Archivio per la Categoria “Attualità”

Le proteste seguite alle elezioni presidenziali del 2009 in Iran sono state segnate dalle drammatiche immagini della morte di una ragazza colpita in pieno petto da una fucilata. Il filmato amatoriale degli ultimi istanti di vita della giovane ha fatto il giro del mondo e lei è diventata, suo malgrado, il simbolo della ribellione alle autorità che comandano quel paese. Nei giorni successi all’omicidio le sue immagini di “vita quotidiana” sono cominciate a girare nei giornali e nel web ed hanno avuto un secondo “incisivo” effetto. Mentre le prime immagine, quella della sua morte, avevano sconvolto tutti per le la loro drammaticità, quelle della “Leda quotidiana” sono state uno schiaffo a tutti i distratti del mondo occidentale. Tutti quelli che generalizzavano senza farsi tanti problemi e s’immaginavano le donne Arabe o Marocchine tutte uguali, coperte da veli, burqa, ecc…(quante persone conoscete che definiscono Arabe/Marocchine tutte quelle persone che provengono da quel “piccolo territorio” compreso tra Marocco e Afghanistan?). Questi si sono trovati davanti le foto di una donna vestita il più delle volte all’occidentale, spesso in situazioni d’allegria o comunque festose (come la foto del suo ventiquattresimo compleanno su Iranian.com). In quel momento molti distratti non hanno più visto la ragazza morta sulle strade di Teheran come un’entità lontana nello spazio ma una persona che poteva essere benissimo la compagna di classe della loro figlia, la commessa del negozio sotto casa o più semplicemente la propria vicina.

Oggi Neda Agha-Soltan avrebbe compiuto 28 anni.

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Era il 1965 quando il giovane avvocato statunitense Ralph Nader pubblicava un libro intitolato “ Insicura a qualsiasi velocità”. Protagonista una delle auto più popolari dell’epoca: la Chevrolet Corvair. Ovviamente alla General Motors , la casa automobilistica che produceva l’autovettura, non la presero molto bene, tanto che citarono per diffamazione il giovanotto nato nel Connecticut. A dispetto di tutte le previsioni Nader vinse la causa; i giudici si convinsero che la Corvair era realmente una cassa da morto su quattro ruote e condannò la GM a risarcire l’avvocato e rendergli pubbliche scuse.Questo episodio viene riconosciuto oggi come il padre di tutte le class action, tutte quelle cause ,definite collettive, che da qualche anno rappresentano uno dei pochi spauracchi per le “furberie” delle multinazionali (vedi i processi contro Philip Morris & co.).Oggi la class action arriva anche in Italia; finalmente! Si potrebbe dire…peccato che la famosa genialità Italiana fosse in ferie mentre veniva redatta la versione nostrana di questa procedura.

La forza della class action all’americana sta nel suo potere dissuasivo. Esempio: io (società) imbroglio i miei tanti clienti e rubo loro mille dollari a testa. Se vengo scoperto e condannato so che dovrò restituire i mille dollari ed in più magari sganciarci un milioncino sopra come risarcimento morale. Un bel salasso per le mie tasche! Da noi invece il furbetto di turno sa che in caso di sconfitta dovrà solo restituire il mal tolto senza nessun altro addebito. Morale: truffare il cliente rimane ancora un affare perché prevedo in partenza che non tutte le mie “vittime” parteciperanno alla causa contro di me, insomma, qualcosa m rimane sempre in tasca ed anche se avrò contro un po’ di pubblicità negativa posso contare sul fatto che la gente (purtroppo) ha la memoria corta.

Un’ultima chicca: la class action è applicabile anche contro la pubblica amministrazione. Disservizi, ritardi, spese ingiustificate, ecc… si possono impugnare collettivamente di fronte ad un giudice. Peccato che in questo caso non venga previsto anche il più modesto dei risarcimenti, il giudice può solo ordinare di porre rimedio al disservizio al fine di garantire la prestazione richiesta.

