Sono molte le maschere di carnevale ad avere un aspetto sinistro.
Già la parola stessa, maschera, ha origini poco allegre; màsca, masc, sono termini del periodo medioevale che stavano ad indicare streghe e stregoni o anche fantasma in epoche più remote.
Nell’evolversi del significato non si può escludere l’influenza Araba con i verbi burlare o deridere ma qualunque sia la vera origine della parola ne resta comunque il significato per niente allegro, nonostante si accosti l’uso della maschera quasi sempre ad un ambito festoso.
Tra tutte le maschere che conosco una in particolare mi ha sempre inquietato. La figura di un uomo avvolto da un mantello nero, un ampio cappello sulla testa ed il viso celato da una grottesca maschera dove spicca un vistoso becco d’uccello. Si tratta del “medico della peste” e non è una maschera nata dalla fantasia popolare ma una vera e propria uniforme che i medici Veneziani indossavano quando la peste mise in ginocchio la città.
All’epoca la medicina si muoveva ancora a cavallo tra superstizione, intuizioni e spiragli di scienza. La peste era vista come un male portato dagli spiriti se non addirittura come “castigo di Dio” e per questo veniva affrontata indossando un abito “pauroso”. L’unico debole aggancio scientifico stava nel vistoso becco della maschera (pensata dal medico Francese Charles de Lorme) che conteneva delle erbe medicamentose, utili a contenere le esalazioni malsane dei corpi in putrefazione ma dalle opinabili proprietà protettive dal contagio; a questo dava maggiori garanzie di successo la bacchetta che il medico della peste usava per scostare le vesti dei malati senza toccarli.
Passati gli anni terribili del morbo l’uniforme si trasformò in maschera vera e propria diventando uno dei tanti ingredienti del carnevale Veneziano. Non sappiamo se questo sia dovuto al suo aspetto grottesco o sia stata una scelta per esorcizzare il dolore del passato, difficile dirlo, certo è che oggi non tutti conoscono le origini di questa tragica maschera (possiamo veramente dirlo).
Chissà se, e quante, maschere che vorrebbero divertirci nei giorni di carnevale hanno un passato altrettanto triste…
Immagine: Elaborazione di un acquerello di Giovanni Grevenbroch
E’ un genere letterario che forse esiste da sempre anche se solo recentemente ha raggiunto il vasto pubblico diventando anche materia di studio di sociologi e antropologi. La cosa che maggiormente affascina di questo genere è il concetto del “E se….”.
Infatti, chi di noi non si è mai chiesto almeno una volta cosa sarebbe successo se un qualunque episodio della storia avesse preso una strada diversa?
Molti scrittori hanno intrapreso questo viaggio letterario. Ne citeremo alcuni soffermandoci sulle principali pubblicazioni.
Philip K. Dick (1928-1982).
Scrittore dall’esistenza travagliata segnato da profonde crisi depressive e ben quattro matrimoni fallimentari.
Segnato dall’uso di stupefacenti muore per una crisi cardiaca dopo un lungo periodo da sbandato. Dick è stato al centro, dopo la morte, di una clamorosa, quanto autentica, rivalutazione letteraria.
Sottovalutato in vita, è emerso oggi nella critica e nella considerazione generale come uno dei talenti più originali e visionari della Letteratura Americana contemporanea.
Singolare il destino di molte sue opere saccheggiate dalla cinematografia come Total Recall (tratto dal suo racconto We Can Remember it for you Wholesale del 1966), Screamers (tratto dal suo racconto Second Variety del 1953), Minority Report e Paycheck (tratti dagli omonimi racconti degli anni Cinquanta), Confessions d’un Barjo (tratto dal suo romanzo mainstream Confessions of a Crap Artist), i film d’animazione Toy Story e Small Soldiers (ispirati al suo racconto Little Movement del 1952), e soprattutto Blade Runner, capolavoro tratto dal romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep?
