Il mondo delle api (seconda parte)

Rigide leggi governano la spartizione del loro lavoro: ogni operaia ricopre gradualmente diversi incarichi, distribuiti in relazione all’età: solo l’ape operaia molto giovane, infatti è in grado di produrre la pappa reale necessaria alle larve e ricchissima di vitamina B. Il suo primo compito è quello di preparare le cellette per le nuove covate; dal 3° all’11° giorno nutre le larve, quindi sino al 15° giorno si dedica a immagazzinare il miele prodotto dalle altre operaie, infine diviene bottinatrice, ossia ricerca nettare, polline e propoli.
La propoli è una sostanza resinosa che l’operaia preleva dalle gemme e alla corteccia di varie piante per poter riparare i favi rotti, chiudere gli interstizi dell’arnia e anche per imbalsamare eventuali nemici che vi si siano introdotti e che non possano essere trascinati fuori per le grosse dimensioni. Se ad esempio un topo andasse in putrefazione all’interno dell’arnia, le api sarebbero costrette ad abbandonarla. Ogni ape dimostra solitamente particolare predilezione per una determinata specie di fiore e a essa ritorna tutti i giorni in cerca di nutrimento  passando di fiore in fiore in un campo di erba medica, in un agrumeto, in un bosco di acacie, l’ape deposita sugli stimmi il polline che li feconderà, con tale sua ” specializzazione”  svolge un compito molto importante, quello di assicurare l’impollinazione incrociata delle specie visitate.
La regina depone in ogni celletta della zona più interna dell’alveare, detta camera di covata, un piccolissimo uovo bianco. Trascorsi tre giorni, da ciascun uovo esce una piccola larva bianca, molto vorace, che viene alimentata per altri tre giorni dall’ape nutrice con la pappa reale e quindi con un miscuglio di miele e polline.
La larva cresce rapidamente e, in una settimana, diviene tanto grossa da riempire la celletta. Le nutrici richiudono allora l’abitacolo con un coperchietto di cera (detto opercolo). e all’interno la larva fila un bozzolo di seta dentro al quale si trasforma in ninfa.
Dopo 21 giorni dalla deposizione dell’uovo, il coperchio si solleva e il nuovo insetto perfetto sguscia fuori e inizia la sua vita nella comunità.
Il primo suo compito, come ape operaia, sarà quello di ripulire la celletta affinché possa ospitare un altro uovo.
La sciamatura. Se le api diventano troppo numerose per la capienza dell’arnia, costruiscono cellette di maggiori dimensioni, dove la regina depone uova non fecondate dalle quali si sviluppano i maschi. Quando i fuchi hanno raggiunto un certo numero (300-400), alcune larve, nate da uova fecondate e deposte in cellette ancora più grandi, cilindriche e verticali, vengono nutrite esclusivamente con pappa reale e in capo a 16 giorni si trasformano in altrettante nuove regine.
A questo punto la vecchia regina è pervasa da un’agitazione che si propaga a tutto l’alveare, finché la comunità si divide in due schiere, una di queste sciamerà fuori dal nido seguendo la vecchia regina, mentre all’interno dell’arnia la prima nuova regina che vede la luce trafigge col pungiglione le rivali ancora chiuse nelle cellette.
In alcuni casi, due regine, nate contemporaneamente, lottano fra loro assistite dalle operaie. Il nuovo capo della colonia, dopo il volo nuziale, che avviene a 4-6 giorni dalla nascita, si dedicherà esclusivamente a produrre uova.
Lo sciame uscito dall’alveare turbina per la campagna, mentre alcune “staffette” partono alla ricerca del luogo adatto per costruire un nuovo nido. Di tanto in tanto lo sciame arresta e le api si posano l’una sull’altra attorno alla regina in vari strati. formando il cosiddetto gloinere, appese al ramo di un albero. Poi riprendono il volo, si arrestano nuovamente, e continuano così finché non è stato individuato un rifugio o finché non vengono catturate dall’apicoltore che è utilizza per popolare una nuova arnia.
L’alveare. Prima di iniziare la costruzione dei favi nella nuova abitazione, le operaie compiono un pasto tre volte più abbondante del solito per poter lavorare senza concedersi soste e per avere una scorta di materia prima sufficiente alla produzione di molta cera.
Questa viene elaborata dalle ghiandole addominali e fuoriesce, fra un segmento e l’altro dell’addome, in forma di scagliette, che le operaie, dopo averle estratte aiutandosi l’un l’altra, masticano impastandole con la saliva per renderle modellabili; le sovrappongono poi, strato su strato, iniziando dal tetto e calando verso il basso, in modo regolare.
Ogni favo è formato da una doppia fila di cellette esagonali — che si aprono dilato e sono leggermente inclinate verso l’alto ( profonde circa 7 millimetri e larghe circa 5). La distanza tra i favi è uguale alla profondità di una celletta. Questo particolare tipo di struttura consente di sfruttare al massimo lo spazio con il minimo indispensabile di cera per le pareti. Le cellette più interne e centrali (la camera di covata) sono destinate ad accogliere le uova dalle quali nasceranno le successive generazioni di api, le cellette immediatamente adiacenti servono per immagazzinare il polline, nelle altre le bottinatrici rigurgitano il miele contenuto nella borsa melaria.
Non appena una celletta è colma di polline o di miele, viene sigillata con l’opercolo. Con il termometro si è potuto osservare che all’interno della camera di covata la temperatura non scende mai al di sotto dei 13°C, anche se il clima all’esterno dell’arnia è molto rigido infatti, durante la stagione fredda le operaie si ammucchiano l’una sull’altra attorno ai favi e producono calore con continue contrazioni muscolari.
All’opposto quando la calura estiva fa salire la temperatura, numerose operaie volano a rifornirsi d’acqua che rigurgitano sui favi e fanno poi evaporare ventilandoli con le ali.
Il linguaggio. Durante la ricerca del nettare de! polline, le bottinatrici non si muovono a caso ma utilizzano le informazioni fornite da altre operaie, le esploratrici, che individuano i luoghi più ricchi di fiori e trasmettono le indicazioni con particolari movimenti del corpo.
I disegni illustrano il linguaggio usato dalle api per comunicare alle loro compagne la scoperta di una fonte di cibo. Nel primo disegno sono rappresentate, la danza circolare (a sinistra), che indica una vicina fonte di cibo e la danza dell’addome, che indica una fonte lontana. Nei disegni successivi alcuni momenti della danza dell’addome che indicano la posizione del cibo rispetto al sole: la linea che taglia a metà i cerchi indica la direzione del cibo.


