Il mondo delle api (terza parte)

L’apicoltura, già praticata dagli Egizi (il miele entrava anche nella composizione degli unguenti per l’imbalsamazione), venne tenuta in cosi alto onore presso i romani che Virgilio dedicò alle api quasi per intero l’ultimo dei quattro libri del poema Le Georgiche (un trattato di agricoltura in versi).
Allora, e fino a tutto il XIX secolo, le arnie erano rustiche costituite da un tronco cavo o a una costruzione di vimini a forma di cesto rovesciato. Gli apicoltori moderni utilizzano invece arnie appositamente costruite, con le parti superiori mobili (infatti le api immagazzinano il miele in eccesso rispetto ai loro bisogni quotidiani soprattutto nella parte alta del favo), e vi inseriscono telaietti di legno che racchiudono favi artificiali; le api non sono quindi costrette a diminuire la produzione del miele per fabbricare la cera necessaria alla costruzione dei favi.
Ora l’apicoltura si è molto specializzata, alcuni apicoltori si dedicano in particolare all’allevamento di regine, spedite poi in tutto il mondo con un piccolo seguito di operaie per popolare nuovi centri apicoli.  Altri, incrociando e selezionando le diverse razze, tentano di ottenere nuove varietà di api che offrano maggior resistenza alle malattie e che possano dare miele più abbondante.
Il nettare. Il nettare è una sostanza dolce e profumata, per lo più liquida, i vari gradi di densità sono in funzione della specie vegetale e del clima. La quantità d’acqua può variare sino all’80% della composizione, gli zuccheri contenuti si aggirano dal 7 al 60%, vi sono, inoltre, tracce di aminoacidi, sali minerali, ormoni vegetali, pigmenti e vitamine.
Piante ricche di nettare sono: acacia. betulla, cavolo, cipolla, cotogno, ciliegio. castagno, gelsomino. ginestra, grano saraceno, ippocastano, frassino, lavanda, lampone. lupinella, luppolo. melissa. miglio, melo, ontano, rosmarino, salvia, susino, sorbo. trifoglio bianco, timo.
L’apicoltore che volesse rendere disponibile alle sue api nettare per tutta la stagione primaverile estiva potrebbe seminare, a intervalli regolari di due settimane, senape bianca che fornisce nettare molto gradito alle api. Chi ha campi di trifoglio rosso e violetto deve tener presente che la prima fioritura è poco profittevole agli effetti del raccolto del nettare perché il fiore ha il calice molto alto,  tuttavia dalla seconda fioritura le api sono in grado di introdurre la ligula nel calice per suggere il nettare.
Il nettare si forma nei fiori, tuttavia a un’abbondante fioritura non sempre corrisponde una grande quantità di prodotto  la cui formazione è in parte legata alle condizioni meteorologiche.
Condizioni favorevoli per la formazione del nettare si verificano quando, durante la fioritura,  a un’abbondante pioggia seguono notti calde e giorni soleggiati. La secrezione di nettare è abbondante nelle prime ore del mattino, man mano decresce con l’avvicinarsi delle ore calde per poi ritornare abbondante verso sera.
La funzione del nettare che non si trova esclusivamente nel calice floreale è quella di allettare gli insetti destinati a provocare la fecondazione del fiore. L’ape, raccolto il nettare, lo trasferisce nell’ingluvie dove viene arricchito con sostanze secrete dalle ghiandole salivari. Al ritorno nell’alveare, l’ape rigurgita il nettare alle api di casa che a loro volta lo versano nelle celle destinate agli alimenti. Quando la cella è piena di futuro miele, che intanto ha perso una certa quantità d’acqua, alcune api chiudono l’apertura della cella con un opercolo di cera.
Le api devono compiere circa 50.000 voli, visitare milioni di fiori per poter raccogliere il nettare sufficiente per fare un chilo di miele; tuttavia in un giorno di piena fioritura, con una colonia molto popolata, è stato possibile raggiungere un raccolto di oltre 6 kg di miele; esempi anche più lucrosi si possono trovare nell’apicoltura nomade, quando l’operatore è sufficientemente esperto e sa collocare nel punto giusto l’alveare.
Il miele è, in definitiva, un prodotto vegetale elaborato dall’ape e quindi in un certo senso da considerarsi anche animale, maturato convenientemente, e composto da saccarosio, glucosio, fruttosio, destrine, sali minerali, sostanze aromatiche diverse, vitamine, lieviti e fermenti oltre a tracce di polline, elementi minerali diversi come ferro, calcio, potassio, fosforo.
Il colore può essere vario: dal bianco, come il miele di sulla (un foraggio), al nero, come quello di melata; anche il sapore può variare in funzione dell’origine; il più dolce, in senso relativo, è considerato quello di rosmarino, come anche quello di arancio e di lavanda (che è anche aromatico),  mentre è amaro quello di corbezzolo, pur riuscendo gradevole,  è verdastro e poco saporito quello delle conifere.
Il miele, essendo un composto zuccherino predigerito dalle api, è di pronta assimilazione in quanto viene direttamente assorbito dal sangue, ha un alto valore energetico in quanto un grammo corrisponde a 3,264 calorie e i kg di miele teoricamente corrisponde al valore calorico di circa 3 kg di carne, a 5,5 litri di latte, a 1 kg circa di prosciutto, a 3 kg di banane e a 6 kg di arance, i pregi potrebbero esser ulteriormente elencati, comunque basti pensare al largo uso che viene fatto nell’industria alimentare, nel campo della medicina e quotidianamente per consumo diretto.
Il consumo di miele in una colonia d’api può essere vario; entro certi limiti, però può essere calcolato.
