiamo raggiunto il Passo Rolle (ben conosciuto da chi ama il ciclismo) e da li, a piedi, è iniziato l’attacco al nostro vero obbiettivo: il Monte Castellazzo.
Fino a non molte tempo fa questo monte era uno dei tanti elementi che compongono il paesaggio di questa terra, paesaggio che vede primeggiare per “popolarità” le Pale di San Martino, ma un bel giorno le cose cambiarono. L’idea partì dall’istruttore di camminata nordica (nordic walking) Pino Dellasega affascinato dalla bellezza del luogo e dalla forte spiritualità che ci vedeva. Non mi dilungo sui particolari dello sviluppo della storia; sta di fatto che al suo progetto si unirono diverse persone di fede che portarono alla realizzazione del Cristo Pensante. Una “ doppia opera” composta da un Cristo in marmo bianco (predazzite) realizzato dallo scultore Paolo Lauton ed una croce di ferro realizzata da Pierpaolo Dellantonio. Il 16 Giugno 2009 le due opere sono state posate sulla vetta de Monte Castellazzo. In coda al post trovate il video che mostra le fasi salienti della posa.
Passiamo a noi: da Passo Rolle inizia il percorso attraverso una strada sterrata che passa davanti alla Capanna Cervino per raggiungere poi Baita Segantini dove inizia il vero percorso trekking. Questa parte del percorso si può fare in auto rispettando gli orari consentiti o attraverso un servizio navetta attivo solo durante l’estate. Personalmente trovo assurdo percorrere in auto questo tratto di strada, in fondo siamo li per rilassarci, non dobbiamo “timbrare il cartellino”, e poi il paesaggio ha il suo fascino anche da bassa quota (siamo comunque a quota 2000 metri). Il percorso è semplice da seguire, viene indicato come R01 e ci fa girare sulla destra del cima Costazza prima di salire verso il Castellazzo. Il percorso è molto bello ma presenta alcune insidie se affrontato in questo periodo dove ci sono ancora numerose “chiazze” di neve sui punti più ombreggiati e ripidi del sentiero. Se vogliamo una soluzione più corta e semplice basta tenere la sinistra della Costazza (noi abbiamo fatto questa via al ritorno), entrambe le vie portano allo stesso punto dove inizia la salita del Castellazzo. Punto dove troviamo quattro rocce che sembrano fatte apposta per una pausa colazione in compagnia di una famiglia di allegre marmotte. Ovviamente loro stanno a distanza di sicurezza a valle della nostra posizione. A questo punto inizia la parte più impegnativa della salita complicata dalla presenta di neve che ci nasconde il sentiero. Morale: se non siamo dei capretti di montagna meglio aspettare che la neve sia scomparsa del tutto prima d’affrontare questi percorsi. Sta di fatto che in prossimità della cima ci siamo trovati in difficoltà; in questo punto la neve copriva una vasta superficie e i punti scoperti apparivano decisamente poco agevoli da affrontare. Abbiamo così deciso di aspettare lo scalatore solitario che avevamo visto salire dietro di noi contando sulla sua competenza (pensiero: “deve” essere competente visto come sale rapidamente…). Dopo qualche minuto LA (trattasi di ragazza) scalatrice solitaria ci raggiunse e noi potemmo finalmente ed umilmente chiedere: – “Come possiamo raggiungere la vetta?” – “ Non lo so” – disse lei – “E’ la prima volta che vengo qui”- (sconforto nei nostri volti) – “Io provo a salire e quando ritrovo il sentiero vi faccio un segno” – (santa donna!). Dopo qualche minuto la ragazza raggiunse la vetta e da li c’indicò la via da percorrere. Diciamo subito che il ritorno è stato più agevole, dall’alto si vede chiaramente dove… mettere i piedi.
Un discorso a parte merita l’esperienza vissuta in cima al monte. Io non sono “uomo di fede”, almeno non in forma convenzionale ed al cristo pensante do tanti significati anche positivi ma non di tipo religioso, eppure, trovarsi li in una parvenza di “in cima al mondo” nel silenzio più assoluto in compagna di due oggetti che per loro natura non dovrebbero trovarsi li è un’esperienza veramente appagante. Dico appagante perché non riesco a trovare altre parole per descrivere l’esperienza. Forse si può solo dire …da provare.

