116 chilometri di memoria

Quando è possibile le persone cercano di trasformare il proprio posto di lavoro in un luogo più accogliente circondandosi di oggetti che lo rendano più familiare.
Se entriamo in un ufficio è probabile che si possano trovare piante che nulla hanno a che fare con l’arredamento, cartoline appese alla parete che ricordano una vacanza e foto di famiglia sulla scrivania.
Un giorno mi è capitato di vedere una foto diversa dal solito; non c’era la classica immagine di famiglia ma una curiosa foto di gruppo. Si vedeva un’anziana signora insieme a una dozzina di uomini in tenuta sportiva e sullo sfondo l’inconfondibile golfo di Trieste. Conosco quasi tutti i soggetti di quella foto così, alla prima occasione, chiesi ad uno di loro quale storia ci fosse dietro a quell’immagine.
Tutto ebbe inizio durante una pausa pranzo e, si sa, tra colleghi si chiacchiera del più e del meno. Uno iniziò a parlare di una sua zia che durante la seconda guerra mondiale partiva in bicicletta da Trieste ed andava a trovare la famiglia che si trovava a San Donà di Piave nel Veneziano. Si animò una discussione: chi disse che era impossibile fare quel percorso 70 anni fa, chi disse che “erano altri tempi” e chi disse….”perché non lo facciamo anche noi?” Da una semplice battuta il progetto prese forma.
Una domenica mattina di buon’ora il gruppo partì a bordo di un paio di pulmini e raggiunse Trieste verso le otto. Li, accompagnata dal figlio, li aspettava la signora, la vera protagonista di questa storia che saputo lo scopo di questa “gita” a Trieste del nipote e dei suoi colleghi/amici si commosse.
A quel punto dopo aver fatto la foto che li ritrae tutti insieme in Piazza Unità d’Italia i nostri…eroi iniziarono il viaggio di ritorno verso casa in bicicletta.
Nel gruppo c’erano alcuni ciclisti amatoriali con le loro biciclette da migliaia di euro ma anche dei veri e propri dilettanti allo sbaraglio con delle normalissime biciclette da passeggio (forse quelli che meglio interpretavano lo spirito della “missione”), tutti uniti in questa sfida contro la storia. Ovviamente non c’era competizione in questa corsa ed i due pulmini stavano sempre in coda al gruppo pronti a recuperare gli eventuali “scoppiati”.
Nessuno è crollato durante le corsa, sono bastate un paio di brevi soste per recuperare le energie perdute e raggiungere la destinazione.
Ore 14:00, dopo 6 ore di viaggio e 116 chilometri sulle gambe il gruppo è di nuovo a casa, stanchi ma contenti di aver ripercorso la strada che la signora di Trieste aveva percorso 70 anni prima.

12 pensieri riguardo “116 chilometri di memoria

  • 15 Novembre 2010 in 17:26
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    A parte il fatto che;la mia prima bicicletta l’ho avuta a 11 anni,perchè allora era già tanto potercela avere una bici e chi non ce l’aveva faceva kilometri a piedi!Questa bella storia,mi fa venire alla mente dei racconti che sentivo da bambina! Adesso potrebbero sembrare favole….il mio nonno materno aveva la campagna e per trovare le messi ed altri prodotti,era costretto ad andare fino a Verona!
    Abitando in un paesino dei Colli Euganei vicino a Padova,doveva partire in piena notte e valicare colline,attraversare valli e paesi e per non affaticare troppo il mulo,camminava quasi sempre a piedi….lui non sapeva andare in bici,quindi il suo mezzo di trasporto è sempre stato il carretto trainato dal mulo! Masticava tabacco come una ciminiera ed è campato fino a 94 anni senza mai vedere un ospedale…..
    Certo che 116 km sono tanti ma a quei tempi si aveva la forza d’animo di affrontarli……….
    Ciao Giorgio……quì diluvia e ne ho du ball…………

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  • 15 Novembre 2010 in 17:46
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    Sono affascinanti queste storie nascoste dietro alla fotografie, impressionate sul loro “negativo”, come una matrice.

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  • 15 Novembre 2010 in 17:51
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    Eroica la signora a fare quei viaggi durante la guerra.
    Eroici i tuoi amici ad affrontare quel viaggio in mezzo al pazzo traffico di oggi.

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  • 15 Novembre 2010 in 22:16
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    @ kinderella.lilla: Grazie Gilda la storia di tu nonno si integra benissimo in questo post. ps:qui ancora non pive ma sembra manchi poco…
    @ Ross: Fotografie che spesso osserviamo in modo distratto senza capirne il senso.
    @ leonardo:Beh…sono tornati tutti sani e salvi! 😀
    @ filo: una mission possible, non impossible 😛

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  • 15 Novembre 2010 in 23:00
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    Come ciclista posso dirti che sportivamente l’impresa ha poco valore ma umanamente è bellissima 😀

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  • 16 Novembre 2010 in 13:56
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    Una ragazza immagini non ancora ventenne che in piena guerra percorre delle strade poco sicure . Coraggio? Incoscienza?

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  • 16 Novembre 2010 in 16:20
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    Che bella storia! E che splendida iniziativa, veramente aggregante e sportiva! Avrei potuto esserne tentata anch’io… con il timore degli effetti del fumo di anni… bhe, sarei andata pianin pianino!

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  • 16 Novembre 2010 in 20:32
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    @ oregon: Per un pigrone come me ha pure un valore sportivo.
    @ Sig. Giovanni: In periodo di guerra si diventa subito adulti.
    @ ReAnto: Sicuramente
    @ Diana:Piano piano senza fretta…anche rientrando per ora di cena andrebbe bene lo stesso 😀

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  • 18 Novembre 2010 in 17:46
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    Se certe distanze nn fossero proibitive sarebbe bello organizzare una biciclettata bloggistica… sai lo spasso! Buondì sotto la pioggia!

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  • 18 Novembre 2010 in 22:04
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    @ Diana: Un’orda di blogger pedalatori….bella immagine. 😀
    …..e piove! 😥

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