Gli strumenti che un artista ha a disposizione per il suo lavoro sono quasi infiniti. La dimostrazione ci viene dall’artista Veronese trapiantato a Bologna Dario Gambarin, un pittore che alterna l’uso della tela ed i pennelli con i campi di grano e l’aratro. Se vi capita di passare dalle parti delle campagne di Castagnaro (Vr) e vedete un trattore solitario muoversi in modo apparentemente “disordinato” nei campi mentre un piccolo aereo gli volteggia sopra è probabile che stiate assistendo alla realizzazione di una di queste opere effimere di Gambarin; solo le foto scattate dall’aereo danno “vita eterna” al suo lavoro prima dell’arrivo dei trattori non-artisti che in poche ore preparano il terreno ad una nuova semina. La sensibilità di Gambarin è veramente unica; disegnare un volto su di una superficie di circa tre ettari non è semplice perché manca ogni minimo riferimento visivo. Dimensioni e proporzioni di ogni dettaglio sono fissate nella mente dell’artista che non può permettersi il minimo errore…l’aratro non concede correzioni.

In questo video (non di altissima qualità) pubblicato da quotidiano.net è possibile vedere le fasi di realizzazione di una delle sue ultime opere: il volto del presidente Americano Obama. Per chi ne avesse occasione dal 12 dicembre sarà possibile vedere alcuni suoi lavori presso le Grafiche Aurora (sempre nel Veronese) in un esposizione che vede la presenza di circa una cinquantina di artisti.

 

Circa un anno fa nel mio vagabondare per la rete incontrai il blog di un artista Romano. Un blog dalle pagine molto semplici, un susseguirsi cronologico di opere, appunti e bozzetti. All’epoca Marazzi stava lavorando ad una serie definita “insomnio”. Fu interessante seguire l’evoluzione di quel lavoro così “appuntai” il suo indirizzo ed iniziai a seguirne il viaggio. La parola viaggio non è casuale in quanto il nostro artista è finito a Parigi da dove ha iniziato a raccontare con le immagini le sue giornate Francesi. Non so quanto sia popolare nella rete Alessio Marazzi, magari adesso scopro che ero l’unico a non conoscerlo (fino ad un anno fa). Comunque a me i suoi lavori piacciono e trovo giusto nel mio piccolo proporlo a tutti i visitatori di questo blog. In fondo l’ho fatto anche per quel giovane emergente che risponde al nome di Renè Magritte ;-) Mi auguro con questo post di non turbare la serenità di Alessio (non conosco le ragioni che lo hanno portato ad “esiliare” in Francia, anche se è facile immaginare come l’aria Parigina sia molto stimolante per chi dell’arte vuol fare la sua vita) diciamo che rappresenta un piccolo augurio di buona fortuna da parte mia per il suo futuro.

Aggiornamento – E’ possibile che troviate  il blog accessibile solo per invito: per questo motivo il link su Note Web porta a questo post.

 

Domenica 8 marzo 2009. Questa è una data che sicuramente rimarrà ben impressa nella mia memoria. Non so se in futuro avrò altre occasioni di vedere raccolte tutte insieme così tante opere del mio pittore preferito. Mostre ce ne saranno ancora sicuramente, ma una raccolta come questa del Palazzo Reale a Milano con un numero così alto di dipinti, di cui tanti provenienti da collezioni private, e quindi raramente disponibili per la visione al vasto pubblico, dubito c’è ne saranno ancora, almeno nel breve periodo.

Diario della giornata: Ore 7,30, passo a caricare i due “temerari” che ho convinto a venire insieme a me a Milano. Il treno parte da Mestre alle 8,30; arriviamo in stazione con buon anticipo, il tempo d’incrociare ad un semaforo un paio di nordafricani intenti a vendere mimose (o almeno a tentare…le strade sono quasi deserte) e berci il primo caffè della giornata. Il viaggio dura due ore e mezza, un tempo sufficiente a farci incontrare diversi esemplari di “fauna” da treno; un trio di giovani ragazze ansiose per un appuntamento in un luogo non ben chiarito, la mamma con il bambino piccolo (e feroce) che chiede di poter cambiare posto per meglio controllare il pupetto versione Attila, la coppa matura in viaggio verso la Svizzera: lui dorme quasi tutto il tempo con la bocca aperta rivolta verso il soffitto, lei alterna la lettura di una rivista di cucina ad una serie di telefonate all’amica xxx…di cui adesso so praticamente tutto!  :???: Arrivati a Milano scendiamo nella metropolitana (linea ”gialla” per la cronaca). Qui accanto ad ogni distributore automatico di biglietti è piazzato uno straniero dell’est Europa che, in cambio di qualche spicciolo ti aiuta a “sbrigare la pratica” dell’acquisto del biglietto. Mentre mi allontano non riesco a fare a meno di pensare che di centesimo in centesimo questo tipo forse a fine mese si porta a casa uno “stipendio” più alto del mio….Boh… . Arrivati in Piazza del Duomo ci presentiamo subito all’ingresso del Palazzo Reale (c’è una bella coda!) dove ci assicurano che avendo prenotato possiamo entrare tranquillamente all’ora prevista. Abbiamo il tempo di fare un giro per la Piazza dove troviamo anche la struttura montata per il Rock ‘n’ Music Planet di Red Ronnie. Un’occhiata veloce e poi parte il sopralluogo per scegliere il ristorante post visita mostra.