Vabbè…scusate, devo andare a vomitare! :roll:

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Martedì, come ogni primo di dicembre, si è celebrata la giornata mondiale di lotta all’Aids. Un blogger piccino piccino come me non ne avrebbe voluto parlare perché il mio peso nel web e la competenza in materia non sarebbero tali da poter aggiungere nulla di nuovo o utile alla causa. Blog e siti più o meno istituzionali hanno fatto la loro parte più che bene, l’unica cosa che mi sento di “sottolineare” è questo improvviso interesse oggi nel 2009. E’ dal 1998 che si celebra questa giornata, ma onestamente, non mi sembra di ricordare qui in Italia una campagna d’informazione cosi presente negli ultimi anni. Mi viene da pensare che il “non parlarne più” di questi ultimi tempi abbia fatto abbassare la guardia nella popolazione facendo ri-aumentare i casi contagio. Quale altra spiegazione ci potrebbe essere altrimenti?

Tornando ai motivi di questi post: Nel mio girovagare nel web ho l’abitudine di salvare link che immagino possano tornare utili per affrontare un argomento da trattare nel blog, il tutto, meglio se “decantato” da commenti ed emotività scatenate dall’attualità della notizia .Tra tutti questi link ovviamente ci sono anche quelli legati al tema dell’Aids; link che ho cominciato a scorrere in questi giorni per rinfrescarmi la memoria in occasione della celebrazione. Ho così scoperto che gran parte dei video legati alle campagne di lotta contra l’Aids erano scomparsi! La rimozione di un video ci può stare per cento motivi, ma quando i video scomparsi cominciano ad essere parecchi…. beh, qualche sospetto può sorgere. Non voglio parlare di vera è propria censura (non lo voglio neppure pensare) ma dell’azione di qualche “untore del web” si. Qualche benpensante che per una forma di rifiuto verso tutto le immagini o i video “forti” preferisce non vedere e non far vedere. Non importa se questo negare tutto porta conseguenze disastrose come il diffondersi di malattie…”qualcuno” provvederà.

Ho fatto una breve ricerca ed ho ritrovato uno di questi video maledetti. Pubblico il link, anzi pubblico proprio il video e voglio vedere se resisterà nel tempo o se darà tanto fastidio da sparire…ancora.

Immagine anteprima YouTube

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A volte ho l’impressione che a certe notizie ci si abitui con troppa facilita’ e si finisca con il dare per scontato che alcune cose succedono e non ci si può fare nulla. Sara’ che di fronte alle truffe e’ facile indignarsi ma e’ altrettanto facile “glissare” il tema se disgraziatamente facciamo parte della categoria delle vittime. Un esempio? E’ di qualche giorno fa la notizia che nella mia provincia, e nella mia città in particolare, ad una serie di controlli da parte delle autorità preposte (scrivo quasi come un giurista…), si è scoperto che alcune pescherie e ristoranti rifilavano ad alcuni clienti del pangasio spacciandolo per cernia. Ora, non voglio entrare nella polemica sull’allevamento del pangasio; di tutti i dubbi legati alla sua provenienza, sulla qualità delle sue carni e se sia giusto o meno che circoli nelle nostre mense, in particolare quelle di scuole e ospedali, di tutto questo stanno dibattendo in tanti ormai da tempo. Quello che invece mi fa prudere i nervetti in questo momento è l’aspetto etico della storia visto che, per l’ennesima volta, ci troviamo di fronte al solito gruppo di “furbetti creativi”. Gente che con il sorriso stampato in faccia ti vende un prodotto, o meglio, l’illusione  di un  prodotto pregiato con un altro di valore infimo guadagnandoci così vagonate di soldi extra che gli permettono di cambiare il macchinone ad ogni cambio di stagione e farsi la vacanza esotica un anno si e un anno…si.
Come ho detto di questa storia si è parlato poco, forse perché coperta da altre vicende più eclatanti o forse perché in una qualche forma di rassegnazione la cosa finisce per passare quasi innoservata ai nostri occhi. Grugniamo due parole di disprezzo mentre leggiamo la notizia e poi la lasciamo nel freezer della nostra memoria insieme ai filetti di cernia (vera cernia?) nel freezer…quello vero.
Possiamo anche immaginare come andrà a finire la storia per i commercianti coinvolti in questa truffa (diciamolo, è una truffa). Solo se c’è qualche pirla nel gruppo, questo avrà dei seri problemi, nel senso che si vedrà chiusa l’attività per qualche tempo, ma è una cosa piuttosto rara, a memoria non ricordo situazioni del genere nel mio territorio. Cosa più logica e probabile per tutti è la condanna a pagare una bella multa, forse neppure tanto salata se riescono a tirarla per le lunghe, sicuramente non tanto salata da metterli economicamente in difficoltà, visti i guadagni interessanti derivati dalla loro gestione creativa degli affari.
E noi? Noi restiamo con il dubbio. Continuiamo a frequentare la nostra pescheria di fiducia sperando che non sia una di quelle coinvolte nel losco affare perché di più non possiamo fare. In realtà qualcosa si potrebbe fare se il nostro sistema giudiziario lo permettesse. Dando per scontato che le indagini siano state fatte in modo corretto e non si rischi di mandare alla pubblica  gogna dei commercianti onesti per delle leggerezze o fretta di concludere, accertato tutto questo, a tempo debito, basterebbe rendere pubblici i nomi dei “furbetti creativi” ed il problema sarebbe risolto. Quale miglior punizione di vedersi abbandonare dai propri clienti delusi e incazzati? Un danno d’immagine (corretto) può dare risultati ben più importanti di una multa o una condanna a qualche mese di galera virtuale. In questo modo si può pensare ad un ridimensionamento  di questo genere di truffe perché a nessuno, “furbetti creativi” in testa piace l’idea di farsi spillare dei soldi dalle tasche, altro che scherzetti.