Parlando di Ucronia citiamo il romanzo The Man in the High Castle (da noi tradotto anche come La Svastica sul Sole) vincitore, nel 1963 di un Hugo Award dove si narra di una realtà alternativa, in cui le forze dell’Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, ed in cui Tedeschi e Giapponesi si sono spartiti l’America.
Il gioco perverso del libro parte dall’ipotesi di un misterioso romanzo che parlerebbe invece dell’ipotesi opposta.
Harry Turtledove.
Californiano, classe ‘49 è laureato in storia bizantina. Vive a Los Angeles con la
moglie Laura e le tre figlie. Prima di diventare romanziere a tempo pieno, ha insegnato all’UCLA e alla California State University, tenendo in prevalenza corsi di storia antica, storia bizantina e storia della civiltà occidentale. È arrivato al successo con il grande ciclo di Videssos (quattro libri).
È autore inoltre del ciclo di Krispos, composto da tre libri (Infine, si è dedicato con grande interesse alla fantascienza, sviluppando soprattutto i temi della storia alternativa e dell’ucronia, di cui oggi è in assoluto fra gli autori più rappresentativi. Oltre ad Agente di Bisanzio ,A Different Flesh e The Guns of the South la sua produzione è culminata con il ciclo formato da Invasione. Anno Zero, Invasione. Fase seconda, Invasione. Atto Terzo e Invasione: Atto finale un’appassionante storia alternativa della seconda guerra mondiale, bestseller in tutto il mondo – e Colonizzazione. Fase 1,Fase 2 e Fase 3.
Il ciclo Invasione/Colonizzazione rappresenta un bell’esempio di realtà alternativa: immaginate di trovarvi nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. Nazisti e Alleati sono in perfetto equilibrio, nulla lascia intravedere quale fazione possa prendere il sopravvento. Improvvisamente un nuovo e agguerrito nemico entra in gioco: la “Razza”, alieni provenienti da un mondo dove la natura ha portato al massimo dell’evoluzione i rettili, decisi a trasformare la terra in una nuova loro colonia. Dobbiamo riconoscere a Turtledove di saper ben costruire le basi dei suoi romanzi.
1 – La Razza è molto credibile. La loro tecnologia (se pur ovviamente più avanzata di quella terrestre) non è rappresentata da meraviglie dal dubbio riscontro scientifico, ma da una logica di progresso (carri armati, aerei a reazione, ordigni nucleari…). I personaggi hanno una loro “umanità”; pagina dopo pagina si scopre la psicologia , la mentalità e la logica della Razza. Questa stacca notevolmente da certi stereotipi di alieni invasori-cattivi che spesso abbondano tra gli scaffali delle librerie.
2 – La stessa analisi ,diciamo, psicologica viene rivolta anche ai protagonisti terrestri della storia. Ognuno viene descritto con minuzia di particolari tale da renderli ben comprensibili al lettore. Se vogliamo trovare un difetto nella vicenda forse dobbiamo ricercarla nella lunghezza dell’opera; ben sette libri che narrano un intricarsi di vicende sparse in giro per il mondo, dall’Inghilterra alla Cina, dagli USA alla Polonia, ecc… .il tutto in un gradevole susseguirsi di emozioni e curiosità, ma anche una sensazione di finale inesistente. Tutto rimane sempre troppo in sospeso come in una soap opera (perdonatemi il paragone!). Rimane il fatto che l’opera merita gran attenzione per la cura della realizzazione e…vediamo come va a finire!
Concludiamo questa breve rassegna dedicata all’ ucronia con un autore italiano:
Pierfrancesco Prosperi.
Architetto ed urbanista nato ad Arezzo nel 1965. Scrittore dotato di buona sensibilità narrativa impronta gran parte dei sui scritti su fantapolitica, universi paralleli ed in particolare storia alternava: Garibaldi a Gettysburg ne è un buon esempio.
