apr 052013
 

Nel mese di marzo ho pubblicato una serie di immagini tratte da vecchie pubblicità Americane dove le protagoniste (avete presente…le donne?) non venivano mostrate in modo, diciamo, educato. Si trattava di pubblicità che andavano dagli anni trenta agli anni cinquanta, ora le cose dovrebbe (potrebbero) essere cambiate, giusto?
Non so come stiano oggi le cose in America, posso invece mostrarvi come stanno in Italia grazie a questi deliziosi manifesti segnalati dal Sig Giovanni (grazie Gio’! ;-) ) che, uniti tra loro in un ipotetico collage, potremmo chiamare “La Passera Gratis”.
M’inchino (proteggendo le chiappe) alla fantasia dei pubblicitari.

passeragratis

mar 292013
 

rondine  ghiacciataCurioso il destino riservato alle rondini. Quest’animale da sempre suscita curiosità, ed in qualche modo anche rispetto, tanto che gli Egizi lo identificavano come immagine della resurrezione dopo la morte. Immagine che pur in forme diverse è stata portata avanti anche dai Greci ed in seguito dalla cultura Cristiana.
Ma nonostante questa benevolenza di fondo le attività dell’uomo spesso creano forti difficoltà all’esistenza di questi piccoli uccelli, basti pensare, ad esempio, all’uso intensivo dei pesticidi in agricoltura.
Negli ultimi anni fortunatamente sta crescendo una cultura di salvaguardia per il salvataggio di questa specie che in alcune zone era realmente e drammaticamente scomparsa.
Cultura di salvaguardia a volte non sempre indovinata. Ricordo che anni fa, ad una serie di serate organizzate da una nota associazione ambientalista, il relatore parlò dell’acquisito di un vasto terreno in Africa, questo avrebbe impedito alla popolazione locale di accedervi per cacciare le rondini.
La cosa destò una certa perplessità in me e ad altri spettatori. Troppo comodo salvare le rondini andando ad imporre le regole “in casa d’altri”! Difficile credere che le rondini uccise da qualche Africano per nutrirsene siano più di quelle che muoiono nell’educata Europa per colpa di pesticidi & co.
Oggi sembra che le cose stiano migliorando, almeno nella mio zona le rondini, pur in numero limitato, stanno tornando e questo può essere il segno (speriamo) che il nostro territorio non si sta più degradando come in passato.
Ho iniziato scrivendo “Curioso il destino riservato alle rondini”, già perché questo animale sembra non debba avere mai pace. Se non è l’uomo a rendergli la vita difficile ci pensa la natura. Le rondini stanno arrivando proprio in questi giorni, un piccolo stormo si aggira intorno alla mia casa e mi ha fatto una certa tristezza trovarle appollaiate tutte insieme con le piume arruffate per il freddo. È vero che la primavera è pazza di suo, è vero che non ci sono più le “mezze stagioni” ma fatalità queste piccole creature non trovano mai un momento di pace.
Curioso per un animale simbolo di resurrezione…proprio a Pasqua.

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mar 202013
 

La pubblicità è l’anima del commercio? Forse. Di sicuro è lo specchio della società e dell’epoca che la vede protagonista.
Oggi i pubblicitari non fanno nulla per caso, tante volte capita di vedere manifesti o spot di dubbio gusto in grado di farci indignare ma se poi ci pensiamo bene arriviamo alla conclusione che (probabilmente) il loro obbiettivo era proprio questo, darci uno schiaffo emotivo per attirare la nostra attenzione.
Ma facciano un salto nel passato, diciamo di qualche decina d’anni, le pubblicità che oggi ci urterebbero i nervi, erano “figlie” di qualche mago della comunicazione dell’epoca o, come ho detto all’inizio, erano lo specchio della società dell’epoca?
Vi faccio qualche esempio.
Prima immagine: Anni 30. Pubblicità di un produttore di candele per auto. Il protagonista è un piccolo lustrascarpe di origine afro-americana. L’uomo è rappresentato come una piccola scimmia. Sembra che all’epoca fosse “consuetudine confondere le due figure”.