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Quando si sente parlare di cyber-guerra si pensa subito alle immagini di film anni ottanta come Wargames con protagonista Matthew Broderick o, se vogliamo un po’ di pepe, la saga di Terminator interpretata dal Arnold Schwarzenegger. Al limite la nostra fantasia ci può portare verso qualche intrigo alla “007” ma difficilmente associamo il mondo del computer e della rete alla parola guerra perché, in fondo, se non ci sono bombe e pistole che razza di guerra è? Eppure…

Nel mese di agosto mentre l’Italico popolo esorcizzava le ansie da crisi andando (se poteva) in vacanza, mentre scopriva che il più bel culo d’Italia apparteneva ad un Ministro della Repubblica e la rivista Panorama ci confortava sui numeri delle prestazioni sessuali dei nostri Parlamentari con tanto di appendici regionali per ognuno degli intervistati, mentre attendeva notizia sulla produzione del vaccino per la A-N1H1 (l’influenza “maiala”) ed intanto si chiedeva come George Clooney da potenziale gay si fosse trasformato in potenziale futuro sposo di Elisabetta Canalis, mentre pensava a tutto questo [attimo di respiro...] per alcune ore la rete subiva uno scossone. Uno scossone che non ha colpito tutto il mondo e che non tutti gli utenti hanno avvertito, ma che ha lasciato indubbiamente un profondo segno. Un attacco informatico ha bloccato Twitter e messo in grave difficoltà diversi social network a partire da Facebook e LiveJournal, un attacco rivolto a Cyxymu (versione latinizzata dal cirillico Sukhumi, nome della capitale dell’ Abkazia) un blogger Georgiano che, a quanto pare, con i suoi articoli sta dando fastidio a “qualcuno” ben attrezzato a muoversi nella rete, non un semplice hacker, vista la portata di questa operazione che ha visto coinvolto milioni di utenti della rete. Tutta questa gente ha ricevuto messaggi ed email che invitavano a visitare i diversi profili di Cyximu innescando, insieme all’invio di altri dati paralleli, un traffico in grado di mandare in tilt Twitter.

Cyxumu non è un fantasma della rete: si chiama Georgy, ha 34 anni, è un docente di economia e vive a Tiblisi. Tutto normale salvo il fatto che si dichiara nazionalista e d’avercela con il Russi, quanto basta per attirare l’attenzione su di se dopo che ha avviato il suo blog in occasione della crisi Russia-Georgia per l’Ossezia. Ovvio pensare che un attacco in così grande stile verso una sola persona abbia uno scopo intimidatorio; verso il blogger, verso i suoi lettori e chi lo volesse (forse) in futuro emulare. Per chi volesse sapere qualcosa di più su Cyxymu qui trovate i suoi profili su Twitter, LiveJournal e YouTube.

