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Quando il profugo fa paura

Fotogramma da video di Bela szandelskySabato pomeriggio, Gino normalmente starebbe al bar a giocare a carte con gli amici ma oggi è rientrato a casa prima e chiama le due figlie.
«Ragazze, venite qui, vi devo parlare.
Questa sera non uscite e domani, mi raccomando, non allontanatevi, passate il pomeriggio in piazza se volete ma tornate a casa prima che faccia buio».
«Che succede?» Chiedono le due ragazze.
«I profughi stanno creando problemi. Mi avevano detto che alla Croce Rossa si sono lamentati perché faticano a tenerli a bada ma oggi ho visto con i miei occhi che razza di persone sono. Sono entrati nel bar in cinque ed hanno preteso da bere ma erano sicuramente già ubriachi.
Hanno spaccato dei bicchieri e quando il barista li ha ripresi uno di loro ha tirato fuori il coltello, per fortuna è finita li, se ne sono andati facendo solo un gran baccano.
Mi hanno detto che hanno già provato a molestare delle ragazze e ci credo, ho visto come guardavano le donne in strada quindo lo ripeto: stasera si resta a casa e domani…si vede».

Caro lettore, il testo di questo breve racconto ti sembra familiare?
Dove lo collocheresti? Data e luogo.
Pensaci qualche istante prima di continuare la lettura.
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Il Gino protagonista della storia è mio nonno e le ragazze sono mia madre e mia zia.
I profughi citati sono Ungheresi ospitati presso la Croce Rossa di Jesolo (Ve) e siamo nell’anno 1957.
Solo pochi mesi prima, tra l’ottobre ed il novembre del ’56 l’Ungheria era stata protagonista di un’insurrezione dallo spirito “anti sovietico” repressa con la forza dall’intervento dell’armata rossa.
Come accade spesso in occasione dei conflitti parte della popolazione cercò scampo all’estero puntando verso occidente. Anche verso L’Italia.
Ora, dopo quasi sessant’anni il binomio Ungheria-profughi è tornato a far parlare di se ma questa volta il quadro è totalmente diverso.

 

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