Fiction retrograda globale

Era l’ottobre del 2008 quando sentii per la prima volta la voce di Matteo Caccia in radio. Il suo programma, Amnèsia, si presentava in forma di diario radiofonico dove il conduttore ricostruiva come in un mosaico i vari pezzi della sua vita.
A suo dire l’anno precedente, durante uno spettacolo teatrale era stato colto da un’improvvisa forma di amnesia retrograda globale! Ripresosi dallo shock (?) a Caccia, già conduttore in passato di programmi su Radio2 avrebbero proposto di raccontare la sua storia in radio: ecco appunto Amnèsia.
Ebbi modo di ascoltare alcune puntate del programma e ne registrai alcuni stralci con l’idea di discuterne il tema sul blog. Poca roba, considerando che il programma veniva trasmesso in un orario a me poco idoneo visto che a quell’ora sono quasi sempre al lavoro. Di quelle registrazioni conservo circa 4 minuti dove si parla di una curiosa “teoria della terrazza” che possiamo ascoltare nel video in coda a questo post.
Perché tratto l’argomento Amnèsia solo ora? Diciamo che l’argomento era “ghiotto” ma il programma aveva un non so che di…strano e volevo capirci qualcosa in più prima di dire la mia. Lo “strano” uscì allo scoperto con l’ultima puntata del programma dove il conduttore ammise di essersi inventato tutto; non c’era mai stata nessuna amnesia retrograda globale, il programma altro non era che un ben organizzata fiction radiofonica. Non ebbi modo di seguire il programma (per le ragioni che spiegato) quindi non so come la presero i radioascoltatori in quel momento. Sembra che lo “scherzo” non abbia fatto arrabbiare nessuno, anzi, le critiche colpirono la dirigenza di Radio2 per la chiusura di Amnèsia così come era accaduto per altri storici programmi dell’emittente (eravamo in piena rivoluzione di palinsesto).
Adesso Matteo Caccia è passato a Radio24 con nuovi programmi (già il secondo al momento della pubblicazione di questo post) e sembra essersi conquistato un nutrito e fedele seguito di ascoltatori grazie al suo stile. Ora resta da stabilire, e qui ognuno la può pensare come gli pare, se questo sia un “vero stile” oppure no.
La fiction-amnesia radiofonica è sicuramente stata una buona idea (il successo lo dimostra) ma l’aver spacciato per vero un disturbo serio come l’amnesia, per di più in una forma anche particolarmente grave, mi sembra più una “caduta di stile”, in particolare nei confronti di chi vive realmente questo problema.
Poi…ripeto, io non ho seguito quella famosa ultima puntata. Forse in quell’occasione il conduttore ha dato spiegazioni e motivazioni validissime al suo operato ed allora, se così fosse, tanto di cappello.

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11 thoughts on “Fiction retrograda globale

  • 3 Gennaio 2011 in 18:25
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    Mah, sono un po’ perplessa. Anche sulla teoria della terrazza: mi sa tanto di fregatura.

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  • 3 Gennaio 2011 in 19:32
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    Non ho mai ascoltato i programmi di questo signor caccia.
    Da quello che capisco però mi sembra un gran furbacchione in line con il sistema creato dai vari grandi fratello e simili. 😕

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  • 3 Gennaio 2011 in 22:05
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    @ Ross: Figurati che io sono perplesso da oltre due anni. Cosa non ti convince della “terrazza”? 8)

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  • 3 Gennaio 2011 in 22:30
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    @ zago: Di sicuro è uno che sa il fatto suo, mi piacerebbe sapere di che scuola è (scuola radiofonica)….
    ps: Hei! Finite le vacanze. Eh? 😉

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  • 4 Gennaio 2011 in 00:10
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    Sono un fedelissimo ascoltatore di Raidue …correva l’anno millenovecentonovantuno, e da allora sono sintonizzato (il lavoro me lo permette) dalla mattina alla sera.
    Ricordo bene Caccia e ricordo bene il promo di Amnèsia. Mi incuriosì talmente tanto che mi incollai alla radio per una settimana… ma, si c’è un ma, già dalla seconda/terza settimana la curiosità e l’interesse si spense come una candela. La noia prese il sopravvento e di Caccia e Amnèsia mi rimase solo il ricordo di un “tanto fumo e poco arrosto”. Della serie: non faceva per me. Mezz’ora al giorno sottratta alla buona musica.
    Ciao Sig. G e Buon DuemilaUndici 🙂

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  • 4 Gennaio 2011 in 13:33
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    Mi è capitato d’ascoltarlo nel suo programma su radio24, quello dove vendeva oggetti per pagarsi sciocchezze varie.
    Bho, non mi convince tanto.