Sembra che una buona famiglia di api consumi, dalla primavera avanzata all’autunno, dai 6 agli 8 kg di miele; questo consumo si riduce d’inverno al di sotto di 1 kg (in dicembre) per poi risalire, con la ripresa primaverile, prima a 2 kg (febbraio-marzo) e poi a 4 kg (aprile) per poi aumentare sempre più.
Ciò è calcolato in base al consumo unitario di circa 3 milligrammi di miele al giorno e un’ape, nel corso della sua vita, consuma circa 120-170 milligrammi di miele, vivendo dalle 6 alle 8 settimane. Se poi calcoliamo che una regina appartenente a una colonia ben nutrita può deporre anche 200.000 uova annualmente, possiamo preventivamente stabilire qual è il consumo di miele della colonia, cui va aggiunto il consumo di polline e acqua.
La cera. Le secrezioni cerose delle api sono indispensabili per la costruzione dei favi.
Le api secernono cera per mezzo di ghiandole ceripare in seguito a trasformazione di sostanze zuccherine (miele in prevalenza). La cera ha particolare colore e aroma, caratteristiche legate alla razza delle api produttrici. Di solito la composizione della cera dei favi risulta per il 92-95% di cera pura e nella restante parte vi troviamo propoli e polline.
La mescolanza di cera pura con polline e propoli sembra avvenga durante la costruzione di favi.
La composizione è complessa, comunque risultano presenti idrocarburi superiori, esteri, acidi, alcoli e sostanze coloranti.
Gli antichi Greci e Romani stendevano la cera su tavolette per scrivervi sopra con uno stiletto; con essa venivano fatte statue e pitture in rilievo,usanza ancora diffusa presso alcuni popoli.
Gli Egizi usavano la cera per imbalsamare, unitamente alla propoli. Un tempo anche usata per illuminazione è tuttora diffusa a questo scopo nel campo religioso.
L’apicoltore la usa per realizzare dei favi artificiali in sostituzione di quelli creati dalle stesse api che risultano più dispendiosi nell’economia apicola.
La cera si usa anche per lucidare mobili e pavimenti, per preparare cere per scarpe, carte e tele cerate, vernici, ceralacca, mastici, fiori artificiali; serve inoltre in medicina, in aeronautica, in cosmetica.
Il polline. Il polline si trova nelle antere degli stami, è una polvere che serve alla fecondazione del fiore, ma che viene raccolto anche dalle api per nutrirsene.
In realtà le api sono chiamate dalle corolle dei fiori alla ricerca del nettare. L’attrazione del fiore, infatti, è di tipo nettarifero  e odorifero; poi l’ape, mentre introduce nel fiore la ligula per suggere il nettare, scuote gli stami e s’imbratta di polline. Una parte di polline, comunque, finisce sugli stigmi e provoca la fecondazione dell’ovario.
L’ape bottinatrice sporca di polline, utilizza le spazzole delle zampe posteriori per liberarsi dagli innumerevoli microscopici granelli, poi utilizza le pinze per caricare le cestelle del 3° paio di zampe  in modo da renderne più agevole il trasporto al nido. La bottinatrice carica di polline, giunta sul favo, depone il carico in una cella. Una giovane operaia completa il lavoro comprimendo con la testa il polline nella cella.
Il polline servirà alle api per l’elaborazione della pappa da somministrarsi alla covata; si tratta di una pappa alimentare composta da miele, polline e acqua, parzialmente digerita per cui l’aspetto diviene lattiginoso.
Piante molto pollinifere sono il castagno, gli agrumi, le eriche, l’eucalipto, l’edera, la sulla, il salice, il tarassaco, il mirto, il papavero. In particolare i fiori maschi di alcune piante, come il salice e il nocciolo, sono molto ricchi di polline.
E da tener presente che l’ape raccoglitrice di polline visita di preferenza lo stesso tipo di fiore per ogni uscita, raccogliendo lo stesso tipo di polline; la deposizione del polline avviene di preferenza in celle femminili.
Una famiglia d’api consuma, in un anno una quantità di polline che si aggira attorno a 36-38 kg.
La propoli La propoli è una sostanza resinosa, aromatica, di consistenza simile alla pece la cui temperatura di fusione si aggira sui 64-69 °C.  Il colore può essere vario, a seconda delle piante di origine: g La composizione delle propoli risulta, in base ad analisi qualitative, formata da resine aromatiche 50%, cera 40% olio essenziale 10%.  La cera però viene aggiunta dalle api durante la manipolazione per rendere la propoli più molle e più lavorabile .
La resina aromatica raccolta dalle api per elaborare la propoli invecchiando diventa più scura e più dura. Le api utilizzano la propoli per chiudere le fessure delle arnie, per fissare i telaini, per irrobustire le cellette, per diminuire l’apertura dell’alveare, per rivestire animali di varia natura che sono penetrati nell’arnia e sono stati uccisi dalle api di guardia, come può capitare per la farfalla testa di morto o, anche, per qualche inopportuno topo. In particolare, quando l’animale intruso è voluminoso, per cui le api non riescono a buttare fuori dal nido la carcassa, tentano di svuotarla per evitare la putrefazione, dopo di che si ingegnano in un’opera di rivestimento a base di propoli.
Una colonia sufficientemente popolata raccoglie in un anno, una quantità di propoli che si aggira sui 200 grammi. Sono state trovate, in alcuni alveari, celle rivestite di propoli e sembra che questo fatto non sia solo da attribuirsi a una necessità di rafforzamento della cella, ma anche a scopo antisettico.