La storia (reale) racconta che all’inizio della guerra civile americana i nordisti stentarono a trovare un leader per il loro esercito; tanto che Lincoln pensò di prendere contatto con Garibaldi per affidargli il comando delle truppe. Al fine non se ne fece nulla ed il comando venne affidato al generale Grant che rovesciò favorevolmente il corso della guerra sconfiggendo i sudisti nella battaglia di Gettysburg.
Il romanzo: immaginate che Garibaldi accettasse il comando delle truppe nordiste e malauguratamente perdesse la battaglia. Una sconfitta anche morale; niente garibaldini, niente spedizione dei mille, niente unità d’Italia…..risultato oggi Veneto e Trentino province austriache! Da questo scenario l’inizio di un romanzo ricco di emozioni con il protagonista sballottato tra due realtà tanto diverse tra loro.
Domenica scorsa nella mia città si doveva svolgere la tradizionale sfilata di carri allegorici legata al carnevale ma, a causa del brutto tempo, hanno deciso di spostare l’evento di un paio di settimane.
Non tutti sapevano di questo cambiamento di programma e così, nel primo pomeriggio, sotto una leggera pioggerella, era possibile incontrare famiglie con i bambini mascherati da zorro, fantasmi, damine,ecc… .
Preso dalla desolazione del meteo decisi di fare due passi sul lungomare e fu li che una voce attirò la mia attenzione. “Mussa che vegno!” Possibile? Pensai. Era probabilmente dal tempo della scuola elementare che non sentivo queste parole.
Camminai verso il punto dove avevo sentito la voce e fu così che ,accanto ad un chiosco, trovai un gruppo di bambini intenti a giocare. I loro abiti carnevaleschi era sgualciti e inumiditi dalla sabbia (ricordo che stava già iniziando a piovere) ma questo non era un problema presi com’erano dall’euforia del gioco.
Un gioco per tanti di loro sicuramente nuovo ma non per quel nonno (immagino) che li stava istruendo.
Il gioco, nella tradizione Veneta, chiamato “mussa che vegno” o anche “saltamussa” consiste nel saltare sulla schiena dei compagni. Più alto è il numero di giocatori che riescono a a rimanere accavallati gli uni sugli altri e più ci si diverte!
Un primo giocatore, come si può vedere dal disegno in alto, s’aggrappa ad un albero o comunque una struttura ben solida; se i giocatori sono numerosi alle sue spalle può aggrapparsi anche un secondo giocatore.
A questo punto un altro giocatore urla “mussa che vegno!” ( traducibile più o meno con “asina che vengo”), il giocatore aggrappato all’albero e gli altri eventualmente già calati sul suo groppone rispondono “vien che te tegno!” (traducibile con “vieni che ti tengo”) e si preparano a ricevere sulle spalle il nuovo arrivato che, con un balzo, deve cercare di posizionarsi il più avanti possibile in modo da lasciare posto a nuovi saltatori.
Inevitabilmente ad un certo punto la muraglia umana è destinata a crollare ma questa non è una sconfitta, è l’occasione per farsi una risata e ricominciare da capo.
Mi chiedo se in altre parti d’Italia in passato i bambino giocavano in questo modo o se solo in Veneto siamo così…masochisti.
Nota: il contenuto di questo post è da considerare come un’appendice alle mie attività sul blog dialetticon
Si tratta di uno dei più celebri e discussi romanzi di scienze fiction. Scritto nell’ormai lontano 1898 da Herbert G. Wells il libro ha saputo far parlare ancora di se grazie alla leggendaria versione radiofonica del 1938 ad opera di Orson Welles e i due film: il primo del 1953 diretto da Byron Haskin, il secondo del 2005 diretto da Steven Spielberg.
Ogni versione della storia rispecchia nel suo narrare le paure più opprimenti dell’epoca.
Nel romanzo originale la “vittima “ è una Londra che rispecchia i timori del primo novecento, in particolare quelle pressione del Kaiser che sfoceranno poi drammaticamente nella prima guerra mondiale.