Se il cibo è nei pressi dell’alveare, all’incirca nel raggio di un centinaio di metri, l’esploratrice, correndo rapidamente sulla superficie del favo, esegue la cosiddetta danza circolare traccia cerchi successivi, muovendosi dapprima in senso orario e poi antiorario per alcuni secondi. Le operaie. attratte dal movimento, la “fiutano” con le antenne, individuando verso quali tipi di fiori devono dirigersi, Quando la fonte di cibo è lontana (tuttavia le api si allontanano in media non più di 3 chilometri dall’alveare), I ‘esploratrice indica alle compagne la direzione, rispetto alla posizione del sole, eseguendo la  “danza dell’addome”, con movimenti tanto più lenti quanto più lontano è il cibo.
In questa danza l’ape dimena l’addome mentre si muove sul favo. tracciando una figura che è simile a un cerchio tagliato da una linea retta. La direzione del cibo corrisponde a! tratto rettilineo, che viene percorso dall’alto verso il basso se la fonte di alimento è situata in posizione opposta al sole dal basso verso l’alto se è orientata verso il sole.
Le danzatrici possono proseguire nel loro balletto per ore e, mentre il sole si sposta nel cielo, modificano di continuo l’inclinazione del tratto rettilineo per poter sempre indicare un angolo corretto. Con queste danze le esploratrici riescono a fornire indicazioni atte alle bottinatrici anche a cielo coperto:tale capacità è dovuta al fatto che, come si detto, le api sono in grado di percepire le radiazioni ultraviolette che attraversano le nubi.

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9 pensieri riguardo “Il mondo delle api (seconda parte)

  • 22 Luglio 2011 in 20:57
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    Non sono insetti, sono soldati!
    Ordinati, precisi, ognuno con il compito da eseguire. Mi chiedo cosa gli sia mancato per diventare i signori di questo mondo.
    Al posto nostro per capirci.

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  • 22 Luglio 2011 in 21:17
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    Ti stai dando alla avicoltura? Si dice così?E’ affascinante il mondo delle api, con regole e diligenza..Oggi ho avuto un pochetto di nausea , ma nella regola delle norme..ma in compenso sto bene..Se ti dico l’unico fastidio che abbia ti metterestio a ridere… :mrgreen: 😈 Un bacio Blu ancora un po’ triste ma meglio.

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  • 23 Luglio 2011 in 11:40
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    Io so solo, per esperienza diretta, che le api pungono e fanno male.
    Sarà anche per questo che on ho mai neppure assaggiato il miele, tutti dicono che sia buono e faccia bene ma questo non basta per farmi cambiare idea.

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  • 23 Luglio 2011 in 16:22
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    @ leonardo: E’ interessante la tua osservazione ma purtroppo non so risponderti.
    Biologicamente noi unano siamo più complessi ed abbiamn la capacità di adattarci all’evoluzione. Forse è questo il nostro vantaggio…chissà.
    @ Demetraseele: L’avicoltura è l’allevamento degli uccelli (polli, oche, anatre…) io “ero” (ormai parliamo del passato) apicoltore.
    Mo’ vengo a trovarti perchè vorrei sapere cosa dovrebbe farmi ridere.
    @ dexter: Se hai avuto brutte esperienze è normale avere qualche resistenza.
    Io sono stato punto un paio di volte, mai però dalle “mie” api (bontà loro), in compenso ho avuto pessimni incontri con le vespe.
    Loro si che mi odiano. 🙁

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  • 23 Luglio 2011 in 19:44
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    Più che resistenza il mio è vero terrore, quando mi trovo in un giardino non posso a fare a meno di guardarmi intorno per vedere se c’è qualche ape.

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  • 25 Luglio 2011 in 21:13
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    @ Demetraseele: Nessun problema! 😉
    @ dexter: Mi dispiace, non deve una bella sensazione, spero che con il passare del tempo questa tua situazione migliori.
    @ Diana: Ti diverti eh? 😛 Maledizione hai pure ragione…ma prima o poi troverò qualche animaletto di cui parlare dove i masculi riescono a fare una discreta figura :mrgreen:

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