Questo blog rimarrà silenzioso per circa una settimana.
Il tempo che il sottoscritto passerà a mangiare, bere, dormire, passeggiare e curiosare in terra Siciliana.
Cercherò di scattare qualche foto degna di questo nome e di raccogliere informazioni e curiosità da condividere al mio ritorno.
Se a qualcuno scappasse un suggerimento su cose da fare o vedere (in particolare nella provincia di Trapani) non faccia il timido…si proponga! Nei ritagli di tempo potrei sempre passare a leggere qualche buona parola.
In un post della scorsa settimana si parlava di progresso, di tecnologia ed in particolare di elettrodomestici.
Si parlava della loro scarsa longevità, se paragonata ai modelli di un tempo, e della necessità di sottoscrivere una garanzia estesa per tutelarsi da eventuali guasti.
Ad un certo punto, rispondendo al commento di “semplice” scrissi queste parole «…in questo sono stato fortunato. La lavastoviglie funziona bene (lo dico piano piano…)».
Ebbene, non so se colei che non voglio nominare si trovasse a passare per caso fuori dalla mia finestra, non so se in qualche modo sono finito nelle sue grazie (dal suo punto di vista) o che altro, l’unica cosa certa è che la mia lavastoviglie dopo un paio di giorni ha cominciato ad emettere dei rumori sinistri ed a rallentare il tempo di lavaggio.
Non mi è rimasto altro da fare che chiamare il tecnico.
Quando arriva mi chiede se la lavastoviglie è ancora in garanzia: Controlliamo. La garanzia estesa di cinque anni è scaduta da pochi mesi! Ci guardiamo e sospiriamo…è andata male.
Il tecnico inizia a lavorare sulla macchina e dopo un po’ constata il decesso di una resistenza e della pompa di scarico. Non ci sono alternative, i due pezzi vanno sostituiti.
Da ieri (vedi immagine con copia della ricevuta per il lavoro eseguito) sono il proprietario di una lavastoviglie “trapiantata”, a detta del tecnico potrebbe funzionare bene ancora per qualche anno ma al prossimo guasto di una certa importanza ripararla sarebbe antieconomico, meglio sostituirla.
Ora però mi chiedo: Visto come funziona il mercato delle garanzie/riparazioni ha più senso comprare un elettrodomestico economico con il concetto “dell’usa e getta” o insistere sui prodotti di fascia medio/alta puntando su una loro presumibile discreta longevità? Sottolineo presumibile.
Mi appello alla vostra esperienza in materia.
Il 24 febbraio 1815, la sentinella della Madonna della Guardia, a Marsiglia, segnalò l’arrivo del tre alberi Faraone, proveniente da Smirne, Trieste e Napoli. La nave avanzava molto lentamente, e i curiosi assiepati sulla banchina compresero che a bordo doveva essere accaduta qualche disgrazia. La vaga inquietudine che gravava sugli spettatori ne aveva particolarmente colpito uno, il quale era direttamente interessato alla sorte della nave: si trattava del signor Morrel, uno degli armatori del trealberi.
Egli non seppe attendere oltre, per avere notizie più sicure: saltò in una barca e si fece condurre incontro al Faraone.
Presso il pilota egli scorse un giovane dagli occhi vivaci e intelligenti. che sorvegliava i movimenti della nave.- Dantès! ― chiamò il signor Morrel dalla barca ― Che cos’è successo? ― Una grave sciagura, signor Morrel. All’altezza di Civitavecchia abbiamo perduto il bravo capitano Leclère. È stato colpito da emorragia cerebrale ed è morto fra atroci sofferenze. Ma state tranquillo, il carico è salvo.
Dantès si volse per impartire l’ordine di gettare l’ancora, poi tornò presso la murata. ― Quando è accaduta la disgrazia? ― domandò l’armatore.- Subito dopo la sosta a Napoli. Leclère ha delirato per tre giorni, poi è spirato. L’abbiamo calato in mare davanti all’isola del Giglio. Consegneremo alla vedova la sua croce d’onore e la spada- Povero capitano Leclère! sospirò l’armatore, ricordando il vecchio marinaio. La nave intanto avanzava con le vele abbassate e nell’ultimo tratto procedette per forza d’inerzia.- Se volete salire, signore, ― disse il giovane Dantès ― ecco il signor Danglars, il vostro contabile, che esce dalla sua cabina; potrà darvi tutti gli schiarimenti che desiderate. Intanto io mi occuperò dell’ormeggio.
L’armatore salì svelto a bordo e Danglars gli andò incontro. Era questi un giovane di circa trent’anni, dall’aspetto tetro; i marinai lo avevano in uggia quanto avevano in simpatia Edmondo Dantès, perché era strisciante con i superiori e prepotente con i dipendenti.
