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Una settimana a New York (quarta parte)

Una giornata di sole (finalmente dopo tanto freddo e pioggia) ci spinge a tentare un’escursione.
Ritorniamo nella parte bassa di Manhattan, più precisamente Battery Park [punto 1 mappa] dove avremmo la possibilità d’imbarcarci per andare a vedere la statua della libertà. Dico “avremmo” perché ci basta un attimo per vedere la lunghissima coda di gente che aspetta paziente (?) il proprio turno per salire sul ferry e decidere di lasciar perdere.
C’è un’alternativa al ferry per la statua della libertà che consiglio fortemente: è meno turistico, più interessante e, cosa non da poco, pure gratuito. E’ il ferry che ci porta a Staten Island [punto 2 mappa]. Staten Island ha una superficie tripla rispetto a quella di Manhattan quindi scordatevi di visitarla in lungo e in largo in poche ore, potrete tranquillamente girare attorno alla zona dell’imbarcadero ma se volete andare a vedere il ponte di Verrazzano (qui parte la maratone di New York), visitare la casa/museo dove vissero Garibaldi e Meucci o qualche parco è il caso di organizzarsi a dovere, magari prendendo alloggio in qualche bed & breakfast.
La nostra visita è stato ovviamente più “soft” ma non priva di spunti interessanti.
Si comincia con un episodio simpatico; ci troviamo nel grande salone dell’imbarcadero in attesa di poter salire a bordo del ferry che possiamo vedere attraverso un’ampia vetrata. Finalmente una voce ci invita a dirigerci verso la porta di sinistra dove il nostro ferry ci sta aspettando ma ecco che l’effetto “mandria” prende il sopravvento. A destra dell’imbarcadero sta arrivando un secondo ferry, quello che deve scaricare i passeggeri in arrivo da Staten Island, e noi cosa facciamo? Come delle brave pecorelle ci spostiamo in massa verso destra! Ritorna la voce di prima che c’invita con tono paziente a spostarci a “siniiiiiistra” (on the leeeeft). Risata generale delle centinaia di ..pecore che finalmente trovano la retta via e s’imbarcano.
La navigazione verso Staten Island dura circa mezzora e permette ai viaggiatori di scattare delle belle foto sia alla statua della libertà che allo skyline di Manhattan.
Una volta sbarcati a Staten Island si ha l’impressione di trovarsi in un paese completamente diverso, sarà per i taxi bianco-rossi e non gialli? Sarà per le villette in legno stile coloniale al posto dei grattacieli? Può essere… in ogni caso è una diversità “piacevole” che siamo contenti di aver scoperto. C’è anche la ciliegina sulla torta: abbiamo anche l’occasione di entrare in uno stadio di baseball e vederci qualche inning.
Rientrati a Manhattan attraversiamo nuovamente Battery Park dove troviamo The Sphere, una scultura che si trovava nella piazza tra le Twin Towers e che oggi (tutta ammaccata) è diventa uno dei simboli dell’11 settembre.
Risalendo lungo Church Street ritroviamo il cantiere di Groud Zero e scopriamo che la croce “creata dalle macerie” è stata spostata un po’ più lontana dal cantiere accanto ad una chiesa.
Più avanti il nostro cammino viene interrotto da una manifestazione pacifista che in qualche modo “ci accompagna” per alcune centinaia di metri, loro ad un certo punto deviano verso il Municipio, noi verso Chinatown [punto 3 mappa].
E’ impossibile non accorgersi d’entrare nel quartiere Cinese, arriviamo attraverso una piccola piazza dove ci sono degli anziani che giocano a scacchi, dei giovani che giocano a pallone ed una piccola folla che ascolta dei canti popolari (video a fine post).
Chinatown è un carosello di voci e colori, negozi di souvenir e alimentari che da noi non potrebbero mai esistere (abbiamo regole più rigide), verdura e pesce “lavorato” praticamente in mezzo alla strada è un’immagine che non siamo più abituati a vedere.
Chinatown ormai ha inghiottito tutto quello che le sta vicino, Little Italy è condensata in due strade ed è forse una parodia di se stessa con i suoi “ristoranti Italiani”. Fa specie vedere come anche una Sinagoga sia ormai intrappolata dentro un piccolo mondo made in china.
Dopo questa scorpacciata di d Lower Manhattan torniamo torniamo su al Columbus Circle ed entriamo al Time Warner Center. Si parte dal seminterrato dove troviamo un negozio di alimentari che propone  anche “piatti pronti” da consumare in un’apposita saletta posta dopo le casse. Salendo ai piani superiori troviamo lussuosi negozi d’ogni tipo, bar ristoranti (per portafogli pesanti) e studi televisivi.
Periodicamente ci sono anche delle esposizioni artistiche; al momento della nostra visita era in corso una mostra con delle sculture di Salvador Dalì, sculture che, per chi se lo poteva permettere, erano anche in vendita. Si parla di prezzi attorno ai 500,000 dollari a pezzo, peccato aver lasciato a casa il libretto degli assegni! 😉

