<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Blumannaro.net &#187; 100 Righe</title>
	<atom:link href="http://www.blumannaro.net/category/100-righe/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blumannaro.net</link>
	<description>Benvenuti nella tana del Caigo</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 17:05:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>LA SCOTENNATRICE &#8211; Emilio Salgari</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2011/11/la-scotennatrice-emilio-salgari/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2011/11/la-scotennatrice-emilio-salgari/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 16:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[emilio salgari]]></category>
		<category><![CDATA[la scotennatrice]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=3546</guid>
		<description><![CDATA[Allo!&#8230; ― Che cosa ’è, John? ― Non senti alcun odore, tu, Harry? Mah! Non mi pare. — E tu, Giorgio? — Uhm!&#8230; — Siete dunque senza naso? — Può darsi, John ― rispose il giovane che si chiamava Harry. ― Non lo crederò mai, amico. Sono trent’anni che batti la prateria, ammesso che tu <a href='http://www.blumannaro.net/2011/11/la-scotennatrice-emilio-salgari/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allo!&#8230;<br />
― Che cosa ’è, John?<br />
― Non senti alcun odore, tu, Harry? Mah! Non mi pare.<br />
— E tu, Giorgio?<br />
— Uhm!&#8230;<br />
— Siete dunque senza naso?<br />
— Può darsi, John ― rispose il giovane che si chiamava Harry.<br />
― Non lo crederò mai, amico. Sono trent’anni che batti la prateria, ammesso che tu abbia imparato a sparare il fucile a dodici anni.<br />
— A undici, John, perchè io ho esattamente quarantun anni, mentre mio fratello Giorgio non ne ha che trentanove.<br />
E mentre io ne ho quasi sessanta, Harry.<br />
E sei ancora un giovanotto, John.<br />
― Lascia andare, amico: faresti meglio a spalancare il tuo naso ed a fiutare forte.<br />
— Fiuto e non sento nulla.<br />
— Pare impossibile!&#8230;<br />
Una quarta voce, assai nasale, che storpiava maledettamente quel linguaggio strano parlato dai cacciatori di prateria e che è composto abbondantemente di spagnolo corrotto, d’inglese e di canadese antico, che è quanto dire francese, si fece udire in quel momento.<br />
― Mister John, io non essere venuto qui a udire vostre chiacchiere.<br />
“Io volere uccidere bisonti, non i vostri anni.<br />
Poco importare a me essere voi giovani o vecchi. Voi non essere bisonti con grandi corna.”<br />
― Abbiate un po’ di pazienza, milord’ ― rispose John. ― Dietro i bisonti vi sono le pellirosse, le quali sarebbero ben felici di strapparvi la vostra capigliatura bionda e fors’anche la barba.<br />
«Diavolo!&#8230; Sarebbero capaci di farne un totem della loro tribù.<br />
― Totem!.., Che cosa essere, mister?<br />
― Una specie di bandiera.<br />
— Aho!&#8230; Mia barba diventare bandiera? Io essere molto riconoscente dare a mia barba i colori inglesi.<br />
— Sarà un po’ difficile, Milord, poiché l’ocra rossa è quasi preziosa quanto l’oro, in questa regione.<br />
— Spronate?<br />
— No: allo! ― rispose John con tono imperioso.<br />
i quattro cavalieri si erano fermati, frenando a grande stento le loro cavalcature lanciate a gran galoppo.<br />
John, il comandante del minuscolo drappello, era un vero gigante, massiccio come un bisonte, che portava le sue sessanta primavere colla disinvoltura d’un giovane trentenne.<br />
Montava un cavallone tutto nero, uno splendido animale piuttosto raro nelle praterie americane, bardato alla messicana, ossia colla sella molto alta, il pomo d’argento intorno a cui era arrotolato il lazo, e le staffe corte e larghissime, pure d argento.<br />
Harrv e Giorgio erano invece due giovani sulla quarantina, alti, robusti, assai abbronzati come tutti gli scorridori di prateria, abituati a vivere all’aria libera, esposti a tutte le intemperie ed al sole cocente.<br />
Invece di cavalloni montavano dei mustang, quegli impareggiabili corridori, d’origine andalusa, piccoli di statura, con la testa leggera, le gambe secche e nervose e la coda lunghissima; animali un giorno selvatici perché figli dello spazio, ma preziosissimi quando sono bene addomesticati.<br />
Il quarto individuo che storpiava orribilmente il linguaggio degli abitanti del Far-West e che i suoi compagni chiamavano milord, non aveva nulla di comune coi tre primi.<br />
Era un uomo sulla cinquantina, alto, magro come un merluzzo seccato, cogli occhi azzurri ed i capelli biondastri che indicavano subito la sua origine anglo-sassone. con due basette svolazzanti ed una bocca larga quanto quella d’un forno, cd armata di certi denti da muovere<br />
l’invidia perfino dei pescecani e mentre i tre primi indossavano il pittoresco costume degli scorridori, di panno azzurro a grandi risvolti e cordoni infioccati, uose di pelle di cervo e sul capo larghi sombreros messicani con ghiande d’oro e d’argento, milord vestiva tutto di flanella bianca, con casco in testa adorno d’un velo azzurro ed alti stivali alla scudiera, ma non più lucidi però.<br />
Come abbiamo detto, i quattro cavalieri avevano interrotta la loro galoppata e per precauzione istintiva avevano staccate dall’arcione le loro grosse e pesanti carabine, vere armi da caccia grossa.<br />
Per alcuni istanti tutti interrogarono ansiosamente la sconfinata prateria brulicante di fiori azzurri, bianchi, gialli, e soprattutto di superbi girasoli, poi John chiese per la seconda volta:<br />
Non sentite proprio nulla, voi?<br />
― No, John ― rispose Harry.<br />
— E nemmeno io ― replicò Giorgio, il secondo scorridore,<br />
— Possibile che un vecchio indian-agent possa ingannarsi? ― riprese John, scuotendo il capo. ― Vi dico io, camerati, che quest’aria puzza di fumo.<br />
— Voi avere delle storie, mister ― disse l’uomo biondastro dagli occhi azzurri, tormentando il suo cavallo baio, un magnifico puro sangue che doveva costargli un occhio della testa. ― Io cominciare essere poco contento di voi, mister John. Io vi toglierò mancia promessa.<br />
«Io volere uccidere bisonti, capire, mister, perché io soffrire molto spleen, come lord Byron.<br />
― Ah!&#8230; E per guarirlo dovete uccidere dei bisonti milord? chiese Harry un po’ ironicamente.<br />
― Lord Byron essere guarito uccidendo cani di turchi. Cani pericolosi?<br />
Voi capire nulla, mister Harry. Uccideva cani con fez rosso guerreggianti contro bravi greci.<br />
― Vi confesso, milord, che non capisco proprio nulla.<br />
L’inglese alzò le spalle e colla mano sinistra si lisciò nervosamente le sue lunghe basette.<br />
John, il vecchio indian-agent, pareva non avesse nemmeno prestato orecchio a quella poco interessante conversazione.<br />
Ritto sulle staffe per abbracciare maggior orizzonte, spingeva lo sguardo acuto attraverso a quell’oceano di verzura, cercando avidamente qualche cosa: i bisonti che l’inglese voleva fucilare o una selvaggina più pericolosa?<br />
― Dunque, John? .― chiese Harry, dopo qualche istante di silenzio.<br />
— Vedete bisonti, mister? ― chiese l’inglese.<br />
— I bisonti non devono essere lontani, milord, e sono sicuro di poterli raggiungere prima d’un paio d’ore, ma&#8230;<br />
— Io essere pronto fucilare senza ma ― disse l’inglese un po’ stizzito.<br />
— Il male è, milord, che quei grossi ruminanti non saranno soli.<br />
— A me non importare.<br />
— Importare però molto a me di conservare la mia capigliatura, giacché l’ho salvata tante volte dal coltello degl’indiani.<br />
— Indiani scappare sempre davanti uomini bianchi.<br />
— Ehm!&#8230; Vorrei vederli a darsela sempre a gambe! Disgraziatamente non succede sempre così&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><span style="color: #808080;">(il prossimo post conterrà riferimenti a questo libro&#8230;)</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2011/11/la-scotennatrice-emilio-salgari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SOLILOQUIO A MEZZA VOCE &#8211; Liala</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2011/03/soliloquio-a-mezza-voce-liala/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2011/03/soliloquio-a-mezza-voce-liala/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 16:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[liala]]></category>
		<category><![CDATA[soliloquio a mezza voce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=2968</guid>
		<description><![CDATA[- Ti stai annoiando &#8211; osservò la ragazza che gli si allungava vicino sulla sabbia calda di quel paese della Versilia. E Silvio Dorena, sbirciando la fanciulla seminuda rispose: Mi sto annoiando maledettamente. L&#8217;altra si levò, di scatto: &#8211; Non sei gentile&#8230; &#8211; Perché non sono gentile? &#8211; egli domandò, indifferente. La vide bruna e <a href='http://www.blumannaro.net/2011/03/soliloquio-a-mezza-voce-liala/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">- Ti stai annoiando &#8211; osservò la ragazza che gli </span><span style="color: #000000;">si allungava vicino sulla sabbia calda di quel paese </span><span style="color: #000000;">della Versilia. </span><span style="color: #000000;">E Silvio Dorena, sbirciando la fanciulla seminuda </span><span style="color: #000000;">rispose:</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> Mi sto annoiando maledettamente.<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">L&#8217;altra si levò, di scatto: &#8211; </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Non sei gentile&#8230;</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> &#8211; </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Perché  non  sono  gentile? &#8211;  egli domandò, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">indifferente. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La vide bruna e brunita, ben fatta, seminuda. Bella </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ma simile a troppe altre come lei. Graziosa ma uguale </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">a tutte le altre ragazze che erano là, alla ricerca di </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">un uomo da acciuffare.