gen 032011
 

Era l’ottobre del 2008 quando sentii per la prima volta la voce di Matteo Caccia in radio. Il suo programma, Amnèsia, si presentava in forma di diario radiofonico dove il conduttore ricostruiva come in un mosaico i vari pezzi della sua vita.
A suo dire l’anno precedente, durante uno spettacolo teatrale era stato colto da un’improvvisa forma di amnesia retrograda globale! Ripresosi dallo shock (?) a Caccia, già conduttore in passato di programmi su Radio2 avrebbero proposto di raccontare la sua storia in radio: ecco appunto Amnèsia.
Ebbi modo di ascoltare alcune puntate del programma e ne registrai alcuni stralci con l’idea di discuterne il tema sul blog. Poca roba, considerando che il programma veniva trasmesso in un orario a me poco idoneo visto che a quell’ora sono quasi sempre al lavoro. Di quelle registrazioni conservo circa 4 minuti dove si parla di una curiosa “teoria della terrazza” che possiamo ascoltare nel video in coda a questo post.
Perché tratto l’argomento Amnèsia solo ora? Diciamo che l’argomento era “ghiotto” ma il programma aveva un non so che di…strano e volevo capirci qualcosa in più prima di dire la mia. Lo “strano” uscì allo scoperto con l’ultima puntata del programma dove il conduttore ammise di essersi inventato tutto; non c’era mai stata nessuna amnesia retrograda globale, il programma altro non era che un ben organizzata fiction radiofonica. Non ebbi modo di seguire il programma (per le ragioni che spiegato) quindi non so come la presero i radioascoltatori in quel momento. Sembra che lo “scherzo” non abbia fatto arrabbiare nessuno, anzi, le critiche colpirono la dirigenza di Radio2 per la chiusura di Amnèsia così come era accaduto per altri storici programmi dell’emittente (eravamo in piena rivoluzione di palinsesto).
Adesso Matteo Caccia è passato a Radio24 con nuovi programmi (già il secondo al momento della pubblicazione di questo post) e sembra essersi conquistato un nutrito e fedele seguito di ascoltatori grazie al suo stile. Ora resta da stabilire, e qui ognuno la può pensare come gli pare, se questo sia un “vero stile” oppure no.
La fiction-amnesia radiofonica è sicuramente stata una buona idea (il successo lo dimostra) ma l’aver spacciato per vero un disturbo serio come l’amnesia, per di più in una forma anche particolarmente grave, mi sembra più una “caduta di stile”, in particolare nei confronti di chi vive realmente questo problema.
Poi…ripeto, io non ho seguito quella famosa ultima puntata. Forse in quell’occasione il conduttore ha dato spiegazioni e motivazioni validissime al suo operato ed allora, se così fosse, tanto di cappello.

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