COMPAGNO DI SBRONZE – Charles Bukowsky

La macchina strizzafegato.
Danforth appese i corpi uno ad uno dopo che l’asciugatrice meccanica ebbe finito di strizzarli. Bagley sedeva ai telefoni, “quanti ne abbiamo fatti?”
“19. proprio una buona giornata.”
“merda, è proprio cosi, sembra proprio una buona giornata, quanti ne abbiamo piazzati ieri?” “14.”
“discreto, discreto, se continuiamo così faremo un mucchio di grano, l’unica preoccupazione che ho è che potrebbero chiuder baracca in Vietnam,” disse Bagley dei telefoni.
“non dir stronzate, c’è troppa gente che s’ingrassa sulla guerra.”
“ma la Conferenza di Pace a Parigi…”
“non mi sembri in te oggi, Bag. sai bene che passano la giornata a far niente, a scherzare dalla mattina alla sera, ritirano lo stipendio e tutte le notti vanno ai night di Pari, quella si che è gente che vive bene, non hanno nessuna voglia che la Conferenza di Pace finisca proprio come non vogliono che finisca la guerra, ingrassiamo un po’ tutti e senza un livido, è una bellezza, e se per sbaglio finisce quella guerra, ce ne saranno delle altre, ci sono zone calde in tutto il mondo.”
“eggià, mi preoccupo sempre troppo.” squillò uno dei tre telefoni sulla scrivania. Bagley sollevò il ricevitore. “agenzia soddisfatti e rimborsati, parla Bagley.”
si mise ad ascoltare, “sì, si. ce l’abbiamo un buon analista dei costi di produzione, stipendio? 300 dollari per le prime due settimane, cioè 300 la settimana. la paga delle prime due settimane la intaschiamo noi poi gliene daremo 50 la settimana oppure lo licenzia-mo. se invece siete voi a licenziarlo dopo le prime due settimane, saremo noi a dare a voi cento dollari, perché? beh, ma insomma, ma com’è che non capite? l’idea è quella di far del movimento, è una faccenda psicologica, come Babbo Natale, quando? si, ve lo spediamo subito, qual è l’indirizzo? perfetto, perfetto, sarà subito da voi: non dimenticate i termini dell’accordo, ve lo spediamo con un contratto, salve.”
Bagley riattaccò, canticchiò tre sé e sé, sottolineò l’indirizzo, “trovagliene uno, Danforth. uno nato stanco, pelle e ossa, non serve a niente mandargli il migliore al primo colpo.”
Danforth si avvicinò al sostegno metallico tipo appendiabiti e aprì il morsetto che stringeva le dita di un tizio dall’aria stanca e dal corpo ossuto, “portamelo qui. come si chiama?”
“Herman. Herman Telleman.”
“cazzo, ma non mi sembra mica a posto, sembra che abbia in corpo ancora un po’ di sangue, e poi vedo che ha ancora qualche sfumatura di colore negli occhi… almeno così mi sembra, ascolta, Danforth, mi raccomando, fai funzionare a modino quelle macchine asciugatrici, voglio che gli strizzi il fegato a puntino, niente forme di resistenza, mi capisci? tu fai il tuo mestiere che al mio ci penso io.”
“quando sono arrivati qui dentro non erano pochi i duri, c’è gente che ha più fegato di altra, sai com’è. un’occhiata non basta mica sempre.”
“va beh, proviamo con lui. Herman, ehi, ragazzo!”
“che volete, paparini?”
“ti andrebbe di fare un lavoretto?”
“ah, maledizione, no!”
“cosa? ti rifiuti di fare un lavoretto?”
“che cazzo mi frega? mio padre, era del New-Jersey, non ha fatto che sgobbare per tutta la vita e dopo il funerale che abbiamo pagato coi suoi soldi, lo sapete quanto ci aveva lasciato? ”
“quanto?”
“15 centesimi e la fine di una vita che più noiosa non si può.”
“ma allora tu non le vuoi una moglie, una famiglia, una casa, la rispettabilità? una macchina nuova ogni tre anni?”
“non ho mica voglia di farmi spolpare, simpaticoni, non vorrete mica farmi finire in una gabbia di matti? chiedo solo di fare il lavativo, io. che cazzo credete?”
“Danforth, dai una ripassatina a questo bastardo nella macchina strizzafegato e assicurati che i morsetti siano ben stretti!”
Danforth afferrò il signorino ma prima Telleman riuscì a gridare “vaffanculo te e tua mamma…”
“e strizzagli il fegato più che puoi, non TRASCURARE: NEMMENO UN ANGOLINO! mi Senti?”
“d’accordo, d’accordo!” rispose Danforth. “merda, qualche volta penso che sia tu a tenere il coltello dalla parte del manico! ”
“lascia stare i coltelli, strizzagli il fegato. Nixon potrebbe anche decidere di finir la guerra.”
“ecco che ricominci a dir stronzate! secondo me, Bagley, non hai dormito a sufficienza, c’è qualcosa che non funziona in te.”
“certo, certo, hai ragione, l’insonnia, secondo me dovremmo creare dei soldati, è il mio chiodo fisso! mi rigiro a letto per tutta la notte! che affari meravigliosi potremmo fare! ”
“Bag, con quel che passa il convento facciamo il massimo, niente di più e niente di meno.”
“d’accordo, d’accordo, l’hai già fatto passare per la strizzafegato?”…….

6 pensieri riguardo “COMPAGNO DI SBRONZE – Charles Bukowsky

  • 9 Settembre 2013 in 17:52
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    Hei! leggi pure tu i libri del vecchio porco! 😀

    Risposta
  • 9 Settembre 2013 in 20:47
    Permalink

    Lo conosco di fama ma non ho mai letto niente di suo. Che faccio. Rischio?????

    Risposta
  • 9 Settembre 2013 in 21:05
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    @ zago: Porco ma di classe. 😛
    @ mex: Sai quanti libri orrendi (o che semplicemente non capivo) mi sono passati per le mani in questi anni? Vagoni!
    Io questo libro l’ho preso “alla cieca”, l’ho letto e come vedi sono sopravvissuto. Buttati! 🙂

    Risposta
  • 12 Settembre 2013 in 19:19
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    Forse sono un po’ prevenuto ma devo dire che non mi è mai venuta a tentazione di leggerlo.
    Forse in una fredda sera d’inverno. 😛

    Risposta
  • 17 Settembre 2013 in 20:45
    Permalink

    @ leonardo: …purché il libri non servano ad alimentare un falò! 😛
    @ Baol: Serviti su un vassoio d’argento! 😉

    Risposta

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