Sto bevendo un caffè al bar di un centro commerciale quando vedo arrivare una donna che, ridendo, punta il dito verso un uomo appoggiato al bancone a pochi passi da me e gli dice: -”Tu!… Hai visto che avevo ragione!”-.
Non afferro tutto il senso del dialogo ma capisco che la donna è appena uscita dalla toilette dove ha letto la frase “Aboliamo la sveltina!” scritta con il rossetto su uno specchio.
L’uomo finisce il suo caffè e si allontana accompagnato dalla donna.
Lei ride ancora, lui no.
Vorrei dirle:- “Signora la prego! Prenda il mio cellulare e torni in bagno a fotografare lo specchio!” – Non oso… Mi accontento d’immaginare la scritta e la metto in un disegno.
Qui sotto.
E’ un genere letterario che forse esiste da sempre anche se solo recentemente ha raggiunto il vasto pubblico diventando anche materia di studio di sociologi e antropologi. La cosa che maggiormente affascina di questo genere è il concetto del “E se….”.
Infatti, chi di noi non si è mai chiesto almeno una volta cosa sarebbe successo se un qualunque episodio della storia avesse preso una strada diversa?
Molti scrittori hanno intrapreso questo viaggio letterario. Ne citeremo alcuni soffermandoci sulle principali pubblicazioni.
Philip K. Dick (1928-1982).
Scrittore dall’esistenza travagliata segnato da profonde crisi depressive e ben quattro matrimoni fallimentari.
Segnato dall’uso di stupefacenti muore per una crisi cardiaca dopo un lungo periodo da sbandato. Dick è stato al centro, dopo la morte, di una clamorosa, quanto autentica, rivalutazione letteraria.
Sottovalutato in vita, è emerso oggi nella critica e nella considerazione generale come uno dei talenti più originali e visionari della Letteratura Americana contemporanea.
Singolare il destino di molte sue opere saccheggiate dalla cinematografia come Total Recall (tratto dal suo racconto We Can Remember it for you Wholesale del 1966), Screamers (tratto dal suo racconto Second Variety del 1953), Minority Report e Paycheck (tratti dagli omonimi racconti degli anni Cinquanta), Confessions d’un Barjo (tratto dal suo romanzo mainstream Confessions of a Crap Artist), i film d’animazione Toy Story e Small Soldiers (ispirati al suo racconto Little Movement del 1952), e soprattutto Blade Runner, capolavoro tratto dal romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep?
Parlando di Ucronia citiamo il romanzo The Man in the High Castle (da noi tradotto anche come La Svastica sul Sole) vincitore, nel 1963 di un Hugo Award dove si narra di una realtà alternativa, in cui le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, ed in cui Tedeschi e Giapponesi si sono spartiti l’America.
Il gioco perverso del libro parte dall’ipotesi di un misterioso romanzo che parlerebbe invece dell’ipotesi opposta.
Harry Turtledove.
Californiano, classe ‘49 è laureato in storia bizantina. Vive a Los Angeles con la
moglie Laura e le tre figlie. Prima di diventare romanziere a tempo pieno, ha insegnato all’UCLA e alla California State University, tenendo in prevalenza corsi di storia antica, storia bizantina e storia della civiltà occidentale. È arrivato al successo con il grande ciclo di Videssos (quattro libri).
È autore inoltre del ciclo di Krispos, composto da tre libri (Infine, si è dedicato con grande interesse alla fantascienza, sviluppando soprattutto i temi della storia alternativa e dell’ucronia, di cui oggi è in assoluto fra gli autori più rappresentativi. Oltre ad Agente di Bisanzio ,A Different Flesh e The Guns of the South la sua produzione è culminata con il ciclo formato da Invasione. Anno Zero, Invasione. Fase seconda, Invasione. Atto Terzo e Invasione: Atto finale un’appassionante storia alternativa della seconda guerra mondiale, bestseller in tutto il mondo – e Colonizzazione. Fase 1,Fase 2 e Fase 3.
Il ciclo Invasione/Colonizzazione rappresenta un bell’esempio di realtà alternativa: immaginate di trovarvi nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. Nazisti e Alleati sono in perfetto equilibrio, nulla lascia intravedere quale fazione possa prendere il sopravvento. Improvvisamente un nuovo e agguerrito nemico entra in gioco: la “Razza”, alieni provenienti da un mondo dove la natura ha portato al massimo dell’evoluzione i rettili, decisi a trasformare la terra in una nuova loro colonia. Dobbiamo riconoscere a Turtledove di saper ben costruire le basi dei suoi romanzi.