— Avete saputo della disgrazia, signor Morrel? ― chiese il contabile all’armatore. ― La ditta Morrel e Figli aveva nel capitano Leclère un ottimo difensore dei propri interessi e un bravo marinaio, invecchiato sulle navi. ― Però, ― osservò il signor Morrel, seguendo con lo sguardo gli spostamenti di Dantès ― vedo che non è necessario aver passato tutta la vita sul mare per conoscere il mestiere del marinaio. Guardate là il nostro amico Edmondo, come ci sa fare. ― Sì, ― rispose Danglars, lanciando uno sguardo cupo verso il giovane ― anche se è pieno di presunzione. Appena Leclère morì, prese il comando di sua iniziativa. E ci fece perdere una giornata e mezzo all’isola d’Elba. ― Be’, come secondo, aveva il dovere di assumere il comando del Faraone ― rispose l’armatore. ― All’isola d’Elba si sarà fermato per fare qualche riparazione alla nave. ― La nave era in perfetta efficienza. Si fermò per capriccio, ecco. Morrel chiamò il giovane Dantès; questi si scusò e disse che sarebbe andato appena terminata la manovra. – Ah, crede già d’essere capitano! ― sogghignò Danglars. Eppure manca ancora la vostra firma, signor Morrel, e quella del vostro socio, per confermarlo nella carica. ― Non vedo perché non dovremmo dare la nostra approvazione: Dantès è un giovane pieno di buona volontà e conosce bene il suo lavoro. Il volto cupo di Danglars si contrasse. Poiché Dantès si accostava rispettosamente a Morrel, il contabile si ritrasse d’un passo. ― Volevo domandarvi ― disse l’armatore ― perché avete fatto sosta all’isola d’Elba. ― Dovevo obbedire a un ordine del capitano Leclère, signore; egli, prima di spirare, mi aveva affidato un pacchetto da consegnare al gran maresciallo Bertrand. ― Avete veduto il gran maresciallo? ― Sì.
Morrel trasse Edmondo in disparte e gli domandò sommessamente: ― E … come sta l’imperatore? ―Bene. Gli ho parlato. Anzi, lui mi ha rivolto la parola. ― Che cosa vi ha detto? Mi ha fatto molte domande sulla nave. Sembrava che vo lesse comprarla. Quando gli ho spiegato ch’ero soltanto il secondo ufficiale e che il Faraone apparteneva alla ditta Morrel e Figli, ha esclamato che la conosceva, e che un Morrel era stato nel suo reggimento, quand’era di guarnigione a Valenza. ―È vero, perbacco! ― esclamò l’armatore. ― Mio zio, Policarpo Morrel, fu con Napoleone. Se saprà che l’imperatore si ricorda ancora di lui, si metterà a piangere per la commozione. Bravo, avete fatto bene a obbedire al povero capitano Leclère. Piuttosto, speriamo che non vi siate compromesso, dato che avete parlato con Napoleone in persona e che avete consegnato un plico al gran maresciallo Bertrand. ― Spero di no. Non so che cosa contenesse il pacchetto, e l’imperatore mi ha rivolto domande che poteva rivolgere a chiunque. Oh, scusatemi: ecco gli ufficiali della Sanità e della Dogana. – Dantès si diresse verso i nuovi arrivati e Danglars si riaccostò a Morrel…..
Progresso. Bella parola vero? Ci da un senso di benessere e di sicurezza. Ci piace perché sembra allontanare i disagi e le fatiche di un tempo ormai (forse) lontano. Ci piace perché lusinga i nostri sensi, ci coccola e ci vizia ma… c’è sempre un ma! Il progresso ha il suo prezzo.
Non mi voglio addentrare in temi troppo pesanti, nel nome e con la scusa del progresso si fanno anche le guerre e non è di morte che voglio parlare. Il prezzo del progresso ci tocca anche nelle piccole cose quotidiane, ci basta comprare qualcosa, magari pure superfluo, qualcosa che non ci è indispensabile ma che semplicemente consideriamo “più comodo”.
Questa malignità del progresso l’ho provata personalmente in questi giorni dopo aver deciso di fare un “upgrade” (scrivo trendy) alla mia attrezzatura tecnologica. Morale della favola il mio vecchio router, perfettamente funzionate per le mie esigenze, si è dimostrato improvvisamente obsoleto e sono stato costretto a sostituirlo con uno più moderno (…grazie progresso!).
Impegnato su più fronti mi ci è voluto del tempo per completare il maledetto “upgrade”, questo spiega anche il motivo del mio silenzio in rete, ma la cosa non ha comunque importanza. Trovo più interessante riflettere su questo aspetto negativo del progresso, quel suo andare a braccetto con un consumismo forzato.
Facciamo un esempio pratico su questa stortura del progresso. Pensiamo ai nostri elettrodomestici. La lavatrice! Andiamo indietro nel tempo quando avete comprato la vostra prima lavatrice (voi o i vostri genitori). Questa lavatrice vi ha fatto compagnia per tanti anni ma ogni tanto vi faceva arrabbiare, dovevate chiamare il tecnico per sostituire un pezzo o ripararne un altro, sempre ammesso che servisse il tecnico perché se in famiglia o tra i vicini c’era qualche “smanettone” in qualche modo la lavatrice tornava a nuova vita.
Ad un certo punto vi siete dovuti arrendere ed avete dovuto sostituirla. Beh… forse c’era la possibilità di farla funzionare ancora per un po’ ma avete deciso che era ora di passare a qualcosa di più “moderno”, una lavatrice che consumasse meno elettricità, avesse più funzioni e perché no! Anche il bel design! Quella vecchia, poverina, mostrava pure un leggero filo di ruggine.
Domanda. Quanti anni vi è durata la nuova lavatrice? Sicuramente molto ma molto meno di quella vecchia.
Quelle moderne sono gestite da una scheda elettronica, se va in tilt quasi sicuramente andrà sostituita, sempre ammesso che si trovino visto che dopo un paio d’anni diventano obsolete (fatalità coincide con fine garanzia). Se poi si dovesse rompere una parte meccanica, tipo un anello da 20 centesimi agganciato al cestello, non lo potrete sostituire perché la vostra modernissima lavatrice è un monoblocco più inespugnabile di una cassaforte!
Un consiglio? Se per caso state per cambiare l’automobile non fate le solite domande al concessionario. Non chiedete quanti km fa con un litro o se il lettore mp3 è di serie, chiedetegli come e in quanto tempo si riesce a sostituire una lampadina anabbagliante. Le auto sono diventate come le lavatrici, per cambiare la lampadina potreste rischiare di dover smontare mezzo motore.