Sono le 12,30. Facciamo il nostro ingresso al Palazzo Reale. Un custode ci suggerisce d’aggregarci ad uno dei gruppi con la guida…ed inizia il sogno! Scivoliamo di sala in sala in un crescendo di meraviglia da parte di tutti. L’emozione di trovarsi di fronte ad opere che fino a quel momento avevamo visto quasi sempre solo sui libri o internet è difficile da spiegare. Spesso l’unico commento che esce dalle nostre bocche è il più banale di tutti: “ questo me l’immaginavo più grande” o “questo me l’immaginavo più piccolo”. La guida (una graziosa signorina bionda) sorride di fronte alle nostre espressioni da babbei mentre con semplicità ci descrive le opere principali. La semplicità si rivela essere il suo punto di forza tanto che le le persone più rapite dalle sue parole sono le persone più a “digiuno” d’arte, arrivate li magari semplicemente per far compagnia ad altri. Escono così spiegazioni oniriche come su Il giocatore segreto (si cita Freud e la morte della madre dell’artista) o il confronto tra il guardare le cose con lo sguardo da bambino o adulto in La profondità della terra. Lo dico subito: nel prosieguo di questo post non entrerò nel merito delle opere. Non è ho sicuramente la competenza, questa è semplicemente la descrizione della mia giornata Milanese ;-) Se volete sapere quali opere erano visibili alla mostra vi rimando alla pagina dedicata a Magritte su 181.it. Ho modificato radicalmente la “scaletta” delle immagini. Ora tutte le miniature delle opere sono complete di titolo in Italiano ed anno di realizzazione. Non erano presenti nella mostra Gli amanti, Il terapeuta e La scoperta del fuoco, di Golconde era presenta una versione diversa da quella che vi propongo. Tornado a domenica… della mostra mi sono rimaste impresse alcune “peculiarità “ dell’italico frequentatore di musei. A parte il turbamento provato da alcuni visitatori davanti all’opera Il sangue del mondo (non riuscivano a guardare gli arti attraversati da vene/arterie) hanno dato spettacolo un signore che invitato la nostra guida a parlare più piano perché la sua voce si sovrapponeva a quella della sua guida! Ma visto che ci facevano entrare a piccoli gruppi non bastava che chiedesse alla sua guida di rallentare un attimo? Le sale creano automaticamente l’intimità richiesta. Altra protagonista della giornata è stata quella signora che all’altezza dell’ultima sala (eravamo di fronte alla Tomba dei lottatori, una delle opere concesse da collezionisti privati) è passata lamentandosi ad alta voce del fatto che…nessuno la lasciava passare! (ma dove andava così di fretta?). Usciti dal Palazzo Reale ebbri d’arte siamo andato a pranzo, quindi, visto che avevamo un po’ di tempo prima della partenza del treno di ritorno abbiamo deciso di non prendere la metro (l’omino dell’est ci perdonerà) e farci una passeggiatina per il centro di Milano. Ho fatto qualche foto con il telefonino che ovviamente non aggiungono nulla di prezioso a questo post ma potranno far piacere ai Milanesi che riconosceranno luoghi a loro familiari. Rileggendo il tutto vedo che sono stato un po’ lungo, Spero che le immagini risollevino lo spirito dei temerari che sono riusciti a leggere tutto :razz:

dic 282008
 

In un freddo e ventoso sabato post-natalizio giravamo per Venezia. Arrivati nel sestiere di Canareggio (i sestieri sono i “quartieri” Veneziani) abbiamo deciso di visitare l’annuale mostra di presepi esposta presso la Chiesa della Maddalena. Anche in questa occasione ho scattato alcune foto (che pubblico qui). Le immagini non sono di altissima qualità, per realizzarle ho utilizzato un telefonino, spero comunque non sminuiscano la bellezza di questi piccoli capolavori.

Due piccole note a margine: A) se doveste capitare in zona in questi giorni di freddo vi consiglio di fare tappa nella vicina caffetteria/torrefazione a bere una cioccolata calda…vi darà una gustosa botta di energia! ;-) (la incontrate arrivando dalla stazione ferroviaria). B) l’ultima foto mostra un dettaglio del ponte di Calatrava dove potete vedere la firma lasciata da un writer…alla faccia della “rigida” sorveglianza al ponte tanto pubblicizzata.

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