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Seconda immagine: Anni 30. Pubblicità di un’azienda produttrice di sapone. La bambina bionda chiede alla bambina afro-americana «Perché la tua mamma non ti lava con fairy soap?» sottintendendo che l’altra non si lavi (nero = sporco).

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Terza immagine: Anni 50. Pubblicità di una bottiglia di ketchup e il suo nuovo tappo semplificato. Le parole «Vuoi dire che una donna può aprirla?» non lasciano molti dubbi sul concetto d’intelligenza attribuito alle donne dell’epoca.

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Quarta immagine. Anni 50. Pubblicità di una cravatta. Lo slogan «Mostrale che è un mondo di uomini» e l’immagine di lei in ginocchio che serve il caffè sono tutto un programma.

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Quinta immagine. Anni 50/60. Pubblicità di maglioni. Due uomini stanno parlando sulla cima di una scogliera mentre una donna penda da una corda sotto di loro. Il manifesto evidenzia la frase «Gli uomini sono meglio delle donne».

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Sesta immagine. Anni 70. Concludiamo in bellezza con un manifesto che vede reclamizzare un tessuti sintetico e una marca di pantaloni. Lo slogan dovrebbe suonare più o meno come «È bello avere una ragazza che gira per casa». Contenta lei…

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ott 312012
 

Sandy, l’uragano che in questi giorni ha colpito i Caraibi e la costa orientale degli U.S.A., si è dimostrato un evento dal grande effetto mediatico grazie alle tantissime webcam accese sui luoghi che ha attraversato.
In tanti abbiamo seguito con un misto di curiosità ed apprensione l’evolvere degli eventi in televisione o sul web e proprio attraverso questo strumento sono stato testimone di un piccolo episodio, decisamente marginale se paragonato alla drammaticità dell’uragano ma che mi ha comunque fatto pensare.
Per un po’ avevo guardato le immagini in diretta fornite dalla Reuters, poi ho deciso di passare sulle webcam di New York e, in modo abbastanza casuale, ho aperto quella puntata sul famoso Charging Bull nella zona di Wall Street [al momento della pubblicazione del presente post la webcam non è attiva]. Era il primo pomeriggio a NY, pioveva e c’era un po’ di vento (lo si capiva dal dondolare delle luci dei semafori), non si vedevano persone in quello che è un posto sempre molto affollato, solo un’auto della polizia ferma davanti ad uno dei semafori.
Stavo quasi per chiudere il collegamento quando vedo arrivare un uomo che rapidamente si avvicina al toro e si va a “nascondere” dietro le sue terga sparendo alla mia vista. Passano almeno un paio di minuto e dell’uomo non si vede ancora traccia.
Ad un certo punto arriva un secondo uomo che sembra dia un calcio (?) al primo facendolo uscire allo scoperto. I due girano per un po’ attorno al toro facendo i “pirla” e scattandosi alcune foto e poi… beh, mi sono stufato di guardarli.
Come scrivevo all’inizio del post questo episodio mi ha fatto pensare.
Mi rendo conto che ormai ogni nostro spostamento può essere visto da chiunque in qualunque parte del mondo. Non la vedo come una situazione da “grande fratello opprimente”, tuttavia è una cosa della quale dobbiamo prendere atto, esserne consapevoli e magari, anche responsabili.
A questo punto posso chiudere con una domanda: Quante webcam ci sono nei luoghi che frequentiamo più spesso?
Dopo una breve ricerca ho visto che nella mia città sono per lo più concentrate lungo la spiaggia (effetto “località balneare”) e solo una si trova lungo la via principale.
Ufficialmente.
Nota: L’arrivo di Sandy è solo un pretesto per parlare di webcam e privacy. Al di la di tutto questo questo rimane, più seriamente, la solidarietà alle persone che stanno subendo gli effetti dell’uragano.