E’ vero che ho promesso di non parlare dei mie acciacchi ma questo non significa che non possa trattare argomenti “paralleli”, quindi….
Che fare per distogliere l’attenzione dal dolore provocato dalle feroci manipolazioni di una fisioterapista? Semplice, si chiacchiera!
Chiacchiere agevolate anche dalla compartecipazione di due giovin fanciulle che assistono alle torture con il ruolo di tirocinanti.
Tirocinanti che mi hanno preso le misure (solo delle mani in verità) con un rituale che mi ha ricordato i becchini dei film western. Facimm’ ee cuorn’…tie! A parte questo inquietante inizio con le ragazze si riesce pure a chiacchierare ed uno dei temi ricorrenti, manco a dirlo, riguarda i loro studi ed il confronto con la fisioterapista che in quel momento mi sta torturando (non smetterò mai di ribadirlo).
Escono così i nomi di colleghe di lavoro ed insegnanti avute in comune da fisioterapista e tirocinanti. Escono commenti ed aneddoti, esce in particolare un argomento che tutti conosciamo perché tutti lo abbiamo vissuto: il panico da interrogazione!
Un panico che tante volte non avrebbe motivo di esistere ma che alcune persone, per una misteriosa “formula alchemica”, riescono a scatenare. Emblematico il caso citato da una delle tirocinanti che non osava fare commenti sul lavoro della fisioterapista seguita alcune settimane fa perché “terrorizzata” dall’idea che quest’ultima le chiedesse “perché sto facendo questo al paziente?”.
In condizioni normali avrebbe risposto correttamente ma di fronte a quella persona che le incuteva soggezione le parole le si sarebbero bloccate in gola, quindi: silenzio.
Sono cose (forse) inspiegabili. Presi dall’agitazione del momento, bloccati dal magnetismo della persona che ci sta davanti anche la più sciocca delle domande può ucciderci.
TU! Dimmi…. di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?
Risposta:….. verde???…. E stramazziamo al suolo.
giu 052012