1 – La Razza è molto credibile. La loro tecnologia (se pur ovviamente più avanzata di quella terrestre) non è rappresentata da meraviglie dal dubbio riscontro scientifico, ma da una logica di progresso (carri armati, aerei a reazione, ordigni nucleari…). I personaggi hanno una loro “umanità”; pagina dopo pagina si scopre la psicologia , la mentalità e la logica della Razza. Questa stacca notevolmente da certi stereotipi di alieni invasori-cattivi che spesso abbondano tra gli scaffali delle librerie.
2 – La stessa analisi ,diciamo, psicologica viene rivolta anche ai protagonisti terrestri della storia. Ognuno viene descritto con minuzia di particolari tale da renderli ben comprensibili al lettore. Se vogliamo trovare un difetto nella vicenda forse dobbiamo ricercarla nella lunghezza dell’opera; ben sette libri che narrano un intricarsi di vicende sparse in giro per il mondo, dall’Inghilterra alla Cina, dagli USA alla Polonia, ecc… .il tutto in un gradevole susseguirsi di emozioni e curiosità, ma anche una sensazione di finale inesistente. Tutto rimane sempre troppo in sospeso come in una soap opera (perdonatemi il paragone!). Rimane il fatto che l’opera merita gran attenzione per la cura della realizzazione e…vediamo come va a finire!
Concludiamo questa breve rassegna dedicata all’ ucronia con un autore italiano:
Pierfrancesco Prosperi.
Architetto ed urbanista nato ad Arezzo nel 1965. Scrittore dotato di buona sensibilità narrativa impronta gran parte dei sui scritti su fantapolitica, universi paralleli ed in particolare storia alternava: Garibaldi a Gettysburg ne è un buon esempio.
La storia (reale) racconta che all’inizio della guerra civile americana i nordisti stentarono a trovare un leader per il loro esercito; tanto che Lincoln pensò di prendere contatto con Garibaldi per affidargli il comando delle truppe. Al fine non se ne fece nulla ed il comando venne affidato al generale Grant che rovesciò favorevolmente il corso della guerra sconfiggendo i sudisti nella battaglia di Gettysburg.
Il romanzo: immaginate che Garibaldi accettasse il comando delle truppe nordiste e malauguratamente perdesse la battaglia. Una sconfitta anche morale; niente garibaldini, niente spedizione dei mille, niente unità d’Italia…..risultato oggi Veneto e Trentino province austriache! Da questo scenario l’inizio di un romanzo ricco di emozioni con il protagonista sballottato tra due realtà tanto diverse tra loro.
I tempi sono decisamente cambiati.
Qualche anno fa per noi uomini il lunedì era dedicato al calcio chiacchierato.
Si discuteva, anche animatamente, sul risultato delle partite, sul gol più bello, sulle corna dell’arbitro che non aveva concesso “un rigore grande così” e cose del genere. Poi sono arrivati il calcio scommesse, gli stipendi folli concessi a tanti (troppi) calciatori, le partite spalmate su giorni ed orari diversi per accontentare la pay tv e tanta gente si è disamorata del gioco. Ora è possibile che il lunedì degli ex infervorati del pallone si trasformi nel lunedì delle ricette.
Può capitare di sentir parlare di una domenica passata a preparare zuppe inglese e mattonelle al cioccolato magari confondendo gli ingredienti dell’una o dell’altra ricetta per via dei troppi anni passati dall’ultima volta che le si aveva preparate.
A questo punto dovete capire che il sottoscritto non è insensibile a questi argomenti e così sentendomi…provocato ho deciso di proporre un dolce semplicissimo che mi preparavo quando ero piccolino piccoletto.
La mia torta con budino al cioccolato e caffè.
Ingredienti.
36 biscotti secchi (considerando i”classici” biscotti secchi come da immagine).
1 busta (gr. 50 circa) di preparato per budino gusto cioccolato.
3 cucchiai di zucchero.
½ litro di latte.
1 moka da 3 di caffè.
Una volta preparata la crema del budino unendo la miscela in polvere con lo zucchero e il latte (non fatela troppo densa) disponete il primo strato di biscotti (12 nel nostro caso) in una piccola pirofila dopo averli leggermente bagnati nel caffè e ricopriteli con un leggero strato di crema.
Ripetete l’operazione per gli ulteriori due strati concludendo il tutto con una passata di caffè sopra l’ultimo strato di crema. Mettere la torta in frigorifero per qualche ora prima di servirla in tavola.
nb: Se per i vostri gusti la torta risultasse troppo “cremosa” è possibile, dosando bene gli ingredienti nei vari passaggi, aggiungere un quarto strato di biscotti.