Questo non è il solo segnale di pericolo che il mese di Agosto ci ha consegnato relativamente alla alla cyber-guerra o alla cyber-sicurezza se trovate la parola guerra esagerata parlando di web. Negli U.S.A . da tempo si sta lavorando ad un disegno di legge che fa discutere. In base a questa legge, se andasse in vigore così come sta oggi, il Presidente avrebbe il diritto d’intervenire su internet fino a disconnettere i computer privati dalla rete in caso di emergenza, anche non è chiaro quale dovrebbe essere il livello di tale emergenza. Aziende informatiche e gruppi per i diritti civili sono in allarme e per questo al Senato se ne sta nuovamente discutendo.

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Il 14 luglio è previsto uno “sciopero della rete”. Per quel giorno l’idea sarebbe quella di non pubblicare alcun post.
Tra tutte le iniziative in corso ve ne segnalo una che mi sembra la più…completa.
Devo dire che pur condividendo in pieno i timori e quindi approvando l’iniziativa di Enzo di Frenna  con il suo Diritto alla Rete (che v’invito a leggere) non sono d’accordo con la “formula del silenzio”  e pertanto il giorno 14 scriverò un post.
Perché lo faccio? Semplice: chi frequenta abitualmente il mondo dei blog sa (magari anche solo a grandi linee) come stanno le cose, sa qual è la forza del mondo dei blog e sa cosa potrebbe significare tappare la bocca alle voci nel web. Sappiamo inoltre che la rete (fortunamente) non è controllabile ed il “potere” da sempre non ama chi canta fuori dal coro.
Mi raccomando! Antenne belle dritte in testa…ci  “leggiamo” presto ;-)
Ps: leggere Diritto alla Rete è stata anche una buona occasione per scoprire un prodotto interessante  come Ning, un Social Network personalizzabile che merita d’essere seguito con cura.

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Tra le curiosità che hanno segnato le ultime elezioni (più referendum) una coinvolge il seggio dove sono iscritto. L’articolo del giornale che ho letto parla di un elettore arrivato verso le ore 14 che, dopo aver consegnato i documenti per la registrazione e  preso le schede, si è letteralmente asserragliato dentro la cabina uscendone solo alle ore 15, ovvero alle chiusura delle elezioni. Per tutta l’ora in cui è rimasto chiuso nella cabina l’elettore si è “esibito”  con un vasto repertorio d’imprecazioni e proteste dimostrando sicuramente d’avere buoni polmoni e fantasia, il tutto di fronte gli sguardi allibiti della presidente di seggio ed un assessore comunale. Tutto questo, come detto, si è protratto per ben un’ora mentre nelle altre cabine gli altri elettori continuavano normalmente (ma sicuramente incuriositi) le operazioni di voto.
Questo episodio mi ha fatto sorgere qualche domanda. Ma quanto si può rimanere chiusi dentro la cabina? E se invece di un contestatore solitario in un seggio ne entrassero uno per ogni cabina occupandole per diverse ore? Se nessuno è intervenuto per “stanare” l’elettore ho il sospetto che la sua azione sia in qualche modo regolare, tanto che pare non sia questa la prima esibizione dell’uomo.
Se me lo ricorderò alle prossime elezioni cercherò di recarmi al voto all’ultimo momento…visto che condividiamo il seggio.