<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La ragazza non parlò più, sdegnata. E Silvio Dorena </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">continuò a fumare. Stava supino, un braccio sotto il capo, l&#8217;altro allungato, con la mano che sosteneva la sigaretta accesa. Fumava lentamente, il giovane e </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">guardava in alto: guardava il cielo, o forse una nu</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">vola ingenua e innocua e bianca che andava a passeggio lassù. Gli occhi dell&#8217;uomo, grigioazzurri, erano </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">annoiati e svagati: il volto bruno, chiuso dalla noia. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">I capelli, scuri ma non neri, qua e là bruciati dal sole.<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Egli teneva una gamba totalmente distesa: l&#8217;altra piegata. E la linea di quelle sue lunghe gambe era </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">bella, virile, elegante. E tutto il corpo era così: bello, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">virile, elegante. Solo la bocca, chiusa, morbida, scont</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">enta, aveva a tratti una dolcezza femminile o una scontrosità cattiva.<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Io me ne vado&#8230; &#8211; disse la ragazza. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Addio, bella! </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La guardò, quando ella fu in piedi. Le guardò prima </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">le estremità inferiori: non belle, anche se le un</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ghie erano laccate. Risalì con lo sguardo alle cavi</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">glie, ai polpacci, al ginocchio forte. Seguì la linea </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">obliqua delle cosce. Incontrò il misero riparo d&#8217;uno stravagante due pezzi. Si fermò là dove un reggiseno </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">celava poco. Guardò la bocca della ragazza: bella </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">bocca ma volgare. Bocca avida. Come tutto il viso. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Storse la bocca, girò la testa dall&#8217;altra parte. Un poco </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">di sabbia che gli cadde su una spalla gli fece capire </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">che la </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ragazza  aveva</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><em> </em></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">mosso i piedi e se ne era andata.<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Trasse un gran sospiro, continuò a fumare. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">E d&#8217;un tratto, come se rispondesse alla domanda </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">di chi sa chi, si disse: </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">« &#8230; e non ne ho proprio colpa io se sono saturo di </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">questa gente, di queste donne, di questo nudo. Ho bisogno di altra aria, di altra gente, di altri sistemi&#8230; </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Non ne posso più di essere il maschio che attira le</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"> </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">femmine: non ne posso più di essere guardato come </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">un futuro amante generoso o un futuro marito altrett</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">anto generoso.<br />
Ne ho abbastanza di donne che si </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">concedono&#8230; ».<br />
</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Era un figlio di papa, ma era anche un ragazzo che </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">lavorava. Non aveva una laurea ma aveva una bella coltura. E, come il padre, s&#8217;andava facendo strada in </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">uno stabilimento dove il Naylon produceva cose deli</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ziose: dalle calze ai reggiseno.<br />
Per il periodo di vacan</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ze il giovane andava un poco qua e un poco là: portato dalla sua bella automobile chiara e veloce e port</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">ato anche da una irrequietezza che lo spingeva a </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">cercare sempre un qualche cosa di inconfessato o </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">forse anche di sconosciuto. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">« Questa sera me ne vado&#8230; Ne ho abbastanza di </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">mare, di spiaggia, di donne poco vestite di uomini in slip. Mi vesto perbenino e filo&#8230; ». </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">E mantenne la parola data a se stesso.<br />
Andò al</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">l&#8217;albergo, non salutò nessuno che non lasciava nessuno di caro: e mentre tutta la folla si assiepava ai </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">banchi dei bar, per bere aperitivi e per mangiare pat</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">atine salate, egli filava verso l&#8217;autostrada che da </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Viareggio l&#8217;avrebbe portato&#8230; Dove? </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ci pensò un poco proprio all&#8217;ingresso dell&#8217;autostra</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">da, quando l&#8217;uomo uscito dal suo sgabuzzino gli do</span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">mandò: </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Per dove signore? </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma! &#8211; egli fece perplesso. </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">E come l&#8217;uomo lo guardava interdetto, chiese: &#8211; </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Dove può andare, secondo voi, un uomo che è annoiato di spiaggia.<br />
E l&#8217;altro sicuro:- Vado a Lucca. E&#8217; una città silenziosa, dove al mare non si pensa, dove i nervi riposano. &#8211; Molte grazie – disse il giovane. E si avviò.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #333399;">Grazie a <strong>Marta</strong> per il suo contributo al progetto 100 Righe.  <img src='http://www.blumannaro.net/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </span><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2011/03/soliloquio-a-mezza-voce-liala/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SE QUESTO E&#8217; UN UOMO &#8211;  Primo Levi</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2011/01/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2011/01/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 15:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[primo levi]]></category>
		<category><![CDATA[se questo è un uomo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=2629</guid>
		<description><![CDATA[Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e <a href='http://www.blumannaro.net/2011/01/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">Ero stato catturato dalla Milizia fascista il 13 dicembre 1943. Avevo ventiquattro anni, poco senno, nessuna esperienza, e una decisa propensione, favorita dal regime di segregazione a cui da quattro anni le leggi razziali mi avevano ridotto, a vivere in un mio mondo scarsamente reale, popolato da civili fantasmi cartesiani, da sincere amicizie maschili e da amicizie femminili esangui. Coltivavo un moderato e astratto senso di ribellione.</span><span style="color: #000000;">Non mi era stato facile scegliere la via della montagna, e contribuire a mettere in piedi quanto, nella opinione mia e di altri amici di me poco più esperti, avrebbe dovuto diventare una banda partigiana affiliata a «Giustizia e Libertà». Mancavano i contatti, le armi, i quattrini e l&#8217;esperienza per procurarseli; mancavano gli uomini capaci, ed eravamo invece sommersi da un diluvio di gente squalificata, in buona e in mala fede, che arrivava lassù dalla pianura in cerca di una organizzazione inesistente, di quadri, di armi, o anche solo di protezione, di un nascondiglio, di un fuoco, di un paio di scarpe.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">A quel tempo, non mi era stata ancora insegnata la dottrina che dovevo più tardi rapidamente imparare in Lager, e secondo la quale primo ufficio dell&#8217;uomo è perseguire i propri scopi con mezzi idonei, e chi sbaglia paga; per cui non posso che considerare conforme a giustizia il successivo svolgersi dei fatti. Tre centurie della Milizia, partite in piena notte per sorprendere un&#8217;altra banda, di noi ben più potente e pericolosa, annidata nella valle contigua, irruppero in una spettrale alba di neve nel nostro rifugio, e mi condussero a valle come persona sospetta.</span><span style="color: #000000;">Negli interrogatori che seguirono, preferii dichiarare la mia condizione di «cittadino italiano di razza ebraica», poiché ritenevo che non sarei riuscito a giustificare altrimenti la mia presenza in quei luoghi troppo appartati anche per uno «sfollato», e stimavo (a torto, come si vide poi) che l&#8217;ammettere la mia attività politica avrebbe comportato torture e morte certa. Come ebreo venni inviato a Fessoli, presso Modena, dove un vasto campo di internamento, già destinato ai prigionieri di guerra inglesi e americani, andava raccogliendo gli appartenenti alle numerose categorie di persone non gradite al neonato governo fascista repubblicano.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">Al momento del mio arrivo, e cioè alla fine del gennaio 1944, gli ebrei italiani nel campo erano centocinquanta circa, ma entro poche settimane il loro numero giunse a oltre seicento. Si trattava per lo più di intere famiglie, catturate dai fascisti o dai nazisti per loro imprudenza, o in seguito a delazione. Alcuni pochi si erano consegnati spontaneamente, o perché ridotti alla disperazione dalla vita randagia, o perché privi di mezzi, o per non separarsi da un congiunto catturato, o anche, assurdamente, per «mettersi in ordine con la legge». V&#8217;erano inoltre un centinaio di militari jugoslavi internati, e alcuni altri stranieri considerati politicamente sospetti.