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Inventarsi i giochi e socializzare

palla nel bidonePrima o poi si arriva ad un’età dove s’inizia a confrontarsi con le altre generazioni, quelle più vecchie con le quali abbiamo avuto già qualche “scontro” e quelle più giovani dove il confronto ci appare più semplice, convinti come siamo, di capire tutto perché in quella fase ci siamo passati da poco.
Poi la realtà spesso è ben diversa, ma non voglio andare fuori tema, oggi vorrei parlare di giochi, quelli della mia infanzia e quelli di oggi.
I bambini di oggi hanno sicuramente più stimoli e opportunità di quelli del passato, sia pur recente. Scuola, dopo-scuola, judo, nuoto, danza…una super-attività che dovrebbe accompagnarli in modo equilibrato verso un mondo adulto. Ma è veramente così? In linea di massima si anche se non è che ci sia una qualche forma di automatismo a garanzia di un buon risultato. Metodi, qualità dei maestri, famiglia, la stessa indole del bambino, sono tutte variabili che possono influire sullo sviluppo della persona.
Come dicevo, veniamo ai giochi. Una cosa che ho notato in molti bambini di oggi è la difficoltà a crearsi un gioco tutto loro senza l’ausilio di un pacchetto preconfezionato (videogames & co.) o un adulto che gli trasmetta competenze (maestro/allenatore) o esperienze (genitori/nonni).
Questo aspetto mi si è evidenziato in occasione di una chiacchierata con dei vecchi amici; si parlava di persone che non incontravamo da tempo e dei giochi che condividevamo. Ad un certo punto ci siamo accorti che i loro figli ci osservavano con gli occhi sgranati e pieni di “Come? Cosa?”.
«Scusate, ma voi non v’inventate dei giochi?».
Di fronte alla loro perplessità mi sono sentito autorizzato a trasmettere le mie esperienze in tema di giochi e qui ne riporto una parte.
Da bambini eravamo abbastanza calcio-dipendenti (quello vero, non quello televisivo) ed ogni occasione era buona per correre dietro ad un pallone o suo surrogato. Spesso era difficile giocare delle vere partite sia per questione di numero di giocatori che per assenza di spazi adeguati ed allora ci si inventava qualche soluzione alternativa, tipo:
A) Una forma di calcio-basket da giocare due contro due. Si usava un pallone leggero, tipo quelli da mare, e lo scopo era fare “canestro” all’interno di un bidone dell’immondizia.
Vietatissimo il contatto fisico, pena un calcio piazzato/tiro libero. Si trattava di un gioco molto semplice ma allo stesso tempo tecnico, in breve tempo si acquisiva una notevole sensibilità di tocco al pallone.
B) Calcio a muro. Si giocava uno contro uno (attaccante contro portiere) con pallone leggero o palla da tennis e scatolone come porta se lo spazio era ridotto. I due giocatori si alternavano in una serie di tiri che prevedeva sempre il lancio della palla contro il muro, palla che doveva essere sempre in movimento.
– Colpo di testa
– Raso terra di destro
– Raso terra di sinistro
– Tiro al volo
– Stop di petto e tiro
L’azione s’intendeva conclusa con il goal o con l’uscita del pallone dall’area di gioco.
Il portiere non poteva trattenere il pallone. L’attaccante non poteva aggiustarsi il pallone dopo le eventuali respinte.
C) Gioco con le carte. Se c’era brutto tempo o non c’era voglia di correre dietro ai palloni si passava a questo gioco ispirato ai solitari. Si giocava uno contro uno con una mazzo di carte numerate da 1 a 10 più le figure e un jolly.
Dopo aver mescolato le carte un giocatore iniziava a metterle su tavolo alternandone una per se e una per l’avversario. L’uscita di una figura convalidava un goal, con il numero della carta successiva si poteva anche creare una “classifica cannonieri” (5 goal della carta “sette”, 2 goal della carta “quattro” ecc…), l’uscita del jolly interrompeva la partita.
Tutti questi giochi, ma in particolare il secondo e il terzo, si prestavano alla creazione di tornei (normalmente 4/8 squadre/giocatori) quindi la regola di base era: “qualcuno, se possibile, porti il pallone ma qualcuno porti SEMPRE carta e penna!”

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