La propoli può essere anche usata dall’uomo per preparare vernici brillanti. mastici per innesti, adesivi, in aggiunta all’olio di lino per lucidare mobili, per otturare fessure nei mastelli, per disinfettare, per surrogare l’incenso, ecc… Come curiosità si cita il fatto che in Egitto veniva usata per l’imbalsamazione delle mummie, in Grecia per preparare unguenti e tuttora nei paesi orientali viene adoperata dalle donne quale depilatore.
La melata. La melata è un liquido zuccherino prodotto da diverse specie di insetti parassiti che vivono sulle foglie di molte piante. Questi insetti, muniti di un adatto apparato boccale pungente-succhiante, prelevano la linfa vegetale di cui si nutrono perforando i vegetali che li ospitano.
Essendo la linfa molto ricca in zuccheri e relativamente povera in proteine, i parassiti, allo scopo di impadronirsi della necessaria dose di proteine, sono obbligati a filtrare massicce quantità di linfa, il cui eccesso viene escreto e finisce con l’imbrattare le foglie sottostanti da cui le api possono poi agevolmente lambirla.
Il miele di melata si presenta di colore ambra scuro, di gusto gradevole e ricchissimo in sali minerali.
La gelatina reale.  La gelatina reale (o pappa reale) è una secrezione prodotta da ghiandole presenti nel capo delle api operaie, e particolar mente attive in quelle api cosiddette “nutrici” che hanno un’età compresa tra 5 e 14 giorni. Questa sostanza, che come dice il nome ha l’aspetto di una gelatina di colore bianco-crema o, a volte, giallo, è il cibo che viene fornito a tutte le giovani larve siano esse di operaia o di fuchi nei primi tre giorni di vita.
Poi a queste larve verrà somministrato un alimento diverso, ottenuto dal miele e dal polline, mentre quelle che sono destinate a diventare regine continueranno a ricevere la gelatina reale che rimarrà l’unico cibo anche quando le regine saranno adulte e per tutta la durata della loro pluriennale vita. Nell’arco di un’annata apistica un alveare produce per il proprio fabbisogno alcune centinaia di grammi di gelatina che viene consumata immediatamente dalle larve e dalla regina. Sono le celle reali che vengono più rifornite di questa sostanza: da una di esse è possibile prelevarne una quantità che raggiunge anche i 250-300 mg.
La gelatina  reale si può ottenere anche in modo “artificiale”. Poiché sono le celle reali a contenerne la quantità maggiore, tutti i metodi si basano sul principio di far allevare un certo numero di larve di regine che vengono sacrificate dal 5° giorno di età asportando poi la gelatina nella quale le stesse larve erano letteralmente immerse. Un sistema molto semplice per ottenere seppure modeste quantità di gelatina consiste nel prelevare le celle reali non ancora opercolate da alveari che si preparano alla sciamatura. Un metodo un poco più produttivo consiste nell’orfanizzare l’alveare; le api sceglieranno subito delle giovani larve di operaie che verranno nutrite e allevate in modo da poter rimpiazzate la regina, e quindi presto rifornite abbondantemente di gelatina reale. Dopo tre giorni dall’orfanizzazione si asporteranno le celle con la pappa e così di seguito per un paio di volte fino a che esisteranno nella famiglia larve femminili tanto giovani adatte a diventare potenziali regine.
Purtroppo così facendo col tempo l’alveare si indebolisce, tanto da veder compromessa la propria vitalità. Per ovviare a questo inconveniente sono stati ideati svariati metodi di allevamento artificiale di larve reali, il cui concetto comune e basilare consiste nel dividere l’arnia in due settori mediante una griglia escludi regina il primo scomparto è privo di regina e quindi le api presenti sono indotte ad allevare celle reali approntate dall’apicoltore che vengono periodicamente sottratte nell’altro settore la regina continua invece il suo lavoro di deposizione garantendo così lo sviluppo delle giovani covate da destinare all’allevamento reale e anche la presenza di api operaie che dovranno produrre la preziosa gelatina.
La gelatina reale è un alimento di difficile conservazione tanto che appena estratta deve essere subito messa in piccoli flaconi di vetro scuro e riposta in frigorifero a 4 gradi per evitare irreversibili fenomeni di degradazione.
La composizione è complessa e non ha nulla a che vedere col miele; quest’ultimo è soltanto un alimento energetico mentre la pappa reale è invece un alimento plastico essenziale per lo sviluppo di organismi in crescita. Ha umidità compresa tra il 64%- 68% le sostanza azotate (proteine e aminoacidi liberi) rappresentano fino al 45% della sostanza secca. Sono presenti anche zuccheri, grassi e in particolare una numerosa serie di sostanze che, seppure in quantità minime  sono fondamentali per esprimere le particolari attitudini nutritive e di stimolo al metabolismo di cui essa è dotata.
Il notevole incremento del consumo di ossigeno dopo la sua ingestione è solo uno dei motivi che giustificano il suo uso negli individui convalescenti o che devono far fronte a intensi impegni di carattere fisico o intellettuale. La gelatina reale è attiva tra l’altro sull’appetito che aumenta, migliora l’umore, ha una spiccata e positiva azione sulla sfera sessuale di cui tende a favorire le funzioni, agisce inoltre facendo aumentare la pressione sanguigna.
Il consumo giornaliero comunemente consigliato  è attorno ai 250 mg per gli adulti, mentre per i bambini si può anche dimezzare la quantità. In genere se ne consiglia il consumo a digiuno ponendo la dose sotto la lingua al fine di assorbirne velocemente i principi nutritivi che non passano così alla degradazione altrimenti inevitabile dei succhi digestivi dell’apparato digerente.
FINE