 

I post di “Tre Veneti a Central Park” e “Una settimana a New York” sono collegati tra loro dal tag “viaggiatori”.

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13 pensieri riguardo “Una settimana a New York (quarta parte)

  • 11 Maggio 2011 in 20:45
    Permalink

    Una settima veramente intensa. E quante belle foto!
    Complimenti e bravi.

    Risposta
  • 12 Maggio 2011 in 15:48
    Permalink

    Anche a me ha colpito Benito…forse lo conoscono solo come Mussolini…o forse non lo conoscono proprio….qui anche i nostalgici avrebbero problemi a dare questo nome ad un locale! Non ti sei incuriosito per veder il menu’?

    Risposta
  • 12 Maggio 2011 in 15:51
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    Ma sulla spiaggia di Coney Island? 😆

    Risposta
  • 12 Maggio 2011 in 20:54
    Permalink

    @ Sig: Giovanni: E per le foto non finisce qui! 🙂
    @ mex: Li il tempo sembra essersi fermato, modi ed abbigliamento sono “retrò” di decenni, ma forse è solo un effetto turistico e “Benito” fa parte del pacchetto.
    @ semplice: Abbiamo visto il menù in un locale simile: pasta e pesce in piatti che ricordano la nostra tradizione del sud.
    Coney Island? Vivo tutto l’anno in una località balneare, questa me la sono risparmiata. 😆
    In futuro…chissà.

    Risposta
  • 12 Maggio 2011 in 22:33
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    E allora aspettiamo.
    A presto.

    Risposta
  • 13 Maggio 2011 in 02:01
    Permalink

    Belle veramente..stanca ho curiosato..ma domani vengo a dirti la mia 🙄 Blu sai una cosa che non ti ho detto mai? Tu anche se sei virtuale e ti leggo da tanto tanto tempo, tu sei un vero amico, so che se fossi anche vicino a me, come vicinanza saresti un buon amico, come non dubito di Diana e anche Ross anche se non mi parla più..e non so perchè stasera mi va di dirti.Grazie Ti voglio bene e grazie della fiducia..

    Risposta
  • 14 Maggio 2011 in 16:33
    Permalink

    @ Sig: Giovanni: Ciao Giovà!
    @ Demetraseele: Grazie delle belle parole, non ho argomenti per …controbattere. 😳
    Se vogliamo fare una battuta diciamo che l’amico virtuale/lontano ha una qualità in più di quello troppo vicino. Non ti suona alla porta ad ogni momento perché è rimasto senza sale o zucchero! 😛
    Buon fine settimana Rosa.

    Risposta
  • 14 Maggio 2011 in 21:29
    Permalink

    Questi cinesi… sono incredibili. Anche a Milano c’è qualcosa di simile, tu pensa… buon fine settimana! ^__^

    Risposta
  • 15 Maggio 2011 in 13:38
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    mi sono perso le puntate precedenti, ma devo dire fin d’ora che “in America hai trovato l’america!”

    Risposta
  • 15 Maggio 2011 in 22:31
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    Dalle tue foto e dai racconti di viaggio, New York sembra una città molto più vivibile di quanto me la immaginassi! 😯

    Risposta
  • 16 Maggio 2011 in 17:21
    Permalink

    @ Diana: Si auto-esportano in ogni forma . Buon inizio settimana 🙂
    @ fioredicactus: Ed io cosa cosa dovrei dire? Che avrei voglia di ripartire? 😉
    @ il THeO: Acuto il nostro albatros…. :mrgreen:
    @ filo: Come ogni metropoli è un po’ caotica ma si fa presto ad “adattarsi”.
    Inoltre la sua struttura ad “accampamento romano” aiuta a non perdersi. 🙂

    Risposta

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