Nel ’38 la versione radiofonica colpì gli americani nella loro culla d’ingenuità; molti pensarono veramente ad una invasione aliena del New Jersey e vi furono reali scene di panico e fughe di massa. Tale fu il ricordo dell’episodio che quando qualche anno dopo le trasmissioni radiofoniche vennero interrotte per annunciare che Pearl Harbour era stata distrutta dai giapponesi, molti americani che avevano ascoltato la trasmissione di Welles lo considerarono uno scherzo di cattivo gusto.
Quella che segue è una trascrizione dei primi minuti dello sceneggiato radiofonico:
(Siamo in onda)
Annunciatore: “Dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza, di New York, vi trasmettiamo un programma musicale di Ramon Raquello e la sua orchestra. Ramom Raquello inizia con la ‘Comparsita’!”
(Si odono le prime note del motivo)
Annunciatore: “Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. Dall’Osservatorio di Princeton il professor Pierson ha confermato le osservazioni di Farrell e ha descritto il fenomeno come qualcosa di simile a fiammate azzurre sparate da un cannone.
Torniamo ora alla musica di Ramon Raquello che suona per voi nella Meridian Room, dell’Hotel Park Plaza di New York”.
(Riprende il motivo musicale che termina dopo qualche minuto… rumore di applausi)
Annunciatore: “Ora un pezzo che incontra sempre il favore del pubblico, la popolarissima ‘Polvere di stelle’ eseguita da Ramon Raquello e la sua orchestra…”
(Musica)
Annunciatore: “Signore e signori, a seguito delle notizie riferite nel bollettino trasmesso pochi minuti fa, l’Ufficio Meteorologico Governativo ha pregato i maggiori Osservatori della nazione di seguire attentamente qualsiasi altro disturbo che si verifichi sul pianeta Marte. L’insolita natura di questi fenomeni ci ha indotti a richiedere il parere di un noto astronomo, il professor Pierson, dal quale ci attendiamo delle delucidazioni. Fra qualche minuto saremo collegati con l’Osservatorio Astronomico di Princeton, New Jersey. In attesa dell’intervista, riprendiamo la musica di Ramon Raquello e la sua orchestra”.
(Musica)
Annunciatore: “È pronto il collegamento con l’Osservatorio di Princeton, dove il nostro cronista Carl Phillips intervisterà per voi l’astronomo Richard Pierson. Ci trasferiamo dunque a Princeton, nel New Jersey”.
(Rumori confusi. Voci echeggianti)
Phillips: “Buonasera, signore e signori. È Carl Phillips che vi parla dall’Osservatorio di Princeton…”
Nel più assoluto verismo segue un’intervista con il professor Pierson sul pianeta Marte e i fenomeni segnalati sulla sua superficie. Poi viene data lettura di un messaggio pervenuto all’Osservatorio di Princeton.
Phillips: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: “Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatasi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore, investigate. Firmato: Lloyd Gray, capo della Divisione Astronomica…”.
Ultimata l’intervista, lo studio di New York dà lettura di un bollettino speciale secondo cui, alle 20:50 circa, un oggetto fiammeggiante di grandi dimensioni, ritenuto un meteorite, è precipitato in una fattoria nei pressi di Grovers Mill, New Jersey:
Annunciatore: “Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill…”
Interrompendo il successivo programma musicale di Bobby Millette e la sua orchestra dall’Hotel Martinet di Brooklyn, l’annunciatore passa nuovamente la parola a Carl Phillips:
“Signore e signori è di nuovo Carl Phillips che vi parla dalla fattoria Wilmuth a Grovers Mill. Il professor Pierson ed io abbiamo percorso le 11 miglia da Princeton in dieci minuti. Bene, non… non so come cominciare per darvi una descrizione completa della strana scena che ho davanti agli occhi, qualcosa che assomiglia a una versione moderna delle ‘Mille e una notte’. Bene, sono appena arrivato. Non ho ancora potuto guardarmi intorno. Scommetto che è quello. Sì, penso che sia proprio quella la… cosa. Si trova proprio davanti a me, mezza sepolta in un’ampia fossa. Deve avere impattato con una forza tremenda. Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’… oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d’ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro…”.