</span><span style="color: #000000;">L&#8217;arrivo di un piccolo reparto di SS tedesche avrebbe dovuto far dubitare anche gli ottimisti; si riuscì tuttavia a interpretare variamente questa novità, senza trame la più ovvia delle conseguenze, in modo che, nonostante tutto, l&#8217;annuncio della deportazione trovò gli animi impreparati.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">Il giorno 20 febbraio i tedeschi avevano ispezionato il campo con cura, avevano fatte pubbliche e vivaci rimostranze al commissario italiano per la difettosa organizzazione del servizio di cucina e per lo scarso quantitativo della legna distribuita per il riscaldamento; avevano perfino detto che presto un&#8217;infermeria avrebbe dovuto entrare in efficienza. Ma il mattino del 21 si seppe che l&#8217;indomani gli ebrei sarebbero partiti. Tutti: nessuna eccezione. Anche i bambini, anche i vecchi, anche i malati. Per dove, non si sapeva. Prepararsi per quindici giorni di viaggio. Per ognuno che fosse mancato all&#8217;appello, dieci sarebbero stati fucilati.</span><span style="color: #000000;">Soltanto una minoranza di ingenui e di illusi si ostinò nella speranza: noi avevamo parlato a lungo coi profughi polacchi e croati, e sapevamo che cosa voleva dire partire.</span><span style="color: #000000;">Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza come ogni passione e ogni collera siano ormai spente, e come l&#8217;atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da potere accompagnarsi a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;">Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine, e, ove lo desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sé l&#8217;odio o l&#8217;arbitrio, ma la necessità e la giustizia, e, insieme con la punizione, il perdono.</span><span style="color: #000000;">Ma a noi questo non fu concesso, perché eravamo troppi, e il tempo era poco, e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venir perdonati? Il commissario italiano dispose dunque che tutti i servizi continuassero a funzionare fino all&#8217;annunzio definitivo; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvées di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero lezione a sera, come ogni giorno. Ma ai bambini quella sera non fu assegnato compito.</span><span style="color: #000000;">E venne la notte, e fu una notte tale, che si conobbe che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi e sopravvivere. Tutti sentirono questo: nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere che cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire.</span><span style="color: #000000;">Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all&#8217;alba i fili spinati erano pieni di biancheria infantile stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fasce, e i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="color: #000000;"><br />
Nella baracca 6 A abitava il vecchio Gattegno, con la moglie e i molti figli e i nipoti e i generi e le nuore operose. Tutti gli uomini erano falegnami; venivano da Tripoli, attraverso molti e lunghi viaggi, e sempre avevano portati con sé gli strumenti del mestiere, e la batteria di cucina, e le fisarmoniche e il violino per suonare e ballare dopo la giornata di lavoro, perché erano gente lieta e pia. Le loro donne furono le prime fra tutte a sbrigare i preparativi per il viaggio, silenziose e rapide, affinchè avanzasse tempo per il lutto; e quando tutto fu pronto, le focacce cotte, i fagotti legati, allora si scalzarono, si sciolsero i capelli, e disposero al suolo le candele funebri, e le accesero secondo il costume dei padri, e sedettero a terra a cerchio per la lamentazione, e tutta notte pregarono e piansero. Noi sostammo numerosi davanti alla loro porta, e ci discese nell&#8217;anima, nuovo per noi, il dolore antico del popolo che non ha terra, il dolore senza speranza dell&#8217;esodo ogni secolo rinnovato&#8230;</span></span></p>
<p>﻿</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2011/01/se-questo-e-un-uomo-primo-levi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>SALTATEMPO &#8211; Stefano Benni</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2010/07/saltatempo-stefano-benni/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2010/07/saltatempo-stefano-benni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2010 16:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[saltatempo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=2140</guid>
		<description><![CDATA[Quand’ero molto piccolo ho visto un Dio. Scarpagnavo verso la Bisacconi. Scarpagnare vuole dire camminare a saltelli per via del dislivello, io abitavo in montagna, la scuola era in basso. Si scarpagna senza pause, con l’inerzia della discesa che impedisce di fermarsi, un continuo scuotimento nei giovani marroni e un piccolo ansito nei polmoncini. Le <a href='http://www.blumannaro.net/2010/07/saltatempo-stefano-benni/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quand’ero molto piccolo ho visto un Dio. Scarpagnavo verso la Bisacconi. Scarpagnare vuole dire camminare a saltelli per via del dislivello, io abitavo in montagna, la scuola era in basso. Si scarpagna senza pause, con l’inerzia della discesa che impedisce di fermarsi, un continuo scuotimento nei giovani marroni e un piccolo ansito nei polmoncini. Le Bisacconi sono le scuole elementari del paese, un cubo giallo vomito dentro un giardino di erbacce barbare, e devono il loro nome a un uomo di nome Lutilio Bisacconi ricordato per essere morto sull’uscio di casa, ucciso dal cugino fascista.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sulla lapide infatti c’è scritto:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lutilio Bisacconi, caduto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Poi si vede che non hanno pagato lo scalpellino o c’è stato un litigio ideografologico ma è finita lì: caduto. Non è specificato se in guerra, per la Resistenza, nel fiore degli anni, niente: caduto e basta.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Che a noi venne da pensare che allora nessuno cadeva come Tadeo, che a Otto anni già non ci vedeva un cazzo come un anziano e aveva i piedi cavallerizzi storti in dentro e voleva andare lo stesso in bicicletta e aveva una bicicletta che sembrava masticata da uno squalo e in più non distingueva un paracarro da un precipizio e soffriva anche di un tic che gli storceva la testa fuori strada, perciò cadeva quasi tutti i giorni e aveva la fronte bozzuta e un polso sempre fasciato, e le ginocchia egizie con i geroglifici di ghiaietto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Perciò si poteva anche intitolare la scuola a lui: Tadeo, caduto, oppure cadente, oppure tanto prima o poi cade ancora. Parlai di questo in un tema e mi fecero un culo come una tinozza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma quel giorno di fine inverno era così bello da andar fuori tema con ogni pensiero. I prati eran zuccherati di brina e il sole se li beveva mentre io cantavo a bassa voce: se mi vuoi lasciare dimmi almeno perché. Cantavo e correvo verso l’obiettivo formativo della scuola, la cartella mi sbatteva contro le gambe, i piedi mi dolevano per il gelo, c’era la galaverna e voli alti di uccelli. La valle, giù in fondo, sembrava una tavolozza di pittore.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mi fermai a bere e a specchiarmi al lavatoio, ed ero brutto. Pieno di brufoli di ogni colore e forma, cuspidati, col craterino, a fico spremuto, a capezzolo (enumero). Poi avevo il naso adunco come quello di una gallina e una testa di capelli a propulsione verticale, uno scopino da cesso alla rovescia. Tutte le volte che sorridevo a una principessa, quella cercava rifugio presso il drago. Tutte le volte che andavo in giro coi miei amici moschettieri, loro mi nascondevano sotto i mantelli per non spaventar la gente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">A metà circa del tragitto dello scarpagnamento mi fermai a una vigna e rubai un grappolo di schizzozibibbo. Ogni chicco era grande come la mia testa (esagero), un grappolo di teste di me stesso, ognuna che gridava non mi mangiare. Per gustar meglio il bottino tirai fuori di tasca una crosta di paneterno. Niente, nella vita, ho incontrato che fosse duro come quella crosta. Neanche i denti di una mietitrebbia o di un caimano famelico lo avrebbero scalfito. La crosta sembrava forgiata nell’acciaio. La mollica aveva la consistenza di certe pietre, porose ma solidissime.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Così mi sedetti, poiché albeggiava e il sole infuocava la brina di strisce di brace e la linea</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">delle montagne sembrava un gigante assopito messo un po’ di gallone. Il rumore del fiume mi teneva compagnia poiché sapevo che dentro c’erano cavedani e lucci e barbi e acquadelle, tutte creature meravigliose nel loro guizzare ed esplorare pozze buie che noi non conosceremo mai, per non parlare degli scoiattoli, del tasso dormione, della talpa rugagna e del falco che planava sul mio zenit. E di due mucche pezzate che ruminavano sotto un albero e gli cadevano i marroni d’India in testa e loro erano felici.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Era un momento poetico, ma allora io facevo fatica a distinguere i momenti poetici tristi da quelli allegri, quindi quando sentivo arrivare un attacco di poesia era un po’ come quando si mobilita la budella e segnala e crepita prima della liberatoria, perciò quando sopraggiungeva il crampo dell’ecloga o del sonetto o dell’imperdibile istante, io ci mangiavo su.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Divaricai la mandibola come se volessi ingoiare l’orizzonte, mangiai Monte Mario, la stazione dei treni, un pezzo di strada cantonale e poi con rumore di tritura, un pezzo di pane. Si chiamava paneterno, perché poteva durare mille anni e si conservava sempre buono.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quel pane lì lo potevamo mangiare solo io, il cane Fox che era un bracco grande come un cavallo, e la Strega Berega dentidighisa. Poiché la Strega Berega era una creatura fantastica inventata da me e da Selene (la mia pupa) e Fox il pane lo mangiava solo ammollato con acqua, latte e sbavatura autoprodotta, io ero l’unico a rosicchiare paneterno doc, e non per niente mi chimavano Lupetto.