Mussa che vegno

Domenica scorsa nella mia città si doveva svolgere la tradizionale sfilata di carri allegorici legata al carnevale ma, a causa del brutto tempo, hanno deciso di spostare l’evento di un paio di settimane.
Non tutti sapevano di questo cambiamento di programma e così, nel primo pomeriggio, sotto una leggera pioggerella, era possibile incontrare famiglie con i bambini mascherati da zorro, fantasmi, damine,ecc… .
Preso dalla desolazione del meteo decisi di fare due passi sul lungomare e fu li che una voce attirò la mia attenzione. “Mussa che vegno!” Possibile? Pensai. Era probabilmente dal tempo della scuola elementare che non sentivo queste parole.
Camminai verso il punto dove avevo sentito la voce e fu così che ,accanto ad un chiosco, trovai un gruppo di bambini intenti a giocare. I loro abiti carnevaleschi era sgualciti e inumiditi dalla sabbia (ricordo che stava già iniziando a piovere) ma questo non era un problema presi com’erano dall’euforia del gioco.
Un gioco per tanti di loro sicuramente nuovo ma non per quel nonno (immagino) che li stava istruendo.
Il gioco, nella tradizione Veneta, chiamato “mussa che vegno” o anche “saltamussa” consiste nel saltare sulla schiena dei compagni. Più alto è il numero di giocatori che riescono a a rimanere accavallati gli uni sugli altri e più ci si diverte!
Un primo giocatore, come si può vedere dal disegno in alto, s’aggrappa ad un albero o comunque una struttura ben solida; se i giocatori sono numerosi alle sue spalle può aggrapparsi anche un secondo giocatore.
A questo punto un altro giocatore urla “mussa che vegno!” ( traducibile più o meno con “asina che vengo”), il giocatore aggrappato all’albero e gli altri eventualmente già calati sul suo groppone rispondono “vien che te tegno!” (traducibile con “vieni che ti tengo”) e si preparano a ricevere sulle spalle il nuovo arrivato che, con un balzo, deve cercare di posizionarsi il più avanti possibile in modo da lasciare posto a nuovi saltatori.
Inevitabilmente ad un certo punto la muraglia umana è destinata a crollare ma questa non è una sconfitta, è l’occasione per farsi una risata e ricominciare da capo.
Mi chiedo se in altre parti d’Italia in passato i bambino giocavano in questo modo o se solo in Veneto siamo così…masochisti. 😉

Nota: il contenuto di questo post è da considerare come un’appendice alle mie attività sul blog dialetticon

16 pensieri riguardo “Mussa che vegno

  • 16 Marzo 2011 in 18:28
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    Grazie Giorgio per questo post, mi ha fatto ritornare alla mia giovinezza ed a
    quando lo facevamo a scuola 🙂 Che nostalgia……me l’ero quasi scordato e
    mi fà piacere sapere che ancora si fà 🙂
    Un abbraccio 🙂 Gilda

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  • 16 Marzo 2011 in 20:27
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    @ gilda: Pure io l’avevo scordato, mi ha fatto uno strano effetto assistere a questo momento di gioco.
    @ mex: E’ un gioco fisico ma non violento. Il crollo della muraglia umana è lento e da un altezza limitata. Le uniche vittime in genere sono pantaloni macchiati d’erba o, come in questo caso, tasche piene di sabbia.

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  • 16 Marzo 2011 in 22:49
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    Ah, che bei tempi!!! Ora è roba che si rischia di spezzarsi in due senza possibilità di riparazione!

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  • 17 Marzo 2011 in 00:00
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    A che bella scoperta..sai che amo il veneto..essendo Giorgio Veneto…e mi chiama spesso…Noi giocavamo a madam d’ore , ma facevamo anche i giri e le mimiche, poi a giorni ho trovato foto mie da bambina…mi marito non ci credeva che ero io..ma no ha detto sembri un” maschiaccio”..se riesco a farle con lo scanner..te lei faccio veder…:-)Bel blog !Mi spedisci una cartolina dagli Usa?… 🙄

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  • 17 Marzo 2011 in 01:29
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    Non so come veniva chiamato in dialetto, ma si giocava anche dalle mie parti.
    Una versione “ad ammucchiata” della cavallina.

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 09:41
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    Non conosco questo gioco ma non escludo che in passato si giocasse anche nella mia regione. Prima che i bambini scoprissero la playstation.

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 12:23
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    Da me non l’ho mai visto fare, nemmeno in luoghi dove giochi del passato vengono fuori in modo naturale. Ma forse sono troppo giovane!

    ps e di questi 150 anni d’unità d’Italia? Pensavo di trovare qualche post che accennasse alla cosa…

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 14:49
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    Anche dalle mie parti si giocava a questo gioco, purtroppo non ricordo come si chiamava, di sicuro però non come lo chiamate in Veneto, da noi “mussa” in dialetto sarebbe il nome dato ..ehm.. all’organo genitale femminile, pertanto anche il titolo del post a noi risulta leggermente hard. 😳 👿

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  • 17 Marzo 2011 in 17:04
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    Altroché se si giocava!
    Poi c’era anche quello dei “quatar cantùni” – cinque giocatori di cui quattro occupavano gli angoli di un quadrato scambiandosi di posto. Il quinto giocatore doveva cercare di occupare l’angolo che rimaneva temporaneamente vuoto.

    Infine la “rella”. Antesignana del baseball, consisteva in un pezzo di manico di scopa rastremato alle estremità.
    Al grido di “toi la rela vün, toi la rela dü, toi la rela trì” questa veniva battuta con un altro manico di scopa che fungeva da mazza sulla parte rastramata e si alzava roteando in volo. Un altro colpo di mazza e questa, nel migliore dei casi, finiva nel vetro della finestra di qualcuno che abitava nel cortile.
    E questi sacramentava! :mrgreen:

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 20:02
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    Perché non la proponiamo come disciplina olimpica? 😛

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  • 18 Marzo 2011 in 14:03
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    @ Diana: Nel senso che le nuove generazioni sono più fragili e che noi non abbiamo più l’età per cimentarci in queste attività? :mrgreen:
    @ Demetraseele: Esistono ancora le cartoline? 😉 Chissà …vedremo… comunque devo inventarmi qualcosa per farmi sentire.
    @ dialetticon: Grazie redazione. Lieto che il lavoro sia stato apprezzato.
    @ Ross: Ottimo…così scopriamo anche una seconda regione coinvolta nel gioco.
    @ Sig Giovanni: Prima dei videogame la creatività dovevamo mettercela noi.
    @ ventus85: Come credo d’aver detto altre volte questo blog normalmente “non sta sulla notizia”.
    Lascio ad altri (anche più bravi di me) il “compito” di commentare le cose in tempo reale. Il mio post sui 150 è pronto, penso lo pubblicherò la prossima settimana ma analizzerà il fatto da un punto d’osservazione…diverso. 🙂
    @ filo: Caspita! in Liguria penseranno di leggere un post a luci rosse!!! 😛
    Curiosità dei dialetti….
    @ il THeO: Sulla questione rella dovremo approfondire…mi farò vivo. 😉
    @ leonardo: Perchè no! 😀

    Risposta
  • 18 Marzo 2011 in 17:35
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    Beh dai! Pensandoci bene.
    Se ci giocavi pure tu e sei ancora vivo forse non è pericoloso come pensavo. 😀

    Risposta
  • 18 Marzo 2011 in 21:59
    Permalink

    @ Diana: Ahhhh!!!! Il dito nella piaga!!!
    @ mex: Se permetti…tocco ferro! 😉

    Risposta

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