feb 252012
 

Tra poco ti ruberanno anche le mutande che indossi mentre stai guardando il prezzo delle zucchine!
Oggi al supermercato sono stato derubato della moneta che uso (usavo) per il carrello della spesa. Un lestofante ha approfittato dell’unico momento in cui mi sono allontanato dal carrello per fare due chiacchiere con una commessa del supermercato fuori servizio, pure lei intenta a fare la spesa.
Detto lestofante ha sostituito la moneta con una volgarissima rondella, moneta che però non era il solito euro ma una “vecchia” 500 lire che conservavo unicamente per uso-carrello. Posso quindi dire che il furto non ha ferito le mie finanze…ma il mio orgoglio, quello, un pochettino si.
Nell’immagine (di scarsa qualità) il corpo del reato.

feb 202012
 

Sono molte le maschere di carnevale ad avere un aspetto sinistro.
Già la parola stessa, maschera, ha origini poco allegre; màsca, masc, sono termini del periodo medioevale che stavano ad indicare streghe e stregoni o anche fantasma in epoche più remote.
Nell’evolversi del significato non si può escludere l’influenza Araba con i verbi burlare o deridere ma qualunque sia la vera origine della parola ne resta comunque il significato per niente allegro, nonostante si accosti l’uso della maschera quasi sempre ad un ambito festoso.
Tra tutte le maschere che conosco una in particolare mi ha sempre inquietato. La figura di un uomo avvolto da un mantello nero, un ampio cappello sulla testa ed il viso celato da una grottesca maschera dove spicca un vistoso becco d’uccello. Si tratta del “medico della peste” e non è una maschera nata dalla fantasia popolare ma una vera e propria uniforme che i medici Veneziani indossavano quando la peste mise in ginocchio la città.
All’epoca la medicina si muoveva ancora a cavallo tra superstizione, intuizioni e spiragli di scienza. La peste era vista come un male portato dagli spiriti se non addirittura come “castigo di Dio” e per questo veniva affrontata indossando un abito “pauroso”. L’unico debole aggancio scientifico stava nel vistoso becco della maschera (pensata dal medico Francese Charles de Lorme) che conteneva delle erbe medicamentose, utili a contenere le esalazioni malsane dei corpi in putrefazione ma dalle opinabili proprietà protettive dal contagio; a questo dava maggiori garanzie di successo la bacchetta che il medico della peste usava per scostare le vesti dei malati senza toccarli.
Passati gli anni terribili del morbo l’uniforme si trasformò in maschera vera e propria diventando uno dei tanti ingredienti del carnevale Veneziano. Non sappiamo se questo sia dovuto al suo aspetto grottesco o sia stata una scelta per esorcizzare il dolore del passato, difficile dirlo, certo è che oggi non tutti conoscono le origini di questa tragica maschera (possiamo veramente dirlo).
Chissà se, e quante, maschere che vorrebbero divertirci nei giorni di carnevale hanno un passato altrettanto triste…
Immagine: Elaborazione di un acquerello di Giovanni Grevenbroch

feb 152012
 

Comunicazione di servizio che interesserà (forse) un paio di persone.
Caigo lascia Facebook. O meglio, il profilo collegato al tipetto che gestisce questo blog finisce sotto naftalina e non verrà più utilizzato.
Non ho mai avuto un grande interesse verso questo strumento e le mie attività in questi mesi, di poco superiori allo “zero”, mi hanno definitamente convinto a lasciar perdere.
Per correttezza nei confronti di chi questo strumento lo usa e lo trova utile per tenersi aggiornato delle mie attività lascio attiva la pagina Facebook collegata al presente blog.
La pagina si aggiorna automaticamente, di conseguenza non c’è bisogno di alcun intervento da parte mia per tenerla in vita.
Sono convinto che il signor Zuckerberg reggerà il colpo e perdonerà il mio abbandono. :-)