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Allora crac fece il pane doc sotto i miei canini e bau fece Fox lontano e ciac il sugo dello schizzozibibbo e non saprei sintetizzare il rumore del fiume ma il sole si alzò ancora e c’era odore di una certa felicità irripetibile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mangiai quattro chicchi e tre mi esplosero nella trachea, perché se un chicco di schizzozibibbo non ti va di giangone, cioè di traverso, allora vuole dire che non è buono, il chicco deve essere tutto compresso e turgido di sugo e zucchero e invidia d’ape, l’esplosione che avviene quando il dente lo ferisce è come una bomba, uno sborramento di gusto, e lo zibibbo va su per il naso e nei bronchi fino nel pancreas, e tu tossisci e godi e tossisci e godi e mentre tossisci mandi giù un altro chicco per godere di più.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Se non lo avete provato vi manca qualcosa, diceva il mio babbo che era rimasto col piede in una tagliola da volpi (ve lo racconto in seguito).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Allora son lì seduto per terra col culo gelato che mangio paneterno e schizzozibibbo e guardo un ragno che sferruzza, il sole che dilaga e intanto si fa ora di scuola. Mi sembra di sentire la campanella giù a valle, io l’orologio non ce l’hp, calcolo l’ora dal gelo dei piedi, è un gelo da sette e mezzo, con l’alluce addormentato, beato lui, e il calcagno che cigola.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Mi tiro su in piedi e di colpo il panorama si allarga, vedo le schiene dei pesci saltare nel fiume e la piazza del paese e Selene su una panchina che mi aspetta avvoltolando una treccia, e quella carogna statale del professor Testuggine che batte il piede perché sono in ritardo e il busto di Caduto Bisacconi nell’ingresso. Pregusto già quel buon odore scolastico di minestrina vomitata e formaggino tenuto sotto il culo e &#8230;.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2010/07/saltatempo-stefano-benni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>FORSE TU SI&#8217; &#8211; Francesca Bertoldi</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2010/04/forse-tu-si-francesca-bertoldi/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2010/04/forse-tu-si-francesca-bertoldi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 09:21:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[forse tu sì]]></category>
		<category><![CDATA[francesca bertoldi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=1736</guid>
		<description><![CDATA[Cento perline variopinte Le braccia chiare, venate d’azzurro, abbandonate sulle cosce smunte leggermente allargate, non ce la fanno a salire fino alle tempie che ti dolgono tanto, e i piedi sbuffano e traboccano gonfi dalle pantofole schiacciate sul dietro dai calcagni dolenti di calli duri e spinosi. Piccola, sola, tutt’ossa, riesci appena ad allisciarti il <a href='http://www.blumannaro.net/2010/04/forse-tu-si-francesca-bertoldi/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Cento  perline variopinte</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Le braccia chiare, venate d’azzurro,  abbandonate sulle cosce</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">smunte leggermente allargate, non ce la fanno a  salire fino alle</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">tempie che ti dolgono tanto, e i piedi sbuffano  e traboccano</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">gonfi dalle pantofole schiacciate sul dietro  dai calcagni dolenti</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">di calli duri e spinosi.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Piccola,  sola, tutt’ossa, riesci appena ad allisciarti il grembiule</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">color  vinaccia ancora inamidato, ultimo residuo del tuo esiguo</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">corredo, e  con gli occhi alla finestra, alla quale è sapientemente</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">accostata la  tua seggiola sbrindellata come il tuo volto</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">bianco, spii  la vita che passa e esulta e palpita di mille germogli.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma è fuori…  pensi, e a te non restano che gli occhi stanchi,</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">bruciati dal  sole della vecchia campagna che indugiano lenti e</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">avidi sulla  strada dominata dal mercato rionale come l’occhio di</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">una  cinepresa, continuamente in bilico tra complicità e distacco;</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">e le mani  piccole e dolenti non ce la fanno neppure a scostare</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">la tendina  di cento perline variopinte.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ma ci ha pensato Sonia prima di salutarti in  fretta, l’ha spostata</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">e fissata al gancio sul telaio della finestra e  la luce dorata</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">del primo pomeriggio ha invaso la stanza  proiettando la sua ombra</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">che aveva appena cominciato ad allungarsi  avvolgendoti in</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">un colore caldo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Ti sei  girata a salutarla ancora con gli occhi inondati di luce.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Sì, ci ha  pensato Sonia. Lei s’è tirata fuori da qui. Con la fatica</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">tua ce l’hai  fatta a risparmiarla a lei, come dovuto.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La strada è  la tua vita, la passione di scrutare la gente studiandone</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">i tratti per  intuirne la storia non è mai sfiorita. Ma</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">adesso le  storie affiorano come immagini in bianco e nero.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Verrà la  badante, triste figura di questa nuova società avara</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">d’amore e  quando arriverà farà le stesse domande, petulante,</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">impertinente  e sbufferà perché non troverai la forza né la voglia</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">di  risponderle, ma solo di ingoiare lacrime tonde che sembrano</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">dure come  le pillole che prendi mattino e sera, e in quanto a</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">lei… lei  tornerà, forse domani, o dopo, a controllare se tutto va</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">bene. Ora la  giovane russa, seccata dal tuo silenzio, con un gesto</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">nervoso ti  avvicina di più ai vetri che si appannano del tuo fiato</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">stanco e  affannato, e tu in quella nuvoletta di respiro vedi affiorare</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">i contorni  di una donna giovane e fiera che, le spalle erette</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">coperte dai  lunghi capelli fiammeggianti gonfie di vanità e</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">d’orgoglio,  la generosa curva dei fianchi che si muove oscillante,</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">attraversa  la strada spingendo la carrozzina azzurra lucida e</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">infiocchettata  che ti prestava la sora Teresa solo quando scendevi</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">in paese.  Lucida e piena di bimba e di trine sulle ruote alte,</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">come  andavano allora.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Poi avverti la presenza della giovane ancora  dietro di te.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Esitando appena ti giri piano, il volto  sollevato sulle labbra</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">increspate che disegnano un lieve sorriso.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">La guardi  negli occhi e pensi: Ma tu, dimmi, un cuore ce</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">l’hai?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;">Forse tu  sì.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Francesca  Bertoldi ha recentemente pubblicato il libro <a href="http://www.francescabertoldi.com/?p=1324" target="_blank">Forse tu sì</a> (Storie  minimali). “Cento perline variopinte” è un estratto da questa  <a href="http://perronelab.it/node/356" target="_blank">pubblicazione</a>.</span></p>
<p>﻿</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2010/04/forse-tu-si-francesca-bertoldi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>STORIE DELLA PREISTORIA &#8211; Alberto Moravia</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2010/03/storie-della-preistoria-alberto-moravia/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2010/03/storie-della-preistoria-alberto-moravia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 12:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[alberto moravia]]></category>
		<category><![CDATA[storie della preistoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=1698</guid>
