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Chel insemenìo de me marìo (quello scimunito di mio marito)

Premessa: immaginate questa conversazione in dialetto Veneto, ci guadagna in “espressività”.
È domenica mattina, questa notte è piovuto, l’afa ha mollato (di poco) la presa perciò è un ottima occasione per farsi una bella passeggiata sulla spiaggia.
Verso mezzogiorno decido di rientrare verso casa, ma prima ci sta bene una tappa veloce dal mio panificio preferito ed è li che tutto ha inizio.
-”Scusi! Scusi!” – Una voce alle mie spalle.
Azz! Penso. Stai a vedere che ho perso qualcosa? Mi giro e vedo una signora di mezza età che si avvicina agitando nell’aria uno smartphone.
-”Scusi! Mi potrebbe aiutare? Devo chiamare mia madre ma non riesco a fare il numero!”-
Prendo lo smartphone.
-”Va bene, lo cerchiamo nella rubrica, mi dice…”-
-”No, no!”- Ribatte lei. -”Li non c’è, è un numero di Venezia, uno 041, lo devo comporre.”-
-”Ah! Le serve che appaia la tastiera? Ecco guardi….si fa così.”-
-”Grazie, gentilissimo! Mi ha salvata! L’avevo detto io a quello scimunito di mio marito di prendermi un telefono più semplice, uno di quelli con i tasti ma lui (pausa…) nnnnniente!”- La parola “nnnnniente” viene accompagnata da un lento movimento orizzontale della mano.
-”Grazie, grazie ancora!”-
-”Di nulla signora, buona giornata.”-
E mentre mi allontano penso per un attimo al marito insemenìo/scimunito. Gli staranno fischiando le orecchie, ma non sa perché.

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