Marco e le donne

Marco se n’è andato e non ritorna più. No, non è l’inizio di una vecchia canzone, Marco, il mio amico d’infanzia, non tornerà perché l’ha portato via una brutta malattia poche settimane fa, all’approssimarsi di Agosto, il suo mese, non solo perché ricorreva il suo compleanno ma anche perché simboleggia un po’ il periodo degli amori estivi e lui, folle dongiovanni di questa epoca, ne era in qualche modo un rappresentante e per questo lo vorrei ricordare con alcune storie che mi coinvolgono.
La famiglia di Marco arrivava da un’altra regione, divennero i miei vicini per impegni lavorativi del padre. All’epoca lui avrà avuto otto anni e non ci mise molto a trovarsi nuovi amichetti nella zona, tra cui il sottoscritto di due anni più giovane. Che avesse la fissa per le donne lo si capiva già da allora. Nei giochi (definiamoli di ruolo) se c’erano delle bambine in modo praticamente automatico veniva assegnato il ruolo di moglie di tizio o caio. Nei giochi potevano essere fate, regine o altro ma di sicuro, mogli.
La sua passione/ossessione prese realmente forma con la prima adolescenza. In quel periodo quasi tutte le domeniche ricevevo la visita di alcuni parenti tra cui una cugina coetanea. Era ancora periodo di giochi ma ad un certo punto mi trovai coinvolto in un triangolo dove il mio ruolo era quella del messaggero.
«Che dici? Piaccio a tua cugina? Dalle questo biglietto!». Passai un’invernata a gestire questi scambi finché mia cugina, inizialmente coinvolta non ci diede un taglio.
Negli anni seguenti ci perdemmo un po’ di vista, altre frequentazioni, altre amicizie, ma quasi inevitabilmente, se c’era una ragazzina vicino a me ecco che riappariva.
Ad esempio nel caso del mio primo lavoro presso un chiosco al mare. Lavoro ottenuto grazie all’interesse della madre di Marco che frequentava quella zona balneare.
Ebbene, in quel chiosco lavorava già dall’anno prima una ragazza che Marco non aveva degnato di uno sguardo (strano avrei detto…). Con il mio arrivo cambiò tutto, lui era sempre lì intorno ed a fine giornata mi tempestava di domande su di lei.
Un episodio: una sera usciamo a passeggiare e ad un certo punto lui mi dice che sa dove abita la ragazza e che potremmo passare a chiederle se vuole unirsi a noi. Ok, rispondo e raggiungiamo il palazzo. Suono al citofono e risponde proprio lei «Chi è?».
È un attimo, Marco si fa prendere dal panico e scappa lasciandomi li come un babbeo. «Ciao….siamo… “noi” …ti andrebbe di venire a fare due passi?»
Silenzio…
«Mi sto lavando i capelli» (ottima risposta!)
«Ok, grazie, scusa, ci vediamo domani, ciao!»
Chiudo la conversazione e parto alla ricerca di Marco con l’intenzione di strozzarlo.
Altra estate. Marco sta facendo il servizio militare. Io faccio un lavoretto che m’impegna soprattutto di sera, così ho diversi pomeriggi liberi che passo a dare una mano al suo fratello maggiore noleggiatore di pedalò.
Marco passa a trovarci quando è in licenza. Un giorno vede una turista che indossa una mia maglietta. Gli basta questo pretesto, la avvicina e dopo una settimana sono praticamente fidanzati.
Il tutto dura il tempo dell’invernata successiva, il rapporto finisce probabilmente a causa della distanza, o forse no, tempo che arrivi l’estate successiva ed è già fidanzato con una mia cugina! Non quella dei bigliettini, un’altra che normalmente vedevo molto di rado.
La storia sembra solida ma poi, non mi dilungo nei particolari, si chiude. È lui ne soffre.
È primavera. In quel periodo io ed un altro amico, quando ne abbiamo occasione, prendiamo le chitarre ed andiamo a suonare in una delle piazze della nostra città. Una specie di piccolo anfiteatro, defilati ma comunque visibili.
Si sa, le chitarre sono come il miele, qualcuno si ferma sempre ad ascoltare. Tra queste anche una ragazza che abita lì vicino. Con lei in particolare si simpatizza e facciamo anche un paio di uscite dopo cena.
Veniamo a Marco. In quel periodo ha un lavoro in zona e quando finisce passa davanti alla piazza dove suoniamo e ci saluta con un cenno della mano. Lo fa quando siamo soli, lo fa quando siamo in compagnia di qualche scolaresca di Inglesi in gita, ecc… Ma un giorno vede che siamo soli con la ragazza, e si ferma.
Il suo interesse traspare inequivocabilmente.
In quell’occasione (non in quel momento, dopo qualche giorno) per la prima e l’ultima volta provo a dargli un consiglio. «Marco, non fraintendermi, non voglio darti l’idea che, sapendo che ci sono uscito insieme tu dovresti farti da parte. Ti suggerisco, visto anche il dolore che hai provato con l’ultima relazione, di andarci cauto perché è una ragazza problematica».
Parole al vento. Lei (minorenne) rimane incinta e mi trovo invitato al loro matrimonio.
La ragazza aveva un pessimo rapporto con la madre, mentre con il patrigno (poteva essere il nonno) la differenza generazionale non era compensata dall’affetto di lui.
Inevitabilmente il matrimonio dopo qualche anno fallì. A Marco rimase di buono solo il lavoro, quello di ritrattista imparato dal suocero.
Da quel momento la sua vita cambiò drasticamente. L’unica costante rimase l’ossessione per le donne. Tante storie, anche di pochi giorni (era indubbiamente fascinoso) ma anche tanta sofferenza dentro.
Conobbe una donna della Repubblica Ceca (altro figlio). Si trasferì li, tornava in Italia solo i pochi mesi estivi per il lavoro. In Repubblica Ceca gli diagnosticarono per la prima volta la malattia che curarono con (apparente) successo.
Solo di recente venni a sapere che dopo anni anche la relazione con questa donna si era conclusa e ne aveva aperta un’altra con una donna Russa. Un clone! Credo non riuscirei a distinguerle l’una dall’altra.
Resta il fatto, triste, che la malattia si è ripresentata più forte di prima e questa volta ha vinto lei.
Sul letto di morte ha compiuto l’ultimo nobile gesto di sposare l’ultima compagna, quella che lo ha accompagnato alla fine dei suoi giorni.

Nell’immagine in evidenze siamo bambini. Marco è il biondo.

3 pensieri riguardo “Marco e le donne

  • 16 Agosto 2020 in 13:35
    Permalink

    O capito chi era quando hai scritto dei ritratti. Quando passammo a trovarti mia moglie se ne fece fare uno. Un ricordo simpatico e tenero, da lassù lo avrà rassicurante apprezzato.

    Rispondi
  • 16 Agosto 2020 in 18:01
    Permalink

    Un cuore inquieto.
    E poca fortuna.

    Rispondi

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