		<description><![CDATA[Saggezza bestiale Date retta a me, lettori fortunati, voi che state per iniziare a gustare queste delizie, queste storie stuzzicanti e ammiccanti, scritte in una lingua italiana così pulita, così elegante, così piacevole: ebbene mettetevi nelle condizioni d&#8217;animo giuste per meglio apprezzare le pagine saporite in cui fra un poco sarete immersi. La cosa migliore <a href='http://www.blumannaro.net/2010/03/storie-della-preistoria-alberto-moravia/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Saggezza bestiale</em></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Date retta a me, lettori fortunati, voi che state per iniziare a gustare queste delizie, queste storie stuzzicanti e ammiccanti, scritte in una lingua italiana così pulita, così elegante, così piacevole: ebbene mettetevi nelle condizioni d&#8217;animo giuste per meglio apprezzare le pagine saporite in cui fra un poco sarete immersi. La cosa migliore da fare, a mio avviso, è quella di tornare con la memoria a certe esperienze che forse avete compiuto. Avete mai visitato un giardino zoologico, siete stati allo zoo, magari anche solo nel piccolo zoo di un circo di passaggio, un po&#8217; mal messo, con pochi animali?</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Forse alcuni di voi hanno partecipato addirittura a un safari fotografico, altri hanno passeggiato in parchi naturali, chiusi dentro una jeep, ma non basta ancora: prima di leggere queste storie è bene rammentare altre esperienze, come la frequentazione di un museo di storia naturale, oppure quella di un museo zoologico, o quella di un grande orto botanico. Così, se avete riportato la memoria in quei luoghi o a quelle immagini, siete quasi pronti. Ripensiamoci insieme un momento. Come è noto, gli zoo sono luoghi di delizie per noi</span> <span style="color: #000000;">che guardiamo, e forse luoghi non proprio lietissimi per gli animali che in essi sono rinchiusi. C&#8217;è, però, negli zoo, un&#8217;atmosfera speciale, in cui si è immersi. Noi li spiamo, loro contemplano noi, ci sono incroci di sguardi, dopo un po&#8217; le parti sembrano rovesciate. C&#8217;è un certo saggio stupore negli occhi di quella scimmietta pensosa che ci guarda immobile. Chissà cosa penserà di noi, mentre segue il nostro sbracciarsi, le bizze che facciamo con i genitori e i loro amici e i figli degli amici, o mentre scuote il capo perché le sembra di capire che abbiamo mangiato troppo fiordilatte in trattoria e ora abbiamo un viso stranamente rosso? Nello zoo, noi e loro siamo molto vicini, siamo messi a confronto. Sentiamo ben presente, proprio per questa ragione, la grande distanza che ci separa. E dire che le bestie, specialmente nei libri, nei fumetti, nei film di animazione, perfino nei documentari scientifici televisivi, ricevono continue trasformazioni che devono rendercele più amiche, più vicine, più simili a noi. Chi pensa mai ai topi, a quei grossi topi di fogna dal muso grifagno, dalle zampette infide, dall&#8217;aria inconfondibile del divoratore, mentre legge le avventure di Topolino? E, tuttavia, Topolino è pur sempre un topo. E certo nessuno rammenta il proprio caro micione, addormentato in salotto, grosso e tenero come un ciambellone ricoperto di pelo, quando ammira le furfanterie di Gambadilegno, che è un gatto, come è noto. Gli animali veri hanno ben poco in comune con gli animali descritti, filmati, disegnati.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Un buon rapporto con gli animali si ottiene proprio quando si sa apprezzare la loro diversità, quando li sentiamo lontanissimi da noi, quando non pensiamo di doverli umanizzare ad ogni costo. Anche il micione del salotto, del quale pensiamo di sapere tutto, che spesso ci appare prevedibile (specialmente nel momento, o nei momenti, in cui ci domanda da mangiare, e spesso sembra il proprietario di un buon orologio, tanto è preciso nel chiedere il rispetto degli orari) è pur sempre un mistero, per noi, perfino lui. Moravia è stato il raffinato cronista di questo mistero. Nelle sue storie di animali è partito proprio da lì, dal desiderio di rispettare la loro distanza, la loro lontananza, proprio mentre si avvicina a loro moltissimo, proprio mentre li scruta con un occhio tanto acuto.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Quella che Moravia ha battezzato madre Na Tura, non è una signora buonissima, pronta a far doni, a fornire regali, delizie, premi. No, quando i Maia Lini vanno da lei a protestare perché gli uomini li mangiano, si svolge questa scena esemplare, degna di una attenta meditazione: &#8220;Ad un certo momento, quando siamo grassi al punto giusto, ecco, ci legano per i piedi a una specie di catena che scorre. La catena scorre con un fracasso terribile, e loro, via via, ci sgozzano, ci dissanguano, ci squartano, ci fanno a pezzi. Non insisto sul modo con il quale questi pezzi vengono poi preparati; basti dire che veniamo trasformati in tanti oggetti che loro, a quanto pare, chiamano salsicce, prosciutti, zamponi, salami e così via,</span>&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>(&#8230;Prefazione di Antonio Faeti)</em><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2010/03/storie-della-preistoria-alberto-moravia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UN AMERICANO DEL CONNECTICUT ALLA CORTE DI RE ARTU&#8217; &#8211; Mark Twain</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2010/02/un-americano-del-connecticut-alla-corte-di-re-artu-mark-twain/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2010/02/un-americano-del-connecticut-alla-corte-di-re-artu-mark-twain/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Twain]]></category>
		<category><![CDATA[Un americano del Connecticut alla corte di Re Artù]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=1608</guid>
		<description><![CDATA[— Camelot.. Camelot — dicevo tra me — non ricordo di averlo mai sentito, mi pare. Il nome del manicomio, probabilmente. Era un paesaggio estivo tranquillo e riposante, bello come un sogno e solitario come la domenica. L’aria era piena del profumo dei fiori, e del ronzio degli insetti, e del cinguettio degli uccelli, e <a href='http://www.blumannaro.net/2010/02/un-americano-del-connecticut-alla-corte-di-re-artu-mark-twain/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>— Camelot.. Camelot — dicevo tra me — non ricordo di averlo mai sentito, mi pare. Il nome del manicomio, probabilmente.<br />
Era un paesaggio estivo tranquillo e riposante, bello come un sogno e solitario come la domenica. L’aria era piena del profumo dei fiori, e del ronzio degli insetti, e del cinguettio degli uccelli, e non c’erano persone, non c’erano carri, non c’era l’animazione della vita, nulla che si muovesse. La strada era piuttosto un sentiero tortuoso con impronte di zoccoli e ogni tanto deboli tracce di ruote da ambo i lati nell’erba, ruote che — a quanto sembrava — avevano i cerchioni larghi una spanna.<br />
A un tratto comparve la bella personcina di una fanciulla di circa dieci anni, con una cascata di capelli biondi che le scendevano sulle spalle. Intorno al capo portava un cerchio di trecce rosso fiamma. Era l’acconciatura più dolce che mai avessi visto, tanta ce n’era. Camminava indolente, con la mente in quiete e la pace riflessa nel viso innocente. L’uomo del circo non le prestava attenzione, non sembrava nemmeno vederla. E lei, lei non era meravigliata per come era conciato, come se fosse abituata a qualcosa di simile ogni giorno della sua vita. Camminava con tanta indifferenza come avrebbe camminato assieme a una coppia di mucche; ma quando si accorse di me, allora  vi fu un cambiamento! Alzò le braccia e rimase di pietra, a bocca aperta, gli occhi spalancati timorosi — l’im­magine della stupita curiosità con un tocco di paura. E se ne stava la a guardare, in una specie di affascinata stupefazione, finché non girammo l’angolo di un bosco e ci perse di vista. Che fosse meravi­gliata di me invece che dell’altro uomo, era troppo per me; non mi raccapezzavo. E il fatto che sembrasse considerarmi uno spettaco­lo,tralasciando completamente i suoi meriti a questo riguardo, era un altra cosa imbarazzante, e anche una dimostrazione di magnanimità sorprendente in una ragazzina così giovane. C’era da pensare. Andavo avanti come uno che sta sognando. Avvicinandoci alla città, cominciarono ad apparire segni di vita.  Ogni tanto incontravamo una misera capanna. con un tetto di paglia, e intorno piccoli appezzamenti tenuti a campi e giardini mal coltivati. C’era anche gente: uomini bruni con capelli lunghi e arruf­fati che scendevano sulle facce e li facevano sembrare animali. Sia uomini che donne indossavano di regola una veste di stoffa grezza] che scendeva sotto il ginocchio e sandali di tipo primitivo, e molti portavano un collare di ferro. I bambini erano sempre nudi, ma nessuno sembrava accorgersene. Tutta questa gente mi fissava; parla­vano di me, correvano nelle capanne a chiamare le famiglie per guardarmi a bocca aperta: ma nessuno mai notava l’altro tipo, se non per fargli un umile saluto senza ottenere risposta. Nella città c’erano alcune case di pietra praticamente senza fine­stre, sparse fra una distesa desolata di capanne coperte di paglia; le strade erano soltanto dei passaggi informi e non pavimentate. Bran­chi di cani e di bambini nudi giocavano al sole facendo vita e rumore; maiali vagavano e gironzolavano bellamente intorno, e una scrofa sdraiata in un pantano puzzolente nel bel mezzo dell’arteria principale allattava i suoi piccoli. Ora si senti da lontano uno squillo di musica militare: arrivò più vicino, ancora più vicino, ed eccoti apparire alla vista una nobile cavalcata, gloriosa di elmi piumati e maglie scintillanti e vessilli al vento e ricchi mantelli e gualdrappe e lance dorate; e attraverso letame e porci, e monelli nudi, e cani festanti, e capanne logore prese la sua brava strada, e noi seguimmo l’onda. La seguimmo per un sentiero tortuoso e poi per un altro — e in salita, sempre in salita — finché alla fine raggiungemmo la ventosa altura dove sorgeva l’enorme castello. Ci fu uno scambio di squilli di tromba; poi un parlamentare dalle mura, dove uomini armati, in usbergo e morione, marciavano avanti e indietro con l’alabarda alla spalla sotto penzolanti vessilli con sopra bene in vista l’arcigna figura di un drago; e poi i grandi battenti vennero aperti di scatto, il  ponte levatoio si abbassò, e la testa della cavalcata si slanciò in avanti sotto le grezze arcate; e noi, al seguito, ci trovammo presto in un grande cortile pavimentato, con torri e torrette svettanti nel­l’aria azzurra su tutti e quattro i lati; e tutt’intorno a noi si svolgeva la discesa da cavallo, e molti saluti e cerimonie, e un correre avanti e indietro, e un gaio dispiegarsi e mescolarsi di colori in movimento, e un’altrettanto piacevole agitazione e trambusto. Appena ne vidi la possibilità, sgusciai da parte di nascosto e toccai sulla spalla un vecchio che sembrava un uomo normale e dissi, con fare insinuante e confidenziale: — Amico. fammi una cortesia. Appartieni al manicomio, o sei qui solo in visita o qualcosa del genere?Mi guardò stupito e disse:—     Dolce, gentile signore, parmi&#8230; —     Basta così — dissi capisco che siete un paziente. Mi allontanai meditabondo, e nello stesso tempo tenendo d’oc­chio un eventuale viaggiatore sano di mente che potesse unirsi a me e darmi qualche lume. Ritenni di averne trovato uno, a un certo punto; cosi mi misi al suo fianco e gli dissi all’orecchio:Se potessi vedere il guardiano capo un minuto.., soltanto un minuto&#8230; —     Di grazia non tangetemi. Tangervi che cosa?- Ostacolarmi, allora, se la parola vi piace di più. Poi andò avanti a dire che era un sottocuoco e non poteva met­tersi a chiacchierare, anche se gli sarebbe piaciuto farlo un’altra vol­ta; per cui avrebbe confortato la sua vera natura il sapere dove avevo preso i miei vestiti. Andandosene mi indicò uno laggiù e disse che quello era abbastanza sfaccendato per i miei scopi e inoltre mi Stava cercando, senza dubbio. Questo era un ragazzo magro e sva­gato, in calzamaglia color gambero che lo faceva assomigliare a una carota biforcuta; il resto del suo<strong> </strong>abbigliamento era fatto di raffinati Pizzi e sbuffi in seta blu; e aveva lunghi riccioli biondi, e portava un berretto in seta rosa, adorno di piume, piegato vezzosamente sull’o­recchio. Dalla sua apparenza, era di buon carattere; dalla sua anda­tura, era soddisfatto di sé. Era carino abbastanza da meritare una&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2010/02/un-americano-del-connecticut-alla-corte-di-re-artu-mark-twain/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CHISSA&#8217; COME SI DIVERTIVANO &#8211; Isaac Asimov</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2009/10/chissa-come-si-divertivano-isaac-asimov/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2009/10/chissa-come-si-divertivano-isaac-asimov/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 16:41:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[chissà come si divertivano]]></category>
