La lunga marcia dei diversi

Per le strade di ogni città, di ogni paese si possono incontrare quelle persone che un tempo neppure tanto lontano venivano indicate con scarsissimo tatto come “gli scemi del villaggio”, i “diversi”.
Sono persone con storie spesso molto diverse tra loro: ci sono casi di disabilità fisica o mentale, oppure traumi ed esperienze di vita talmente scioccanti da bruciare il loro legame con il mondo reale. Raramente sono dei senza tetto, spesso vivono con la  famiglia d’origine  o in strutture pubbliche che si occupano di loro.
Queste persone, che come ho premesso arrivano da situazioni molto diverse tra loro, sono unite da una caratteristica unica ed inconfondibile. Camminano sempre.
Li puoi incontrare a qualunque ora, a volte anche nel pieno della notte, con il bel tempo ma anche al freddo o sotto la pioggia; li vedi avanzare a passo veloce, a volte arrancando, frenati ma non domati dai loro handicap.
Mi sono sempre chiesto cosa li spinga a muoversi di continuo. Una reazione indotta dalle loro condizioni mentali? Oppure al contrario un modo “adrenalinico” di reagire al malessere? O più semplicemente una forma di fuga dalla noia?
Noi “gente normale” se non abbiamo nulla da fare riusciamo anche a buttarci su un divano e lobotomizzarci con la televisione, loro forse no, il focolare elettronico non gli fa effetto e scappano verso la libertà.
Non ho una risposta scientifica a tutto questo, se qualcuno potesse illuminarmi sul tema mi farebbe un immenso piacere.
Quattro storie.
Federico B. Quand’era bambino venne investito da un’auto mentre rincorreva il pallone finito in mezzo alla strada. Rimase leso nel fisico e parzialmente nell’uso della parola. Mentalmente era scostante ma una volta conosciuto se ne capiva ed apprezzava l’intelligenza. E recentemente e tragicamente scomparso investito da un autobus.
La “Matta Z…”. Schiva e scontrosa. Capace di fermarsi lungo il marciapiede per urinare fregandosene della gente che gli passa accanto. A volte entra nei locali e si piazza davanti al bancone con lo sguardo fisso nel vuoto ripetendo “dammi una sigaretta, dammi una sigaretta,…” oppure “dammi un gelato, dammi un gelato…” fin quando non viene accontentata.
“Retromarcia”. Schivo e taciturno. Non conosco il suo vero nome. Il soprannome gli è stato dato perché mentre cammina con la mano destra ripete continuamente un movimento che ricorda l’inserire la retromarcia di un’automobile.
Paolo Luca (lapsus). E’ il più socievole di tutti e spesso si avvicina alle persone inserendosi nel loro chiacchierare. I suoi ragionamenti sono spesso confusi ed in genere portano ad una domanda conclusiva (sempre la stessa) alla quale nessuno è in grado di rispondere perché non se ne capisce lo scopo. “Ma si fa peccato ad andare a letto con la moglie del padrone?”. [Mistero].
E voi? Avete delle storie simili?

22 thoughts on “La lunga marcia dei diversi

  • 6 Marzo 2012 in 18:44
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    Avevo un parente in questa situazione. Il suo era un problema principalmente di difficoltà nel linguaggio e immagino che oggi, seguito da degli specialisti, avrebbe condotto una vita quasi del tutto normale.
    Lui passava tutto il suo tempo fuori casa e spesso i famigliari dovevano andare a cercarlo per farlo rientrare. Sembrava che le quattro mura di una casa fossero un vestito troppo stretto per lui, questa almeno era la nostra opinione.

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  • 6 Marzo 2012 in 20:17
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    Lo devo ammetterete con un po’ di pudore che queste persone mi hanno sempre fatto un po’ (scusa la ripetizione) di paura. Fatichi a capire cosa dicono, reagiscono in modo brusco, non è facile, almeno per me, sentirsi tranquilla davanti a loro.
    Poi magari sono le persone più deliziose di questo mondo. 😕

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  • 6 Marzo 2012 in 20:21
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    Certo. Nel mio paese c’è Luciano, un omaccione che passa le sue giornate marciando avanti e indietro per le vie del paese (in ciabatte in inverno e col cappello di lana in estate), cantando a squarciagola, facendo gli indovinelli a chi incontra e predicando una filosofia di vita tutta sua. E’ una pasta d’uomo, quando periodicamente sparisce per un tso ci dispiacciamo e ci preoccupiamo tutti, soprattutto perchè ogni volta che torna a casa si vede che ha sofferto.