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21 pensieri riguardo “Il mondo delle api (terza parte)

  • 25 Luglio 2011 in 19:09
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    Allora l’ ape come tu spieghi è una fonte incredibile d risorse. Adesso esite anche l’apiterapia , non so se la conosci, non è scherzo,http://www.apicolturaonline.it/veleno1.htm
    tu pensa qui in Germania per varie forme di cura cancro si usa il veleno delle api, specialmente nei bambini, per evitare la cura tumorale chimica, lo scopri quando toccai con le mie mani morire di cancro… Ciao Bluuu bacini. :mrgreen: 😀

    Risposta
  • 25 Luglio 2011 in 19:11
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    Ben fatte queste tre pagine sulle api, l’ho letta con moto piacere e la consiglierò ai miei nipoti per le loro ricerche scolastiche. Faranno un figurone. 😀

    Risposta
  • 25 Luglio 2011 in 21:19
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    @ Demetraseele: Sapevo che si usava per alleviare i dolori dell’artrite.
    Questa volta sei arrivata preparata! 😀
    @ lovecraft: Grazie gentilissimo.Ai tuoi nipoti consiglia di non copiare pari pari il testo…oggi è semplice scoprire i testi-clone. 8)

    Stasera niento giro per blog…mi rifarò domani (spero).