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Nel luglio del 2007 un uomo perse la vita nel tentativo (riuscito) di salvare la vita a due bambini che rischiavano d’annegare alle foci del fiume Piave. Su questo episodio scrissi un articolo dove partendo dal fatto di cronaca coglievo l’occasione per alcune riflessioni su stranieri ed incidenti. La morte di Cigan scosse molto l’opinione pubblica Adesso la storia sembra essere giunta al suo epilogo come si può leggere dal seguente breve articolo. (Fonte Adnkronos)

Venezia, 11 mag. ”Vengono consegnate oggi a Banja Luka dai funzionari della Regione del Veneto le chiavi dell’abitazione che un mai sopito senso della solidarietà ha inteso dare alla famiglia Dragan Cigan. Come si ricorderà, il 22 luglio 2007, il cittadino bosniaco perse la vita per aver salvato dall’annegamento due bambini italiani”. Lo annuncia, in una nota, il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. Per questo suo gesto Dragan Cigan e’ stato insignito della medaglia d’oro al valor civile dal Presidente della Repubblica. Lo scorso novembre Galan, aveva poi promesso la casa alla vedova e alle due figlie dell’uomo, dopo aver garantito loro 350 euro al mese per l’istruzione e altri 250 per le prime necessita’. ”In buona sostanza oggi a Banja Luka si conclude la prima parte di un percorso di solidarietà che vede la consegna di un’abitazione, l’acquisto degli arredi, nonché il vitalizio per il mantenimento della famiglia e per le spese scolastiche delle figlie – conclude il presidente del Veneto – Il più sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di un gesto di solidarietà che fa onore al Veneto, alle sue istituzioni, alla sua gente. Gente che conosce i valori dell’accoglienza e di una integrazione in grado di favorire in ogni senso la civile convivenza”.

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Sul sito del Guardian il 2 aprile hanno pubblicato un video che ha fatto molto discutere. Nelle immagini si vede una ragazza Pakistana diciassettenne “punita” con 34 frustate perché trovata fuori di casa in compagnia di un ragazzo che non era suo marito. Nei giorni scorsi ho presentato questo tema alla comunità di Answers; ne è uscito un “dibattito” dove il senso di rabbia l’ha fatta da padrona. Non è mancata qualche battuta o l’intervento di chi, come l’Islamica Caramella K ha cercato di mostrare la cosa sotto un punto di vista diverso. Io non commento la cosa (mi sembra superfluo) mi limito a riproporre qui la risposta di Draisienne: Uno spaccato di vita vissuta in terre a noi lontane che forse ci può aiutare a  capire qualcosa in più.

Testo.

no! non è normale… tende all’orrido e non è un film ma un filmato girato in Pakistan nel mondo talebano che non è un mondo arabo normale – lì vigono ancora leggi non scritte che risalgono all’alto medioevo di estremismi religiosi che non discendono dal Corano ma dal diritto di proprietà – proprietà che spesso si limitava – nel mondo beduino – al cammello e alla tenda nonché moglie e figli e alle pecore se non erano nomadi…
le mogli sono solo fattrici per non perdere il proprio patrimonio genetico con figli che domani potranno pugnalarti alle spalle se non fossero tuoi…
il mondo arabo è tutto così?
no! io ho vissuto per più di due anni in un paese arabo dove queste aberrazioni non esistevano e dove
pur conservandosi usanze antiche c’era una legge coranica che disponeva che la moglie non sedesse a tavola con gli uomini ma se c’era un invitato d’altri costumi – era il mio caso – le usanze si adeguavano a quelle dell’ospite e la moglie sedeva a tavola… si serviva il vino per l’ospite… non per gli arabi che per il corano non devono alcolici…
tuttavia se l’arabo va all’estero si adegua ai costumi del luogo e può bere e mangiare salsiccia…
il rito del desinare è come il nostro il capo di casa a un capotavola… l’ospite all’altro capotavola e se c’era la compagna la moglie si sedeva vicino all’ospite e la compagna vicino al padrone di casa…
vorrei sfatare la nomea che ha il corano di nuovo testamento… una sorta di vangelo…
niente affatto… è la scrittura delle norme per essere un buon musulmano o fedele dell’islàm (servo del dio Allah) punto è basta…
assieme alle norme religiose ci sono comportamentali del buon islamico tra cui quella del vino e della carne di maiale…
- perché?
- perché nei paesi della fascia subtropicale per il caldo è consigliabile non bere alcolici e non mangiare pesante e le salsicce si fanno con carne di cavallo o di cammello…
le aberrazioni talebane nascono oggi come tra il 1000 e il 1200 vi furono le crociate – vere spedizioni militari – con la benedizione di vari papi… ufficialmente per ragioni religiose ma sotto sotto per notevoli scopi politico-economici all’interno del mondo feudale medievale europeo e bizantino…
secondo alcuni era la rivendicazione di diritti reali perduti dopo la jihad islamica del VII secolo D.C.…
il grosso problema che proviene dal mondo islamico estremista sono i talebani e la questione palestinese… e io pur convinto che chi potrà riuscirà a vincere questa battaglia solo che bisogna vedere quando…
per chiudere ti racconto un fatto che mi è accaduto… in occasione della circoncisione dell’ultimo figlio un signore benestante – moooolto benestante – mi invita al festeggiamento che si sarebbe tenuto la sera a casa sua…
essendo quel giorno in missione arrivo tardi… mi aspettavano un paio di dozzine di persone tra cui molti ragazzi e ragazze in buona allegria piluccando antipasti e aperitivi analcolici… mi scuso in particolare con la signora che sorridendo mi invita a sedermi… vado per sedermi e noto che c’è un posto solo…
e la signora?..
- dopo di lei dico…
lei alza gli occhi verso il marito che fa un cenno d’assenso e un cameriere in un baleno prepara il posto accanto a quello offertomi ed eravamo la signora alla mi a sinistra e io a un capo tavola e il patriarca all’altro capotavola… un cenno della signora e portano il vino a me… a un bulgaro e la moglie e un paio di altri…
finiti gli aperitivi e gli antipasti… il patriarca comincia a spezzare con le mani il pane e a servire sempre con le mani agnello arrosto… arrivato il mio piatto guardo ai lati del piatto (io non mangio con le mani nemmeno il pollo) la signora guarda verso il marito che aveva notato tutto e fa un cenno impercettibile a un cameriere che gli stava accanto… sono arrivate le posate…
non solo a me…
a tutti…
ancora troveranno ossa di agnello in tutti gli angoli…