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  • 6 Marzo 2012 in 21:31
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    Ho un caro ricordo di Don Liunard al quale dedicai uno dei miei primi post quando seppi che se ne era andato solo dall’ uomo di parola e i suoi cani l’avevano cercato a lungo tra gli ulivi e gli aranceti.

    “Una fortuita coincidenza: due figure , una bianca e una nera in direzioni opposte sulla stessa scacchiera della vita. Forse entrambi in cerca di conferme, di promesse mantenute dalla sorte. Un ponte collegava la sua lucida follia alla mia lucida curiosità.
    Quando ci incrociammo, mi disse con un tono di voce inaspettatamente pacato, quasi rassicurante :
    “Va’ sempr’ annanz co’ sole!” (Vai sempre avanti col sole!).
    E mi benedisse con un’abbondante folata di incenso….”
     
    ( da “Don Liunard ” in skipblog.it)

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  • 6 Marzo 2012 in 21:53
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    Io non ho storie da raccontarti.
    Leggo affascinato le tue quattro storie e quelle degli altri lettori.
    Mi ha colpito la vicenda di Federico B., maledettamente segnato dal destino. Due incidenti per strada hanno aperto e chiuso il suo calvario. Quando si dice il destino. 😥

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  • 7 Marzo 2012 in 12:52
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    … peccato magari no, ma se il padrone ti becca corri il rischio di prenderle!!!

    Storie di “matti” – soprattutto per il lavoro che faccio – ne avrei davvero tante da raccontare più o meno buffe o tragiche. Una in particolare ve la accenno: Mauri (mai saputo se stesse per “Maurizio” o “Mauro”) nessuno l’ha mai sentito parlare, anche se era sempre in mezzo ai gruppetti di gente, se non per dire due frasi: “dammi una sigaretta” che puntualmente gli veniva data (anche perché altrimenti te la chiedeva allo sfinimento). Il ringraziamento era sempre lo stesso “va in c…” (la sua seconda frase). Girava per il paese con un motorino che definire tale era un insulto al codice della strada; credo abbia consumato ettolitri di miscela (presumo ci fosse anche una terza frase “dammi la miscela” ma gli annali non la riportano per certa).
    E’ morto cadendo in un fosso proprio con il motorino (forse urtato da una macchina… non si sa). Il bello è che alla sua morte a casa sua hanno trovato qualcosa come qualche migliaio di sigarette, tutte nuove. Praticamente di tutte quelle che chiedeva non ne aveva mai fumata una!

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  • 7 Marzo 2012 in 16:39
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    Anche nel mio paese c’è un bel campionario di “matti”, chi è impazzito dal troppo studio (così dicono gli informati), chi ha tare genetiche, chi non si è ripreso dopo una separazione, ecc. ecc. Non saprei raccontarvi le loro storie nei particolari, solo che quando li vedi vagabondare per strada, a volte un po’ alterati, mettono tristezza. Chi sa quale malessere è racchiuso nella loro testa che noi non riusciamo a capire.

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  • 7 Marzo 2012 in 17:52
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    Gli unici matti li ho visti quando sono venuto li da te. 😛
    Da me l’unico caso che mi viene in mente è quello di un tipo che non accettava di vivere in una casa normale e continuava a fare la vita barbone.
    Il comune gli aveva assegnato una casa popolare ma lui non ci ha praticamente mai abitato dentro, lo portavano a casa e lui il giorno dopo scappava.
    La sua vera casa era una catasta di scatole di cartone. Dico era perché non lo vedo da un po’, forse i servizi sociali lo hanno preso e portato in qualche struttura.