		<category><![CDATA[isaac asimov]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=1097</guid>
		<description><![CDATA[Da quando frequentando la rete ho avuto modo di leggere blogs realizzati da chi frequenta il mondo della scuola ho iniziato a guardare con occhi diversi quello che succede nel mondo dell&#8217;istruzione. Prima ero distratto come tutti quelli che hanno chiuso con gli studi da anni e non hanno neppure dei figli che li “obbligano” <a href='http://www.blumannaro.net/2009/10/chissa-come-si-divertivano-isaac-asimov/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #000080;"><span style="font-size: small;"><span style="font-style: normal;"><span style="font-weight: normal;">Da quando frequentando la rete ho avuto modo di leggere blogs realizzati da chi frequenta il mondo della scuola ho iniziato a guardare con occhi diversi quello che succede nel mondo dell&#8217;istruzione. Prima ero distratto come tutti quelli che hanno chiuso con gli studi da anni e non hanno neppure dei figli che li “obbligano” a rimanere in questo ambiente. Ora le cose sono cambiate, un filo d&#8217;attenzione ce la metto&#8230;.. e dovremmo farlo tutti. Forse sono queste riflessioni che mi hanno indotto a pubblicare questo breve racconto di Asimov, o forse la passione per un genere, la scienze fiction, che non è solo “spade laser” (che per la cronaca non amo) ma anche una  fonte d&#8217;occasioni per riflettere pur giocando con la fantasia. Nota: il racconto è  corto,  per questo eccezionalmente  lo pubblico integralmente e non nella misura delle consuete “<a href="http://www.blumannaro.net/2008/05/progetto-100-righe/">100 righe</a>”.</span></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: &#8220;Oggi Tommy ha trovato un vero libro!&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Era un libro antichissimo. Il nonno di Margie aveva </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">dello una volta che, quand&#8217;era bambino lui, suo nonno gli aveva detto che c&#8217;era stata un&#8217;epoca in cui tutte le storie e i</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"> racconti erano stampati su carta. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"> era buffìssimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com&#8217;era previsto che facessero: su uno schermo</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">, è logico. E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c&#8217;erano le stesse parole che loro avevano già letto </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">la prima volta. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;Mamma mia, che spreco&#8221; disse Tommy. &#8220;Quand&#8217;uno è </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"> arri</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">vato in fondo al libro, che cosa fa? Lo butta via, immagino </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="en-US">II </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">nostro schermo televisivo deve avere avuto un milione di libri, sopra, ed è ancora buono per chissà quanti altri. chi si sognerebbe di buttarlo via?&#8221;. Lo stesso vale per il mio&#8221; disse Margie. Aveva undici a</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">nni   lei, e non aveva visto tanti telelibri quanti ne aveva visti Tomm</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">y. Lui di anni ne aveva tredici. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;Dove  l&#8217;hai trovato?&#8221; gli domandò. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;In</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"> </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">casa&#8221;. Indicò senza guardare, perché era occupatissimo a le</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">ggere. &#8220;In solaio&#8221;. “D</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">i che cosa parla?&#8221;. D</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">i scuola&#8221;. D</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">i scuola? &#8211; II tono di Margie era sprezzante &#8211; </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Cosa c&#8217;è da scrivere, sulla scuola? Io, la scuola, la odio&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.02cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odia</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">va più che mai. L&#8217;insegnante meccanico le aveva assegnato </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">un test dopo l&#8217;altro di geografia, e lei aveva risposto sempre </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">aveva mandato a chiamare l&#8217;Ispettore della Contea.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.01cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Era un omino tondo tondo, l&#8217;Ispettore, con una fac</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">cia rossa e uno scatolone di arnesi con fili e con quadranti. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">aveva smontato l&#8217;insegnante in tanti pezzi. Margie aveva </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">sperato che poi non sapesse più come rimetterli insieme, ma lui lo sapeva e, in poco più di un&#8217;ora, l&#8217;insegnante era </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">di nuovo tutto intero, largo, nero e brutto, con un grosso </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">schermo sul quale erano illustrate tutte le lezioni e veniva</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">no scritte tutte le domande. Ma non era quello, il peggio. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">lei doveva infilare i compiti e i testi compilati. Le toccava </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">scriverli in un codice perforato</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"> che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcol</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">ava i voti a una velocità spaventosa.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L&#8217;ispettore aveva sorriso, una volta finito il lavoro, e </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;Non è colpa della bambina, signora Jones. Secondo me, il settore geografia era regolato male. Sa, sono inconvenienti </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">che capitano, a volte. L&#8217;ho rallentato. Ora è su un livello </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">medio per alunni di dieci anni. Anzi, direi che l&#8217;andamento </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacen</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">te&#8221;. E aveva fatto un&#8217;altra carezza sulla testa a Margie.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.04cm; margin-right: 0.01cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">l&#8217;insegnante, per ripararlo in officina. Una volta s&#8217;erano </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settor</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">e storia era andato completamente a pallino. Così disse a Tommy: “ ma cosa gli viene in mente a uno di scrivere un libro sulla scuola?”</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.06cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Tommy la squadrò con aria di superiorità. &#8220;Ma non è </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">scuola molto antico, come l&#8217;avevano centinaia e centinaia di anni fa&#8221;. Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">parola con cura. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">Secoli fa&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.01cm; margin-right: 0.06cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">Margie era offesa. &#8220;Be&#8217;, io non so che specie di scuo</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">la avessero, tutto quel tempo fa&#8221;. Per un po&#8217; continuò a </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: &#8220;In </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">ogni modo, avevano un maestro&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">&#8220;Certo che avevamo un maestro, ma non era un mae</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">stro regolare</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><em>. </em></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">Era un uomo&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Un uomo? Come faceva un uomo a fare il maestro?