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  • 4 Gennaio 2011 in 19:51
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    Condivido la teoria della terrazza….io senza la terrazza, che naturalmente uso solo con la bella stagione (purtroppo pochi mesi all’anno), non potrei vivere bene. Mi permette di stare fuori stando in casa e soprattutto la posso utilizzare perchè mi permette comunque la mia privacy io vedo fuori ma gli altri non mi vedono, al limite m’intravedono…la mattina colazione (solo io in verita), poi pranzo e cena e dopo cena se ci sono amici. Quando fa’ molto caldo ci stiro i panni la sera sul tardi con il frescolino….il pomeriggio sulla sdraio al sole oun bel libro o ci prendo il sole….quest’estate ci sono cresciuti 3 gattini in terrazza…naturalmente ci sono i gerani ed è piu’pratica di un giardino…ah dimenticavo ci facciamo il barbecue!
    Ho anche il giardino ma abitando al primo piano non è pratico il suo utilizzo e poi secondo me non è la stessa cosa. Il vivere all’aperto comunqueè un usanza piu’ tipica del sud, mi ricordo in un paesino della puglia terrazze affollate, mentre al nord ma anche al centro non si vive molto all’aperto…nella mia via solo la mia vicina (egiziana) organizza cene in giardino incurante di chi la puo’ osservare

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  • 4 Gennaio 2011 in 21:20
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    @ novalis:Sospettavo che l’avresti stroncato.
    E buon DuemilaUndici sia 😀
    @ leonardo: Altra bocciatura (e due…)
    @ ReAnto: Con buona pace dell’inviato di Le Monde. 😉
    @ Semplice: Citando la tua vicina Egiziana hai colto il segno. Chi vive o proviene dal sud ha un rapporto speciale con la terrazza ed il vivere fuori dalle quattro mura in genere.
    Io (nordico) avrei ben due terrazze a disposizione ma sono praticamente quasi inutilizzabili. D’inverno sono fredde anche perdei pinguini, d’estate una poco confortevole per colpa del rumore del traffico, l’altra (poco ventilata, è buona solo per farci la sauna! 🙂

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  • 31 Ottobre 2011 in 21:19
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    siete fuori target e siete vecchi dentro. per una volta che uno crea format radiofonici originali, senza ospiti famosi al telefono, senza la musica commerciale da classifica in mezzo, mescolando fiction e conduzione live, con uno stile nuovo, siete lì a fare i finti snob. si capisce da come scrivete che siete vecchi dentro.
    e poi tu parli di questo caccia citando solo 4 minuti, dico 4!!! di trasmissione!!! estrapolandoli dal contesto!! peggio dei peggiori critici cinematografici che stroncano film mai visti. e senza potertelo permettere, visto che non sei un critico radiofonico riconosciuto. vatti a leggere la recensione del programma del rispettabile Gambarotta da La Stampa sul programma. sta sul sito di amnesia: http://www.amnesia.rai.it, un programma fatto da giovani, con idee fresche, a volte non sempre buone, ma genuino. la storia dell’amnesia era solo uno stratagemma narrativo per portare gli ascoltatori a riscoprire le cose “come se” le avessero vissute per la prima volta. solo gli stolti hanno creduto realmente fino in fondo e l’atto finale di svelare la natura del programma da parte degli autori mi sembra anche un gesto di onestà nei confronti del pubblico.

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  • 31 Ottobre 2011 in 22:07
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    @ federico: Visto che stiamo parlando di radio il tuo definirci “vecchi dentro” mi ricorda la “caricatura” di Oliviero Toscani interpretata qualche anno fa da Fiorello. La ricordi? La posso citare?
    T’inviterei poi a rileggere il mio post un po’ più attentamente. Magari troverai qualche errore di grammatica (mi scuso in anticipo) ma credo che il senso delle mie parole sia abbastanza chiaro.
    I quattro minuti di registrazione servono come presentazione del soggetto del post a chi non conosce ne il programma nel il suo conduttore; tu giudicheresti il lavoro di un cantante solo ascoltando i quattro minuti di una sua canzone? Non credo… servirebbe solo a fartelo conoscere.
    Potremmo poi discutere sul significato della parola “critico”. Concordo sulla scarsa qualità di molti di questi “parrucconi” che propongono giudizi a volte infelici e, spesso, pregni di paroloni che non aiutano noi gente normale a capirci qualcosa. E’ pur vero che chi lavora nel mondo dello spettacolo sa che deve stare al gioco della critica, anche quella più antipatica e/o negativa,…e ti sembra che non possano reggere anche a qualche critica dei non-professionisti? (vedi questo blog).
    Le persone vedono o sentono le cose con la propria sensibilità e con il proprio “bagaglio culturale”, questo può piacere o meno agli altri ma…che ci vuoi fare?
    Tra persone intelligenti diventa l’occasione per discutere di qualcosa, poi ognuno probabilmente rimarrà con le sue idee ma almeno si sarà messo in discussione.
    Sono troppo contorto? Sto scrivendo come un vecchio ed ammuffito critico? 😉
    Sperò di no! Buona serata.

    Rispondi

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