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  • 7 Marzo 2012 in 21:36
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    @ Carlo Messina: (benvenuto) Riconosco nella tua testimonianza la storia analoga di un mi parente. Si, anni diversi, culture diverse cambierebbero di molto le condizioni delle persone più anziane in questa situazione.
    @ mex: E’ normale. Se li conosci li sai gestire, in caso contrario è scontato rimaner spiazzati. Il Federico di cui parlo si è beccato una marea di schiaffi da ragazze che non lo conoscevano . Per lui era “normale” cercare di abbracciare e baciare anche delle sconosciute.
    @ Ross: Pensi lo ricoverino per qualche periodo? Deve sentirsi in gabbia. 😐
    @ Skip: Che immagine! Sorprendente e rassicurante allo stesso tempo.
    @ leonardo: Vi risparmio o dettagli sulla sua morte, degni di un film horror… ci lascia un vuoto, in città lo conoscevamo tutti.
    @ Francesco: Un bel personaggio questo Mauri. Vien da pensare che le sigarette fossero solo un pretesto per star vicino alle persone…chissà.
    @ semplice: Il cervello è già un mistero per le persone dalla vita ordinaria, figuriamoci per quelli segnati dalle beffe della vita.
    Hai citato chi è impazzito per lo studio. Ricordo che c’era una ragazza “fusa” dallo studio ed una contemporanea delusione d’amore. Da qualche anno non la vedo più in giro, si narra che abbia ritrovato la ragione e si sia fatta una famiglia. Lo spero per lei.
    @ Sig Giovanni: Cosa vorresti insinuare? 😛
    Quella che racconti sembra una storia già sentita, vien da pensare che i sintomi del “mal di vivere” di queste persone siano più o meno sempre gli stessi.
    >> Grazie a tutti per i bei contribuiti che state dando al tema trattato.

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  • 8 Marzo 2012 in 17:42
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    Qualcuno quelli senza partcolari menomazioni fisiche, forse stanno anche meglio delle cosiddette persone normali. Nel loro universo fantastico non devono pensare a tasse, disoccupazione, mutui, cari benzina, etc.

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  • 9 Marzo 2012 in 20:49
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    Si, si muoveva a scatti il Togn.
    E se c’era un gruppetto di noi ragazzi si intrufolava per ascoltare i discorsi
    Naturalmente non commentava, ma se richiesto, slacciava tre bottoni e…
    … e cosa mostrava te lo lascio immaginare

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  • 10 Marzo 2012 in 11:32
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    @ zago: Credo che il loro sia un mondo difficile, penso (spero) che la loro ingenuità li a aiuti a vivere meglio.
    @ il THeO: Un coltellino svizzero? 😛

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  • 11 Marzo 2012 in 13:05
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    Cos’è successo? E perché hai chiuso i commenti? 😯
    Tienici informati, un abbraccio.

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  • 11 Marzo 2012 in 19:36
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    @ mex – Immagino che se ha chiuso i commenti sia perchè non avrà la possibilità di risponderci come è nel suo stile.
    In gamba Caigo, rimettiti ritorna presto. 🙂

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  • 14 Marzo 2012 in 17:12
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    Ho sentito Giorgio al telefono. In seguito ad una caduta si è ferito alla mano destra ed anche per questo non sarà in grado di scrivere al computer per qualche settimana.
    Per il resto sta bene, gli girano solo un po’ le balle. 😀 😀

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  • Pingback: Skip blog » Don Liunàrd (Don Leonardo)

  • 17 Marzo 2012 in 17:54
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    Ops! 😥 Non avevo capito. Guarisci presto. 🙂

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  • 29 Marzo 2012 in 18:20
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    Siamo al 29 marzo e gli girano ancora?
    Se è caduto è perchè doveva imparare almeno i primi rudimenti del camminare, prima di comperare l’automobile.

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  • 31 Marzo 2012 in 11:42
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    Forse questo infortunio non è così piccolo. Dacci notizie se puoi.

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  • 2 Aprile 2012 in 15:11
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    Ciao Giorgio,è da tanto,troppo tempo,che non ti sento!Tutto bene??? Se puoi dammi notizie!
    Io mi sto roprendendo molto lentamente…questa volta è stata molto pesante…ma non mollo :mrgreen:
    Aspetto notizie,abbraccione.
    Gilda 😀

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