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La crisi economica che in questi mesi ha investito il mondo intero, oltre a tutti i problemi che ovviamente sta creando, ha generato un curioso effetto collaterale. Sembrerebbe che molti Stati dove vige la pena di morte stiano pensando di abolire questa forma di condanna non tanto per questioni etiche ma perché ritenuta antieconomica. Non stiamo parlando di paesi dove la condanna a morte ha il semplice costo di una pallottola conficcata nella testa ma dei 36 Stati USA dove l’esecuzione avviene dopo lunghi processi. Sinceramente non avevo mai considerato la questione pro/contro pena capitale dal punto di vista strettamente economico. Diciamo che, ragionando superficialmente, pensavo che un condannato all’ergastolo costasse più di un condannato a morte, a partire dal “vitto e alloggio” per tutti gli anni di detenzione. A quanto pare non è proprio così. Uno studio condotto per lo stato del Maryland ha messo in luce i seguenti dati: un procedimento che si chiude con una condanna a morte costa circa tre milioni di dollari contro poco più di un milione di dollari per un processo nel quale la pena massima richiesta è l’ergastolo. A ciò si deve aggiungere che spesso i dibattimenti dove il pubblico ministero richiede la pena di morte si concludono con condanne al solo carcere. Inoltre fra tutti i casi di condanna alla pena capitale solo una minima parte si conclude con l’effettiva esecuzione, per gli altri la condanna viene comunque convertita in un ergastolo di fatto. Altro fattore che favorisce gli alti costi è legato alla gestione dei carceri; un carcere dove ci sono dei condannati a morte é più costoso. C’è maggior personale di sorveglianza e più qualificato (gli stipendi si fanno sentire).

Una nota curiosa: come ho scritto gran parte degli Stati dove vige la condanna capitale stanno valutando l’eventuale abolizione della pena. Uno sta andando controcorrente: L’Alaska di Sarah Palin (Governatore reso popolare alle recenti elezioni Americane) sembra voglia inserire la pena di morte nel suo ordinamento. Viene da chiedersi se la Palin (nota cacciatrice di alci) voglia occuparsi personalmente delle esecuzioni.

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