Seguono un’intervista con il proprietario della fattoria e quindi alcune domande al professor Pierson a proposito dello strano ronzio che sembra provenire dall’oggetto. Poi:
“Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno!”
(Voci) “Si muove!” “Guardate, si svita, si svita, dannazione!” “State indietro, là! State indietro! Lo ripeto!” “Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!” “È rovente, sarebbero ridotti in cenere!” “State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!”
(Improvvisamente si ode il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade)
Voci: “Si è svitata! La cima è caduta!” “Guardate là! State indietro!”
Phillips: “Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere…”.
(Urlo di terrore della folla)
“Buon Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. Eccone un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, ora posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio umido. Ma il muso! È… indescrivibile. Devo farmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Sembra appesantito… forse la gravità o qualcos’altro. La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza. È un’esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole… porto il microfono con me mentre parlo… Devo sospendere la trasmissione finché non avrò trovato un nuovo posto di osservazione. Restate in ascolto, per favore, riprenderò fra un minuto…”
…………………………………………………………………….
lo sceneggiato continua con un crescendo di tensione e tanto di intervento del “Ministro dell’Interno”.
Il film del ’53 pur rispecchiando una continuità della versione precedente si segnala per l’impatto della paura nucleare (siamo in piena guerra fredda) ed ovviamente per gli effetti speciali che per la prima volta, fanno la differenza in un film di fantascienza
Breve riassunto del film:
Un meteorite cade nei pressi di una piccola comunità. Un gruppo di cittadini si reca sul luogo dell’impatto per investigare; fra loro sono lo scienziato Clayton Forrester, la giovane Sylvia Van Buren e suo zio, il pastore Matthew Collins. Quando la folla si é diradata, dalla sommità del meteorite emerge un tentacolo metallico sormontato da una sfera luminescente. Gli uomini lasciati di guardia si avvicinano sventolando una bandiera bianca in segno di pace, ma vengono disintegrati da un raggio mortale. Forrester scopre che la meteora nasconde una nave spaziale e che la terra sta per subire una invasione. Il generale Mann informa lo scienziato che altre meteore simili stanno cadendo in diverse parti del mondo. Le astronavi Marziane calano sulle città distruggendo tutto quello che incontrano, esse, protette da un campo di forza che respinge ogni tipo di attacco, anche nucleare, sembrano essere indistruttibili. I Marziani invadono Los Angeles, la popolazione fugge in preda al terrore, poi, improvvisamente, mentre le navi si preparano all’attacco finale, uno dei veicoli barcolla e si abbatte contro un edificio…in tutto il mondo le astronavi aliene subiscono la stessa sorte. I Marziani sono morti, vittime di quei germi patogeni da cui, millenni di evoluzione, ci hanno resi immuni.
La versione di Spielberg (2005) è quella che più fa discutere.
Sicuramente a noi uomini del nuovo millennio fa strano che questi alieni super tecnologici, che hanno attraversato spazi siderali alla fine si facciano fregare da un banale raffreddore come nelle versioni precedenti.
Al di la di questo l’opera di Spielberg è apprezzabile per per il buon uso degli effetti speciali. Si noti che l’alieno “Tripode” rispecchia maggiormente la versione originale del romanzo. Nella versione cinematografica del ’53 si ripiegò alla versione “disco volante” unicamente per limiti di realizzazione.
Interessante anche l’idea di raccontare la storia non dal punto di vista di scienziati e militari come in origine ma da quella di un normale padre di famiglia che tenta in tutti i modi di portare in salvo i propri figli. E qui possiamo dire che la paura citata è quella legata al più recente fenomeno del terrorismo