Queste non sono pesche

pescheMi piace pensare che se il buon Magritte fosse ancora tra noi e volesse realizzare un quadro partendo dalla foto inserita in questo articolo userebbe proprio questo titolo: “Queste non sono pesche”. Pensiamoci, in un mondo dove negli ultimi anni le regole dell’alimentazione e (nel senso più esteso) del “vendere cibo” sono completamente cambiate a farne le spese, per primi, sono stati i nostri sensi. Gusto, olfatto, vista, tutto sballato.
L’esempio delle pesche è perfetto. In questo periodo sentiamo un bisogno più forte di mangiare frutta ed in questo il mercato ci viene incontro con montagne di prodotti.
Le pesche? Belle, enormi, colorate, lucide! Poi le sbucci, le assaggi e ti ritrovi la bocca piena d’acqua, sono più croccanti se le predi un po’ crude e si sciolgono se sono più mature ma il giudizio sul gusto rimane lo stesso, sanno di “poco”.
Poi, un giorno, passeggi per il giardino e vedi che quel pesco, piantato quasi per riempire uno spazio vuoto, ti sta mostrando una quindicina di frutti. L’aspetto è gradevole e ne senti il profumo senza il bisogno di avvicinarli al naso. Stacchi una pesca, la sbucci, l’assaggi e riscopri il paradiso. È dolce! Dolce che le pesche che mangiavi da bambino! Solo in questo momento ti rendi conto che quei sapori impressi nella tua tua memoria non sono soltanto un’eco amplificato della tua infanzia, quei sapori erano reali e, volendo, disponibili pure oggi.
Ora vien da chiedersi perché siamo arrivati a questo punto? Perché abbiamo rinunciato ai sapori? C’è chi dice che l’esigenza della produzione intensiva ha prima fatto sparire le “diversità”, basta cento tipi di mele, pere, pesche, ecc…, e poi obbligato i produttori a puntare su pochi ibridi standard in grado di garantire generosi raccolti.
Generosi raccolti a favore di chi se poi ancor oggi tonnellate di frutta e verdura finiscono al macero per eccesso di produzione o esigenza (?) di tenere più alti i prezzi. O forse il caos è iniziato quando abbiamo iniziato a pretendere di consumare prodotti senza il freno della stagionalità? Oggi puoi avere tutto in qualunque periodo dell’anno, al bisogno frutta e verdura vengono coltivate in serre attrezzate o fatte arrivare da paesi lontani. Il bello, diciamo così, è che presi da questo vortice commerciale troviamo sulle nostre tavole prodotti Spagnoli o (peggio) Argentini anche quando la produzione locale potrebbe bastare a coprire la richiesta ma qui andiamo a toccare altri temi che fanno male non solo alle nostre papille gustative ma anche altrove. Portafogli, chiappe,… fate voi.
In conclusione. Quelle delle foto sono pesche oppure no?
La risposta è no, non sono pesche, sono Pesche con la “P” maiuscola.
È una distinzione sottile che va fatta e andrebbe fatta anche quando le troviamo nei mercati, o meglio dire, se le trovassimo nei mercati ma non ci sono. In teoria dovrebbero rispondere al nome “bio” ma, palato allenato a parte, ci dovremmo fidare di chi le dichiara tali e sappiamo bene (cronaca recente docet) che le cose non sono sempre come appaiono.

8 pensieri riguardo “Queste non sono pesche

  • 10 Agosto 2014 in 17:05
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    Quello che mangiamo finirà per avvelenarci e non parlo delle schifezze piene di conservanti che nominiamo sempre, parlo del cosiddetto fresco spacciato per sicuro.
    Ricordo il caso del l’olio d’oliva, per uno che ne prendono tanti altri sfuggono. Che amarezza. 🙁
    Buona domenica, almeno questo sia buono.

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  • 10 Agosto 2014 in 17:57
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    Hai ragione. I miei nonni avevano degli alberi da frutto come mele, pesche, albicocche e ciliegie, sapori inimitabili che non trovo più da anni, che sia un altro prezzo da pagare per il progresso?

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  • 10 Agosto 2014 in 20:19
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    Toh! Un articolo di domenica? Deve essere la prima volta. 🙂
    vien voglia di prenderle attraverso il monitor, si vede che sono vere PESCHE.

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  • 10 Agosto 2014 in 21:59
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    Trovare sulle nostre tavole frutti spagnoli o argentini anche quando la produzione locale potrebbe bastare a coprire la richiesta italiana è davvero triste. Come hai scritto tu, però, in tal caso, andremo a toccare altri temi che non deludono solo il nostro palato, ma che danneggiano anche la nostra economia, sempre più in crisi.

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  • 11 Agosto 2014 in 13:46
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    Hai messo il dito nella piaga. 🙄
    Sono anni che non mangio Pesche con la P maiuscola, per caso non te ne sarebbe avanzata qualcuna? 😛

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  • 11 Agosto 2014 in 21:30
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    @ leonardo: Si tanti sfuggono ma deve comunque passare il messaggio che non sempre la possono passare liscia.
    @ Amistad: Per me il progresso è qualcosa di diverso, non deve diventare un alibi.
    @ franco ruggeri: Prima volta no, occasionale si.
    @ ELISA MIRABELLA: Speculazione? accordi commerciali? Compromessi? Faremmo notte a citarli tutti….
    @ Sig Giovanni: Tieniti forte. Le Pesche erano poche….finite! 😛

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    • 12 Agosto 2014 in 21:23
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      La cosa brutta è che per “non” tutti e/o non sempre è possibile accedere a frutta migliore o comunque scegliere.

      Rispondi

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