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Panevin e Pinsa Veneta

pinzaSe il 5 Gennaio vi trovate ad attraversare le province del nordest è probabile che vediate dei falò accesi circondati da tanta gente in festa.
Si tratta del Panevin, una tradizione nata in epoca pre-cristiana e portata ai giorni nostri dalla cultura contadina dove,  sostanzialmente,  si brucia il passato, la “vecia” (un fantoccio) e si cercano buoni auspici per l’anno appena iniziato osservando la direzione presa dalle faville ed il fumo del falò. Se vanno verso est sarà un anno dai raccolti abbondanti, se vanno ad ovest…lasciamo perdere.
Il dolce tipico legato a questa festa è la Pinza (Pinsa), un dolce dalla ricetta “impossibile” perché è veramente difficile assaggiarne due fette preparate alle stesso modo. La ricetta non cambia semplicemente da zona a zona ma anche all’interno dello stesso comune se non addirittura da famiglia a famiglia (o panificio).
Di base si prepara unendo della farina di mais con della farina di frumento (oppure della zucca precotta in forno) con latte, burro e lievito. Una volta ottenuto un impasto omogeneo si aggiungono fichi secchi, uvetta e semi di finocchio. Questi ingredienti sarebbero sufficienti per la Pinsa ma, come ho detto, ognuno ha la sua ricetta speciale ed è praticamente impossibile dare un limite alle variabili; potreste trovarci del pane raffermo, mele, noci, pinoli, bucce di limone, semi di anice, ecc… Il tutto andrà aggiunto all’impasto che poi verrà lasciato riposare per un po’ e quindi versato in una teglia unta e infornato.
Come vedete non metto una ricetta dettagliata con dosi e tempi di cottura, come potrei?
Osservate la foto. Si vede benissimo che le prime due fette sono diverse da quelle che stanno sotto, come avrei potuto scegliere una ricetta piuttosto che un’altra?
In ogni caso tra questa sera e domani vedrò di assaggiarle entrambe e poi vi saprò dire com’erano.
Tutto questo (enorme sacrificio) ovviamente lo faccio in nome della scienza.

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