canvas pagine

Il parroco passa la palla all’imam

calcio e religione (CC0 Public Domain)In tanti probabilmente ricorderanno gli anni della loro fanciullezza dove, sopratutto nei paesini, uno dei momenti di aggregazione e divertimento era la partita di pallone nel campetto dell’oratorio. Un campetto dove spesso l’erba era del tutto assente, le porte non conoscevano il significato della parola rete ed il pallone era disponibile nelle due versioni opposte ovvero:
Versione A. Pallone leggerissimo ricordo di qualche gita al mare, talmente leggero da risultare incontrollabile al minimo refolo di vento.
Versione B. Pallone spacciato per “vero cuoio”. Talmente pesante da far pensare che fosse pieno!
In ogni caso ci si divertiva e qualche volta pure il parroco, allora giovane e pimpante (non come oggi che sono quasi tutti delle vecchie cariatidi) veniva a dare due calci a questi palloni.
Oggi le cose son un po’ cambiate. Per i ragazzini si sono aperte nuove strade per le loro attività ludico/sportive. Tennis, basket, nuoto, judo, ecc…. Tutte attività da prendere con un pizzico di serietà in più visto che in questi casi i genitori devono sganciare soldini per attrezzature, istruttori e noleggi vari.
Ed i vecchia campetti di calcio che fine hanno fatto?
Qualcuno dopo anni di oblio ha ripreso vita grazie agli extracomunitari che, una o due volte alla settimana, ci si ritrovano per una partita.
Le cose sono comunque un po’ diverse dai tempi dei ragazzini delle parrocchie.
Il pallone è “vero” (ah il,progresso…), i giocatori sono più grandicelli (venti/trent’anni) e si menano, si menano tanto tanto tanto.
Nigeriani, camerunensi e centrafricani in genere giocano con un minimo di “logica” mentre i nordafricani (marocchini in particolare) non hanno regole se non quelle di scalciarsi, insultarsi e sputarsi alle spalle in un crescendo che li vede “combattere” tutti contro tutti.
Un giorno, mentre guardavamo una di queste partite bollenti, abbiano visto arrivare l’imam (detto “il barba” dal pubblico abituale) il quale è sceso direttamente in campo sbraitando e puntando il dito a destra e manca. D’incanto le ostilità sono terminate ed i giocatori hanno iniziato ad abbracciarsi e baciarsi mentre l’imam continuava a prendersela con un ragazzo in particolare.
Un signore di origini egiziane ci ha spiegato quello che stava succedendo. L’imam dopo aver redarguito un po’ tutti per il cattivo comportamento, e questo si era capito, aveva poi puntato il ragazzo rimproverandolo perché da qualche giorno non lo vedeva agli incontri di preghiera, in pratica come il vecchio parroco che ti rimproverava per aver saltato dottrina.
Volete sapere com’è andata la partita?
Diciamo che per dieci minuti si è visto del buon calcio ma poi, non appena l’imam è andato via, con il passare del tempo sono tornati gli sputi ed i calcioni.
Perso l’interesse per la partita abbiano cominciato a chiacchierare con il signore egiziano che ci aveva fatto da interprete e li siamo passati ai temi d’attualità.
Sarò breve: due sono gli aspetti che ci ha fatto notate.
A) Alla maggior parte degli islamici emigrati in europa non frega nulla della nostra cultura. Noi ci preoccupiamo dell’integrazione, a loro basta stare bene con le loro regole.
B) Se un domani l’attuale crisi mondiale dovesse degenerare in un conflitto bellico “ufficiale” come e da chi verrebbe combattuto? Ci fa notare che nei paesi dove l’immigrazione islamica è già arrivata alla terza/quarta generazione molti soldati sono di religione musulmana. Con chi si schiererebbero?
Torniamo a casa con un filo di amaro in bocca.

Share

, , , , , , ,