Ramadan tra fede ed affari

Con l’arrivo del periodo del Ramadan le famiglie musulmane iniziano un periodo di digiuno e purificazione spirituale. Sull’aspetto religioso della cosa sappiamo, o almeno immaginiamo, come stanno le cose, ma sul vivere quotidiano di un musulmano in questi giorni, i suoi obblighi e le sue abitudini, cosa sappiamo? Se andiamo a vedere la cosa scopriamo che non ci sono grosse differenze con le festività cristiane come Natale e Pasqua. Questo, ovviamente, se ci limitiamo a parlare del lato economico/commerciale della questione, non certo dell’aspetto strettamente religioso dove non mi sento di entrare in profondità vista la mia modesta competenza in tema (in tutte le religioni).
L’aspetto che trovo interessante è legato all’indotto creato da queste tradizioni; pensiamo semplicemente a quello che “gira” tra Natale e Pasqua: alberi di natale, panettoni, uova, colombe, regali di ogni tipo, ecc… in poche parole c’è una vera e propria industria che vive grazie a queste festività. E con il Ramadan? Forse i numeri (intesi come soldi) sono inferiori ma la sostanza non cambia di molto. Supermercati e negozi in genere dove la presenza di clienti musulmani è rilevante riempiono i loro scaffali di prodotti halal (leciti) come carne di animali macellati secondo il rituale della dhabihah (l’animale non dovrebbe soffrire). Tra gli animali è vietato in ogni caso il maiale ed i suoi derivati come è vietato qualunque cibo o bevanda che contenga alcol. Aumenta invece il consumo di datteri perché ricchi di zuccheri energetici e facilmente digeribili; datteri che vanno sempre mangiati in numero dispari, questo perché secondo la tradizione Maometto interruppe il digiuno mangiandone tre.
Oltre alla particolarità del cibo il Ramadan propone oggetti come le tradizionali lampade in ferro battuto e vetri colorati che vanno lasciate accese sui balconi di casa ed altri oggetti più “moderni” e discutibili come “l’Islamic Phone”, un cellulare che ricorda l’ora della preghiera, indica la direzione della Mecca con la sua bussola interna e fa scorrere il testo del Corano sul display. Personalmente trovo pacchiano un prodotto del genere ma forse è soltanto un altro tassello di una nuova forma d’intrattenimento religioso visto che non è il solo oggetto di questo genere, basti pensare a “ioPrego” il rosario digitale. Immagino che le persone di (ogni) profonda fede non sentano il bisogno di comprare simili gadget.
Tornando al Ramadan chiudo con la Eid al-Firt, la festa di tre giorni che chiude il mese di digiuno dove diventano protagoniste le tavole imbandite e vagonate di dolci e giochi da regalare ai bambini.


6 pensieri riguardo “Ramadan tra fede ed affari

  • 11 Agosto 2010 in 17:54
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    😕 …e tutto in nome della religione…ma quale?

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  • 11 Agosto 2010 in 18:55
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    Leggiamo sempre delle polemiche su moschea si moschea no.
    Ogni tanto è bello poter leggere DI religioni.
    Qui parli più di costume che di religione ma va bene anche così.

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  • 11 Agosto 2010 in 20:15
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    @ kinderella.lilla: Quando si parla di fede le cose si complicano. Per chi ci vede solo il business la religione si chiama denaro, per gli altri…ognuno secondo coscenza.
    @ bluetooth: Questo non vuole essere un post sulla religione ma sull’incontro tra commercio e tradizione.

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  • 12 Agosto 2010 in 16:47
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    Quando ho visto per la prima volata la pubblicità di ioprego pensavo fosse uno scherzo, ed invece —– tristissimo. 🙁

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  • 12 Agosto 2010 in 20:43
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    E’ incredibile… si fa strada ll’ “Islamic Phone” e al tempo stesso il velo delle donne resta inossidabilmente sulle teste femminili!

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  • 12 Agosto 2010 in 21:00
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    @ leonardo: Come ho detto: “immagino che le persone di fede non sentano il bisogno di comprare simili gadget”.
    @ Diana: E un mondo dalle forti contraddizioni che faccio fatica a comprendere del tutto. Ci provo ma…sicuramente ho i miei “limiti”.

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