Nello slideshow alcune “istantanee” colte tra il Bosco del Cansiglio ed il Monte Castellazzo.

2010_cansiglio_castellazzo

10 pensieri riguardo “Dai boschi del Cansiglio al Monte Castellazzo (seconda parte)

  • 19 Giugno 2010 in 18:26
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    Se la ragazza fosse stata una viper il breve scambio di domande e risposte sarebbe stato cosi :

    Dopo qualche minuto LA (trattasi di ragazza) scalatrice solitaria ci raggiunse e noi potemmo finalmente ed umilmente chiedere: – “Come possiamo raggiungere la vetta?” – “ Non lo so” hihiihihihiihih – disse lei – “E’ la prima volta che vengo qui”hhahahahahehehehhihihih- (sconforto nei nostri volti) – “Io provo a salire e quando ritrovo il sentiero vi faccio un segno” hhihihihiihihi– (santa donna!).
    :mrgreen:
    ciao . che bel post e che bella scalata .

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  • 19 Giugno 2010 in 19:37
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    Bellissime immagini.
    Guardando il castellazzo sembra di vedere una di quelle montagne che si vedono nei film western. Avete incontrato gli indiani? 😀

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  • 20 Giugno 2010 in 11:49
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    @ ReAnto: Terribile!!! Stremato com’ero in quel momento se mi capitava una “hihihihihihi” dalla disperazione mi gettavo dal burrone. Anzi no, gettavo lei (meglio) 😉
    @ zago: Pensa che durante il tragitto di ritorno abbiamo avuto lo stesso pensiero. Se da dietro una collina fossero apparsi gli Sioux non ci saremmo stupiti 🙂

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  • 20 Giugno 2010 in 21:05
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    Queste zone le conosco un po’, ci ho fatto qualche vacanza da bambina, ma è tanto che non ci torno, in seguito ho privilegiato la Val D’Aosta e la zona di Bressanone.
    Del Tirolo ho ricordi legati a funghi pazzeschi: porcini che sembravano ombrelli e là non li coglie quasi nessuno!

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  • 20 Giugno 2010 in 21:21
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    Hai mantenuto la promessa, bel post e belle fotografie.
    La montagna è sempre un buon soggetto.
    Avevo sentito parlare del Cristo Pensante in un’intervista a Paolo Brosio ma non avevo ancora visto alcuna immagine. Che fascino l’installazione con il chinook! Sarebbe stato bello assistervi.

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  • 21 Giugno 2010 in 20:22
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    Mi sarebbe piaciuto stare insieme a voi 😥

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  • 23 Giugno 2010 in 20:08
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    @ Diana: Non raccolgono i porcini? Forse è proibito…
    @ bluetooth: il chinook è l’elicottero (per chi non s’intende di queste cose) 😉
    @ mauro: Grazie mauro. Scusa se il tuo commento non è apparso subito ma inserirepiù link nello stesso commento può essere interpretato come spam.
    @ marta: magari se ci portavi la bombala dell’ossigeno… 😛

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  • 25 Giugno 2010 in 21:17
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    Anch’io quando raggiungo la vetta cerco di spiegarmi con parole le sensazioni che provo. Beh, non è facile, oltre la fatica di aver camminato per ore, un passo dopo l’altro con lo zaino sulle spalle che pesa sempre di più, c’è la sensazione “appagante” come dici tu,di aver compiuto una piccola impresa con le mie sole forze e la consapevolezza di quanto io sia un piccolo essere, precario sulla terra e in fondo anche inutile, di fronte all’immensa vastità di spazio e tempo che trasmettono le montagne. E’ come prendere un po’ le distanze.
    Ciao Caigo. 🙂

    Risposta
  • 26 Giugno 2010 in 15:08
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    @ filo: Non posso far altro che condividere ogni tua parola. 🙂

    Risposta

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