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  • 26 Luglio 2011 in 13:16
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    FINE? Dopo le penne dell’anno scorso già pregustavano una fornitura regalo di miele 😉

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 20:52
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    @ Sig Giovanni: Golosone! 😆
    Comunque per settembre/ottobre ho già in mente una sorpresa per tutti voi.
    Niente penne ma….. 💡

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 21:19
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    Le arnie di paglia come quella della foto, sono state usate anche dalle mie parti in Liguria prima dell’avvento di quelle di legno, tipo Dadan.Bladd, con telaini.C’è un museo dell’apicoltura in Val Roja che ne conserva alcune. A me piace molto la melata d’abete e il miele di lavanda, tipico del sud della Francia. 😀
    Grazie per le interessanti informazioni. Ciao.

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 21:46
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    Quand’ero piccolo, dopo una malattia, mi fecero prendere la gelatina reale per tirarmi sù.
    Ti confesso che mi faceva schifo e sapere come viene ottunuta non mi aiuta ad apprezzarla 😕
    Il miele invece lo prendo in bustina monodose quando faccio sport.

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 22:03
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    @ filo: Mi sarebbe piaciuto pubblicare una foto originale di una vecchia arnia ma ho doviuo accontentarmi di una vecchia stampa. Peccato.
    Grazie a te per l’apprezzamento.
    @ leonardo:Lo so, la gelatina reale non è la cosa più saporita di questo mondo ma quanti farmaci chimici e ugualmente schofosi mandiamo giù? Almeno questo è un prodotto naturale.

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 22:26
    Permalink

    Quando da bambina realizzai che il miele è la cacca delle api ci rimasi un po’ male e, lo confesso, ancora adesso il pensiero mi turba un pochetto, tanto che assumo miele solo in caso di estremo mal di gola con latte bollente. 😯

    Risposta
  • 26 Luglio 2011 in 22:31
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    @ Diana: Beh… le api fanno già la loro (santa) cacca. 😆 il miele è un prodotto predigerito. Prende un’altra strada 😉

    Risposta
  • 27 Luglio 2011 in 22:23
    Permalink

    Un’interessante full immersion nel segreto e perfetto mondo delle api, che mi sarà utile in scienze.

    Il microcosmo degli insetti, dove esistono organizzatissime forme di vita sociale 8) (api, formiche) ed incredibili strategie di sopravvivenza e di difesa, mi affascina più di un libro di fantascienza 😉

    Risposta
  • 28 Luglio 2011 in 23:18
    Permalink

    Fantastico!
    Mangiamo e beviamo tanti prodotti della natura e tante volte non sappiamo come sono fatte.
    Conosco gente che paragona il miele alla nutella, sono convinti che sia un prodotto creato in pasticceria. 🙁

    Risposta
  • 29 Luglio 2011 in 16:51
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    @ skip: Vero, un mondo che stimola la fantasia. Io lo vedo più ambientato nel “nostro” medio evo: castelli, feudi, re, regine…
    @ mex: Non mi stupisce, basti pensare che tanti bambini americani pensano (spero pensavano…) che le patate usate in frittura avessero già in natura la forma a listelli.

    Risposta
  • 29 Luglio 2011 in 17:55
    Permalink

    Questo non è un post è un trattato. Complimenti e un abbraccio. ReAnto. Buona estate ! 😆

    Risposta
  • 31 Luglio 2011 in 13:17
    Permalink

    Che dire? Conosco il mondo delle api solamente dai vasetti di miele che mia moglie compera al supermarket.
    Per il resto, ho sempre avuto paura delle api così come delle vespe che, incazzate, mi avevano quasi ridotto in fin di vita solo perchè avevo messo i piedi su un vespaio.

    Ho trovato molto interessante, in tutta la tua dotta disquisizione, la danza delle api.
    Il loro modo di comunicare mi ha fatto pensare al VOR
    Si vede che anche loro hanno fatto un corso di navigazione IFR

    Risposta
  • 31 Luglio 2011 in 17:24
    Permalink

    @ ReAnto: Ogni tanto tendo ad esagerare, a fare le cose leggermente alla grande. 😉
    @ il THeO: Brutte clienti le vespe, specialmente quelle di terra (“cagnoi” dalla mie parti) veramente aggressive. 🙁

    Risposta
  • 1 Agosto 2011 in 18:27
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    Ho letto l’avviso ai naviganti. Sparisci spesso quest’estate, sei come la canzone degli zero assoluto 😯

    Risposta
  • 18 Agosto 2011 in 09:58
    Permalink

    Ciao Giorgio,su questa navigazione si sente la tua mancanza! 🙁
    Per quali altri mari stai navigando??
    Ci racconterai tutto al ritorno 🙂
    Per ora;mari felici 😉

    Risposta

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