Nel mese di marzo ho pubblicato una serie di immagini tratte da vecchie pubblicità Americane dove le protagoniste (avete presente…le donne?) non venivano mostrate in modo, diciamo, educato. Si trattava di pubblicità che andavano dagli anni trenta agli anni cinquanta, ora le cose dovrebbe (potrebbero) essere cambiate, giusto?
Non so come stiano oggi le cose in America, posso invece mostrarvi come stanno in Italia grazie a questi deliziosi manifesti segnalati dal Sig Giovanni (grazie Gio’!
) che, uniti tra loro in un ipotetico collage, potremmo chiamare “La Passera Gratis”.
M’inchino (proteggendo le chiappe) alla fantasia dei pubblicitari.
La pubblicità è l’anima del commercio? Forse. Di sicuro è lo specchio della società e dell’epoca che la vede protagonista.
Oggi i pubblicitari non fanno nulla per caso, tante volte capita di vedere manifesti o spot di dubbio gusto in grado di farci indignare ma se poi ci pensiamo bene arriviamo alla conclusione che (probabilmente) il loro obbiettivo era proprio questo, darci uno schiaffo emotivo per attirare la nostra attenzione.
Ma facciano un salto nel passato, diciamo di qualche decina d’anni, le pubblicità che oggi ci urterebbero i nervi, erano “figlie” di qualche mago della comunicazione dell’epoca o, come ho detto all’inizio, erano lo specchio della società dell’epoca?
Vi faccio qualche esempio.
Prima immagine: Anni 30. Pubblicità di un produttore di candele per auto. Il protagonista è un piccolo lustrascarpe di origine afro-americana. L’uomo è rappresentato come una piccola scimmia. Sembra che all’epoca fosse “consuetudine confondere le due figure”.

Seconda immagine: Anni 30. Pubblicità di un’azienda produttrice di sapone. La bambina bionda chiede alla bambina afro-americana «Perché la tua mamma non ti lava con fairy soap?» sottintendendo che l’altra non si lavi (nero = sporco).

Terza immagine: Anni 50. Pubblicità di una bottiglia di ketchup e il suo nuovo tappo semplificato. Le parole «Vuoi dire che una donna può aprirla?» non lasciano molti dubbi sul concetto d’intelligenza attribuito alle donne dell’epoca.

Quarta immagine. Anni 50. Pubblicità di una cravatta. Lo slogan «Mostrale che è un mondo di uomini» e l’immagine di lei in ginocchio che serve il caffè sono tutto un programma.

Quinta immagine. Anni 50/60. Pubblicità di maglioni. Due uomini stanno parlando sulla cima di una scogliera mentre una donna penda da una corda sotto di loro. Il manifesto evidenzia la frase «Gli uomini sono meglio delle donne».

Sesta immagine. Anni 70. Concludiamo in bellezza con un manifesto che vede reclamizzare un tessuti sintetico e una marca di pantaloni. Lo slogan dovrebbe suonare più o meno come «È bello avere una ragazza che gira per casa». Contenta lei…
Sul sito LA STAMPA.it e possibile guardare una breve video-intervista all’economista Michele Boldrin in occasione della presentazione del libro “Abolire la proprietà intellettuale”.
Si parla di giornalismo, blog, progresso (esempi come il passaggio dalla candela alla lampadina) e si cita pure il “prezzemolino” Berlusconi.
Possiamo condividere o meno il pensiero di Boldrin [ scheda su Wikipedia] ma di sicuro questi 4 minuti di video offrono un buon materiale su cui riflettere.
Link al Video.
Solo una persona non ha mosso un dito: e secondo quanto sostiene la ‘One international’, l’associazione guidata dal cantante degli U2, Bono, Berlusconi andrebbe espulso dal G8.
Allora, se siete d’accordo con la One, agite per lanciare il Berlu fuori dal G8… il più lontano possibile.
Per farlo basta il MOUSE!
Questo gioco non è una novità.
Riprendo testo e link da un noto sito di giochi online. Ognuno può intrepretarlo come meglio crede: bello, simpatico, irriverente , cattivo…
In ogni caso c’è un aspetto che esce chiaramente da questa provocazione. “Qualcuno” la dovrebbe piantare di fare la vittiva e dire che ce l’hanno tutti con “lui” qui in Italia. Dubito che gli autori del gioco (stranieri) si siano fatti influenzare dalle nostre beghe nazionali. Quindi… 8)
Nota: perchè pubblicare oggi questo post?
11 Giugno 2010, iniziano i mondiali di calcio in Sudafrica, un paese dove l’AIDS rischia di provocare un vero disastro. Non dimentichiamolo tra una pallonata e l’altra.