&#8221;</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.02cm; margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">&#8220;Be&#8217;, spiegava le cose ai ragazzi e alle ragazze, dava da </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">fare dei compiti a casa e faceva delle domande&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Un uomo non è abbastanza in gamba&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Sì che lo è. Mio papa ne sa quanto il mio maestro&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.02cm; margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">&#8220;Ma va&#8217;! Un uomo non può saperne quanto un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">maestro&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Ne sa quasi quanto il maestro, ci scommetto&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.04cm; margin-right: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">Margie non era preparata a mettere in dubbio quel</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">l&#8217;affermazione. Disse: &#8220;Io non ce lo vorrei un estraneo in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">casa mia, a insegnarmi&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.05cm; margin-right: 0.02cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">Tommy rise a più non posso. &#8220;Non sai proprio nient</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">e, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;E imparavano tutti la stessa cosa?&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Certo, se avevano la stessa età&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.05cm; margin-right: 0.01cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">&#8220;Ma la mia mamma dice che un insegnante dev&#8217;esser</span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">e regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in </span></span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT"><span style="font-style: normal;">modo diverso&#8221;.</span></span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.08cm; margin-right: 0.02cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; font-style: normal; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;Non ho detto che non mi va, io&#8221; si affrettò a precisa<span style="font-style: normal;">re Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Non erano nemmeno a metà del libro quando la </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">signora Jones chiamò: &#8220;Margie! A scuola!&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Margie guardò in su. &#8220;Non ancora, mamma&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.03cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;Subito! &#8211; disse la signora Jones. &#8211; E sarà ora di scuol</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">a anche per Tommy, probabilmente&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.03cm; margin-right: 0.05cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Margie disse a Tommy: &#8220;Posso leggere ancora un po&#8217; il libro con te, dopo la scuola?&#8221;.</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.02cm; margin-right: 0.02cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">&#8220;Vedremo&#8221; rispose lui, con noncuranza. Si allontanò </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il brac</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">cio.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.02cm 0.01cm 0cm 0.02cm; background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie se ne andò in classe. L&#8217;aula era proprio accant</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">o alla sua cameretta, e l&#8217;insegnante meccanico, già in fun</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">zione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stes</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">sa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari.</span></span></span></span></p>
<p style="margin: 0.01cm 0.03cm 0cm 0.02cm; background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Lo schermo era illuminato e diceva: &#8220;Oggi la lezione </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">di aritmetica è sull&#8217;addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell&#8217;apposita fessura&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-right: 0.02cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie obbedì, con un sospiro. Stava pensando alle </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">vecchie scuole che c&#8217;erano quando il nonno di suo nonno </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ride</span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">vano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">tornavano a casa insieme alla fine della giornata. </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E i maestri erano persone&#8230;</span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.01cm; margin-right: 0.04cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L&#8217;insegnante meccanico faceva lampeggiare sullo </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">schermo: &#8220;Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4&#8230;&#8221;.</span></span></span></span></p>
<p style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%; margin-left: 0.01cm; margin-right: 0.04cm; margin-bottom: 0cm; -moz-background-clip: border; -moz-background-origin: padding; -moz-background-inline-policy: continuous; line-height: 0.46cm;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà, stava pensando, </span></span><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">come si divertivano!</span></span></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2009/10/chissa-come-si-divertivano-isaac-asimov/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>16</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL LIBERATORE &#8211; Arthur Porges</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2009/07/il-liberatore-arthur-porges/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2009/07/il-liberatore-arthur-porges/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 13:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[arthur porges]]></category>
		<category><![CDATA[il liberatore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=939</guid>
		<description><![CDATA[La terra era stata vinta, e totalmente soggiogata. Quindici sole astronavi avevano sgominato l’imponente forza aerea del Concilio Mondiale. Per gli altri era stato uno scherzo quasi un divertimento. Pochi paesi, tra i quali l&#8217;Inghilterra sempre fedele alla sua centenaria tradizione di resistere fino all’ultimo sangue, continuarono da soli a combattere; ma fu una lotta <a href='http://www.blumannaro.net/2009/07/il-liberatore-arthur-porges/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">La terra era stata vinta, e totalmente soggiogata. Quindici sole astronavi avevano sgominato l’imponente forza aerea del Concilio Mondiale. Per gli altri era stato uno scherzo quasi un divertimento. Pochi paesi, tra i quali l&#8217;Inghilterra sempre fedele alla sua centenaria tradizione di resistere fino all’ultimo sangue, continuarono da soli a combattere; ma fu una lotta vana e breve, se di lotta si può parlare. Non un solo incrociatore nemico fu sfiorato dai proiettili nucleari terrestri, né risulta che alcun soldato invasore avesse subito il minimo danno. Quando, a Londra, una popolosa zona di oltre dieci chilometri quadrati di superficie venne completamente rasa al suolo da un potente missile nemico, anche gli inglesi rinunciarono alla loro donchisciottesca resistenza, e si unirono al Concilio mondiale per sentire le condizioni della resa. anche il più patriottico dei terrestri si rendeva conto che ne le migliori armi della terra, né i più grandi scienziati né i soldati meglio addestrati potevano nulla contro una flotta tanto superiore. Era stata meno impari la lotta che duecento anni prima aveva opposto gli zulu catewayo con le loro frecce ai fucili dell’Impero Britannico. E quel ch‘era più triste, non restava neppure la magra consolazione di essersi arresi a degli esseri di una superiore struttura biologica. Non furono creature d una palpitante sostanza gelatinosa, con magari undici occhi color porpora, quattro sessi diversi, e una farne insaziabile d’ossido di germanio, a scendere dalla scintillante astronave ammiraglia per annichilire l’umanità. Ne emerse invece maestosa, la figura super-antropomorfica d‘un certo generale Milvan, che benchè proveniente da una diversa e lontana galassia, differiva dai terrestri solo nel quoziente d’intelligenza che secondo la misura umana raggiungeva valore quattrocento. Il generale Milvan era la negazione vivente della teoria secondo cui un quoziente d’intelligenza elevato è inscindibile da un carattere altamente umanitario. Alto più di due metri con una muscolatura da campione di culturismo messa in evidenza dalla tuta aderente e scintillante, era un meraviglioso esemplare di essere pensante. Aveva la fronte spaziosa e grandi occhi luminosi, caratteristiche d’un essere superiore. Lo si sarebbe detto un dio appena sceso dall’Olimpo, se non si pensava alla flotta aerea terrestre distrutta senza preavviso, e alle decine di città bombardate con spietata .. efficienza. Questo, e il suo sorriso arrogante, guastavano il primo effetto di quasi assoluta perfezione. Con grande sorpresa di tutti il conquistatore parlò nel francese inglesizzato che costituiva la lingua ufficiale del Concilio Mondiale. Mentre i suoi uomini distruggevano astronavi e città, spiego il generale, lui aveva dato un occhiata ad alcuni libri e registrazioni salvati dalle rovine. La lingua, si lamentò, era inadeguata alla sua mente superiore, ma per l’occasione poteva servire, dato che aveva a che fare con menti semplici alle quali bastavano semplici idee. In un&#8217;ora O due, disse, e il suo discorso Io provava aveva raggiunto la perfetta padronanza d’un vocabolario non indifferente. In piedi di fronte al Concilio fiancheggiato dalle due guardie del corpo che erano scese con lui dalla nave ammiraglia, mentre la sua flotta incombeva minacciosa al di sopra del Palazzo del Concilio comunicò al tetro auditorio di vinti le sue “La nostra politica — disse è sempre stata di sterminare le razze animali inferiori con cui venivamo a contatto.  Questa volta, comunque, abbiamo deciso di risparmiare dopo una salutare dimostrazione del nostro potere una parte dei bipedi inferiori, per costituire una specie di Impero Coloniale”. Era chiaro dal suo tono che considera va quella concessione come un grande gesto di magnaminità Ed era altrettanto chiaro che solo degli stupidi burocrati potevano aver concepito una dottrina tanto semplicistica. Sterminare le razze inferiori e ripopolare il mondo rimodellandolo a proprio piacimento! Un sistema sbrigativo e senza fastidi Non ci sarebbero state popolazioni ostili di cui preoccuparsi in seguito. “In Cambio della vostra spontanea collaborazione – concluse &#8211; prenderemo in considerazione la possibilità di usare il pianeta come nostra base, almeno per qualche tempo. Vi sarà anche permesso di continuare a dedicarvi ad alcune delle vostre meschine attività, quando non dovrete servire l&#8217;impero. Queste, comunque, sono le condizioni generali espresse nella vostra rudimentale lingua scritta”. Porse un foglio metallico al Presidente che io scorse in fretta, spalancando gli occhi incredulo. &#8220;Generale! — &#8211; protestò inorridito, il Presidente, dopo aver letto. — Le vostre condizioni sono intollerabilmente dure e degradanti!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">[Epilogo]</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">&#8230;&#8230;.Innanzitutto non vi crederebbero. In secondo luogo considererò qualunque inutili chiacchiera su quanto è accaduto qui oggi come un affronto personale, e non sarò molto clemente con chi non saprà tenere la bocca chiusa. Lasciamo all&#8217;Esercito&#8230; a quello che rimane dell’Esercito, il merito di tutto. Ammiccò furbescamente. “Se la gente sapesse che esisto davvero, diventerebbe oltraggiosamente buona, non per innata virtù, ma per istintiva, animalesca paura. E non è questo che voglio”.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" lang="it-IT">Il Presidente si era alzato.“Ma perché ci avete salvato?” azzardo timidamente.“Domanda giusta. . Il diavolo si interruppe un attimo per ascoltare l’urlo di un potente motore, che svaniva in lontananza. “Ecco il generale che se ne va — pensò a voce alta. — Un po’ pazzo, malgrado il suo indiscutibile talento come sterminatore di masse. Mi fa considerare con interesse il suo mondo, sapete — confidò agli ancora stupefatti e immobili membri del Concilio. A giudicare dai tratti iperumani del generale, il suo pianeta dovrebbe costituire per me un’autentica miniera. In quanto alla vostra domanda, buon uomo, c’è una canzone che dice: ‘Non prendete a calci il mio cane”. E con una sonora risata, scomparve, La Terra era nuovamente libera.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span style="color: #333399;">Di questo breve racconto non pubblico solo le tradizionali 100 righe iniziali ma anche il finale. Le parole dette dal diavolo agli umani  prima di sparire fanno un certo effetto.</span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2009/07/il-liberatore-arthur-porges/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ANELLO DEL TRITONE – Lyon S. De Camp</title>
		<link>http://www.blumannaro.net/2009/04/lanello-del-tritone-%e2%80%93-lyon-s-de-camp/</link>
		<comments>http://www.blumannaro.net/2009/04/lanello-del-tritone-%e2%80%93-lyon-s-de-camp/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 08:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Caigo</dc:creator>
				<category><![CDATA[100 Righe]]></category>
		<category><![CDATA[l'anello del tritone]]></category>
		<category><![CDATA[lyon s. de camp]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blumannaro.net/?p=770</guid>
		<description><![CDATA[Nel prossimo secolo, gli avvenimenti prenderanno una piega mortale per noi — sibilò Drax, dio tritoniano della guerra, rivolto all’assemblea degli dèi dell’Occidente. &#8211; A meno di cambiare questo stato di cose. Il divino consesso rabbrividì, e il brivido si ripercosse per tutto l’universo. La voce di Entigta, dio del mare della Gorgonia (un reame <a href='http://www.blumannaro.net/2009/04/lanello-del-tritone-%e2%80%93-lyon-s-de-camp/'>[...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel prossimo secolo, gli avvenimenti prenderanno una piega mortale per noi — sibilò Drax, dio tritoniano della guerra, rivolto all’assemblea degli dèi dell’Occidente. &#8211; A meno di cambiare questo stato di cose.<br />
Il divino consesso rabbrividì, e il brivido si ripercosse per tutto l’universo. La voce di Entigta, dio del mare della Gorgonia (un reame talmente antico da essere già scivolato nella leggenda quando lmhotep costruì per re Zoser la prima piramide), emerse gorgogliando dal viluppo di tentacoli: — E non sapresti dirci la vera natura del pericolo<br />
No. La mia scienza mi offre solo quest’altra traccia: l’origine dei nostri guai sarà il continente Poseidonis, e più precisamente il regno del Lorsk. C’è qualcosa che sembra indicare quale causa di tutto un appartenente a quella famiglia reale. Inoltre credo che anche i miei ci si debbano trovare coinvolti, ma di questo non sono sicuro. Da quando re Ximenon è venuto in possesso di quel maledetto anello non riesco più a entrare in contatto con lui o con i suoi.<br />
— Allora, caro collega, la cosa è nel tuo dipartimento disse Entigta, rivolgendosi a Okma, dio della sapienza di Poseidonis (o Pusahd, per usare il nome più antico). &#8211; Come è composta la famiglia reale del Lorsk?<br />
— Re Zhabutir; Vakar e Kuros, suoi figli, e il figlio ancora in fasce di quest’ultimo — rispose Okma. — Io sospetterei del principe Vakar. E talmente ottuso, dal punto di vista spirituale, che non riesco nemmeno a parlargli direttamente.<br />
I tentacoli di Entigta fremettero. — Se non possiamo comunicare con questo mortale, come faremo a convincerlo a cambiar strada?<br />
— Potremmo chiedere consiglio ai nostri dèi. . . — propose scherzando il dio dei coraniani, un piccoletto con orecchie da pipistrello. Tutti gli dèi risero, da perfetti scettici incalliti.<br />
— Un modo esiste — riprese Drax, col suo caratteristico sibilo da serpente. — Possiamo istigare contro di lui altri mortali.— Mi oppongo! — protestò Okma. — Vakar del Lorsk mi è devoto, nonostante il difetto che ha. Non manca mai di sacrificare giovenchi sui miei altari. E poi, non avete pensato che questo corso di eventi potrebbe essere preordinato da un fato inflessibile, che neppure gli dèi potrebbero cambiare? — Non ho mai condiviso questa filosofia servile — sibilò Drax facendo guizzare la lingua biforcuta. Voltò la testa triangolare verso Entigta: — Caro collega, tra tutti noi tu sei quello che ha i guerrieri migliori. Ordina che distruggano la famiglia reale del Lorsk. Anche tutto il paese, se è necessario. — Ehi, un momento! — esclamò Okma. — Anche gli dèi della Poseidonis&#8230; — (li cercò con lo sguardo e vide che Tandyla aveva chiuso tutt’e tre gli occhi e che Lyr era intento a grattarsi le incrostazioni) — .. . me compreso. . . dovrebbero dare la loro approvazione prima di scatenare una devastazione simile sopra il loro stesso&#8230; Tutti gli altri dèi (quelli almeno di estrazione non pusadiana) si affrettarono a zittirlo. — Faccia di seppia — concluse Drax, — non perder tempo, o fra poco sarà troppo tardi. A Sederado, capitale di Ogygia nelle Hesperidi, la regina Porfi era in camera sua. Aveva i capelli neri come la notte, e gli occhi dello stesso colore degli smeraldi che portava in testa. Stava concedendo udienza a Gara!, primo ministro, un individuo tozzo, pelato e grassoccio, che emanava ingannevolmente un sincero buonumore e una genuina competenza.— Suvvia, signora — stava dicendo il ministro, mentre riavvolgeva un papiro. — Non fate davvero il vostro interesse, rifiutando di sposare il re dello Zhysk. Perché date peso a quel piccolo particolare? Anche se il re ha già tre regine e quattordici concubine. . — Piccolo particolare! — strillò la regina Porfia, che per essere vedova era fin troppo giovane. — Vancho non era niente di eccezionale, ma almeno, quando era vivo, quel bauscione era tutto per me. Non ho nessuna voglia di sposare la diciassettesima parte di un uomo, anche se di sangue reale. — La diciottesima — corresse Garal. — Però. — E poi, chi governerà Ogygia mentre io me ne starò a languire in una gabbia dorata ad Amferé? — Forse potreste passare qui la maggior parte del tempo, e farvi consolare dal giovane Thiegos.<br />
— E quanto ci vorrebbe prima che re Shvo scoprisse tutto e ci uccidesse entrambi? Inoltre, nonostante tutte le belle promesse di rispettare la nostra indipendenza, manderebbe subito qualche rapace governatore zhyskiano a spremervi come limoni.<br />
Garal fece un sobbalzo, ma poi si ricompose e continuò tranquillamente: — Eppure, una volta o l’altra, dovrete ben sposarvi. Persino i vostri sostenitori si lamentano perché non c’è. un uomo a capo dello stato. Sarebbero addirittura disposti ad accettare Thiegos&#8230;<br />
— Non capisco cosa c’entri. L’isola prospera, e Thiegos, anche se piacevole come amante, come re non me lo vedo proprio.<br />
— Pienamente d’accordo. Ma una volta o l’altra dovrete pure prendervi un marito, e non c’è nessuno che vada meglio di Shvo dello Zhysk. O c’è qualcun altro&#8230;?<br />
— No. Tranne forse&#8230;<br />
— Chi? — Garal si piegò in avanti, con gli occhi che brillavano interessati.<br />
— Una vecchia sciocca idea. Quando da giovane andai ad Amferé, al matrimonio della figlia di Shvo, dieci anni fa, mi presi una cotta per un giovane principe, Vakar del Lorsk. Non era niente di eccezionale come bellezza e come fisico, ma aveva un certo non so che. .. una specie di arguzia irriverente, una fantasia alata, una profondità di vedute.., insomma, era tutto diverso da quei balordi di Suoi compatrioti. Mah, a quest’ora avrà già una dozzina di mogli, e si sarà dimenticato di Porfia, la ragazzina goffa e imbarazzata. Dunque, per quell’aumento dei diritti portuali&#8230;<br />
Zeluud, re delle isole Gorgadi, stava schiacciando il pisolino pomeridiano, sdraiato su un divano dalle gambe d’avorio. Ad ogni inspirazjone la pancia gli si alzava e abbassava, e il fazzoletto di seta che gli copriva il volto si gonfiava ritmicamente sotto la spinta del reale respiro che fuorusciva ronfando sonoramente. Un nano negro, rapito nel Tartaro anni prima dai pirati di sua maestà, si aggirava per la camera in punta di piedi, con uno scacciamosche di foglie di palma, per colpire l’insetto molesto che avesse ardito recare offesa al reale riposo. Il re dell’antica Gorgonia sognava.<br />
Sognava di trovarsi davanti al nero e umido trono di basalto di Entigta dalla testa di seppia, dio del mare della Gorgonia. Il re Capiva dalla colorazione scura che Entigta non era in vena di affabilità, e, dalla velocità con cui i colori si rincorrevano sulla pelle&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blumannaro.net/2009/04/lanello-del-tritone-%e2%80%93-lyon-s-de-camp/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

